Maggio
01 – SAN RICCARDO PAMPURI
“”Padre, come mi accoglierà Iddio?… Io l’ho amato tanto, e tanto lo amo”
“Abbi sempre grandi desideri, cioè desiderio di grande santità – mira sempre più in alto che puoi – per riuscire a colpire giusto. Come i mercanti che domandano di più per riuscire a prendere il giusto prezzo”
“Solo nell’unione continua con Gesù, col Suo Cuore Santissimo, fornace ardente di carità, abisso infinito di ogni virtù, possiamo trovare la grazia di corrispondere il meno indegnamente possibile al Suo Amore”
Sin da adolescente si rivelò un ragazzo studioso, intelligente, disponibile e devoto. Si confessava tutte le sere.
Durante lo scoppio della prima guerra mondiale fu chiamato alle armi e destinato a Caporetto, in un ospedale da campo come infermiere. Mentre accudiva i feriti parlava sia con loro che con i superiori: parlava a tutti di Cristo e tutti capivano che quando lui parlava di Cristo, parlava dell’esperienza personale che lui stava facendo.
Finita la guerra, continuò gli studi e nel 1921 si laureò in medicina con 110 e lode. All’inizio era medico laico, poi 30enne iniziò il noviziato. Riconosceva non solo che nell’ammalato c’è Cristo, ma che Egli è anche negli avvenimenti, nelle circostanze. La consistenza delle cose non è riducibile solo a quello che si vede, ma a quello che le tiene su, che è Cristo.
Religioso dell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio (Fatebenefratelli) del XX° secolo
02 – SAN JOSÉ MARIA RUBIO PERALTA
“Fare quello che Dio vuole e volere quello che Dio fa”
Fu il padre spirituale di Josefa Menendez (mistica, serva di Dio).
Formato alla scuola degli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio di Loyola (ricordato il 31 luglio), con una profonda vita spirituale alimentata soprattutto dall’amore per l’Eucaristia e dalla devozione al Cuore di Gesù, si dedicò a riconciliare i penitenti nel confessionale, alla predicazione del Vangelo in forma semplice e all’attenzione pastorale e sociale nei quartieri più poveri di Madrid.
Una volta, mentre confessava, venne una signora e gli diede le indicazioni per un uomo che doveva confessarsi presto poiché stava morendo. Quella sera padre Rubio andò a trovare il moribondo e, seguendo le indicazioni, dovette salire al terzo piano di un palazzo senza ascensore. Quando arrivò non trovò alcun malato, bensì un uomo in perfetta salute. “Penso che qualcuno ti abbia fatto uno scherzo, come vedi sono in perfetta salute. Coraggio amico! Bevi un drink e rilassati dato che hai fatto così tante scale” disse al sacerdote. Entrando nella stanza, Rubio vide un ritratto sulla parete: era la signora che aveva incontrato nel confessionale. L’uomo rise e disse che era sua madre morta alcuni anni prima, poi aggiunse: “Dato che sei qui, mi confesso perché sono anni che non entro in chiesa così il tuo viaggio non sarà stato vano”. L’uomo morì quella stessa notte.
Gesuita del XIX° secolo
04 – BEATA SANDRA SABATTINI

“Fidanzamento: qualcosa di integrante con la vocazione: ciò che vivo di disponibilità e d’amore nei confronti degli altri è ciò che vivo anche per Guido, sono due cose compenetrate, allo stesso livello, anche se con qualche diversità”
“C’è il tentativo di far correre l’uomo invano, di blandirlo con false libertà, falsi fini in nome del benessere. E l’uomo viene preso da un vortice di cose che si ritorce contro se stesso. Non è la rivoluzione che porta alla verità, ma la verità che porta alla rivoluzione”
Numerosissimi sono nel diario i richiami per la “totalitarietà”: “Signore, saprei adesso morire per te?”; “Tu, aiutami ad essere me stessa senza compromessi”; “[…] ma c’è una gran voglia di amare, di gioire, di morire per amare; sento sempre più la necessità di una scelta radicale, ma non so in che senso”
“Non sono io che cerco Dio ma è Dio che cerca me. Non c’è bisogno che io cerchi chissà quali argomentazioni per avvicinarmi a Dio: le parole prima o poi finiscono e ti accorgi allora che non rimane che la contemplazione, l’adorazione, l’aspettare che Lui ti faccia capire ciò che vuole da te. Sento la contemplazione necessaria al mio incontro con Cristo povero”
Nacque nel 1961 a Riccione ma, dopo soli quattro anni, la famiglia si trasferì a Rimini per andare ad abitare nella parrocchia di San Girolamo, dove era parroco don Giuseppe Bonini, fratello della madre. Questa circostanza permise alla piccola Sandra di partecipare assiduamente alla preghiera coltivando un legame personale con il Signore. Aveva sempre con sé una coroncina del rosario e la nonna ha testimoniato che la sera trovava spesso la nipotina addormentata nel letto con la corona tra le mani.
A 12 anni Sandra comprese la sua vocazione grazie all’incontro con don Oreste Benzi e la Comunità Papa Giovanni XXIII: trasmettere l’amore Divino ai poveri, agli abbandonati e ai tossicodipendenti.
Nel febbraio del 1978 conobbe Guido con cui si fidanzò l’anno successivo. Guido era attratto dalla sua profondità, dalla sua simpatia e dalla sua volontà di fare riferimento a Dio per ogni scelta. Sandra visse il suo essere fidanzata come una realizzazione del piano di Dio che non compromette la sua dedizione al Signore e al prossimo.
Quattro giorni prima dell’incidente (1984) Sandra aveva raccontato alla madre di aver visto in sogno il suo funerale e la sua tomba piena di fiori. Nell’ultima pagina del suo diario, due giorni prima dell’incidente, lasciò il suo testamento spirituale: “Non è mia questa vita che sta evolvendosi ritmata da un regolare respiro che non è mio, allietata da una serena giornata che non è mia. Non c’è nulla a questo mondo che sia tuo. Sandra, renditene conto! È tutto un dono su cui il «Donatore» può intervenire quando e come vuole. Abbi cura del regalo fattoti, rendilo più bello e pieno per quando sarà l’ora”.
Laica del XX° secolo
04 – BEATO GIOVANNI MARTINO MOYE

“”O questo progetto è secondo la volontà di Dio o no; se è secondo la sua volontà, essendo onnipotente, Egli ha mille mezzi per condurlo a termine; se non è conforme al beneplacito di Dio, ci rinuncio fin da questo momento”
“Non attaccatevi a niente, al denaro meno che a qualsiasi altra cosa. Niente provviste per l’avvenire, ma un perfetto spogliamento, una completa fiducia e un totale abbandono alla Provvidenza… Date il poco che avete ai poveri, e Dio vi nutrirà, vi vestirà, vi alloggerà… Se manchiamo di pane, è perché manchiamo di fede”
Nel corso delle sue predicazioni, vedendo in quale miseria materiale e spirituale versavano gli abitanti delle campagne, pensò di fondare le Suore della Provvidenza affinché facessero scuola alla gioventù che cresceva analfabeta. Nella direzione spirituale egli insisteva soprattutto sull’abbandono alla Provvidenza, la semplicità, la povertà e la carità.
Nella settimana santa del 1767 ricevette l’interdizione di esercitare il ministero a Dieuze (Francia). Non avendo un posto fisso, approfittò della libertà per predicare un po’ ovunque e fondare altre scuole. Nel 1771, tuttavia, si offrì volontario per le Missioni Estere e partì per Macao (costa sud della Cina continentale).
Presbitero del XVIII° secolo
Fondatore della congregazione delle Suore della Provvidenza
04 – BEATA EDVIGE CARBONI

“Vorrei morire bruciata d’amore per te, Gesù. Se fossi un angelo, prenderei una tromba, farei il giro dell’oceano e griderei a tutti gli esseri umani: amate Gesù, amatelo, il buon Gesù. Ricordate che è morto in croce per salvare noi miseri peccatori”
“Un giorno, la Beata Vergine si avvicinò dicendomi: Oggi 8 settembre, Festa della mia nascita, figlia mia, confidate in me: tutte le grazie passano nelle mie mani. La giornata di oggi è la più odiata dal nemico infernale, perché con la nascita doveva avvenire la salvezza del genere umano. Giorno senza notte è il giorno della mia nascita, ma il mondo poco o niente capisce tali misteri. Tu, assieme a Paola, pregate oggi molto, molto: pregate per tutti quelli che non mi conoscono oppure mi conoscono, ma non mi amano, anzi mi oltraggiano con le più orrende bestemmie”
Già in tenera età iniziarono le visite celesti: il suo Angelo Custode le fece capire che il Signore la voleva tutta per sé. A soli 5 anni fece voto di castità; era una bambina speciale agli occhi del Signore tanto che, come si legge nel suo diario, spesso un vecchio quadro della Vergine e il Bambinello si animava ed ella poteva giocare con Gesù bambino. Ogni giorno, la madre le faceva seguire la Santa Messa e, al pomeriggio, le insegnava a sostare davanti a Gesù Sacramentato.
Desiderava farsi religiosa, ma dovette restare accanto alla madre molto malata. Da allora trascorse la sua vita domestica in maniera sobria e raccolta, alternando le faccende di casa ai momenti di preghiera. Fu stimata ed apprezzata da molti sacerdoti tra cui San Luigi Orione (ricordato il 12 marzo) e San Pio da Pietrelcina (ricordato il 23 settembre).
Nel 1911 ricevette le stimmate mentre pregava davanti a un crocifisso ligneo regalatole dal parroco don Carta. Gesù le chiese se voleva soffrire con Lui ed Edvige accettò. Durante la seconda guerra mondiale pregò tanto il Signore perché facesse finire quel flagello: si offrì vittima per il crollo del comunismo ateo in Russia, dove fu spesso trasportata in bilocazione.
Terziaria dell’Ordine Francescano del XX° secolo
Come rileva il professore Ernesto Madau, il suo maggiore biografo, le anime del Purgatorio furono sempre in cima ai pensieri di Edvige e per esse offriva le sue sofferenze ed i suoi rosari, il suo lavoro domestico, le numerose messe. Nel giorno dei morti vedeva stuoli e stuoli di anime che la ringraziavano e le dicevano di ringraziare le persone che avevano pregato per loro per volare in Paradiso. Per leggere l’ARTICOLO premi QUI
05 – SAN NUNZIO SULPRIZIO

“Mamma Maria, fammi fare la volontà di Dio”
“Siate sempre con il Signore, perché da Lui viene ogni bene. Soffrite per amore di Dio e con allegrezza”
“Gesù ha patito tanto per noi, per darci la vita eterna. Se soffriamo per poco, godremo in Paradiso… Gesù ha sofferto molto per me. Perché io non posso soffrire per Lui? … Vorrei morire per convertire anche un solo peccatore”
Rimasto orfano a soli 6 anni, venne accolto dalla nonna materna: pregavano insieme, andavano ogni giorno a Messa e adempivano ai lavori di casa. A imitazione dei santi, Nunzio visitava spesso Gesù che trattava come amico da seguire. A soli 9 anni, perse anche la nonna. Passò così sotto la tutela dello zio materno che gli assegnò subito lavori pesanti nella sua bottega di fabbro ma Nunzio non si sentiva solo perché viveva col suo grandissimo Amico, Gesù Crocifisso; con Lui pregava e offriva “in riparazione dei peccati del mondo, per fare la volontà di Dio…e guadagnarsi il Paradiso”.
Iniziò a soffrire dolori alla gamba (presumibilmente era tubercolosi) ma non trovò carità presso lo zio materno. Grazie ad uno zio paterno, però, Nunzio conobbe il Colonnello Felice Wochinger (definito dal popolo “il padre dei poveri”) il quale decise di adottarlo. Era l’estate del 1832 e Nunzio aveva 15 anni. Appena ricoverato, domandò di poter ricevere la Prima Comunione perché al suo paese si usava aspettare fino a quell’età.
I medici non trovarono una cura, ma la malattia non gli impedì di andare a visitare gli altri malati, specie se coetanei. Li preparava a ricevere i Sacramenti, a vivere più intensamente da cristiani, a dare valore al dolore; pregava con loro e portava la speranza. Nel marzo 1836, la sua salute peggiorò e decise di offrire tutto per la Chiesa, per i sacerdoti e per la conversione dei peccatori.
Laico del XIX° secolo
Patrono di operai e invalidi
06 – BEATA MARIA CATERINA TROIANI
“Mio caro Gesù, voglio essere Riparatrice per tanti oltraggi che ricevete nel mondo e per tutte le ingratitudini commesse da me e da tante anime a voi consacrate”
“Signore, raddoppia la messe e rendici pronte con sempre rinnovato vigore, perché per la tua gloria e per la salute delle anime che sei venuto a salvare e per le quali hai versato il tuo preziosissimo sangue, fatichiamo instancabilmente”
“O mio amato Gesù, voglio sempre essere la perpetua adoratrice della Vostra Santissima Passione, in quel modo che Voi sapete, ma sempre e poi sempre nascosta agli occhi di tutti, non volendo altro testimonio del mio patire che Voi solo, solo, solo!”
Sin da giovane si edificò con la lettura delle Vite dei Santi, con un’assidua preghiera e con il leggere pubblicazioni sulle attività missionarie che gradiva particolarmente. A 16 anni vestì l’abito religioso delle Monache della Carità presso un monastero del Lazio.
Nel tempo affinò la sua spiritualità, coltivando nel suo cuore una nuova chiamata: quella di annunciare il Vangelo a popoli al di là del mare italiano, in particolare ai popoli dell’Africa Settentrionale.
Nel 1858, dopo aver superate tantissime difficoltà, l’istituto riuscì a comprare la Casa Keldani a Il Cairo. Qui Madre Caterina e le sue consorelle si dedicarono soprattutto all’educazione e all’istruzione delle “morette”, al riscatto dalla schiavitù, alla cura degli infermi e all’accoglienza degli orfani. Nel 1865 il monastero decise di rinunciare alla missione in Egitto ed a richiamare le consorelle, ma Madre Caterina decise di fondare un proprio ordine per poter continuare la sua opera.
Religiosa del XIX° secolo
Fondatrice della congregazione delle Suore francescane missionarie del Cuore Immacolato di Maria e loro patrona
09 – SAN GERONZIO DI CERVIA

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Fu vescovo di Cervia e nel 502 partecipò al Concilio Romano indetto da Papa Simmaco contro l’Antipapa Lorenzo (antipapa = una persona eletta papa della Chiesa cattolica secondo procedure non previste dal diritto canonico. In ragione di ciò, la Chiesa cattolica considera l’antipapa un usurpatore dei poteri e delle autorità del legittimo pontefice).
Si dice che durante il viaggio di andata fosse stato vittima di un agguato, ma in quell’occasione fu salvato da alcune oche. Di ritorno da tale concilio, giunto in prossimità di Cagli venne aggredito e decapitato. Leggenda vuole che alla sua morte tutte le oche della città di Cagli cominciassero a starnazzare.
Vescovo del VI° secolo
10 – BEATO IVAN MERZ
“La Comunione è la fonte della vita!”
“A Lourdes hai la sensazione che lì c’è “Lei”, la Madre di Dio, la più grande, la più potente e più la bella di tutte quelle cime dei Pirenei che circondano Lourdes”
“L’Eucaristia riempie l’anima di una luce più luminosa del giorno, che la trasforma in piacere spirituale, che placa nel sentimento di qualcosa di sconosciuto e di incommensurabile”
Il suo orientamento religioso iniziò a manifestarsi verso la fine del liceo ginnasio, grazie al suo professore laico cattolico Ljubomir Maraković.
Mostrò un interesse speciale per la liturgia. Come lui stesso affermò, è un luogo di incontro con Dio. Senza alcun pregiudizio o restrizione, accolse la fede della Chiesa nel dogma della reale esistenza di Cristo nell’Eucaristia e scrisse nel suo diario che “la Comunione è la fonte della vita!”. Per questo “sacrificio”, “Eucaristia” e “apostolato” sono tre parole che restano ancora incise sulla sua tomba.
Cosciente che sarebbe morto giovane, in punto di morte offrì la propria vita a Dio in sacrificio per la gioventù croata.
Laico del XX° secolo
Per leggere alcuni suoi PENSIERI premi QUI
10 – SAN GIOVANNI D’ÁVILA

“Quali tesori nascosti ci elargisce Dio nelle prove, dalle quali il mondo pensa solo a fuggire”
“Voglia Dio che l’anima nostra non trovi pace, né cerchi altro alimento in questo mondo se non nelle fatiche per la croce di Cristo”
Prete, mistico e scrittore, godette di grandissima stima in Spagna; fu amico di Sant’Ignazio di Loyola (ricordato il 31 luglio), consigliere di Santa Teresa d’Ávila (ricordata il 15 ottobre) e di altri santi. Predicò anche per le strade di Granada. Un giorno, il futuro San Giovanni di Dio (ricordato l’8 marzo) ascoltò una sua predica e ne rimase folgorato.
Ebbe grande successo nella predicazione dal 1529 al 1538; non mancò una denuncia anonima all’Inquisizione, che lo imprigionò con l’accusa di un insegnamento troppo rigoristico tendente a escludere i ricchi dal Regno dei Cieli. Il periodo in prigione – durante il quale iniziò a scrivere “Audi, filia” – lo aiutò a crescere spiritualmente e ad accendere i cuori sugli infiniti benefici della Redenzione di Cristo e sulla maternità di Maria.
Presbitero del XVI° secolo
11 – SAN FRANCESCO DE GERONIMO

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Una delle sue attività apostoliche fu quella di organizzare esercizi spirituali alle diverse classi sociali: monasteri, conservatori per la gioventù, carcerati e galeotti delle navi. Dappertutto egli portava una parola calda di fede e di amore, infiammato da un’ardente carità specialmente verso Gesù Cristo eucaristico e la sua santissima Madre. Particolare devozione ebbe verso San Ciro, medico e martire: portava con sé nelle missioni una sua reliquia e ad essa attribuiva tutti i prodigi che andava operando durante le sue prediche.
Un giorno venne chiamato dai coniugi Giuseppe Liguori e Anna Maria Caterina Cavalieri, nella loro residenza estiva di Marianella a benedire il primogenito Alfonso (ovvero il futuro Sant’Alfonso Maria de’ Liguori ricordato il 1° agosto). Francesco, prendendolo tra le braccia, esclamò: “Questo bambino, vivrà vecchio vecchio, né morirà prima degli anni novanta: sarà vescovo e santo e farà grandi cose per Gesù Cristo”. Una profezia che la madre conservò nel cuore.
Gesuita del XVII° secolo
12 – BEATA IMELDA LAMBERTINI

“Dimmi, qualcuno può ricevere Gesù nel suo cuore e non morire?”
Solo a 13 anni Imelda aveva già l’ardente desiderio di ricevere l’Ostia consacrata: desiderio che non poteva essere soddisfatto per la sua giovane età in quanto nel XIV° secolo la prima comunione si faceva da adolescenti.
La vigilia dell’Ascensione, il 12 maggio 1333, stava partecipando con le suore e le altre educande alla celebrazione della Messa. Giunto il momento della comunione, Imelda si inginocchiò e pregò fervidamente, desiderando nel suo intimo di ricevere Gesù. Allora una particola si staccò dalla pisside tenuta in mano dal celebrante e volò verso la bambina. Tutti i presenti poterono vederla e il sacerdote capì che non si poteva rifiutare: così prese l’ostia e comunicò la ragazzina.
Raggiante di gioia e ancora inginocchiata, spirò in un’estasi d’amore.
Monaca domenicana del XIV° secolo
Patrona di coloro che si accostano al sacramento della prima comunione
13 – SANT’ANDRE’-HUBERT FOURNET

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Scrisse sulla prima pagina di uno dei suoi libri: “Questo libro appartiene ad Andrea Uberto, bravo ragazzo che non sarà mai né frate né prete”. Diventato adulto, senza chiedere consiglio a nessuno, si immatricolò nell’esercito: dalla famiglia non fu ben visto e, difatti, trovò accoglienza solo da uno zio prete, su consiglio della madre, in campagna. In questa natura solitaria, André pregò molto e a 22 anni decise di diventare sacerdote.
Era un bravo sacerdote, ma gli piaceva accogliere, con un certo lusso, i suoi confratelli e amici. Un giorno, stava aspettando gente e la sua tavola era riccamente imbandita. Sentendo arrivare delle persone si diresse verso l’ingresso e scoprì essere un mendicante. Andrea gli disse “Non ho soldi…” ma quello rispose “La vostra tavola è coperta di argento…!”. Per il santo era Gesù Cristo che gli stava parlando.
Nel 1789 scoppiò in Francia la Rivoluzione e venne imposto ai preti il giuramento costituzionale. André rifiutò e fu costretto a fuggire. Trovò asilo in Spagna, dove condusse comunque una vita di nascondimento ma vi incontrò la futura Santa Elisabetta Bichier des Ages (ricordata il 26 agosto). Rientrato in Francia nel 1801, si dedicò alla fondazione delle Figlie della Croce (suore di sant’Andrea).
Presbitero del XVIII° secolo
Fondatore delle Figlie della Croce (suore di sant’Andrea)
14 – SANTA MARIA DOMENICA MAZZARELLO

“Per stare allegra bisogna andare avanti con semplicità, non cercare soddisfazioni né nelle creature, né nelle cose di questo mondo”
“Pregate sempre. La preghiera sia la vostra arma che dovete tenere in mano, la quale vi difenderà da tutti i vostri nemici e vi aiuterà in tutti i vostri bisogni”
“Ricordati che non basta cominciare, bisogna continuare, combattere sempre, ogni giorno… il Signore vede il cuore, bisogna che queste virtù siano praticate proprio col cuore… Se poi l’obbedienza ti pare un po’ dura, guarda il paradiso e pensa al premio che ti aspetta lassù”
Fin da ragazza aiutò il padre a lavorare i campi perché dotata di una forza fisica non comune. Nel 1860 il suo paese fu colpito da un’epidemia di tifo e il parroco le chiese di assistere i parenti ammalati. Anche Maria si ammalò e rimase debilitata per circa tre mesi; la malattia la indebolì a tal punto che non poté tornare a lavorare nei campi. Decise così di aprire un piccolo laboratorio di sartoria per le ragazze di Mornese e realizzò questo desiderio insieme all’amica Petronilla.
Nell’ottobre 1867 le giovani, consacrate a Maria Immacolata negli anni precedenti, fondarono una loro comunità che nel 1872 si trasferì al collegio di Mornese, destinato loro da San Giovanni Bosco (ricordato il 31 gennaio). Qui Maria e 10 sue compagne diedero inizio all’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, consacrandosi a Dio con i voti.
Religiosa del XIX° secolo
Fondatrice della congregazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice
Per leggere un ARTICOLO che parla della Santa e delle sue visioni delle anime del Purgatorio premi QUI
15 – SANT’ISIDORO L’AGRICOLTORE
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Lavorava da contadino presso un possidente di Madrid. Prima del lavoro pensava all’anima e ogni mattina si recava a Messa: la sua supplica più ricorrente era di essere preservato da ogni peccato. In più, i giorni di festa li impiegava alla gloria di Dio, come prescrive il terzo comandamento, e al bene del prossimo.
Alcuni invidiosi lo accusarono di non far fruttare la terra affidatagli se non in minima parte perché troppo impegnato nelle sue “bigotterie”. Isidoro ricevette, di conseguenza, rimproveri e minacce da parte del padrone ma egli, umilmente, gli fece una proposta: se, al tempo della raccolta, i frutti del podere da lui coltivato sarebbero risultati meno abbondanti di quello di contadini del vicinato, il padrone avrebbe avuto il diritto di diminuirgli lo stipendio. Risultato: i frutti superarono ogni aspettativa! Il raccolto di Isidoro fu il più abbondante perché si dice che, mentre era in preghiera, veniva sostituito al lavoro dagli angeli che guidavano l’aratro con i buoi.
Laico dell’XI° secolo
16 – SAN SIMONE STOCK

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Il 16 luglio 1251 la preghiera del venerando carmelitano -come quella del profeta Elia- aprì il Cielo e fece scendere la Regina degli Angeli. In quella data la Vergine Santissima gli apparve, vestita dell’abito dell’ordine carmelitano, coronata di stelle scintillanti, e tenendo il suo Divino Figlio in braccio. Aveva in mano lo scapolare che gli consegnò come tesoriere del suo segno di predilezione e di un’eterna alleanza.
Nello stesso giorno, San Simone consegnò a Don Pierre Swayngton, suo segretario e confessore, una lettera diretta a tutti i suoi fratelli d’abito, nella quale registrava la promessa della Madre di Dio di cui era stato depositario: “Ricevi, mio amato figlio, questo scapolare del tuo ordine, come segno distintivo e simbolo del privilegio che Io ho ottenuto per te e per tutti i figli del Carmelo; è un segno di salvezza, una salvaguardia nei pericoli e garanzia di una pace e di una protezione speciale fino alla fine dei secoli. Ecce signum salutis, salus in periculis. Chi morirà rivestito con questo abito sarà preservato dal fuoco eterno”.
Monaco carmelitano del XIII° secolo
Patrono dell’Ordine Carmelitano
Per approfondire la DEVOZIONE dello Scapolare del Carmelo premi QUI
16 – SAN POSSIDIO

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Fu tra gli amici intimi di Sant’Agostino d’Ippona (ricordato il 28 agosto), con il quale passò oltre 40 anni della sua vita. Dopo la sua morte scrisse un’opera biografica che narra dell’apostolato dell’amico e intitolata “Vita Sancti Augustini”. Nel 397 divenne vescovo di Calama (diocesi della Numidia – Nord Africa) e dovette governare una diocesi travagliata dal donatismo e dal paganesimo persistente.
Vescovo del IV° secolo
Scrisse un LIBRO per raccontare la biografia di Sant’Agostino. Per leggerlo premi QUI
17 – SAN PASQUALE BAYLÒN

“Dio è tanto presente nell’Ostia consacrata quanto nella gloria del Cielo”
“Bisogna avere per Dio, un cuore di figlio; per il prossimo, un cuore di madre; per sé stesso, un cuore di giudice”
“O Luce senza macchia, che delizie puoi trovare in un uomo così piccolo come me? Perché sei voluta entrare nel mio petto e fare di esso un tempio della tua maestà?”. La sua anima era sempre in adorazione di Dio fatto Ostia
I genitori lo chiamarono “Pasquale” perché nacque il giorno di solennità dello Spirito Santo del 1540 e in Spagna questo giorno è chiamato “Pasqua di Pentecoste”. Cominciò a lavorare a 7 anni per aiutare i genitori contadini facendo il pastore delle loro pecore.
Non avendo l’opportunità di assistere alla Messa durante la settimana, suppliva a questa lacuna dedicando molte ore alla preghiera, o in cappella o davanti al suo bastone da pastore dove aveva fatto incidere una croce e un’immagine di Maria. A Dio piacque premiarlo concedendogli in diverse occasioni che gli Angeli gli portassero l’Ostia splendente perché egli potesse vederla e adorarla.
A 20 anni desiderava entrare nel convento della Madonna di Loreto, creato recentemente da San Pietro di Alcantara (ricordato il 18 ottobre). Tuttavia la sua timidezza al momento di parlare con il padre superiore lo bloccò per quattro anni. Quando divenne frate non tardò a trasformarsi in un modello di osservanza religiosa, al punto che la sua presenza era disputata nei diversi conventi dell’Ordine. Era con Gesù Eucaristico che la sua anima si espandeva e trovava nuove forze per affrontare le lotte della vita.
Frate dell’Ordine dei Frati Minori Alcantarini del XVI° secolo
Patrono delle opere eucaristiche e dei congressi eucaristici. Patrono dei cuochi, pasticceri perché, secondo la leggenda, sarebbe l’inventore dello zabajone.
Viene invocato dalle donne senza marito che chiedevano al santo un aiuto per maritarsi
18 – SAN VENANZIO DI CAMERINO

“Sì, professo la mia fede e credo di essere nel mio diritto”
Apparteneva ad una nobile famiglia della classe senatoria romana di Camerino del III° secolo, tempi di corruzione e di persecuzione. Convertitosi al Cristianesimo, andò a vivere presso il suo maestro, il prete Porfirio. Tutto sopportò pur di non offendere il suo Gesù e fu proprio l’amore a Gesù che lo spinse a combattere l’empietà e la stoltezza dei pagani. Fu martirizzato per decapitazione in quanto si rifiutò di adorare déi pagani come imposto dagli editti dell’imperatore Decio.
Laico del III° secolo
Protettore di coloro che hanno delle cadute spirituali e materiali
19 – SAN CRISPINO DA VITERBO

“La potenza di Dio ci crea, la sapienza ci governa, la misericordia ci salva. Chi ama Dio con purità di cuore vive felice e poi contento muore”
Nacque da una famiglia molto povera, per questo iniziò molto presto a lavorare nella bottega dello zio Francesco come ciabattino. Grazie all’interessamento di un padre carmelitano, poté comunque frequentare le scuole pubbliche gestite dai gesuiti.
All’età di 25 anni entrò nell’Ordine dei Cappuccini con il nome di fra’ Crispino. Pronunciati i voti, nel 1694 entrò nel convento della Tolfa come cuoco e qui compì il suo primo miracolo: le guarigione improvvisa di una donna colpita da una forma contagiosa d’influenza che aveva già portato alla tomba numerosi tolfetani.
Religioso dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini del XVII° secolo
20 – SAN BERNARDINO DA SIENA

“[Dio] Hatti dato due orecchie et una lingua, perché tu oda più che tu non parli”
“Colui che parla chiaro, ha chiaro l’animo suo: chi parla scuro, significa l’animo suo scuro”
“Certamente Cristo non gli ha negato [a Giuseppe] in cielo quella familiarità, quella riverenza e quell’altissima dignità che gli ha mostrato mentre viveva fra gli uomini, come figlio a suo padre, ma anzi l’ha portata al massimo della perfezione”
Rimasto orfano a sali 6 anni, passò sotto la cura di vari zii e zie ma furono soprattutto le donne della famiglia ad educarlo, come la cugina Tobia terziaria francescana e la zia Bartolomea terziaria domenicana. Ricevette un’ottima educazione cristiana, ma non era propenso alla vita religiosa tanto che alle letture bibliche preferiva la poesia profana.
Aveva 20 anni quando Siena nel 1400 fu colpita dalla peste: si offrì volontario nell’assistenza agli appestati e la sua opera durò per quattro mesi. Trascorsero poi altri quattro mesi tra la vita e la morte essendosi anch’egli contagiato; guarito assistette poi per un anno la zia Bartolomea diventata cieca e sorda. In quel periodo cominciò a pensare seriamente di scegliere per la sua vita un Ordine religioso, colpito anche dall’ispirata parola di San Vincenzo Ferrer (domenicano ricordato il 5 aprile) incontrato ad Alessandria. Alla fine scelse di entrare nell’Ordine Francescano.
Formò molti discepoli fra i quali San Giacomo della Marca (ricordato il 28 novembre), san Giovanni da Capestrano (ricordato il 23 ottobre), i beati Matteo da Agrigento, Michele Cercano, Bernardino da Feltre e Bernardino da l’Aquila.
Tre argomenti trattava con predilezione: la carità, la devozione alla SS. Vergine, ed il SS. Nome di Gesù, di cui fu uno dei primi strenui propagatori e di cui parlava sempre con trasporto. A lui si deve l’ “invenzione” del trigramma IHS, scritto in caratteri gotici e inserito su un sole.
Frate Francescano del XV° secolo
Patrono dei predicatori, pubblicitari, lanaioli, tessitori, ammalati ai polmoni, pugili
“Perché San Bernardino ha creato il cristogramma IHS, e cosa significa?”. Per leggere l’ARTICOLO premi QUI. Il testamento del santo, documento di commovente intensità umana, inizia con queste parole:
“In primo luogo vi lascio la cosa più preziosa che io vi possa lasciare, cioè il nome di Gesù del quale sono devotissimo, ch’è nome sopra ogni nome; e questo dolcissimo ed alto nome abbiatelo sempre segnato nelle menti e fronti vostre, affinché sempre vi accompagni in ogni luogo; cosicché quando sorgete dal letto, il segno della santa croce nel nome di Gesù sia principio di ogni vostra intenzione ed opera; quando sedete a mensa cominciate nel nome di Gesù, similmente quando v’alzate da essa o scrivete lettere, la prima parola sia nel nome di Gesù”.
21 – SANT’EUGÈNE DE MAZENOD

“Sii più docile alla voce interiore di Dio”
“Dio solo è degno della vostra anima. Dio solo può soddisfare il vostro cuore”
“Ho un solo modo per avvicinarmi a Te ed è davanti al Santissimo Sacramento”
“Vorrei poter passare la mia vita ai piedi del Santo Tabernacolo ove abita il nostro adorabile Salvatore”
Nato in Francia, gli eventi collegati allo scoppio della Rivoluzione francese condussero la sua famiglia a fuggire in esilio. Prima Nizza, poi Torino e infine Venezia dove incontrò don Bartolo Zinelli il quale gli insegnò la lingua italiana e latina, la letteratura e la dottrina religiosa che lo condussero ad avvertire la chiamata del Signore al sacerdozio.
Ritornato nella città nativa cominciò a dedicarsi più attivamente alla ricerca di Dio e si prodigò nel servizio parrocchiale e dei poveri. Anche Dio però era alla sua ricerca: il venerdì Santo del 1807 Eugenio visse una straordinaria esperienza dell’amore misericordioso di Dio riversato nel suo cuore alla vista del Crocifisso. Comprese la sua missione: annunciare il Vangelo ai poveri ma soprattutto ai giovani. Dopo aver contratto il tifo in carcere rischiando di morire, comprese che la sua intuizione non poteva essere portata avanti da solo: era necessario formare una comunità regolare di missionari.
Dieci anni dopo, il 17 febbraio 1826, Papa Leone XII° approvò le Costituzioni di questa nuova Congregazione missionaria: i “Missionari di Provenza” che, per ispirazione dello stesso Fondatore, sono divenuti “Oblati di Maria Immacolata”, nome che p. de Mazenod definì come “un passaporto per il cielo e un segno di predestinazione”.
Vescovo del XIX° secolo
Fondatore della congregazione degli Oblati di Maria Immacolata
22 – SANTA RITA DA CASCIA

“Il peccato non procede da altro, che amare quello che Dio odia, e odiare quello che Dio ama”
“Adunque ci conviene tollere da noi quella cosa che ci tolle il lume, cioè l’amore proprio, che è una nuvola che non ci lascia cognoscere nè vedere la verità di quello che dobbiamo amare”
“Ponetevi per obietto Cristo crocifisso, nascondetevi nelle piaghe di Cristo crocifisso, annegatevi nel sangue di Cristo crocifisso. E non indugiate, né aspettate il tempo, perché il tempo non aspetta voi”
Sposata e con due figli, tra il 1406 e il 1407 si ritrovò sola: il marito era stato assassinato e i figli erano morti a causa di qualche malanno (forse peste). Si rifugiò nella preghiera e maturò con forza il desiderio di elevare il suo amore ad un altro livello, ad un altro sposo: Cristo. Superate le molte difficoltà, con l’aiuto della preghiera ai suoi tre protettori Sant’Agostino (ricordato il 28 agosto), San Nicola Da Tolentino (ricordato il 10 settemrbe)e San Giovanni Battista, finalmente coronò il suo desiderio.
Un giorno del 1432, si ritirò per meditare sulla passione di Gesù dopo aver sentito una predica di San Giacomo della Marca (ricordato il 28 novembre). Mentre era assorta in preghiera chiese al Signore di renderla partecipe alle sue sofferenze: in quel momento una spina le si conficcò nella fronte e nell’anima.
LE ROSE DI SANTA RITA
Nel 1457 Rita aveva 76 anni ed era allettata perché malata da diverso tempo. Ormai le forze iniziavano a venire meno e chiese di vedere sua cugina per poterle fare una richiesta ovvero quella di portarle due fichi e una rosa dall’orto della casa paterna. Essendo inverno, la cugina l’assecondò solo a parole pensandola nel delirio della malattia e invece, tornata a casa, trovò in mezzo alla neve una rosa e due fichi.
Monaca agostiniana del XV° secolo
Patrona delle famiglie, donne sposate infelicemente
Invocata nei casi disperati e apparentemente impossibili. Ecco perché:
Subito dopo la sua morte, venne venerata come protettrice dalla peste, probabilmente per il fatto che in vita si era dedicata alla cura degli appestati senza mai contrarre questa malattia. Da qui deriverebbe l’attribuzione di santa dei casi impossibili.
23 – SAN GIOVANNI BATTISTA DE’ ROSSI

Non sono state trovate citazioni
Venne ordinato sacerdote nel 1721 e poco dopo fondò la Pia Unione dei Sacerdoti Secolari di Santa Galla (dal nome di un ospizio maschile da lui diretto). Ne volle uno anche per donne e lo dedicò a San Luigi Gonzaga (santo a cui era devotissimo e ricordato dalla Chiesa il 21 giugno).
Celebrava la Santa Messa tutto tremante e col volto infiammato, dopo un’ora di preparazione in ginocchio sul pavimento. Chiese ed ottenne la facoltà di confessare solo a 40 anni ma subito in città (Roma) si diffuse la sua fama di confessore: la gente faceva a gara per averlo come padre spirituale.
Si dedicava particolarmente alla cura dei malati negli ospedali di Santa Galla e di Trinità dei Pellegrini, visitava e assisteva carcerati, giovani nell’istituto di correzione e le donne traviate: parlando loro della misericordia divina riusciva a convertire anche i cuori più induriti.
Presbitero del XVII° secolo
Fondatore della Pia Unione dei Sacerdoti Secolari di Santa Galla
24 – BEATO GIOVANNI DA PRADO

Non sono state trovate citazioni
Nato da una nobile famiglia spagnola nel 1563, divenne frate nel 1584. Dopo la sua ordinazione desiderò fortemente servire la Chiesa nelle missioni ai pagani in terra straniera. Dapprima predicò nel suo paese e a prestò servizio in diverse comunità; poi gli venne accordato di essere missionario in Marocco.
Dopo anni di predicazione, insieme a due compagni intraprese il suo ministero presso gli schiavi cristiani. Nonostante le minacce, continuarono a portare i sacramenti ai cristiani e a far riavvicinare coloro che erano caduti nell’apostasia e ciò costò loro il martirio.
Frate francescano scalzo di S. Gabriele del XVI° secolo
25 – SANTA MARIA MADDALENA DE’ PAZZI

“Il morire a sé e perdersi in Dio è un sicuro impegno per l’eternità”
“E non bisogna andare, ma correre; non bisogna correre, ma volare alla perfezione”
“Quando i sacerdoti vivon male, il sole si eclissa e la luce si trasforma in tenebre, riempiendo ogni cosa di disordine”
“Immaginatevi che tutto ciò che fate sia l’ultimo atto di vostra vita, decisivo in una eternità di bene o in una eternità di male”
“Il maledetto rispetto umano è un lupo affamato, un leone infuriato, il quale si divora e ingoia la maggior parte dell’opere buone”
A soli 16 anni scelse di entrare come novizia nel Monastero Carmelitano di Santa Maria degli Angeli (Firenze). Dopo aver preso i voti, nel 1584 iniziò ad avere numerose estasi; con il tempo le si manifestarono delle voci che la invitavano a farsi divulgatrice della rinnovazione della Chiesa, le cui basi erano state poste nel Concilio di Trento.
Dal 1585 al 1590 ebbe a soffrire “La fossa dei leoni”. Un tremendo periodo di prova nella quale si sentiva attaccata da tutte le parti e in tutti i modi dai demoni. Combatteva apertamente contro di essi anche menando colpi con quanto capitava in mano: era la “Notte tenebrosa” (di cui parla Santa Teresa d’Ávila – ricordata il 15 ottobre) durante la quale dovette soffrire angosce, aridità, tentazioni di ogni genere. Da questo periodo ne uscì purificata e operò per il sollievo delle povere anime del Purgatorio, come il Signore stesso le disse.
Monaca carmelitana del XVI° secolo
Per ascoltare una CATECHESI in merito alle visioni del Purgatorio premi QUI
25 – SANTA MADDALENA SOFIA BARAT
“L’unica felicità, nel tempo e nell’eternità, è l’unione con Gesù per cui formiamo, per così dire, una cosa sola con Lui”
“Meditiamo spesso, nell’intimo del nostro cuore, le ammirabili relazioni, che Gesù si degna avere con noi e ci permette di avere con Lui”
“L’apostolato a cui siete destinate è una missione grande, nobile e divina! E’ grande, perché abbraccia l’universo; è nobile perché con essa eleviamo le anime a Dio; è divina perché emana da Dio stesso”
“Nell’Adorazione Egli ammaestra l’anima semplice e docile, le insegna a distaccarsi da se stessa…per gustare le dolcezze della Sua presenza anche in mezzo alle proprie occupazioni…fa comprendere…quel che attende da lei in ricambio della grazia della sua vocazione”
Fondò a Parigi nel 1800 la Società del Sacro Cuore con lo scopo dell’educazione e dell’istruzione delle ragazze, specialmente dei ceti superiori; a queste scuole ella sempre annetterà alcune classi per i bambini poveri. La sua spiritualità è legata al Sacro Cuore di Gesù e si ispira alla regola di Sant’Ignazio di Loyola (ricordato il 31 luglio). La stessa santa spiega che “lo spirito della società è fondato essenzialmente sull’orazione e la vita interiore” e che il suo fine è di “glorificare il Sacro Cuore”.
Venerava la Vergine Maria, “Mater Admirabilis”, guardando al suo “Cuore Immacolato” che svela i tesori della vita interiore e come “Madre Addolorata”, per restare “fedeli e calme ai piedi della Croce”.
Religiosa del XIX° secolo
Fondatrice della Società del Sacro Cuore di Gesù
26 – SAN FILIPPO NERI

“Preferisco il Paradiso!”
“State buoni, se potete”
“Tristezza e malinconia, fuori da casa mia”
“L’uomo che non prega è un animale senza parola”
“Chi cerca consolazione fuori di Cristo non la troverà mai”
“Non è tempo di dormire perché il Paradiso non è fatto per i poltroni”
“La grandezza del nostro amore per Dio deve essere provata dal desiderio che abbiamo di soffrire per il suo amore”
A 23 anni cominciò a lavorare fra i giovani della città e fondò una confraternita di laici che si incontravano per adorare Dio e per dare aiuto ai pellegrini e ai convalescenti. Filippo passava molto tempo in preghiera, specialmente di notte e nella catacomba di San Sebastiano dove sperimentò un’estasi di amore divino. Solo alla fine dei suoi giorni rivelò qualcosa della straordinaria esperienza mistica: l’effusione di Spirito Santo gli aveva dilatato il cuore – come poté constatare l’autopsia – fino a staccare alcune costole dallo sterno perché il cuore potesse avere spazio.
Nel 1551, a 36 anni, fu ordinato prete e presto si fece “un nome” come confessore: gli fu attribuito il dono di saper leggere nei cuori, ma la sua occupazione principale era ancora il lavoro tra i giovani.
Fu Padre Spirituale di San Carlo Borromeo (ricordato il 4 novembre). Un giorno San Filippo lo condusse presso un piccolo parco davanti ad una fontana piena di pesci. Tirò fuori dalla tasca un po’ di pane e cominciò a buttarlo ai pesciolini i quali si avvicinarono. Nel mentre San Carlo parlava e San Filippo ascoltava fino a che, d’improvviso, con il bastone tirò una bastonata potentissima dentro nell’acqua. San Carlo rimase stupefatto e prese a sgridare il padre. San Filippo rispose: “Carlo, tu fai così con le persone”.
Presbitero del XVI° secolo
Patrono dei giovani
Fondatore della Congregazione dell’Oratorio
27 – BEATA MARIANTONIA SAMÀ

Non sono state trovate citazioni
Nata in provincia di Catanzaro nel 1875, da ragazzina si ammalò a causa di un’infezione contratta bevendo in una “gurna” (pozza). Si comprese poi che fu invasa da uno spirito immondo che le straziò il corpo e l’anima per cinque lunghi anni trasformandola in una energùmena. Fu guarita per intercessione di San Bruno di Colonia, dopo essere stata portata a Serra San Bruno dove si praticavano gli esorcismi.
Due anni dopo, fu colpita da una malattia che la costrinse a stare definitivamente a letto, in posizione supina e con le ginocchia alzate. Veniva accudita dalla madre, dal parroco del suo paese e dalle suore Riparatrici del Sacro Cuore le quali si occuparono anche della sua formazione religiosa; infatti nel 1915 Mariantonia emise i voti religiosi in forma privata e indossò il velo nero della Congregazione.
Accettò la volontà di Dio ed offrì al “bel Gesù” le sofferenze che di giorno in giorno si facevano più terribili e che nella settimana santa diventavano intollerabili; nacque, così, il fulgido esempio di devozione filiale al Cristo Crocifisso che ella, in estasi, contemplava dal suo letto di dolore. Il martirio la portò nella maturità a penetrare e comprendere la volontà del Padre, il quale la ricolmò di doni celestiali che Mariantonia trasfondeva, riconoscente, su tutti coloro che fiduciosi le si rivolgevano: il dono delle guarigioni, della profezia, dell’estasi, dell’introspezione, del profumo, della bilocazione e dell’apparizione.
Laica del XX° secolo
28 – BEATA MARGHERITA POLE

“Beati coloro che soffrono persecuzioni a causa della giustizia” furono le sue ultime parole
Cresciuta alla corte d’Inghilterra insieme ai figli di Edoardo IV, all’età di 18 anni venne data in sposa a Sir Reginaldo Pole di Buckinghamshire. Dal matrimonio nacquero 5 figli, uno dei quali (Reginaldo) divenne cardinale. Una volta vedova, Margherita si ritrovò in notevoli difficoltà economiche perché la sua famiglia fu spogliata di tutte le proprietà e i titoli nobiliari.
Si ritiene che debba essere stata un modello di sposa, di madre e di vedova, oltrechè di devozione e pietà, se Enrico VIII, salito al trono nel 1509, la considerò “la donna più santa d’Inghilterra”. Tanta era la stima che lui nutriva per lei da farle restituire tutti i beni confiscati, reintegrarla in tutti i diritti della sua famiglia, nominarla contessa di Salisbury e affidarle l’educazione di sua figlia, la principessa Maria I d’Inghilterra. Anche se la contessa Margherita entrò nelle grazie del re, non gli fu così succube da avvallare il matrimonio che questi celebrò con Anna Bolena, dopo aver divorziato dalla prima moglie Caterina. Lo disapprovò in modo così deciso e pubblico da attirarsi le ire del re.
Iniziò così la sua persecuzione: venne esonerata dall’incarico di governante della principessa Maria e allontanata temporaneamente da corte. Poi arrivarono l’accusa di cospirazione ed estenuanti interrogatori dove però Margherita, con la sua abilità intellettuale, dignità e la levatura morale seppe “tenere testa”. Le calunnie ricadettero sul suo nome tanto da imprigionarla in una torre per quasi due anni prima di essere ghigliottinata.
Margherita brillò nella Storia dell’Inghilterra per la sua virtù e la sua fede, anche quando l’odio ingiusto dello scismatico Enrico VIII trovò in lei una vittima e una nemica da distruggere, proprio come San Tommaso Moro (ricordato il 22 giugno).
Laica del XVI° secolo
Per leggere l’ARTICOLO “Beata Margherita Pole – Il prezzo dell’integrità” premi QUI
29 – BEATO ROLANDO RIVI

“Io sono di Gesù”
“La carità non rende povero nessuno. Ogni povero per me è Gesù”
“Non posso lasciare la mia veste: è il segno che io appartengo al Signore”
A soli 5 anni già serviva la Messa e gli piaceva stare in chiesa a pregare e a cantare le lodi del Signore. Dopo la cresima si sentì ancora più obbligato con il Signore Gesù tanto da definirsi “un soldato di Cristo” e prese forti impegni con Lui: la Messa e Comunione quotidiana, la Confessione settimanale, il Rosario alla Madonna ogni giorno, da solo e in famiglia.
Nel 1942 (a 11 anni) decise di entrare in seminario, ma nel 1944 fu chiuso a causa della guerra. Rolando rientrò in famiglia e continuò a vivere la sua vita con fede ardente e luminosa, intessuta di preghiera e di studio, di amore intenso a Gesù Eucaristico e di pietà mariana.
Il momento storico era difficilissimo per le scorribande di tedeschi, fascisti e partigiani; l’odio alla Chiesa e ai preti era diffuso e rabbioso ma Rolando non temeva né derisione (veniva definito “il pretino”) né minacce. A chi gli chiedeva di vestire come gli altri ragazzi rispondeva: “Non posso lasciare la mia veste: è il segno che io appartengo al Signore”. Il 10 aprile 1945, finì in mano a un gruppo di partigiani comunisti a Monchio (Modena) che lo portarono in un bosco. Dopo averlo percosso e malmenato senza pietà, gli scavarono la fossa… Mentre Rolando, inginocchiatosi, pregava il suo Gesù per sé, per i suoi genitori, forse per gli stessi aguzzini, lo presero a calci e poi, con due colpi di rivoltella al cuore e alla fronte lo uccisero.
Seminarista del XX° secolo
A guerra ultimata, il 29 maggio 1945, la salma del giovane martire fu riportata nel suo villaggio, posta in una bara bianca e fra le lacrime di tutta la popolazione, fu tumulata in località Montadella. I suoi genitori scrissero sulla sua tomba: “Tu che dalle tenebre e dall’odio fosti spento, vivi nella luce e nella pace di Cristo”. La ricorrenza liturgica per le diocesi di Reggio Emilia-Guastalla e di Modena-Nonantola è stata fissata al 29 maggio mentre la Chiesa ha fissato la sua memoria il 13 aprile.
30 – SANTA GIOVANNA D’ARCO

“Se sono in grazia d’Iddio Egli mi custodisca, se non ci sono, Iddio voglia collocarmici perché preferirei morire che non essere nell’amore di Dio”
Nata nel 1412 in una città a nordest della Francia, all’età di 13 anni dichiarò di sentire delle “voci” dal cielo, sentendosi così investita da un grandioso progetto: “Liberare la Francia” e far proclamare Carlo VII re di Francia. A comandarle questa missione furono le voci dell’Arcangelo Michele, di santa Caterina di Alessandria, e Santa Margherita di Antiochia.
Le voci vennero inizialmente “etichettate” come stramberie ma quando Giovanna, all’età di 17 anni, predisse con esattezza una sconfitta della Francia contro gli invasori inglesi tutto cambiò.
Lasciata la propria casa per guidare l’esercito francese, si mise all’opera. Recuperò alla Francia parte del territorio caduto in mano agli inglesi durante la Guerra dei cent’anni, contribuendo a risollevarne le sorti, guidando vittoriosamente le armate francesi contro quelle inglesi. Catturata dai Borgognoni davanti a Compiègne, Giovanna fu venduta agli inglesi da Giovanni di Lussemburgo, vassallo del re d’Inghilterra. Questi la sottoposero a processo per eresia, al termine del quale fu condannata al rogo e arsa a soli 19 anni.
Laica del XV° secolo
Patrona della Francia
31 – SANTA CAMILLA BATTISTA DA VARANO

“Cammina, corri, vola nella via di Dio. I virtuosi camminano, i sapienti corrono, gli innamorati volano. Se puoi correre, non camminare. Se puoi volare, non correre, perché il tempo si è fatto breve”
Figlia del principe Giulio Cesare da Varano, nacque a Camerino nel 1458. Da bambina fece un voto dopo aver ascoltato una predica del francescano Domenico da Leonessa: versare una lacrima ogni venerdì in ricordo della Passione di Gesù. Ma questo voto mal si conciliava con la vita frivola che conduceva; tale pratica le riuscì facilmente quando iniziò a leggere libri spirituali.
All’età di 23 anni, abbracciò la regola delle Clarisse di Urbino prendendo il nome di suor Battista. Poco dopo fondò a Camerino un monastero di cui diventò abbadessa. La Passione di Cristo continuò ad essere il suo punto di riferimento: i suoi elevati pensieri mistici li raccolse nel libro “I dolori mentali di Gesù nella sua Passione” il quale divenne un punto di riferimento per tutta Camerino.
Monaca clarissa del XV° secolo
Per leggere il LIBRO “I dolori mentali di Gesù” premi QUI
Giugno
01 – SANT’ANNIBALE MARIA DI FRANCIA

“Se camminate con il Signore la provvidenza non vi mancherà mai”
“Quest’arma con cui tutto si vince, questa chiave d’oro che apre i tesori della divina grazia, è la preghiera”
“Che cosa sono questi pochi orfani che si salvano e questi pochi poveri che si evangelizzano dinanzi a milioni che si perdono e sono abbandonati come gregge senza pastore? … Cercavo una via d’uscita e la trovavo ampia, immensa in quelle adorabili parole di nostro Signore Gesù Cristo: Rogate ergo dominum messis (Pregate dunque il padrone della messe). Allora mi pareva di aver trovato il segreto di tutte le opere buone e della salvezza di tutte le anime”
Sviluppò un grande amore per l’Eucaristia, tanto da ricevere il permesso, eccezionale per quei tempi, di accostarsi quotidianamente alla Santa Comunione. Ancora giovanissimo, davanti al Santissimo Sacramento solennemente esposto capì la necessità della preghiera per le vocazioni, che, in seguito, trovò espressa nel versetto del Vangelo: «La messe è molta ma gli operai sono pochi. Pregate [Rogate] dunque il Padrone della messe, perché mandi operai nella sua messe» (Mt 9, 38; Lc 10, 2). Queste parole del Vangelo costituirono l’intuizione fondamentale alla quale egli dedicò tutta la sua esistenza: Annibale aveva intuito che il “Rogate” non era una semplice raccomandazione del Signore, ma un comando esplicito e un “rimedio infallibile”
Presbitero del XX° secolo
Patrono degli apostoli della preghiera per le vocazioni, fondatore delle congregazioni dei Rogazionisti del Cuore di Gesù e delle Figlie del Divino Zelo
02 – SAN NICOLA IL PELLEGRINO

“Kyrie Eleison”
Greco di origine, sin da piccolo ebbe difficoltà di apprendimento tanto che, i genitori, disperati, lo mandarono a pascolare il gregge all’età di soli 6 anni. Forse conscio dei suoi limiti, gridava continuamente “Kyrie Eleison” e la madre, pensando che fosse matto, lo cacciò di casa all’età di 12 anni. Pentitasi poi del gesto, convinse i monaci di Sterion a prendersi cura del ragazzo ma in poco tempo si stancarono del suo continuo gridare e lo cacciarono.
Poiché i preti del luogo gli negavano la santa Comunione pensando che fosse un indemoniato, si decise a partire per l’Italia. Per un po’ di tempo visse a Otranto, poi girovagò per la Puglia, vivendo di elemosina. Nicola era così sconcertante per una società che nulla sapeva dei ritardati mentali che alla fine l’arcivescovo di Trani chiese di vederlo: lo giudicò persona devota.
Dopo la morte fiorirono su di lui molte leggende e fu venerato per i miracoli attribuiti alla sua intercessione.
Laico dell’ XI° secolo
03 – SAN JUAN GRANDE ROMÀN

Non sono state trovate citazioni
Dopo gli studi umanistici, ancora adolescente imparò l’arte della tessitura a Siviglia. A 17 anni tornò a Carmona, città d’origine, per dedicarsi al commercio di tessuti: è in questo periodo che la sua professione gli provocò una profonda crisi spirituale.
Decise di lasciare la famiglia e si ritirò nell’eremo di Santa Olalla a Marchena dove condusse per un anno una vita eremitica e di preghiera al fine di conoscere la sua vera vocazione. Capì che si doveva dedicare totalmente a Dio e, rinunciando al matrimonio, adottò l’appellativo “Giovanni Peccatore ” come soprannome.
A soli 19 anni (nel 1565) si trasferì nella città di Jerez de la Frontera e si guadagnò presto l’ammirazione dei cittadini per la sua generosa vita dedita alla carità. Scoprì che a Granada esisteva un’istituzione con scopi molto simili ai suoi, fondata dal futuro San Giovanni di Dio (ricordato l’8 marzo), e vi si recò nel 1574: lì decise di vestire l’abito della congregazione del “fatebenefratelli”.
Religioso dell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio del XVI° secolo
04 – SAN FRANCESCO CARACCIOLO
“Sangue preziosissimo del mio Gesù, tu sei mio, e per te e con te soltanto spero di salvarmi. O sacerdoti, sforzatevi di celebrare la Messa ogni giorno e di inebriarvi con questo sangue!”
A 22 anni venne colpito da una malattia (forse la lebbra) che ne sfigurò il volto: promise di abbracciare lo stato ecclesiastico in caso di guarigione. Esaudito, si trasferì a Napoli per adempiere al suo voto. Divenne sacerdote e si dedicò specialmente alla cura dei poveri e degli infermi e si iscrisse alla compagnia dei Bianchi, una confraternita dedita all’assistenza ai carcerati e ai condannati a morte.
Poiché nella compagnia dei Bianchi operava anche un suo omonimo, gli fu recapitata erroneamente una lettera contenente l’invito a due persone per dare inizio a una nuova congregazione religiosa: lo scambio di persona venne ritenuto un segno della Provvidenza e Francesco venne comunque ammesso nel numero dei futuri fondatori dell’istituto.
Il suo amore per Gesù pane di vita, nacque da bambino, come la sua vocazione sacerdotale. Non minore fu l’amore per la Madonna, onorata indossando fin da bambino l’abitino del Carmine e poi recitando il rosario e digiunando ogni sabato. Da sacerdote, promosse il culto dell’Eucaristia stabilendo che gli allievi dell’Ordine si alternassero nell’Adorazione del Santissimo Sacramento. Morì a soli aveva 44 anni, ma il suo fisico era gravemente provato dai disagi di una vita consumata nell’intensa attività pastorale e nelle lunghe preghiere notturne, prostrato sul pavimento, in adorazione davanti al Santissimo Sacramento: è il Santo che ha istituito la pia pratica dell’Adorazione Perpetua del Santissimo Sacramento.
Presbitero del XVII° secolo
Fondatore dell’ordine dei Chierici regolari minori
Patrono dei cuochi italiani e dei congressi eucaristici
Per leggere un ARTICOLO intitolato “Il Miracolo del cuore inciso con le parole del salmo 69” premi QUI
05 – SAN BONIFACIO DI MAGONZA
“Non temete tutte le armi di questo mondo non possono uccidere la nostra anima”
“La Chiesa è come una grande nave che solca il mare del mondo. Sbattuta com’è dai diversi flutti di avversità, non si deve abbandonare, ma guidare” Lettera 78, in Monumenta Germaniae Historica, Epistolae, 3, 352.
“Stiamo saldi nella giustizia e prepariamo le nostre anime alla tentazione per ottenere l’appoggio di Dio e diciamogli: «Signore, tu sei stato per noi rifugio di generazione in generazione» (Sal 89, 1)”
Senza l’opera missionaria di San Bonifacio non sarebbe stata possibile l’organizzazione politica e sociale europea di Carlo Magno. Bonifacio professò la regola monastica nell’abbazia di Exeter e di Nurslig, prima di dare inizio all’evangelizzazione delle popolazioni germaniche oltre il Reno. Fece poi un pellegrinaggio a Roma per pregare sulle tombe dei martiri e avere la benedizione del papa: i tre anni successivi li dedicò all’evangelizzazione.
Tra le regioni di Hessen e Turingia, fondò un’abbazia con l’obiettivo di farla divenire il centro propulsore della spiritualità e della cultura religiosa della Germania: nacque così la celebre abbazia di Fulda, paragonabile per attività e prestigio alla benedettina Montecassino.
A San Bonifacio si fa risalire la tradizione dell’Albero di Natale: ebbe l’idea di addobbare un abete appoggiando delle candele accese sui suoi rami. Le candele simboleggiano la discesa dello Spirito Santo sulla terra con la venuta del “bambino Gesù”. San Bonifacio usò questa immagine per spiegare alle popolazioni pagane il senso del Natale.
Vescovo del VIII° secolo
Patrono della Germania e Turingia
06 – SAN MARCELLIN JOSEPH BENOIT CHAMPAGNAT

“Quando si ha Dio con sé, quando si conta soltanto su di lui, nulla è impossibile!”
“Io non posso vedere un ragazzo senza provare il desiderio di fargli conoscere quanto Gesù Cristo l’abbia amato”
“Che tra di voi ci sia un sol cuore ed un’anima sola. Che si possa dire dei Piccoli Fratelli di Maria, come dei primi cristiani: Guardate come si amano!”
Nacque nell’anno della rivoluzione francese (1789) e aveva solo 14 anni quando un sacerdote gli fece scoprire che Dio lo chiamava al sacerdozio. Studente non brillante, si impegnò comunque nello studio “poiché Dio lo vuole!”; ma quanti gli stavano attorno, coscienti dei suoi limiti, cercavano di dissuaderlo. Passò infatti anni difficili nel seminario di Verrières (1805-1813).
Nel seminario maggiore di Lione, invece, ebbe come compagni Giovanni Maria Vianney (il futuro curato d’Ars, ricordato il 4 agosto), e Giovanni Claudio Colin, che fu il fondatore dei Padri Maristi. Si associò ad un gruppo di seminaristi che nutrivano il progetto di fondare una Congregazione costituita di sacerdoti, religiose e terz’ordine, sotto la protezione della Santissima Vergine, per rievangelizzare la società. Il giorno dopo la loro ordinazione (1816) quei giovani sacerdoti decisero di consacrarsi a Maria e di mettersi sotto la sua protezione nel santuario di Fourvière.
Appassionato per il regno di Dio e devoto della Vergine Maria, cosciente degli immensi bisogni della gioventù, trasformò molti incolti giovani campagnoli in generosi apostoli ed aprì subito delle scuole. “Fare conoscere ed amare Gesù Cristo” era la missione che assegnava ai suoi Fratelli.
Presbitero del XVIII° secolo
Fondatore della congregazione dei Fratelli Maristi delle Scuole (o Fratelli Maristi)
07 – BEATA ANNA DI SAN BARTOLOMEO

“Ma ancora molto più santo è desiderare di essere coperti di offese, essere considerati stolti, amare cordialmente coloro che così si comportano verso di noi, ad imitazione di Gesù Cristo, nostro Signore, il cui silenzio in croce non fu interrotto da nessuna tentazione di vendetta, ma fu esaltato nella voce della preghiera: «Padre, perdona loro: non sanno quello che fanno!». O amore sconfinato del cuore di Cristo! Parlavi senza aprir bocca, e senza emettere una parola compivi la misteriosa opera, in vista della quale dal cielo eri sceso sulla terra: insegnare le strade di una vita virtuosa ai poveri, ai ciechi, agli incolti”
Fin dall’infanzia pregava la Madonna, San Giuseppe e tutti i santi perché le ottenessero la grazia di essere sempre pura e di non commettere peccati. Verso i 10 anni morirono i suoi genitori ed ella si scelse come madre la Vergine Santissima. Divenuta grande, i fratelli fecero di tutto per farla maritare: Anna non voleva e chiese protezione alla Vergine stessa.
Un giorno, insieme alla cugina Francesca, andò a confessarsi dal parroco del suo villaggio e gli confidò il suo desiderio di farsi monaca; con gioia apprese che ad Avila era stato aperto da poco un monastero ad opera di una certa Teresa di Gesù (la futura Santa ricordata il 15 ottobre). L’ostacolo alla vocazione di suora si accentuò: i fratelli non erano d’accordo ed era tormentata fisicamente dal demonio il quale si presentava sotto varie forme per spaventarla. Ricevette la grazia di entrare nel convento delle carmelitane a 21 anni: era il 1570. Nel maggio del 1571 conobbe Santa Teresa di Gesù: da lì si instaurò a poco a poco un rapporto di intima amicizia (si consideri che Santa Teresa morirà tra le sue braccia).
Anna ebbe molte visioni durante la sua vita che dedicò alla preghiera per salvare le anime. Portò l’esempio e le regole di Santa Teresa in molti conventi di Spagna e ne fondò di nuovi in Francia.
Monaca carmelitana scalza del XVI° secolo
08 – BEATA MARIA DEL DIVINO CUORE DI GESÙ

“Non potrei mai separare la devozione al Cuore di Gesù dalla devozione al Santissimo Sacramento; e non sarò mai in grado di spiegare come e quanto il Sacro Cuore di Gesù si è degnato di favorirmi nel Santissimo Sacramento dell’Eucaristia. Il Santissimo Sacramento è sempre stato un paradiso per me”
Il 4 giugno 1898 suor Maria colse di sorpresa il suo direttore spirituale, l’abate benedettino Ildefonso Schober, riferendogli che il Signore le aveva dato l’ordine di scrivere al Santo Padre con la richiesta di consacrare l’intero genere umano al Sacro Cuore. Dopo numerosi confronti con lui, nel giugno 1898 dettò una prima missiva a papa Leone XIII e ne scrisse di proprio pugno un’altra nel gennaio 1899. Il papa all’inizio non diede peso alle richieste di Suor Maria; solo dopo esser guarito da un tumore benigno (diagnosticato dopo aver ricevuto le lettere) riprese a leggerle.
Dopo un’attenta analisi, il 25 maggio 1899, fu pubblicata l’enciclica «Annum Sacrum», che, oltre ad annunciare il Giubileo del 1900, fissava l’atto di consacrazione a domenica 11 giugno 1899, a ridosso della solennità del Sacro Cuore, ma purtroppo suor Anna morì tre giorni prima.
La devozione al sacro cuore nacque in lei ad appena 15 anni, quando fu inviata a studiare nel collegio delle Religiose del Sacro Cuore a Riedenburg (Germania).
Suora di Nostra Signora della Carità del Buon Pastore del XIX° secolo
Per approfondire la DEVOZIONE al Sacro Cuore di Gesù premi QUI
09 – BEATA ANNA MARIA TAMIGI

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Nata nel 1769 a Siena, ebbe una vita umile. Dopo aver ascoltato da sua madre una lettura sul Giudizio Universale ne rimase talmente scossa da prendere la decisione di abbracciare una vita di digiuno e penitenza. Nel 1790, presso la chiesa di San Carlino alle Quattro fontane, fu aggregata al terz’ordine secolare dei trinitari scalzi (ordine per laici).
Tra i suoi carismi spicca quello di vedere un globo luminoso come un sole in miniatura davanti ai suoi occhi che avrebbe brillato per 47 anni, dal 1790 alla morte. In esso, sospeso a una distanza di un metro dal suo viso e sovrastandolo di circa venticinque centimetri avrebbe visto avvenimenti passati e futuri e lo stato delle anime di vivi e defunti. Riferì che le causava dolore soprattutto vedere le anime finire all’inferno, dopo aver assistito al loro giudizio e conoscendo quindi le ragioni della condanna.
Terziaria dell’Ordine della Santissima Trinità del XVIII° secolo
I TRE GIORNI DI BUIO
Ad Anna Maria Taigi viene attribuita l’origine della profezia, ripresa in seguito da altri mistici, tra i quali beata Elena Aiello (ricordata il 19/06) e, senza però riferimenti alla durata, da santa Maria Faustina Kowalska (ricordata il 05/10).
«Dio manderà due castighi: uno sarà sotto forma di guerre, rivoluzioni e altri mali; avrà origine sulla terra. L’altro sarà mandato dal Cielo. Verrà sopra la terra l’oscurità immensa che durerà tre giorni e tre notti. Nulla sarà visibile e l’aria sarà nociva e pestilenziale e recherà danno, sebbene non esclusivamente ai nemici della Religione. Durante questi tre giorni la luce artificiale sarà impossibile; arderanno soltanto le candele benedette. Durante tali giorni di sgomento, i fedeli dovranno rimanere nelle loro case a recitare il Rosario e a chiedere Misericordia a Dio…Tutti i nemici della chiesa (visibili e sconosciuti) periranno sulla Terra durante questa oscurità universale, eccettuati soltanto quei pochi che si convertiranno…L’aria sarà infestata da demoni che appariranno sotto ogni specie di orribili forme. […] Dopo i tre giorni di buio, San Pietro e San Paolo…designeranno un nuovo papa…Allora il Cristianesimo si diffonderà in tutto il mondo.[…]» (Sandro Mancinelli, op. cit., pp. 83-84.
10 – BEATO EDWARD POPPE

“I dubbiosi? Sono in balia del mondo!”
“Siamo viaggiatori; ed è follia voler cercare quaggiù dimora e riposo”
“Bisogna arrivare a credere come ha creduto la Madonna per amare come ha amato Lei”
“Siate Santi, siate Santi! I sacerdoti santi santificano le parrocchie. Solo il fuoco suscita l’incendio”
“Che vi sia dato di avere sempre, in ogni comunità, un sacerdote che celebra l’Eucaristia!… Il mondo ha bisogno di non esser privato della presenza dolce e liberatrice di Gesù vivo nell’Eucaristia. Siate voi medesimi testimoni ardenti della presenza di Cristo sui nostri altari. Che l’Eucaristia plasmi la vostra vita, la vita delle famiglie che fonderete! Che orienti tutte le vostre scelte di vita”
A 22 anni, nel 1912, Edward Poppe entrò in seminario ma a causa della Prima guerra mondiale fu richiamato alle armi. Nel 1915 fu trasferito a Gand e nel 1916 fu ordinato sacerdote. Come vicario organizzò associazioni eucaristiche e un’opera di catechiste che si diffuse anche in altre parrocchie. Vi applicava un metodo completo di educazione eucaristica e mariana: santificare la vita dei fanciulli attraverso l’Eucaristia con l’aiuto di Maria, Mediatrice di tutte le grazie. L’opera dei catechisti si occupa dei piccoli, figli di genitori indifferenti e li prepara alla prima comunione. Istituì anche la «Lega della Comunione frequente».
Costretto a vivere su una poltrona per motivi di salute, scrisse le opere più note: «Direzione spirituale dei fanciulli» (1920), «Salviamo gli operai» (1923), «Apostolato eucaristico» (1923).
Una volta, alla vigilia di Ognissanti, dopo una dura giornata di confessioni, un amico lo trovò vicino al Santissimo: “Edoardo, cosa fa lì?”. Rispose: “Oh, non faccio nulla; tengo semplicemente compagnia a Nostro Signore. Sono troppo stanco per parlargli, ma mi riposo accanto a lui”.
Presbitero del XX° secolo
Fondatore dell’opera dei catechisti e della Lega della Comunione frequente
Per leggere l’ARTICOLO “L’apostolo della Crociata Eucaristica” (pag.30) premi QUI
11 – SANTA PAOLA FRASSINETTI
Il suo motto era: “Volontà di Dio, tu sei il Paradiso mio”
“Non abbiate altra mira che Dio e sarete semplici”
“Fra le croci, che consolazione poter dire: ho salvato un’anima”
“Cerchiamo il regno di Dio, la sua giustizia e la sua gloria; tutto il resto non vale niente”
“Dio vi conservi nel suo santo amore e ve l’aumenti di giorno in giorno, di momento in momento, tanto che possiate mettere fuoco ovunque andiate. Accendete tutti del santo amore, accendete tutti quanti vi avvicinano. Oh! mie care, quanto è poco amato Gesù! Dio vi benedica tutte con la destra e con la sinistra, e vi tenga sempre strette al suo seno”
A 12 anni rimase orfana di madre e dovette assumersi la cura della casa. Il disbrigo delle faccende domestiche però non le impediva di recarsi tutti i giorni in chiesa per ascoltare la Messa e fare la comunione, e di digiunare tutti i sabati e la vigilia della festa dell’Immacolata.
A 20 anni si affievolì nel fisico: il padre le permise comunque di andare ad aiutare il fratello Giuseppe, che da poco era stato eletto parroco di Quinto a Mare (1830), affinché si rimettesse in salute. Sotto la direzione di lui aprì in canonica una scuoletta per insegnare alle fanciulle il catechismo, un po’ di lettura ed i lavori femminili. Senza accorgersene, su di esse esercitò subito, con la sua bontà, un fascino irresistibile: la domenica le radunava nell’oratorio e poi le conduceva su per i boschi per parlare loro di Dio, per cantare e leggere qualche libro di Sant’Alfonso de’ Liguori (ricordato il 1° agosto). Intanto cresceva in lei il desiderio di istituire una congregazione religiosa per l’educazione e l’istruzione della gioventù.
Il segreto dell’appassionato amore che ebbe per la croce va cercato nella sua tenera devozione al Sacro Cuore di Gesù al quale consacrò l’Istituto nel 1872, e davanti al quale tutte le Dorotee e le alunne a turno si prostravano in adorazione i primi venerdì del mese, e in onore del quale digiunavano la vigilia della sua festa.
Religiosa del XIX° secolo
Fondatrice della congregazione delle Suore di Santa Dorotea
12 – BEATA MARIA CANDIDA DELL’EUCARISTIA

“Gesù mio, quanto Ti amo! E’ un amore immenso che racchiudo nel mio cuore per Te, o Amor Sacramentato…Quanto è grande l’amore di un Dio fatto pane per le anime! Di un Dio fatto prigioniero per me…”
“A me sembrò che quel Corpo adorabilissimo che il sacerdote posava sulle labbra delle mie consorelle fosse come un prezioso sale che poneva in noi per evitare la corruzione, ogni corruzione, e custodirci intatti, anzi impreziosirci!”
“Pensavo con tutta semplicità: “Come potranno dormire le religiose, avendo in casa lo stesso Dio – Gesù, cibo per il domani? Oh stupore. Affacciarsi ad una grata, guardare fra tanto silenzio la piccola custodia e dire: “Gesù è qui”. Non ti sembra di morire?”
Sentì a 15 anni per la prima volta il fortissimo desiderio di essere “tutta di Gesù”. Per realizzare in pieno la sua “vocazione per l’Eucaristia” trovò sostegno nella spiritualità carmelitana che conobbe grazie a «Storia di un’anima» di santa Teresa di Gesù Bambino (ricordata il 1° ottobre). Era devota anche di Santa Gemma Galgani (ricordata l’11 aprile). La famiglia non si lasciò neanche sfiorare dall’idea che lei potesse farsi suora e questo si trasformò in aperta opposizione quando, morti entrambi i genitori, cadde sotto la responsabilità dei suoi fratelli. Giudicavano eccessivi certi suoi slanci spirituali, le sue preghiere e le sue devozioni e arrivavano a limitare anche la sua partecipazione alle funzioni religiose perché non le permettevano di uscire sola da casa. “Croce ben grande e tormentosa” divenne in quel periodo non poter ricevere la Comunione con la frequenza cui era abituata
Maria, in silenzio e carità, accettò questa incomprensione familiare e per 20 anni si prese cura della casa. Nel 1911 (a 27 anni), quasi clandestinamente, ricevette il Sacramento della Cresima. Nel 1920 iniziò il noviziato e nel 1924 prese i voti. Dopo solo pochi mesi venne eletta priora con una speciale dispensa: Suor Maria Candida donò un’impronta eucaristica a tutta la vita del convento.
13 – SANT’ANTONIO DA PADOVA

“Quando la gloria mondana ti innalza è il segno della tua dannazione”
“Il cristiano deve appoggiarsi alla Croce di Cristo come il viandante si appoggia al bastone quando intraprende un lungo viaggio”
“Il culmine della perfezione della beata Vergine Maria fu la carità, per la quale è assisa nel posto più eccelso, è rivestita della gloria più fulgente che non ha né principio né termine”
“La bocca del Signore è nell’orecchio del cuore, nel silenzio di chi è tranquillo: a lui rivela il segreto della sua volontà. Sia tranquillo il tuo cuore, e sarà riempito della conoscenza della volontà divina”
“La predica è efficace, ha una sua eloquenza, quando parlano le opere. Purtroppo siamo ricchi di parole e vuoti di opere, e così siamo maledetti dal Signore, perché Egli maledisse il fico in cui non trovò frutti, ma solo foglie”
Sant’Antonio nacque in Portogallo, a Lisbona, nel 1195: si chiamava Ferdinando. Divenne frate agostiniano, ma nel 1219 sentì parlare dell’ordine francescano e ne rimase affascinato (San Francesco d’Assisi era ancora vivo in quel periodo).
L’ordine francescano era approdato nelle città limitrofe per predicare nelle moschee; poi si espansero anche in Marocco dove molti frati subirono il martirio e i loro corpi vennero traslati nella chiesa agostiniana di Santa Cruz dove c’era il convento di Ferdinando. Nel 1220 entrò nell’ordine dei francescani e cambiò il suo nome in Antonio in onore dell’eremita egiziano titolare del romitorio di Sant’Antonio de Olivares, presso cui vivevano i francescani. Iniziò quindi le sue predicazioni in Marocco per poi spostarsi in Italia.
Frate francescano del XIII° secolo
UN PRODIGIO SINGOLARE
C’era nella città di Rimini un uomo non credente: il Santo aveva speso innumerevoli esortazioni, moniti e preghiere per la sua conversione senza successo. Lo scoglio più difficile da superare era il mistero della Santissima Eucarestia. Un giorno egli fece questa proposta al Santo: “Per credere a quello che tu mi dici, ho bisogno di un segno. Ebbene, io ti invito a questa prova: terrò il mio giumento (asino) a digiuno per tre giorni, passati i quali lo condurrò nella pubblica piazza, vicino a un mastello di biada. Tu porterai ciò che dici essere il Corpo di Cristo. Se il mio giumento farà riverenza a te, trascurando la biada, anch’io diventerò credente”. Il Santo accettò la sfida. Il giorno stabilito fece preparare per la celebrazione. Al termine della Santa Messa uscì con tutto il popolo portando le Specie Eucaristiche. L’asino, appena lasciato libero, si accostò al Santo e s’inginocchiò davanti all’ostia consacrata. Di fronte a questo prodigio, anche il padrone dell’asino cadde in ginocchio.
14 – SANTI VALERIO E RUFINO

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Secondo le fonti, i due santi vissero nel IV secolo d.C. a Soissons, nella Gallia belga, nel periodo a cavallo tra l’impero di Diocleziano e Massimiano. Lavoravano come magazzinieri, con l’incarico specifico di sorvegliare i granai di Braine di proprietà dell’impero: erano di importanza strategica per l’impero romano perché si trovavano a metà strada sul percorso che collegava Roma alla Gran Bretagna.
I due si erano convertiti al cristianesimo ed erano diventati apostoli del Vangelo cercando di convertire le persone che incontravano sul loro cammino, ma questa fede fervente attirò l’attenzione del barbaro Riziovaro, capo di una tribù vicina. Decise di ucciderli ma qualcuno avvisò per tempo Rufino e Valerio i quali decisero di fuggire. Andarono a cercare rifugio in una grotta non troppo lontana, ma vennero comunque scoperti e decapitati.
Laici del IV° secolo
15 – SANTA GERMANA COUSIN

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Nacque nel 1570 in Francia. Condusse una vita di sofferenza: aveva una malformazione congenita che le bloccava un braccio e aveva la scrofolosi che le deturpava il viso con piaghe e gonfiori. Considerata una vergogna dal padre e dalla matrigna (la madre morì pochi giorni dopo il parto), non le permisero di frequentare la scuola e di occuparsi dei lavori domestici: le facevano pascolare il gregge così che potesse stare lontano dalle persone.
A dispetto di ogni apparenza, però, era una bambina intelligente e apprendeva facilmente. Si innamorò di Dio e della Madonna grazie alle poche nozioni che riusciva a rubare quando, abbandonando il gregge, andava in chiesa. Ogni giorno andava a Messa, recitava il Rosario e l’Angelus. Gli abitanti di Pibrac, il villaggio natale, la chiamavano perciò «la bigotta» e la dileggiavano ma Germana sopportava tutto con umiltà nel silenzio.
Laico del XVI° secolo
Patrona dei pastori, pellicciai e della gioventù “a rischio”
16 – SANTA LUTGARDA DI TONGRES
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Entrò nel convento delle monache benedettine a soli 12 anni, ma non per vocazione: viveva in una famiglia molto povera e non era possibile darle una dote che l’avrebbe condotta al matrimonio. In convento si distinse per la sua ilarità, e per l’inguaribile superficialità e la svogliatezza negli studi. Il cambiamento avvenne improvvisamente! Era giunta nel parlatorio per incontrare i familiari con abbondante anticipo e, mentre era assorta nei suoi pensieri, vide Gesù con il volto trasfigurato dalla passione ed il corpo segnato dalle terribili sofferenze che aveva passato: Egli si rivolse a lei con grande dolcezza spiegando la serietà della fede ed il suo bisogno di trovare conforto nelle preghiere delle spose terrene.
Decisa militante della liberazione delle anime dal Purgatorio, digiunava e pregava costantemente Dio per loro e avrebbe ottenuto guarigioni miracolose per intercessione delle anime del Purgatorio. Fu anche devota dal Sacro Cuore che le concesse apparizioni e incontri commoventi.
Monaca benedettina del XII° secolo
UNA VISIONE DI PAPA INNOCENZO III
Santa Lutgarda raccontò che il pontefice, subito dopo la morte, le apparve tutto avvolto nelle fiamme: Papa Innocenzo era in Purgatorio, condannato a starci fino al giorno del giudizio, a meno che non fossero state offerte preghiere in suffragio. La santa raccontò che il Papa disse d’esser stato punito da Dio per tre colpe: la prima era non aver mai voluto chinare il capo durante la recita del Credo niceno in segno d’umiltà, le altre due non vennero riportate. Avrebbe meritato l’Inferno, ma la Vergine Maria, cui era devoto, lo destinò al Purgatorio. Inoltre gli concesse la possibilità di ridurre le sue pene.
17 – BEATA TERESA DEL PORTOGALLO

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Figlia del re Sancho I in Portogallo, sposò il cugino primo Alfonso IX, re di León, a cui diede tre figli; tuttavia Il matrimonio fu dichiarato nullo in quanto avvenuto tra consanguinei. Teresa allora ritornò in Portogallo e fondò il convento cistercense di Lorvão in cui si ritirò insieme a trecento suore.
Divenne monaca, ma alla morte del padre, nel 1211, ricevette in eredità il castello di Montemoro-Velho unitamente alla città con le relative rendite. Il nuovo re, Alfonso II, rifiutava di consegnarglielo così come rifiutava di consegnare terre e città anche alle altre due sorelle, Sancha e Mafalda (anch’esse monache cistercensi).
Sistemate le questioni politiche, Teresa poté prendere il velo nel convento che aveva fondato, dove trascorse il resto della sua vita. Il 13 dicembre 1705 fu beatificata da Papa Clemente XI, unitamente a sua sorella Sancha. Il 27 giugno 1793 Mafalda fu beatificata dal Papa Pio VI, riunendola così alle sorelle Teresa e Sancha.
Monaca cistercense del XIII° secolo
18 – BEATA OSANNA ANDREASI DA MANTOVA

“Quale consolazione e quale gioia versa Dio nell’anima, quando Lui l’avvicina a sé, per unirsi a lei. In quei momenti tutte le forze del corpo sono debilitate ed inerti, mentre l’anima scende a magnifiche vedute di visioni, mai viste da occhio umano, e mai udite da orecchio umano. Nella dolcezza di quest’unione, l’anima non viene distratta né da destra né da sinistra, gioisce esclusivamente della visione e dell’eterna maestà divina. Poi il corpo non sente più niente, perché tutte le sue forze vengono legate e quasi risucchiate dalla forza superiore dell’anima. Quale mente potrebbe comprendere, quale lingua descrivere ciò che vede l’anima nell’immagine di una infinita luce della divina maestà!”
“Non si può sempre stare nel più fervente desiderio o nel più alto grado della contemplazione, ma è necessario occuparsi anche delle cose meno nobili che, a causa del peccato originale, rendono faticoso il peso della vita corruttibile. Infatti, mentre siamo rivestiti del corpo mortale, possiamo sentire noia e stanchezza di spirito e, alcune volte, possiamo anche soffrire per non essere assidui nello studio e nella contemplazione. Allora conviene compiere ugualmente bene le necessarie cose terrene e quelle spirituali; aspettare con umile confidenza; sopportare pazientemente questa attesa e le aridità che ne derivano, fino a quando piacerà a Dio liberarci da queste ansietà, così da dimenticare con la quiete interiore ogni fatica. Dio aprirà dinanzi a noi i prati della Scrittura, affinché con cuore sollevato riprendiamo a percorrere serenamente la via dei suoi comandamenti. Egli ci farà sperimentare quanto non siano soddisfacenti le gioie di questa vita, in confronto a quelle della gloria futura che ci sarà rivelata.”
Nata nel 1449, all’età di 5 anni visse un’esperienza religiosa che le fece capire che “la vita e la morte consistono nell’amare Dio”, e decise di sottomettere tutta la sua vita a Dio, facendo giorno per giorno quello che le chiedeva.
Trascorreva lunghe ore in preghiera e penitenza; spesso cadeva in uno stato di estasi che induceva i suoi genitori a pensare che soffrisse di epilessia. Negatole dal padre il permesso di entrare nel Terz’ordine domenicano, le fu comunque permesso di indossare l’abito religioso per un certo tempo, come ringraziamento per essere guarita da una grave malattia. La ragazza però, vestendo l’abito, decise di impegnarsi per tutta la vita. A 18 anni le apparve la Vergine Maria che la fece sposa di Cristo e Gesù stesso le mise al dito un anello che, ella disse, aveva sempre la sensazione di portare, benché fosse invisibile agli altri.
Forse a causa dell’opposizione paterna e delle responsabilità familiari, di cui dovette farsi carico dopo la morte dei genitori, Osanna non fece la professione da terziaria per altri 37 anni. Tra íl 1476 e il 1484 ebbe una serie di esperienze mistiche nelle quali condivise le sofferenze patite dal Cristo durante la passione; ebbe anche ripetute visioni di Gesù Bambino crocifisso.
Era sgomenta per la corruzione della Chiesa e questo può spiegare la sua riluttanza a un coinvolgimento più manifesto nelle sue istituzioni. Pregò con slancio per la salvezza di ogni uomo e delle nazioni: a quel tempo l’Italia era travagliata da turbolenze politiche e fermenti religiosi, il papato era precipitato nel discredito totale. Sappiamo, attraverso il suo discepolo Girolamo di Monte Oliveto, che aveva letto Il Trionfo della Croce del Savonarola, rubando tempo al sonno, e il suo giudizio sulla Chiesa e la società del tempo non si discostava da quello del frate domenicano.
Terziaria dell’Ordine della Penitenza di San Domenico del XV° secolo
19 – BEATA ELENA AIELLO

La Vergine Maria disse un giorno ad Elena: “Gli uomini offendono troppo Dio. Se io ti facessi vedere il numero dei peccati che si commettono in un sol giorno, ne moriresti dal dolore”
Una volta, in una visione, Gesù le disse: “Figlia mia, ammira come soffro! Ho versato tutto il mio sangue per il mondo ed ora va tutto in rovina; nessuno si avvede delle scelleraggini di cui è ricoperto. Considera l’acerbità del mio dolore per tante ingiurie e disprezzi che ricevo da tanti malvagi e dissoluti…”
Elena aveva manifestato fin da subito una viva intelligenza: a 4 anni (1899) ripeteva già le formule del catechismo; a 6 (1901) venne mandata dalle Suore del Preziosissimo Sangue, per frequentare le scuole elementari e continuare l’istruzione religiosa. Nell’istituto delle Suore, la piccola, dopo la preghiera, esprimeva sempre il desiderio di voler assistere alla S. Messa; ma nell’Istituto non veniva celebrata ogni mattina e allora, quando poteva, Elena scappava nella vicina chiesa per soddisfare il suo vivo desiderio.
La vita adulta fu una continua sofferenza offerta a Gesù per la conversione dei peccatori. In particolare, Elena ricevette le stigmate che le venivano donate ogni Venerdì santo, scomparendo il sabato santo.
Religiosa del XX° secolo
I TRE GIORNI DI BUIO
Con riferimento a questa profezia ,la cui origine viene attribuita alla beata Anna Maria Taigi (ricordata il 9 giugno), Elena Aiello scrisse nel suo diario: «Comparirà nel cielo una nube che si ingrandirà e annegherà popoli e nazioni. Una nube rossa come il fuoco attraverserà il cielo […] Tutto questo durerà tre giorni e tre notti: fitte tenebre avvolgeranno la terra […] Durante questi tre giorni bisogna rimanere in casa […] I cadaveri copriranno tutta la Terra […].» (Messaggi a Elena Aiello, 4 aprile 1958). La profezia venne confermata da Santa Faustina Kowalska (ricordata il 5 ottobre), senza però riferimento alla durata.
20 – BEATA MARGHERITA BALL
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Visse nel clima di persecuzione religiosa che fa seguito allo scisma anglicano avviato in Inghilterra da Enrico VIII il quale, con l’“atto di supremazia”, si era dichiarato capo supremo della chiesa d’Inghilterra.
Margherita a 16 anni si sposò con Bartolomeo Ball: erano una coppia affiatata, profondamente religiosa, con una solida posizione economica. Il marito godeva di un prestigio indiscusso che lo portò ad essere anche sindaco di Dublino. La coppia non era allineata con la situazione politico-religiosa dominante: si sentiva e si comportava da vera cattolica, continuando a riconoscere il primato del Papa; nel loro palazzo abitava un cappellano, che celebrava la messa e la loro casa era aperta a incontri di catechesi e momenti di preghiera.
Rimasta vedova, Margherita proseguì nel suo impegno, dando ospitalità in casa sua a sacerdoti e religiosi anche quando ciò diventò estremamente rischioso. Nel frattempo, il figlio Walter stava coltivando l’ambizione di diventare sindaco di Dublino, adattandosi anche, per accedere alla carica, a rinnegare la propria fede e riconoscere la supremazia religiosa della regina d’Inghilterra. Margherita divenne quindi per lui la più acerrima nemica tanto che, una volta diventato sindaco, la fece arrestare con l’accusa di aver dato ospitalità a sacerdoti perseguitati.
Laica del XV° secolo
21 – SAN LUIGI GONZAGA

“Cerco la salvezza, cercatela anche voi!”
“Chi vuole amare Dio non lo ama veramente se non ha un desiderio ardente e costante di soffrire per Lui”
“Per l’assistenza del tuo Angelo Custode, tu gli devi onore, devozione e reverenza, guardandoti dal fare cose che non faresti in presenza di qualunque uomo tuo superiore. Molte sono le virtù che piacciono agli Angeli Santi e che essi desiderano vedere nelle anime nostre: la sobrietà, la castità, la povertà volontaria, le ferventi orazioni; ma soprattutto I’unione, la pace e la fraterna carità”
“Ti confiderò, o illustrissima signora, che meditando le bontà divine, mare senza fondo e senza confini, la mia mente si smarrisce. Non riesco a capacitarmi come il Signore guarda alla mia piccola e breve fatica e mi premi con il riposo eterno e dal cielo mi inviti a quella felicità che io fino ad ora ho cercato con negligenza e offra a me, che assai poche lacrime ho sparso per esso, quel tesoro che è il coronamento di grandi fatiche e pianto” (Dall’ultima lettera alla madre, 10 giugno 1591)
La sua fede maturò molto velocemente: a 7 anni già s’inginocchiava più volte al giorno per recitare i salmi penitenziali. Quando compì 9 anni, Don Ferrante lo portò alla corte del Gran Duca di Toscana insieme al fratello Rodolfo. Qui la lettura di un libro sui misteri del Rosario fece sbocciare nella sua anima la devozione a Maria Santissima: tanto gli si infiammò il cuore per la Vergine che volle offrirLe il suo voto di verginità.
Nel 1580, quando aveva 12 anni, conobbe il Cardinale San Carlo Borromeo (ricordato il 4 novembre) il quale rimase molto stupito nel vedere come Luigi discorreva su temi religiosi. Dopo due ore di conversazione, decise di dargli per la prima volta la Sacra Eucaristia. A 13 anni decise di farsi religioso ma, siccome era ancora molto giovane, non comunicò nulla a suoi genitori ma raddoppiò le sue restrizioni: abolì l’uso del caminetto nella sua stanza e, anche nei rigidi inverni lombardi, si alzava di primo mattino pregando a lungo in ginocchio.
Nel 1591 era a Roma e infuriava la peste. Luigi, al fianco di San Camilo De Lellis (ricordato il 14 luglio), girava per le strade per curare e soccorrere i malati da cui fu contagiato.
Religioso della Compagnia di Gesù del XVI° secolo
Patrono della gioventù cattolica
I SALMI PENITENZIALI
Ricordano le sofferenze e le lamentazioni degli Ebrei durante la dominazione Babilonese. Sono salmi particolarmente efficaci per la “purificazione” della persona. I Salmi Penitenziali sono: 6, 32, 38, 51, 102, 130, 143. Furono raccolti da sant’Agostino sotto il nome di “Sette salmi penitenziali”, che vengono recitati la sera, prima di confessarsi e dopo essersi pentiti di un peccato, o nel periodo di quaresima.
22 – SAN TOMMASO MORO

“Rimango fedele servitore del re, ma prima di Dio“ disse subito prima di essere decapitato per ordine del re Enrico VIII
“Gli uomini, se qualcuno gli fa un brutto tiro, lo scrivono nel marmo; ma se qualcuno gli usa un favore, lo scrivono sulla sabbia”
“Nulla accade che Dio non voglia, ed io sono sicuro che qualunque cosa avvenga, per quanto cattiva appaia, sarà in realtà sempre per il meglio”
“E’ attraverso la ragione che le anime mortali si elevano fino ad amare ed adorare la maestà di Dio, alla quale siamo debitori non soltanto della nostra esistenza ma di qualsiasi felicità”
Era amico e suddito fedele del re Enrico VIII di Inghilterra.
Quando il re decise di prendere in (seconda) sposa Anna Bolena non ottenne il permesso dal Papa di divorziare dalla prima moglie. Il re cercò appigli giuridici e appoggi umani nel suo cancelliere – Tommaso Moro – uomo dottissimo, grande umanista, letterato finissimo, eccellente giurista e devotissimo al suo re, ma non trovò il sostegno che cercava (per poter approvare il divorzio, inoltre, bisognava accettare che capo della Chiesa fosse il re e non più il Papa).
Il re, ferito nell’orgoglio e accecato dalla passione, dimenticò stima e amicizia e fece imprigionare Tommaso. Rinchiuso nella Torre di Londra in attesa del processo Tommaso scrisse “Gesù al Getsemani. De Tristitia Christi”
Laico del XV° secolo
Patrono degli avvocati, politici cattolici e AISE
Per approfondire il LIBRO “Gesù al Getsemani. De Tristitia Christi” premi QUI
23 – SAN JOSÉ MARIA CAFASSO

“Il cielo è pieno di peccatori convertiti di ogni tipo, e c’è spazio per altri”
“Siamo nati per amare, viviamo per amare e moriremo per amare ancora di più”
“Nel giorno del giudizio il Signore mi chiederà se sono stato un buon prete e non un buon deputato”
“Che bella morte morire per amore di Maria! Morire in un giorno dedicato a Maria! Morire in un momento glorioso per Maria! Andare in Paradiso in compagnia di Maria! Avere la felicità di essere vicino a Maria per tutta l’eternità!”
Voleva essere un uomo di Dio nelle piccole azioni quotidiane facendo “quello che può tornare a maggior gloria di Dio e a vantaggio delle anime”.
San Giuseppe Cafasso educò molti sacerdoti ad essere buoni confessori e direttori spirituali, preoccupati del vero bene spirituale della persona e animati da grande equilibrio nel far sentire sua la misericordia di Dio che un acuto e vivo senso del peccato.
Inoltre dedicava molte delle sue attenzioni agli ultimi, in particolare ai carcerati che nella Torino ottocentesca vivevano in luoghi disumani e disumanizzanti. Anche in questo delicato servizio, svolto per più di vent’anni, egli fu sempre il buon pastore, comprensivo e compassionevole: tale qualità era percepita dai detenuti che finivano per essere conquistati da quell’amore sincero la cui origine era Dio stesso.
Presbitero del XIX° secolo
Patrono dei Carcerati, condannati a morte
Il Santo accompagnò al patibolo, dopo averli confessati ed aver amministrato loro l’Eucaristia, 57 condannati a morte. Li accompagnò con profondo amore fino all’ultimo respiro della loro esistenza terrena. Per chi ha desiderio di approfondire, si propone il TESTO “Preparation for death”. Premi QUI
24 – SAN MARÍA GUADALUPE GARCÍA ZAVALA
Le parole che la Beata ripeteva frequentemente negli ultimi giorni di vita furono: “Presto me ne andrò! Gesù e Maria mi stanno aspettando… aiutatemi ad arrivare presto… Pregate per me… mettetemi il mio abito… Gesù mio, misericordia… Perdono… Misericordia… Dolce Cuore di Maria, aiutami… Preghiamo, sto andando in cielo”.
Nel 1898, all’età di 20 anni, si iscrisse alla Conferenza della Beata Margherita, filiazione di quella di San Vincenzo de’ Paoli, la quale si dedicava esclusivamente ad opere di carità. Lupita, amabile e servizievole con tutti e fidanzata con Gustavo Arreola, era ormai già promessa sposa ma all’età di 23 anni sentì la chiamata a consacrarsi alla vita religiosa per potersi dedicare soprattutto alla cura degli infermi e dei poveri.
Confidò la sua inquietudine al proprio direttore spirituale il quale le comunicò, a sua volta, di aver avuto l’ispirazione di fondare una Congregazione religiosa per curare gli infermi dell’ospedale e la invitava a dare inizio a questa opera. Fu così che insieme fondarono la Congregazione Religiosa delle Serve di Santa Margherita Maria e dei Poveri.
Madre Lupita svolse la mansione di infermiera. Si inginocchiava sul pavimento per curare i malati nell’ospedale che all’inizio era carente di strutture sanitarie e di molte suppellettili; tuttavia vi regnò sempre la tenerezza e la compassione, poiché ella cercava soprattutto di curarne la vita spirituale. Nel 1911 in Messico ci fu la caduta del governo e la progressiva presa del potere da parte dei rivoluzionari: in questa situazione, che si protrasse fino al 1936, la Chiesa fu pesantemente perseguitata e Lupita mise a rischio la propria vita e quella delle sue compagne, pur di nascondere nell’ospedale alcuni sacerdoti e l’arcivescovo stesso di Guadalajara. Allo stesso tempo, le suore davano da mangiare ai soldati che le perseguitavano e li curavano quando venivano feriti; questo fu uno dei motivi per cui i soldati accampati presso l’ospedale le difesero.
Religiosa del XX° secolo
Fondatrice della congregazione delle ancelle di Santa Margherita Maria e dei Poveri
25 – BEATA DOROTEA DI MONTAU

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Nacque nel 1347 in Prussia. Andò sposa a 16 anni ad Adalberto, un uomo benestante e buon cristiano, ma dal carattere difficile; ebbero nove figli che morirono tutti in giovane età, eccezion fatta per una che vestì l’abito benedettino.
A 31 anni ebbe le prime estasi che, in un primo momento, non raccolsero consensi da parte del marito. Più tardi decisero di fare un pellegrinaggio a Roma per venerare le tombe degli apostoli, ma Adalberto morì. Dorotea, al rientro, decise di trasferirsi a Marienwerder dove incontrò il suo direttore spirituale: era un saggio teologo e, accortosi della grandezza spirituale della penitente, iniziò nel 1392 a trascrivere le sue visioni e il suo insegnamento. Oltre all’Ordine Teutonico, di cui faceva parte il suo direttore spirituale, Dorotea fu vicina alla spiritualità domenicana ed ebbe come modello Santa Brigida, ricordata il 23 luglio (la sua spiritualità è stata paragonata anche a quella di Santa Caterina da Siena, ricordata il 29 aprile).
La dottrina di Dorotea si propone di rinnovare l’uomo attraverso tre percorsi: (1.) rimuovere il peccato che toglie all’uomo la somiglianza a Dio, rendendolo simile alle bestie, purificarsi attraverso l’umiltà e le penitenze che fanno crescere le virtù teologali e morali, partecipazione alla Passione di Cristo, dedizione ai poveri, desiderio dell’Eucaristia. (2.) Attraverso un lungo percorso di rinnegamento di sé l’anima è successivamente, in modo graduale, trasformata dallo Spirito Santo. (3.) Lo stadio ultimo è quello “unitivo”, che inizia col rinnovamento del cuore.
Mistica del XIV° secolo
Nell’iconografia è raffigurata con il libro delle sue rivelazioni, la corona del rosario e cinque frecce che alludono alle sue stigmate invisibili al mondo.
26 – SAN JOSÉ MARÍA ESCRIVÁ DE BALAGUER

“Se non hai un piano di vita, non avrai mai ordine”
“Un santo senza orazione? Non credo a questa santità”
” -La messa è lunga- tu dici. E io rispondo: -Perché il tuo amore è poco-“
“Uno sguardo al passato. E… lamentarti? No: è sterile. Imparare: questo è fecondo.”
“Se non ci sono difficoltà, le nostre occupazioni non hanno attrattiva umana… né soprannaturale. Se, nel piantare un chiodo nel muro, non trovi resistenza, che cosa ci potrai mai appendere?”
“Non dire: – Quella persona mi infastidisce -. Pensa: – Quella persona mi santifica -. Non dire – Sono fatto così…sono cose del mio carattere – . Sono cose della tua mancanza di carattere: sii uomo.”
Era il 1918: una mattina d’inverno guardava assorto la neve e il suo sguardo cadde sulle orme che avevano lasciato due piedi scalzi…capì che erano le impronte di uno dei frati carmelitani da poco giunti in città e pensò: “Altri fanno tanti sacrifici per Dio e per il prossimo, e io non sarò capace di offrirgli nulla?”; maturò così, a 16 anni, la decisione di diventare sacerdote.
Ricevuto l’ordinazione nel 1925, dopo soli tre anni fondò la Prelatura della Santa Croce e Opus Dei. L’obiettivo era quello di diffondere il messaggio che il lavoro e le circostanze ordinarie sono occasione di incontro con Dio e di servizio nei confronti degli altri, per il miglioramento della società
Presbitero del XX° secolo
Fondatore dell’Opus Dei. Per conoscere meglio la congregazione premi QUI
27 – SANTA MARGHERITA BAYS

“Otterrò qualcos’altro, se non ricevo ciò che chiedo”
“Gesù ha sofferto per me e se vuole ciò che succede è per farmi espiare i miei peccati”
“Bisogna pensare che Dio è presente ovunque; bisogna pensare a Dio durante la giornata”
“Bisogna consolare Nostra Signora per le sue sofferenze durante la passione di Suo Figlio Gesù. Amate e onorate Nostra Signora dei Sette Dolori. Mai potreste capire quello che ha sofferto per noi”
Sin dall’infanzia si sentì portata per la preghiera e per una vita raccolta, ma non volle mai entrare in nessuna congregazione religiosa: preferì servire i suoi familiari e gli abitanti del villaggio mantenendosi con il lavoro di sarta.
Sia nella propria casa, sia in quelle dove si recava per lavoro, invitava i presenti a recitare con lei una o due poste di Rosario. Le piaceva fare a piedi lunghi e faticosi pellegrinaggi ai santuari mariani, sia sola che con amici. Viveva costantemente alla presenza di Dio e alimentava questo sentimento con una costante preghiera.
A 35 anni (1850) le fu diagnosticato un cancro all’intestino ma pregò la Madonna di farla guarire pur di non essere sottoposta a cure che avrebbero messo a rischio la sua intimità. L’8 dicembre 1854, lo stesso giorno in cui il Beato Papa Pio IX (ricordato il 7 febbraio) proclamò il dogma dell’Immacolata Concezione, Margherita fu sanata. Da allora, però, ebbe altri dolori collegati alla Passione di Gesù che riviveva ogni venerdì e durante la Settimana Santa.
Terziaria francescana del XIX° secolo
28 – SANTA VINCENZA GEROSA
“Chi sa il Crocifisso sa tutto”
“Amatevi scambievolmente e avrete la benedizione di Dio”
Cresciuta in un contesto profondamente cristiano, coltivò con entusiasmo la sua vita di fede, rivelando una grande passione per il Crocifisso da cui attingeva forza e serenità per affrontare le contraddizioni e le prove familiari. Era ormai sulla quarantina quando nella sua vita irruppe la giovane Bartolomea Capitanio (futura santa), appena uscita dall’educandato delle clarisse, fresca di studi e con audaci programmi di carità cristiana. Frequentava l’oratorio che Santa Vincenza aveva avviato nella sua casa e con lei si occupava dei malati dell’ospedale, aperto in un edificio donato dagli stessi Gerosa.
In suor Vincenza, pur così diversa per età e per indole, Bartolomea vide la compagna ideale per realizzare il progetto di un istituto tutto fondato sulla carità, che soccorreva i tanti bisogni del tempo e di ogni tempo. La proposta sembrava troppo ardita a Santa Vincenza ma poi il consiglio dei sacerdoti di Lovere la portò ad accettare la proposta, che lei accolse umilmente come misterioso disegno di Dio nella sua vita. Così, nel 1832 nacque a Lovere l’Istituto delle Suore di carità; dopo breve tempo Bartolomea si ammalò e nel giro di pochi mesi morì, stroncata dalla tisi, a 26 anni di vita.
Nel 1836 a Lovere scoppiò il colera e suor Vincenza – lesse in quell’emergenza il bisogno maggiore; spostò i malati cronici in un’altra casa e nell’ospedale accolse i colerosi; alle sue figlie (le suore che entrarono a far parte dell’Istituto) non impose l’obbligo di aiutarla ad assisterli, fu lei a mettersi in prima linea. La storia ci racconta che tutte le corsero dietro.
Religiosa del XIX° secolo
Cofondatrice dell’Istituto delle suore della carità, dette di Maria Bambina
29 – SANTI PIETRO E PAOLO

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La celebrazione è di antica origine cristiana, la data selezionata è l’anniversario della loro morte o la traslazione delle loro reliquie
San Pietro è stato uno dei dodici apostoli di Gesù; la Chiesa cattolica lo considera il primo papa. Nato in Galilea, fu un pescatore ebreo di Cafarnao. Divenuto apostolo di Gesù dopo essere stato chiamato presso il lago di Galilea, fece parte della cerchia ristretta (insieme a Giovanni e Giacomo) dei tre che assistettero alla resurrezione della figlia di Giairo, alla trasfigurazione sul monte Tabor e all’agonia di Gesù nell’orto degli ulivi. Secondo la tradizione, divenne primo vescovo di Antiochia di Siria per circa 30 anni, dal 34 al 64 d.C., continuò la sua predicazione fino a Roma dove morì fra il 64 e il 67 d.C., durante le persecuzioni anticristiane ordinate dall’imperatore romano Nerone. A Roma, Pietro e Paolo sono venerati insieme come colonne fondanti della Chiesa.
San Paolo, secondo i testi biblici, era un ebreo ellenizzato, che godeva della cittadinanza romana. Non conobbe direttamente Gesù, e, come tanti connazionali, avversava la neo-istituita Chiesa cristiana, arrivando a perseguitarla direttamente. Si convertì successivamente al cristianesimo mentre, recandosi da Gerusalemme a Damasco per organizzare la repressione dei cristiani della città, fu improvvisamente avvolto da una luce fortissima e udì la voce di Gesù che gli diceva: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?” (At 9). Reso cieco da quella luce divina, vagò per tre giorni a Damasco, dove fu poi guarito dal capo della piccola comunità cristiana di quella città, Anania. L’episodio, noto come “conversione di Paolo”, diede l’inizio all’opera di evangelizzazione di Paolo.
PERCHE’ VENGONO FESTEGGIATI INSIEME?
Perché la loro fedeltà a Cristo, tanto ardua da non temere il martirio, li ha resi per le comunità cristiane le due principali radici della Chiesa. Nell’iconografia sono spesso raffigurati insieme: San Pietro ha in mano delle chiave mentre San Paolo una spada.
30 – BEATO GENNARIO MARIA SARNELLI
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Nacque a Napoli nel 1702 e già nel 1722 si laureò in diritto canonico e civile. Esercitò l’avvocatura fino al 1728 (in questi anni conobbe un altro avvocato ovvero Alfonso Maria de’ Liguori, ricordato il 1° agosto) per intraprendere la strada del sacerdozio.
Nel 1732 divenne sacerdote, lo stesso anno in cui Alfonso fondò la nuova Congregazione del Santissimo Redentore (Redentoristi). Gennaro aderì l’anno dopo ed insieme intrapresero una serie di missioni in tutta la Costiera Amalfitana e nei paesi dell’entroterra. Nel 1736 rientrò a Napoli dove si dedicò all’evangelizzazione tra le prostitute. Si adoperò, inoltre, per l’assistenza religiosa e materiale ai «facchinelli» (minori sfruttati per il lavoro). Si distinse per fervore religioso e per l’assistenza assidua ai poveri degli ospedali napoletani, specie in quello denominato degli “Incurabili”.
Sant’Alfonso Maria de’ Liguori aveva una devozione speciale per San Giuseppe (la cui memoria è il 19 marzo), devozione nata anche grazie al contributo del Beato il quale cercò di diffondere tra il popolo la pia pratica de “I sette dolori e le sette allegrezze di san Giuseppe”.
Presbitero appartenente alla congregazione del Santissimo Redentore del XVIII° secolo
Per approfondire la PREGHIERA “dei sette dolori e delle sette allegrezze di San Giuseppe” premi QUI
Luglio
03 – SAN TOMMASO APOSTOLO

«Mio Signore e mio Dio!»
Dal Vangelo secondo Giovanni 20, 24-29 – Tommaso incredulo e credente
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Apostolo
Patrono di architetti, artisti, carpentieri, giudici, muratori, scalpellini, geometri, agrimensori
04 – BEATO PIER GIORGIO FRASSATI

“L’avvenire è nelle mani di Dio e meglio di così non potrebbe andare!”
“Tu mi domandi se sono allegro; e come non potrei esserlo? Finché la fede mi darà la forza sarò sempre allegro”
“Con tutta la forza della mia anima esorto voi giovani ad avvicinarvi al tavolo della Comunione tutte le volte che potete. Nutriti di questo pane di angeli da dove attirerai tutta l’energia necessaria per combattere le battaglie interiori. Perché la vera felicità, cari amici, non consiste nei piaceri del mondo o nelle cose terrene, ma nella pace della coscienza, che abbiamo solo se siamo puri di cuore e di mente”
Torinese, amico di tutti, esprimeva sempre una fiducia illimitata e completa in Dio e nella Provvidenza ed affrontava le situazioni difficili con impegno, serenità e letizia. Si iscrisse a diverse congregazioni e associazioni cattoliche e fondò con i suoi amici più cari una “società” allegra denominata “Tipi loschi” per condividere in letizia e comunione fraterna le gite in montagna; l’amicizia era fondata sulla fede e la preghiera reciproca.
Leggeva appassionatamente San Tommaso d’Aquino (ricordato il 28 gennaio) e, soprattutto, Santa Caterina da Siena (ricordata il 29 aprile). Nel 1922 indossò l’abito di terziario domenicano – come laico – e, da fervente discepolo di San Domenico, recitava ogni giorno il Rosario. Lo portava sempre nel taschino della giacca, non esitando a tirarlo fuori in qualsiasi momento per pregare, anche in tram o sul treno, persino per strada: “Il mio testamento – diceva, mostrando la corona del Rosario – lo porto sempre in tasca”.
Terziario domenicano del XX° secolo
Patrono delle confraternite e dei giovani di Azione cattolica
05 – SANT’ANTONIO MARIA ZACCARIA

“È proprio dei grandi cuori mettersi al servizio degli altri senza ricompensa e combattere non in vista della paga”
“Corriamo come matti non solo a Dio, ma ancora verso il prossimo, il quale è il mezzo che riceve quello che non possiamo dare a Dio, non avendo Egli bisogno dei nostri beni” così scrisse ai suoi primi confratelli in una lettera d’esortazione
A Milano, intorno al 1535, fondò la “Congregazione dei chierici regolari di San Paolo” nei pressi della chiesa di San Barnaba (che i milanesi chiamarono “Barnabiti”). I tre collegi della nuova famiglia spirituale fecero subito parlare di sé per le loro pratiche, le loro penitenze, il loro modo di vestire, la loro predicazione talvolta provocatoria. Fra le iniziative che si devono a loro va ricordata l’usanza di suonare le campane alle 15.00 del venerdì, in ricordo della morte di Gesù e l’esposizione solenne dell’Eucaristia, a turno nelle chiese della città (le cosiddette Quarantore).
Sant’Antonio Maria voleva ridare vigore alla pietà popolare e riaccendere i cuori con l’amore per Gesù. Fin dalla fanciullezza dimostrò il suo amore per gli ultimi come quando – in una fredda giornata d’inverno – tornò a casa senza mantello perché lo aveva messo sulle spalle di un povero. Già da giovane medico avvertiva l’urgenza di spiegare le Sacre Scritture e trasmettere le verità di fede a grandi e piccoli, in un’epoca contraddistinta dalla nascita delle eresie di Lutero. Nel 1529 (a 27 anni) divenne sacerdote, ma morì solo 10 anni dopo.
Presbitero del XVI° secolo
Fondatore della Congregazione dei Chierici Regolari di San Paolo, meglio noti col nome di “Barnabiti”
06 – SANTA MARIA GORETTI

“Per amore di Gesù perdono il mio aggressore” disse prima di morire
Rimase orfana del padre a soli 10 anni (correva l’anno 1900). La madre decise di rimanere a Ferriere e di lavorare ancora in società con la famiglia Serenelli. Maria, sensibile e affettuosa, soffrì molto per la morte del babbo; tuttavia con tenerezza confortava la madre.
Nonostante l’età matura, non aveva ancora fatto la sua Prima Comunione: ne aveva un gran desiderio e lo manifestava a sua madre ma lei, presa dal lavoro e sempre a corto di denaro, la rimandava a tempi migliori. Maria insistette: imparò velocemente il catechismo e così ricevette la sua Prima Comunione. Dopo si impegnò ancora di più nella via della bontà: volle essere anzitutto l’angelo consolatore della mamma. Le infondeva coraggio e fiducia nella Provvidenza, le ubbidiva in tutto, cercava di alleggerirle il lavoro, pensando alla pulizia della casa, alla preparazione dei pasti, alla custodia dei fratellini, al rammendo delle vesti.
Alessandro Serenelli, di 18 anni e figlio dei datori di lavoro della famiglia Goretti, s’innamorò di Maria la quale, però, continuava a rifiutare le sue avance. Il 5 luglio del 1902 Alessandro, accecato dall’ira per per le sue resistenze, la uccise. Fu condannato a 30 anni di reclusione dove maturò il pentimento e si convertì alla religione cattolica. Anni dopo avrebbe raccontato di aver tentato una riconciliazione con la famiglia e la religione in seguito a un sogno in cui la sua vittima gli offriva dei gigli che si trasformavano in fiammelle.
Laica del XX° secolo
Patrona della gioventù
07 – BEATO PIETRO TO ROT

“É bello morire per la fede”
Nacque nel 1912 in Papua Nuova Guinea da una famiglia cattolica. Ereditò dal padre le doti del leader (era un capotribù influente e carismatico, tra i primi convertiti al cattolicesimo) e dalla madre la particolare sensibilità per la religione. Pietro era portato per l’insegnamento, era un ottimo conoscitore della Bibbia ed era capace di relazionarsi con tutti, con un forte ascendente soprattutto sui giovani. A 24 anni si sposò con Paula Varpit, una ragazza di 16 anni con cui condivideva la fede e gli ideali. La gente vedeva che il giovane viveva ciò che insegnava e lo ammirava per la forza del carattere, la coerenza e la generosità che dimostrava.
Nel 1942 l’esercito imperiale giapponese attaccò ed occupò l’intera regione, prendendo subito di mira la religione portata dagli occidentali: tutti i missionari europei vennero cacciati o internati nei campi di concentramento. L’unico a rimanere “sul campo” fu proprio Pietro perché indigeno e laico. Con naturalezza e semplicità si prese così in carico la comunità rimasta senza sacerdote. In particolare, si fece notare dall’esercito quando prese posizione netta contro la poligamia che i giapponesi volevano di nuovo introdurre: Pietro sapeva che, così facendo, stava segnando irrimediabilmente la sua sorte ma con grande serenità diceva a tutti che “è bello morire per la fede”.
Laico del XXI° secolo
Nel 1995 è diventato il primo beato papuano.
08 – SANTI AQUILA E PRISCILLA
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Aquila era giudeo originario del Ponto trapiantato a Roma, mentre Prisca (detta anche Priscilla) era romana. Convertiti al cristianesimo, erano molto legati a San Paolo apostolo e furono suoi collaboratori nella diffusione del Vangelo.
Erano stati scacciati da Roma da un editto dell’imperatore Claudio che espelleva i giudei e si erano stabiliti a Corinto. Qui Paolo li incontrò nel 50 e “si stabilì nella loro casa e lavorava” (At 18, 1-3); di mestiere facevano i tessitori di tende. Quando Paolo andò a Efeso, verso l’anno 54, tutti e due lo accompagnarono. Nella loro casa si riunivano i cristiani, come precisa l’Apostolo stesso: “Vi salutano molto nel Signore Aquila e Prisca, con le comunità che si raduna nella loro casa” (1Cor 16,19). E sempre loro, a Efeso, completarono l’istruzione cristiana di Apollo. Verso il 57 tornarono a Roma, come attesta ancora Paolo: “Salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori in Cristo Gesù” (Rm 16, 3). Egli aggiunge, alludendo ad avvenimenti per altro sconosciuti “per salvarmi la vita, essi hanno rischiato la loro testa, ed ad essi non io soltanto sono grato, ma tutte le chiese dei gentili” (Rm 16, 4). Verso la fine della sua vita Paolo prega Timoteo di salutare “Prisca e Aquila”, i quali si erano recati evidentemente di nuova a Efeso, dove risiedeva Timoteo.
Sposi e martiri, discepoli di San Paolo
Patroni dei fabbricanti di tele per tende e architetti
09 – SANTA VERONICA GIULIANI

“La vera vita è quando si ama Dio e ci scordiamo di noi”
“Non posso dire altro: Dio è pazzo, fa pazzie d’amore; resto anch’io impazzita, attonita per tanto bene”
“Io non capivo e non potevo comprendere come potevate fare voi altri sacerdoti a tenere quel Dio fra le vostre mani e non impazzire d’amore”
“Ho avuto un rimprovero da Maria SS.ma la quale mi ha fatto capire la sua fedeltà verso di me e la mia infedeltà nel non andare a Lei frequentemente, per chiederle grazie per me e per tutte le persone. Lei è Madre di misericordia e gradisce molto che si ricorra a Lei”
“Non vi è cosa più cara in questa vita che il patire; non vi è cosa più preziosa che la croce; non vi è contento più grato né allegrezza più vera che fare la volontà di Dio, sommo Bene; non vi è spasso né sollievo più dilettevole che cercare il patire; non vi è riposo più soave che stare in croce con l’amato Bene. E in questo non bisogna che noi cerchiamo il sentimento e gusto del nostro spirito”
All’autopsia risultò che il cuore era trafitto da parte a parte. Dopo aver ricevuto le piaghe della Passione di Cristo, infatti – rivela nel diario spirituale – «piansi molto e con tutto il mio cuore pregai il Signore di volerle nascondere agli occhi di tutti». Era il Venerdì Santo del 1697 e Veronica stava domandando umilmente a Dio perdono dei suoi peccati: le apparve Gesù Crocifisso e le impresse le sacre stimmate. Veronica timorosa che ciò che avveniva in lei fosse opera del demonio, non voleva ingannare nessuno. Anche i superiori vollero accertarsi dell’origine del fatto: fu trattata da strega, derisa, maltrattata, privata della Comunione, scomunicata. Ma la pace del cuore non l’abbandonò mai; si rammaricava soltanto di non poter ricevere Gesù ed assistere alla S. Messa. Cessata la dura prova, le consorelle mutarono il loro disprezzo in alta stima.
Tra le altre grazie mistiche concesse a santa Veronica, sono da ricordare due pellegrinaggi mistici alla Santa Casa di Loreto, compiuti spiritualmente il 10 dicembre 1714 e 1715, nella festa della Traslazione Miracolosa della Santa Casa. Nulla sapremmo delle sue esperienze mistiche se il direttore spirituale non le avesse ordinato di trascriverle; lo fece per 30 anni e sono raccolte nel libro il “Tesoro nascosto”.
Monaca clarissa cappuccina del XVII° secolo
Per vedere un FILM che tratta la vita della Santa premi QUI
09 – BEATA GIOVANNA SCOPELLI

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Nacque a Reggio Emilia nel 1428. La sua vocazione religiosa fiorì sin da piccola ma, dato che i genitori volevano maritarla, dovette affrontare varie controversie. Alla loro morte, cominciò a occuparsi della fondazione di un convento carmelitano in città: rifiutò di usare il denaro ereditato e si ritirò presso una donna di modeste condizioni economiche. Intanto si affidò alla Divina Provvidenza per trovare un luogo adatto. La grazia arrivò: con l’appoggio del Vescovo le venne affidata la chiesa di san Bernardo (aveva anche pregato per avere un segno divino di approvazione alla sua scelta di fare lì il nuovo convento carmelitano e le era apparso San Bernardo per incoraggiarla). Gli inizi del nuovo monastero si datano 1485, quando il nome della chiesa cambiò in Santa Maria del Popolo (detto “le Bianche”).
Giovanna trascorreva lunghi momenti di preghiera solitaria durante la giornata, digiunava tutto l’anno, mangiando solo pane e acqua da settembre fino a Pasqua e infliggendosi mortificazioni estreme. Era assai devota alla Madonna e molte guarigioni miracolose furono attribuite alle sue preghiere.
Inoltre si guadagnò la fama di efficace guaritrice e guida spirituale. Avvennero altri miracoli: per esempio, la dispensa vuota del convento si riempì, mentre pregava implorando cibo per le monache che avevano fame. Ancora, nella notte di Natale contemplò la vista di Gesù bambino tra le braccia di Maria. Lo vide poi per Pasqua gloriosamente risorto, ma era maltrattata dal demonio che spesso le balzava addosso per soffocarla, la picchiava e una volta la fece cadere dalle scale.
Monaca carmelitana del XV° secolo
10 – SAN PIETRO (VINCIOLI) DA PERUGIA

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Oltre ad essere monaco fu anche architetto: a lui si deve, infatti, la costruzione, nel X° secolo, della chiesa di San Pietro (edificio che fu costantemente arricchito nei secoli successivi) con annesso il monastero benedettino di cui lui stesso fu abate. Prima, in quel luogo, esisteva una chiesetta in rovina che era stata la cattedrale di Perugia nei secoli passati. Si racconta che proprio durante la costruzione del nuovo luogo di culto egli compì molti prodigi.
Pietro viene ricordato anche come grande esempio di carità verso i poveri, dei quali si occupò costantemente e come difensore della sua città dalle durissime vessazioni imposte dagli imperatori tedeschi del periodo.
Monaco benedettino del X° secolo
11 – SAN BENEDETTO DA NORCIA

“Correte mentre avete la Luce”
“Nulla anteporre all’amore di Cristo”
“Ogni volta che inizi un’opera buona, devi prima di tutto rivolgere un pressante appello a Cristo nostro Signore perché la porti alla perfezione”
Iniziò la sua opera a Subiaco ma nel 529, nei dintorni dell’Abbazia, dimorava un prete di nome Fiorenzo il quale, vedendo sempre meno affluenza nelle proprie messe, fu assalito da forte invidia e reso ormai cieco da quella tenebrosa passione inviò del pane avvelenato presentandolo come pane benedetto in segno di amicizia. San Benedetto riconobbe l’inganno e diede ordine ad un corvo (che era solito nutrirsi giornalmente con il pane del Santo) di portarlo lontano dove nessun uomo lo potesse ritrovare. Il Santo prese comunque la decisione di cambiare città per evitare che l’invidia di don Fiorenzo nuocesse ai cittadini ma, poco dopo aver lasciato la città, don Fiorenzo morì improvvisamente.
Nonostante ciò, San Benedetto non rientrò a Subiaco. Si diresse verso Cassino dove fondò il monastero di Montecassino, edificato sopra i resti di templi pagani. Lo arricchì di oratori in onore di San Giovanni Battista, da sempre ritenuto un modello di pratica ascetica, e di San Martino di Tours, che era stato iniziatore in Gallia della vita monastica.
Morì circa un mese dopo la sorella gemella Santa Scolastica (ricordata il 10 febbraio) nella cappella di Montecassino mentre era in piedi, con le braccia alzate in cielo, sostenuto dai fratelli del monastero, poco dopo aver ricevuto la Santa Comunione.
Monaco del VI° secolo
Fondatore dell’Ordine di San Benedetto
Patrono d’Europa e varie città. Patrono di Agricoltori, Agronomi, Architetti, Chimici, Ingegneri e Speleologi
Si dice che il santo fu il primo padre esorcista che la storia ricordi: infatti fu spesso preso di mira dal demonio ma scampò alle sue insidie. Da sempre la sua MEDAGLIA viene considerata efficace come protezione dagli attacchi del maligno, sia per la persona che per la casa. Per maggiori informazioni premi QUI
12 – SANTA MARIE-AZÉLIE GUÉRIN E LOUIS MARTIN

“So perché il buon Dio mi ha inviato questa prova: non avevo mai subito alcuna umiliazione nella mia vita, e ho bisogno di averne qualcuna” disse Louis Martin In un momento di lucidità a un medico
Louis, di indole contemplativa, amante della poesia, del disegno e della pittura, da giovane tentò di entrare in un monastero di San Bernardo, ma fu rifiutato per la sua mancanza di conoscenza del latino. Per un certo periodo, mentre lavorava come orologiaio e orefice, ne intraprese lo studio ma in seguito abbandonò tale progetto.
Marie-Azélie ricevette una formazione che la rese un’abile fabbricante di merletti col Punto di Alençon. Aveva il desiderio della vita religiosa, ma la sua salute precaria e il giudizio negativo della Superiora delle Figlie della Carità di Alençon la dissuasero. Più avanti incontrò provvidenzialmente un uomo sul ponte Saint Leonard: aveva una nobile fisionomia, l’andatura riservata, l’atteggiamento pieno di dignità. Ne rimase impressionata. Nello stesso tempo, una voce interiore le mormorò in segreto: “È quest’uomo che ho preparato per te”. Si trattava di Louis.
La coppia ebbe la gioia di dare la nascita a nove bambini (tra questi ci fu Santa Teresa di Lisieux ricordata il 1° ottobre). Ne persero quattro in tenera età, ma né i lutti né le prove indebolirono la loro fede profonda, sostenuta dalla frequentazione quotidiana dell’Eucaristia e dalla devozione filiale verso la Vergine Maria. Marie-Azélie morì di cancro al seno a 45 anni, lasciando Louis con cinque figlie tra i 4 e i 17 anni. L’uomo offrì loro una vita ordinata e stabile, piena di giochi, preghiera e letture spirituali. Col tempo, tuttavia, le sue condizioni mentali iniziarono a declinare, forse per via degli ictus che aveva subito. Santa Teresa scrisse riferendosi a quel periodo:
“In Paradiso gioiremo ricordando questi giorni oscuri di esilio. I tre anni del martirio di mio padre mi sembrano la parte più dolce e feconda della nostra vita. Non li cambierei per le estasi più sublimi, e il mio cuore grida di gratitudine per un tesoro così prezioso: “Abbiamo gioito per i giorni in cui ci hai afflitti”. Questa croce amara è stata dolce e preziosa, e il nostro cuore ha emesso sospiri di amore grato. Non abbiamo più camminato – abbiamo corso, abbiamo volato sulla via della perfezione”.
Genitori di S. Teresa di Gesù Bambino, XIX° secolo
13 – BEATO FERDINANDO MARIA BACCILIERI
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Nel 1852 fu nominato parroco a Galeazza Pepoli (BO), dove rimase 41 anni, fino alla morte. Trasformò radicalmente la sua parrocchia con l’esempio della sua santità e per la sua vasta opera pastorale il cardinale Parocchi lo paragonò al santo Curato d’Ars (ricordato il 4 agosto): Ferdinando ispirò il suo sacerdozio proprio a lui, dedicandosi alla direzione spirituale e alle confessioni alle quali dedicava anche 10 ore al giorno. Infatti, diceva sempre che la confessione è l’incontro con la misericordia e con l’Amore Divino e che il Signore null’altro desidera se non dare sollievo alle anime.
Creò quattordici associazioni religiose, senza trascurare le opere di carità. Diffuse la devozione alla Vergine addolorata, alla quale consacrò la sua parrocchia. Morì improvvisamente alle ore 3:40 del mattino, con la testa china su un libro di meditazione sulla passione di Cristo aperto sullo scrittoio dello studio.
Presbitero del XIX° secolo
Terziario dei Servi di Maria e fondatore della Congregazione delle Serve di Maria di Galeazza
14 – SAN CAMILLO DE LELLIS

“Non bisogna mai perdere di vista Dio, ma contemplare il Creatore nella Creatura”
“Dio è tutto, il resto è nulla. Salvare l’anima è l’unico impegno della vita che è breve”
“Un buon soldato muore in guerra, un buon marinaio muore in mare, un buon ministro degli infermi muore all’ospedale”
“Padri e fratelli miei, miriamo nei malati la persona stessa di Cristo. Questi malati cui serviamo ci fanno vedere un giorno il volto di Dio”
Mentre San Luigi Gonzaga (ricordato il 21 giugno) si trovava a Roma, sulla città si abbatterono diversi drammi, uno dopo l’altro: prima la siccità, poi la carestia, infine un’epidemia di peste. Fedele al motto “Come gli altri”, cioè dimentico delle proprie origini nobili come dei privilegi derivanti dal suo stato di salute, Luigi andò tra gli “appestati” per curarli e soccorrerli, al fianco di San Camilo De Lellis.
Nato a Bucchianico, in provincia di Chieti, nel 1550, San Camillo dal 1586 è emblematicamente legato alla croce rossa che egli ottenne di portare cucita sull’abito religioso. In particolare, come padre Sanzio Cicatelli, primo biografo del Santo, “per tre ragioni piacque al padre nostro che portassimo la Croce ne’ vestimenti, tenendola per nostra impresa e insegna. La prima, per far distinzione dall’abito della Compagnia di Gesù. La seconda, per far conoscere al mondo che tutti noi segnati di questo impronto di Croce siamo come schiavi venduti e dedicati per servigio de’ poveri infermi. E la terza, per dimostrare che questa è religione di croce, cioè di morte, di patimenti e di fatica, acciò quelli che vorranno seguitar il nostro modo di vita, si presuppongano di venir ad abbracciare la Croce, di abnegar se stessi e di seguitar Gesù Cristo fino alla morte”.
Presbitero del XVI° secolo
Fondatore dell’Ordine dei Chierici Regolari Ministri degli Infermi (Camilliani)
Patrono dei malati, ospedali, infermieri, sanità militare
15 – SAN BONAVENTURA DA BAGNOREGIO

“La preghiera è madre e origine di ogni elevazione spirituale”
“Chi dunque vuol salire, deve evitare il peccato che deforma la natura”
“La migliore perfezione di un uomo religioso è fare le cose comuni in modo perfetto. Una fedeltà costante nelle piccole cose è una virtù grande ed eroica”
“L’uomo accecato e avvilito siede nelle tenebre e non riesce a vedere la luce celeste se non lo soccorre la grazia con la giustizia contro la concupiscenza e la scienza congiunta alla sapienza contro l’ignoranza”
Si dice che da bambino fu guarito da San Francesco (ricordato il 4 ottobre), che avrebbe esclamato: “Oh bona ventura”, ma non si hanno fonti certe. Probabilmente sono stati l’esempio e l’influenza di Alessandro di Hales a spingere il santo a farsi francescano.
Dal 1257 al 1274 fu ministro generale dell’Ordine francescano, del quale è ritenuto quasi un secondo fondatore. Sotto la sua guida furono pubblicate le Costituzioni narbonesi, su cui si basarono tutte le successive costituzioni dell’Ordine. Su sua richiesta venne incrementata la devozione alla Vergine Maria e, sempre per sua volontà, venne ordinato di suonare ogni sera la campana all’ora di compieta per invitare tutto il popolo a recitare l’Ave Maria. Da ciò ebbe origine la recita dell’Angelus.
Venne canonizzato da papa Sisto IV nel 1482 e proclamato Dottore della Chiesa da papa Sisto V nel 1588 ed è considerato uno tra i più importanti biografi di San Francesco d’Assisi.
Cardinale del XIII° secolo
Patrono dei facchini, fattorini, teologi e tessitori
16 – SANTA ERMENGARDA

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Figlia di re Luigi di Germania, assieme alle tre sorelle Ildegarda, Gisla e Berta decise già in giovane età di portare il velo. Quando divenne suora, suo padre le donò il Convento Agostiniano Buchau am Federsee del quale fu badessa fino all’857.
In quanto figlia del re, ricevette l’educazione che all’epoca spettava alle donne di questo rango; tuttavia sin dalla prima infanzia disprezzò la vita sfarzosa della corte e decise di condurre una vita al servizio del Signore. Fu amata da tutti poiché si occupava degli indigenti e dei bisognosi nella zona del Chiemsee. Cercava di mangiare poco e conduceva una vita all’insegna della penitenza.
Un vescovo locale scrisse di lei: “Portava le sue greggi all’Agnello, donandogli molte compagne pure [vergini], ed era cara a Dio per i suoi santi meriti, [e] svolgeva molte attività importanti, una sposa devota a Dio suo sposo”.
Monaca benedettina del IX° secolo
17 – SANTA EDVIGE DI POLONIA

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Edvige nacque nel 1374, figlia di Ludovico d’Angiò, re d’Ungheria e Polonia. A solo un anno di età fu promessa in sposa a Guglielmo, erede degli Asburgo al Granducato d’Austria, ma il re Ludovico morì inaspettatamente nel 1382. Gli ungheresi si opposero all’ascesa al trono della regina; in seguito a una considerevole attività diplomatica ed a molti intrighi politici, i polacchi elessero Edvige nel 1384. Si rendeva necessario un matrimonio per potersi assicurare la successione e, a dispetto delle promesse, i nobili polacchi decisero che avrebbe sposato Ladislao Jagellone, granduca di Lituania e Rutenia, che non era ancora cristiano (promise di battezzarsi se il matrimonio avesse avuto luogo).
Ladislao, i suoi fratelli e i nobili lituani che erano al governo furono battezzati nel febbraio 1386 nella cattedrale di Cracovia, e il matrimonio reale avvenne più tardi nello stesso mese. La corte asburgica non si rassegnò, e mise in circolazione racconti maliziosi sulla coppia. Nel frattempo, Ladislao si dedicò al compito di cristianizzare la Lituania e fondò un monastero di benedettini slavi fuori Cracovia.
Edvige rivolse la sua attenzione anche alla liturgia della cattedrale di Cracovia: desiderava che diventasse un centro di culto permanente, in cambio della grazia che Dio le aveva concesso, perciò fondò un collegio di salmisti, un gruppo di sedici sacerdoti che si alternavano nel cantare i salmi nella cattedrale ventiquattro ore il giorno, interrompendo il canto solo nel caso di una funzione. Durante il suo regno dovette affrontare un certo numero di rivolte e un’invasione della Lituania da parte dei cavalieri teutonici. Le questioni politiche erano complicate, ma cercò sempre di trovare una soluzione pacifica e riuscì persino a sconfiggere i potenti cavalieri con un’attenta negoziazione e il compromesso.
Regina di Polonia del XIV° secolo
18 – SAN FEDERICO DI UTRECHT

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Probabilmente di origine inglese, fu eletto vescovo di Utrecht tra l’825 e l’828 e combatté il paganesimo e l’usanza dei matrimoni incestuosi. Federico poteva contare sull’appoggio dell’imperatore Lotario, ritornato in Frisia dopo l’invasione Normanna.
Avendo rimproverato l’imperatore Ludovico il Pio per aver sposato una seconda donna (Giuditta) quando la moglie era ancora in vita (Irmingarda), sarebbe stato fatto assassinare durante una messa solenne proprio su ordine di Giuditta. Altri però attribuiscono l’assassinio del santo ad un nobile dell’isola di Walcheren , sempre da lui rimproverato, o a un gruppo di pagani che rifiutava di convertirsi.
Anche se i contorni biografici di san Federico si perdono nel tempo, ci sono alcuni punti fermi che mettono in luce soprattutto due aspetti di questo santo vescovo: l’impegno a difendere la fede davanti al dilagare del paganesimo e il coraggio nel denunciare gli abusi e le incoerenze dei potenti.
Vescovo del IX° secolo
19 – BEATO PIETRO CRISCI DA FOLIGNO
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Fa parte dei cosiddetti «santi folli»: così lo definì il contemporaneo e conterraneo beato Iacopone da Todi.
Dopo una giovinezza movimentata, a 30 anni Pietro si convertì. Vendette quanto aveva ereditato dal padre e donò il ricavato ai poveri. Vendette addirittura se stesso come schiavo, ma il padrone lo liberò. Andò quindi a vivere nel campanile della cattedrale di Foligno dove pregava, digiunava e aiutava nelle mansioni più umili. Dedito alle più aspre penitenze, basava la sua spiritualità sull’esempio di Santa Angela da Foligno (ricordata il 4 gennaio) e Santa Chiara di Montefalco (ricordata il 17 agosto).
Vestiva di sacco con i piedi nudi e pregava fissando il sole in cui riconosceva Cristo: l’Inquisizione si interessò del suo caso ma trovò la sua fede limpida e inspiegabile la capacità di guardare il sole senza subire danni alla vista.
Eremita del XIII° secolo
20 – SANT’ELIA
“Sono pieno di zelo per il Signore degli eserciti”
ELIA, IL PROFETA CHE INCONTRA DIO NEL SILENZIO 1 Re 19, 1-13
Acab riferì a Gezabele ciò che Elia aveva fatto e che aveva ucciso di spada tutti i profeti. Gezabele inviò un messaggero a Elia per dirgli: «Gli dèi mi facciano questo e anche di peggio, se domani a quest’ora non avrò reso te come uno di quelli». Elia, impaurito, si alzò e se ne andò per salvarsi. Giunse a Bersabea di Giuda. Là fece sostare il suo ragazzo. Egli si inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto un ginepro. Desideroso di morire, disse: «Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri». Si coricò e si addormentò sotto il ginepro. Allora, ecco un angelo lo toccò e gli disse: «Alzati e mangia!». Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia cotta su pietre roventi e un orcio d’acqua. Mangiò e bevve, quindi tornò a coricarsi. Venne di nuovo l’angelo del Signore, lo toccò e gli disse: «Su mangia, perché è troppo lungo per te il cammino». Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza datagli da quel cibo, camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l’Oreb.
Ivi entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco il Signore gli disse: «Che fai qui, Elia?». Egli rispose: «Sono pieno di zelo per il Signore degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi tentano di togliermi la vita». Gli fu detto: «Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore». Ecco, il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna.
Profeta dell’Antico Testamento
Patrono dell’aeronautica Civile e Militare, dell’Ordine dei Carmelitani e dei cocchieri
Viene invocato contro la siccità
21 – SAN SIMEONE SALOS

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Siriano di origini, durante il suo pellegrinaggio nei luoghi santi incontrò un altro siriano, Giovanni, con cui ritornò da Gerusalemme; entrambi erano ben istruiti, particolarmente dotti in lingua greca. Sulla via del ritorno attraversarono Gerico e videro i monasteri che erano stati eretti lungo il Giordano. Furono attratti dalla vita eremitica e decisero di diventare monaci.
La caratteristica peculiare dell’approccio di Simeone alla vita spirituale fu l’umiltà: credeva non solo di dover accettare di buon grado le umiliazioni mandateci da Dio nella vita di tutti i giorni, ma cercare anche di mortificarsi e di non farsi guidare dalla mente umana in queste questioni.
Monaco del VI° secolo
22 – SANTA MARIA MADDALENA

“Ho visto il Signore” (Gv 20, 18)
“Apostola degli apostoli”: si deve a Tommaso d’Aquino (ricordato il 28 gennaio) questo titolo. Il nome “Maddalena” deriva da da Magdala, il villaggio di pescatori di cui era originaria e situato sulla sponda occidentale del lago Tiberiade. Di lei, racconta l’evangelista Luca nel capitolo 8, 1-2: “In seguito egli se ne andava per le città e i villaggi, predicando e annunziando la buona novella del regno di Dio. C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria di Màgdala, dalla quale erano usciti sette demòni […].”
Nel vangelo compare la sua figura anche nel momento della crocifissione, in Mt 27, 55-56: “C’erano anche là molte donne che stavano a osservare da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra costoro Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedèo”
Infine Maria Maddalena è la prima fra le donne al seguito di Gesù a proclamarLo come Colui che ha vinto la morte. L’evangelista Matteo riporta quanto segue in 28, 1-10: “Passato il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono a visitare il sepolcro. Ed ecco che vi fu un gran terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve. Per lo spavento che ebbero di lui le guardie tremarono tramortite. Ma l’angelo disse alle donne: «Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. È risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: È risuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete. Ecco, io ve l’ho detto». Abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annunzio ai suoi discepoli. Ed ecco Gesù venne loro incontro dicendo: «Salute a voi». Ed esse, avvicinatesi, gli presero i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno».”
Patrona dei giardinieri, profumieri, guantai, prostitute pentite, penitenti, cartai, parrucchieri.
23 – SANTA BRIGIDA DI SVEZIA

Disse Gesù alla Santa “Non amare niente nel modo in cui ami me”
“L’uomo non deve fare nulla per acquistare gli onori né per essere lodato dai suoi simili: spinto dall’amore, deve agire per avere una ricompensa eterna”
“Se l’uomo avesse solo l’anima e non il corpo non potrebbe, con tanta facilità e sublimità meritare un bene così alto, perché non dovrebbe sopportare le sofferenze fisiche, così, affinché l’uomo ottenesse i beni eterni e l’onore del cielo, all’anima è stato congiunto il corpo”
“Le tre cose che suscitano amore sono: pregare Dio perché ci soccorra; pregarlo perché ci liberi dalle dilettazioni perniciose e pregarlo perché ci dia la volontà di piacergli in ogni cosa; infatti non si ottiene l’amore divino se non lo si desidera e tale desiderio non è assennato se non è fondato in Dio”
Nacque in Svezia nel 1303. Fu costretta dal padre a sposare il giovane Ulf Gudmarsson e dalla coppia nacquero otto figli di cui uno sarà Santa Caterina di Svezia. Dopo la morte del coniuge nel 1344, Brigida diede una svolta alla sua vita: indossò l’abito cinerino del Crocifisso, simbolo di povertà e di penitenza, ed entrò in un monastero cistercense. Trascorreva il tempo nella meditazione e nella contemplazione: spesso cadeva in estasi e riceveva molte rivelazioni che poi dettava al suo confessore. In occasione dell’Anno Santo 1350 Brigida si trasferì a Roma (anche qui proseguirono le su rivelazioni)
LA VISIONE DEL PURGATORIO
Nelle sue visioni si narra che un giorno ebbe una visione del Purgatorio: sentì la voce di un Angelo che, consolando le anime, ripeteva queste parole: “Sia benedetto Colui che, vivendo ancora sulla terra, soccorre con operazioni e buone opere le anime purganti, poiché la giustizia di Dio esige che senza l’aiuto dei viventi siano queste necessariamente purificate nel fuoco”. Allo stesso momento, dalle profondità dell’abisso, udì un gruppo di voci che dicevano: “O Cristo, giudice giustissimo, in nome della tua infinita misericordia non guardare ai nostri falli, che sono senza numero, ma ai meriti infiniti della tua preziosissima Passione ed infondi, te ne preghiamo, nel cuore del clero sentimenti di vera carità, onde per le sue preghiere, mortificazioni, elemosine ed indulgenze applicabili in nostro suffragio, siamo soccorse nei nostri estremi bisogni”. E udì ancora altre voci che aggiungevano: “Grazie siano rese a coloro che ci apportano sollievo nelle nostre sventure; la vostra potenza è infinita, o Signore: renda il centuplo ai nostri benefattori, che ci inducono più presto nel soggiorno della vostra luce divina”.
Religiosa del XIV° secolo
Fondatrice dell’Ordine del Santissimo Salvatore
Patrona dei pellegrini e dei viaggiatori. Compatrona d’Europa
Attenzione alle FALSE devozioni: tra queste sono presenti le devozioni di Santa Brigida. Per approfondire premi QUI.
24 – SAN CHARBEL MAKHLUF

“Un uomo che prega vive il mistero dell’esistenza, e un uomo che non prega difficilmente esiste”
“Persevera nella preghiera senza sosta… per capire e vivere secondo la Sua Volontà, non per cambiarla”
“Prima di parlare rifletti bene sulle parole da dire, come chi mette il sasso nella fionda e lo lancia solo quando ha preso bene la mira”
“Non puoi affrontare Satana se non t’inginocchi davanti a Dio. Satana non entra dalle finestre che hai chiuso bene, entra dalla porta che hai aperto per accoglierlo”
“Non vendere l’anima al mercato del mondo, perché è troppo preziosa. Qualunque prezzo che il mondo la paghi è sempre irrisorio in confronto al suo valore. Non venderla, perché il mondo non può pagare il suo prezzo che è il sangue di Cristo sparso sulla croce”
Fin da piccolo parve manifestare grande spiritualità che trovò un terreno fertile quando la madre, rimasta vedova, si sposò con un uomo molto religioso. Fu proprio la figura del patrigno a indirizzare Youssef ad una vita ascetica e alla preghiera quotidiana.
Fin dall’età di 14 anni si dedicava alla cura del gregge di famiglia, ma a 22 anni, senza informare nessuno della sua vocazione, si recò al monastero di Nostra Signora di Mayfouq dove si ritirò in preghiera ed entrò in noviziato scegliendo il nome di Charbel, che significa “storia di Dio”. Dopo essere stato ordinato sacerdote, fu rimandato dai suoi superiori al monastero di Annaya. La fedeltà alla vita comune, l’ubbidienza, la carità verso i confratelli, il lavoro manuale e la disponibilità nel servizio agli ammalati contribuirono alla sua maturazione spirituale.
Qui maturò in lui la volontà di ritirarsi in totale solitudine e di vivere in un eremo, permesso che gli fu accordato nel 1875. Agli inizi del 1875, infatti, si sentì chiamato a vivere la Regola degli eremiti nell’Ordine. Tuttavia, i confratelli lo consideravano un prezioso aiutante e un modello da seguire nella vita monastica, quindi non osavano concedergli di partire. Una sera, padre Charbel chiese ad un inserviente di riempire la sua lanterna con olio; quest’ultimo gli volle giocare uno scherzo e la riempì con acqua. Padre Charbel, ignaro di tutto, accese la lanterna. Durante la notte, il padre superiore si alzò e vide che la cella di padre Charbel era illuminata, dunque andò a rimproverarlo per non aver ubbidito: i monaci, infatti, in quel giorno dovevano spegnere le lampade prima del riposo. Lui si scusò di non aver saputo del divieto, ma l’inserviente, udito tutto, si presentò e rese evidente che la lanterna conteneva acqua.
Monaco dell’Ordine libanese maronita del XIX° secolo
25 – BEATO GIOVANNI SORETH

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Era noto per il suo amore per il Santissimo Sacramento. Viene raffigurato con una pisside in mano, in ricordo del fatto avvenuto a Liegi durante la devastazione della città da parte di Carlo il Temerario, duca di Borgogna e conte di Fiandra: sfidando la morte, il Beato raccolse le Sacre Specie che il popolo aveva gettato e sparso per terra e le portò nella chiesa del suo Ordine.
Nacque presso Caen, in Normandia, nel 1394 e nel convento di questa città prese l’abito carmelitano. Fu ordinato sacerdote verso il 1417. Egli è ricordato soprattutto come riformatore, cioè per la sua continua opera finalizzata a ricondurre l’Ordine allo splendore dell’osservanza regolare, in un periodo storico particolarmente critico. In questa attività agì in due direzioni:
1. Curando che venissero osservate la regola e le costituzioni;
2. Introducendo nel maggior numero di conventi che poté l’osservanza nel suo significato specifico, relativamente alla povertà ed al raccoglimento interno ed esterno.
Riformò l’ordine carmelitano, rivide le costituzioni e le promulgò nel 1462. Compose anche una Expositio parenetica in Regulam Carmelitarum (Esposizione Parenetica/Esortazione sulla Regola dei Carmelitani).
Monaco carmelitano del XV° secolo
STRALCIO Expositio parenetica in Regulam Carmelitarum
Esigenze del cammino contemplativo carmelitano:
18. Negli studi qui sintetizzati, vengono pure messe in risalto, nell’esperienza e nella riflessione dei Carmelitani delle prime generazioni, alcune esigenze caratteristiche del loro processo di interiorizzazione: […]
C) il culto del deserto, già presente nella Norma di vita albertina e raccomandato dagli autori carmelitani, porta al formarsi di una “mistica della cella” nella linea di Cassiano e dei Vittorini. Il deserto viene posto in relazione al tema del silenzio e della solitudine; si parla di silenzio interiore ed esteriore come necessari all’uomo interiore. In particolare:
• Il deserto è essenziale alla contemplazione; è spazio all’iniziativa di Dio, mostra il nostro limite e la necessità di Dio. Si attua nello spogliamento-purificazione e nell’accoglienza ascolto della Parola.
• Si legano così anche i temi croce-morte, “notti”, morte dell’egoismo per uscire da se stessi al fine di incontrare Cristo.
26 -BEATA MARIA PIERINA DE MICHELI
“Te lo do io, Gesù, il bacio d’amore”
“Voglio tutto quello che vuole Gesù, costi quel che costi”
Visse profonde esperienze mistiche: ebbe apparizioni di Gesù e Maria che invitavano a diffondere la devozione al Volto Santo di Gesù.
Scrive nel diario la beata: «Avevo dodici anni quando, il Venerdì Santo, attendevo nella mia parrocchia il mio turno di baciare il crocifisso, quando una voce distinta dice: “Nessuno mi dà un bacio d’amore in volto, per riparare il bacio di Giuda?”. Credetti, nella mia innocenza di bimba, che la voce fosse da tutti udita e provavo gran pena vedendo che si continuava il bacio alle piaghe e nessuno pensava a baciarlo in Volto. Te lo do io, Gesù, il bacio d’amore, abbi pazienza e, giunto il momento, Gli stampai un forte bacio in Volto con tutto l’ardore del mio cuore. Ero felice, credendo che Gesù ormai contento non avrebbe più avuto quella pena».
Da allora il volto di Gesù fu termine di devozione profonda da parte di Giuseppina. «Da quel giorno», scrive ancora nella lettera, «il primo bacio al crocifisso era al Santo Suo Volto».
27 – BEATA MARIA DELLA PASSIONE (MARIA GRAZIA TARALLO)
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Desiderava fin da piccola diventare religiosa, ma a 23 anni fu obbligata dal padre a sposarsi. Dopo il rito civile, lo sposo ebbe i primi sintomi della tubercolosi che lo avrebbero condotto alla morte. Maria Grazia poté allora realizzare il suo sogno: entrare nella Congregazione delle Suore Crocifisse di Gesù Sacramentato e assunse il nome di suor Maria della Passione che fu estratto a sorte, ma le fece molto piacere perché nel suo animo lei era già una mistica della Passione di Cristo.
Una volta sognò le Suore della Congregazione vestite con una “pazienza” (larga striscia di panno che scende per tutta la persona sul davanti e dalle spalle) rossa, mentre nella prima versione dell’abito delle suore era nera e tale era al tempo di Maria Grazia; fu cambiata in rosso anni dopo, quando fu approvata la Regola dalla Santa Sede.
Dotata di carismi eccezionali, ma allo stesso tempo colpita da vessazioni diaboliche, suor Maria offriva tutto per la santificazione dei sacerdoti e il ravvedimento dei peccatori. Nel 1906, quando ritornò al monastero di San Giorgio a Cremano, subì maltrattamenti violenti da parte del demonio, in particolare quando, su invito della fondatrice – la Venerabile Maria Pia della Croce – prese a pregare intensamente per la conversione di un peccatore: in quell’occasione l’attacco fu così violento da riportare al braccio destro un trauma, che produsse una piaga profonda.
Tra gli elementi della sua multiforme personalità emerge l’amore all’Eucaristia, preceduto dall’amore per la Passione di Gesù, per giungere alla riparazione come vittima di espiazione. Inoltre la devozione alla Vergine Addolorata ebbe un posto centrale nella sua vita.
Suora Crocifissa di Gesù Sacramentato del XX° secolo. Oggi sono denominate Suore Crocifisse Adoratrici dell’Eucaristia
28 – SANT’ALFONSA DELL’MMACOLATA CONCEZIONE
“Io sento che il Signore mi ha destinata ad essere un’oblazione, un sacrificio di sofferenza… Il giorno in cui non ho sofferto è un giorno perduto per me”
Per sottrarsi all’impegno delle nozze, giunse al punto di provocarsi volontariamente una gravissima ustione ponendo il piede in una fossa di brace ardente. Il proposito di svilire la sua singolare bellezza non valse del tutto a liberarla dalle attenzioni dei pretendenti; anche negli anni successivi dovette difendere la propria vocazione. Fu Padre Giacomo Muricken, suo confessore, a orientarla verso la spiritualità francescana facendole conoscere la Congregazione delle Francescane Clarisse, dove entrerò a 17 anni nel 1927 (da non confondersi con le monache fondate dai santi Francesco e Chiara d’Assisi – la congregazione era nata in India, sul finire del 1800, per il servizio ai più abbandonati).
Si mantenne molto riservata e caritatevole verso tutti cercando di non pesare alla comunità. Soffrì in silenzio sia le ostilità che non mancarono, sia le malattie, che nel 1945 esplosero in modo violento e inarrestabile portandola a morte a soli 36 anni.
Monaca francescana clarissa del XX° secolo
30 – SAN PIETRO CRISOLOGO

“La preghiera bussa, il digiuno ottiene, la misericordia riceve”
“Quanto col disprezzo abbiamo perduto, conquistiamolo con il digiuno”
“Siediti alla tavola dei peccatori e Cristo sederà alla tua tavola. Riconosciti peccatore e Cristo mangerà con te. Sii coi peccatori al banchetto del tuo Signore e tu non potrai più essere peccatore”
“La donna toccò il mantello di Gesù e fu guarita, fu liberata dal suo male. Noi invece tocchiamo e riceviamo ogni giorno il corpo del Signore, ma le nostre ferite non guariscono. Se siamo deboli non dobbiamo attribuirlo al Cristo, ma alla nostra mancanza di fede. Se infatti un giorno, passando per la strada, egli restituì la salute a una donna che si nascondeva, è evidente che oggi, dimorando in noi, Egli può guarire le nostre ferite” (Sermone 43)
“(Il fervore) è un fuoco uscito dal cuor di Dio, come dal suo focolare, il quale s’impossessa dei nostri cuori e l’infiamma: egli è una felice disposizione dell’anima che la rende pronta e coraggiosa a tutto intraprendere per Dio, nonostante qualunque difficoltà che possa incontrare, e sempre accompagnata dal desiderio d’andare a Dio, di ubbidire a Dio, di piacere a Dio, di tutto sacrificare a Dio e di unirsi intimamente a Dio”
Il soprannome di Pietro è «Crisologo», che significa «dalle parole d’oro» (come per San Giovanni Crisologo, ricordato il 13 settembre). La sua identità di uomo e di vescovo viene fuori chiaramente dai documenti che possediamo, circa 180 sermoni: è stato infatti riconosciuto come uno degli oratori più famosi della Chiesa Cattolica.
Nei suoi sermoni dà un’importanza centrale al mistero dell’Incarnazione, per cui Maria, grazie al Suo concepimento e al Suo parto verginale, svolge un ruolo molto rilevante. Tutto il discorso mariologico di Pietro Crisologo viene elaborato attorno al tema della verginità feconda di Maria, che si esprime nello schema: “Vergine concepisce, vergine partorisce e vergine rimane. Non rientra nell’ordine della natura, ma dei segni divini… Non è cosa normale, ma singolare; è un fatto divino, non umano” (Sermone 148). Tale impostazione gli permette non solo di mettere in rilievo la perpetua verginità di Maria, ma anche la divinità di Cristo, che si manifesta nel concepimento e nel parto.
Vescovo del V° secolo
31 – SANT’IGNAZIO DI LOYOLA

“Scegli ora ciò che vorresti aver scelto in punto di morte”
“Non l’abbondanza del sapere sazia e soddisfa l’anima, ma il sentire e gustare le cose interiormente”
“Il nemico osserva bene se un’anima è grossolana oppure delicata; se è delicata, fa in modo da renderla delicata fino all’eccesso, per poi maggiormente angosciarla e confonderla”
Nel primo 1500 visse nel comune di Arevalo (Spagna), dove da 9 a 20 anni imparò le maniere di corte e visse tranquillamente. A Pamplona si ferì una gamba in un bombardamento e venne rimandato a casa dove affrontò la degenza leggendo storie di santi e dedicandosi alla meditazione: maturò così la vocazione religiosa. Dopo un pellegrinaggio in Terra Santa, all’abbazia benedettina di Monserrat fece una confessione generale, si spogliò degli abiti cavallereschi e fece voto di castità perpetua.
Frequentò per sette anni l’università di Parigi e, visto il proliferare dei seguaci del suo metodo di preghiera, nel 1534 decise di fondare la “Compagnia di Gesù” (gesuiti): un luogo di accoglimento ed evangelizzazione grazie a cui, tre anni più tardi, venne ordinato sacerdote in Italia. Da solo in una grotta prese a scrivere una serie di meditazioni e di norme che, successivamente rielaborate, formarono i celebri Esercizi Spirituali (costituiscono il metodo di spiritualità proprio della Compagnia di Gesù).
Era stretto amico di San Francesco Saverio, ricordato il 3 dicembre.
Religioso del XVI° secolo
Fondatore della Compagnia di Gesù
Patrono dei Gesuiti e militari, patrono universale della gioventù
Per approfondire gli ESERCIZI SPIRITUALI di Sant’Ignazio premi QUI.
Agosto
01 – SANT’ALFONSO MARIA DE’ LIGUORI

“A che serve guadagnarsi tutto il mondo, e perdere l’anima?”
“Quel che si fa per propria soddisfazione, tutto è perduto”
“Prendi l’abitudine di parlare con Dio come se fossi solo con Lui, in modo familiare e con fiducia e amore, come per gli amici più cari e affettuosi”
“Chi medita spesso i novissimi, cioè la morte, il giudizio e l’eternità dell’inferno e del paradiso, non cadrà in peccato; ma queste verità non si vedono con gli occhi, solamente si vedono colla mente“
Nacque a Napoli nel 1696 da genitori appartenenti alla nobiltà cittadina. Studiò filosofia e diritto diventando così avvocato, ma capì che la sua strada era un’altra. Venne ordinato prete a 30 anni: predicatore e confessore, due/tre volte all’anno prendeva parte alle missioni nei paesi all’interno del regno di Napoli.
Nel maggio del 1730, in un momento di forzato riposo, incontrò i pastori delle montagne di Amalfi e, constatando il loro profondo abbandono umano e religioso, sentì la necessità di fondare una congregazione che avesse il fine di predicare il Vangelo ai più poveri. Due anni più tardi fondò la Congregazione del Santissimo Redentore (Redentoristi). In questo periodo di missioni, Sant’Alfonso fu accompagnato dal Beato Gennaro Maria Sarnelli (ricordato il 30 giugno).
Fu anche autore di molteplici opere letterarie, teologiche e di celebri melodie natalizie tra cui la famosissima “Tu scendi dalle stelle”, derivato come versione in italiano dall’originale “Quanno nascette Ninno”.
Vescovo del XVII° secolo
Fondatore della Congregazione del Santissimo Redentore
Patrono dei confessori, moralisti, avvocati, teologi
In quasi tutti gli scritti si prefisse lo scopo di difendere l’infallibilità pontificia e la Verginità di Maria, onde ebbe il merito d’aver preparato la definizione e la propagazione di questi due dogmi, che avvenne circa un secolo dopo per opera di Pio IX. Molto popolari e utili alle anime sono: “Il gran mezzo della preghiera”, “Le visite al SS. Sacramento”, “Le glorie di Maria”, “L’apparecchio alla morte”, “La via della salute”. Per approfondire i suoi LIBRI premi QUI
02 – SAN PIERRE-JULIEN EYMARD

“Non la solitudine fa i Santi, ma la volontà: il demonio abita gli eremi come le grandi città”
“L’Eucaristia deve incendiare il mondo intero e chi accende questo fuoco eucaristico sono tutti coloro che amano Gesù”
“La delicatezza è il cuore dell’amore… e se voi non siete delicati con il Buon Dio, voi non avete cuore, siete maschere di religiosi, se la sola apparenza della pena che state per fare a Dio non vi spaventa”
“San Giovanni Crisostomo ha detto che se ci fosse stato al mondo un solo colpevole, il Signore sarebbe morto per lui […] Se ci pensiamo, dovremmo impazzire d’amore, o restare storditi, folli. Sì, i santi sono tutti un po’ esaltati, e hanno ragione!“
Contro il parere del padre, seguì la propria vocazione religiosa e venne ordinato sacerdote nel 1834, a 23 anni; nel 1839 entrò nella congregazione dei Maristi. Fu subito attratto dalla contemplazione dell’amore di Dio, colto in particolar modo nell’Eucarestia.
Momenti salienti del percorso spirituale del giovane si riconducono ad una processione eucaristica del 1845 (durante la quale, portando il Santissimo, chiese a Dio lo zelo apostolico di san Paolo per diffondere il Vangelo) e ad un viaggio a Parigi nel 1849 (dove, in qualità di provinciale dei Maristi, ebbe l’occasione di conoscere alcune figure importanti del movimento dell’Adorazione Notturna: la fondatrice dell’Adorazione Riparatrice madre Marie-Théreèse Dubouché – ovvero la serva di Dio Maria Teresa del Cuore di Gesù – ed il conte Raymond De Cuers).
Insegnò a chiedere il dono del “fuoco della carità eucaristica”. Difatti, si deve chiedere allo Spirito Santo la grazia della “vocazione eucaristica” ovvero la chiamata ad essere fedeli adoratori del Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Gesù, presente nell’Eucarestia.
Religioso del XIX° secolo
Fondatore della Congregazione del Santissimo Sacramento (Sacramentini) e delle Ancelle del Santissimo Sacramento
Per approfondire il LIBRO “La perfezione religiosa alla luce della SS. Eucarestia” premi QUI
02 – SAN GIUSTINO MARIA RUSSOLINO

“Fatti santo”
“Che faccio a Pianura? Faccio i preti”
“Servendo alla missione dello Spirito Santo in me stesso e nel prossimo, devo aiutare a coltivare la Divina Unione con la SS. Trinità”.
Ordinato sacerdote nel1913, si adoperò subito per tradurre in atto il suo ideale vocazionista a gloria di Dio e per la santificazione universale, tutto compiendo nel motto programmatico: Gloria, Amor, Voluntas Dei in Universo Mundo (G.A.U.I.U.M.). A tutti coloro che incontrava rivolgeva il suo ben augurale saluto: “Fatti santo”.
Una testimonianza mette in evidenza la sua devozione ai santi Angeli. Più di una volta confidò a Suor Concetta: “Dite un gloria al mio Angelo Custode, che mi rende dei buoni servizi”. Una volta Suor Concetta esponeva a don Giustino la sua ripugnanza nel salire in certi mezzi pubblici sovraffollati, dove tutto sa di volgarità. Egli le rispose: “Quando salite su un mezzo, qualunque esso sia, dovete subito dire un gloria all’Angelo custode di chi lo guida e poi un altro agli angeli dei passeggeri. Quanti di essi non sono mai invocati, nemmeno ricordati. Così non viaggiate con gli uomini ma con gli angeli”.
Presbitero del XX° secolo
Fondatore della Società delle Divine Vocazioni, delle Suore delle Divine Vocazioni e dell’istituto secolare delle Apostole Vocazioniste della Santificazione Universale
03 – BEATO RICCARDO GIL BARCELÓN

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Dopo che suo fratello Eugenio fu colpito da un fulmine (ma sopravvisse), e dopo la morte improvvisa della madre, Riccardo continuò a prestarsi per vari ministeri, ma non era affatto felice: “Ho un groviglio di pensieri e di desideri che nemmeno io riesco a mettere in ordine per capirci qualcosa”, confidò a suo padre.
Dopo due esperienze durate pochi mesi tra i Domenicani e i Terziari Cappuccini dell’Addolorata, decise di compiere un pellegrinaggio a piedi fino a Roma, per chiedere a Dio di mostrargli la strada giusta. Ai primi di febbraio del 1910, mentre pregava in ginocchio di fronte alla chiesa di Santa Maria in Vallicella a Roma (perché l’intenzione era quella di pregare davanti alle reliquie di san Filippo Neri) conobbe don Luigi Orione (futuro santo, ricordato il 12 marzo), fondatore della Piccola Opera della Divina Provvidenza. Intuite le sue doti dopo qualche tempo, don Orione lo prese come collaboratore nei religiosi Figli della Divina Provvidenza.
Sacerdote orionino del XX° secolo
04 – SAN GIOVANNI MARIA VIANNEY (SANTO CURATO D’ARS)

“Non c’è niente di così grande come l’Eucarestia. Se Dio avesse qualcosa di più prezioso, ce lo avrebbe dato”
“Quando il cuore è puro e semplice non può fare a meno di amare, perché ha scoperto la sorgente dell’amore che è Dio”
“La comunione spirituale fa su l’anima come un colpo di soffietto sul fuoco coperto di cenere e prossimo a spegnersi. Quando sentiamo che l’amor di Dio si raffredda, corriamo presto alla comunione spirituale”
” […] Al contrario, una persona che è ignorante nella propria religione è come un moribondo che ha perso conoscenza: non conosce né la gravità del peccato, né la bellezza della sua anima, né il valore della virtù; si trascina di peccato in peccato”
“Il demonio fa poco conto della disciplina e degli altri strumenti di penitenza. Ciò che lo sbaraglia è la privazione del bere, nel mangiare e nel dormire. Niente il demonio teme di più e quindi nulla è più gradito a Dio! Quando ero solo, e lo sono stato per otto o nove anni, potendo fare un poco a mio piacimento, mi è capitato di non mangiare per diversi giorni… Allora ottenevo da Dio tutto ciò che volevo per me e per gli altri”
«I piccoli non conoscono quella debolezza che si chiama rispetto umano», riferisce François Trochu, che compilò scrupolosamente una biografia in occasione della canonizzazione del Curato d’Ars. Infatti, in qualunque luogo si trovasse, in casa, in strada, nel giardino, Giovanni Maria «benediceva l’ora» cioè, seguendo l’esempio di sua madre, ogni volta che sentiva suonare le ore, incurante della presenza di altre persone, sospendeva l’attività che stava compiendo, faceva il segno della Croce, recitava l’Ave Maria e ripeteva, a chiusura, il segno della Croce.
A quasi 20 anni le sue manifestazioni erano decisamente di carattere ascetico: preghiera, penitenza, meditazione. A tavola mangiava quasi sempre solo la minestra, chiedendo che venisse scodellata senza burro. Spesso trascorreva il tempo in chiesa oppure nella canonica di Écully insieme al curato don Balley, il quale lo prese fin da subito in grande simpatia: vedeva qualcosa in lui che altri non scorgevano. Per diventare sacerdote, Giovanni Maria ebbe bisogno della tenacia del curato Balley: lo avviò al seminario e lo riaccolse quando venne sospeso dagli studi. Ordinato sacerdote nell’agosto del 1815 dirà: “Oh! Che cosa grande è il sacerdozio! Il sacerdozio non lo si capirà bene che in cielo… Se lo si comprendesse sulla terra, si morrebbe, non di spavento, ma di amore!…”.
Gli venne affidata una minuscola cappellina (neppure parrocchia) di Ars. Gli abitanti erano 230 ed era stato preavvertito dal Vescovo che avrebbe trovato una situazione religiosamente precaria. Dinanzi all’opera da intraprendere, Giovanni Maria si sentiva debole e insufficiente, ma abbattendo l’orgoglio spalancò le porte alla forza misteriosa della Grazia che inondò la sua anima e il paese di Ars per il quale offrì tutto se stesso, sottoponendosi a durissime penitenze. Proverbiali erano poi i suoi digiuni, di cui faceva uso per scacciare il peccato dalle anime. Utilizzò l’istruzione religiosa per debellare l’ignoranza e cristianizzò, evangelizzò, catechizzò, lanciando una vera e propria crociata contro la bestemmia, il lavoro festivo, le osterie e i balli. Le persone andavano a confessarsi sempre più frequentemente da lui e sovente, come accadrà anche al confessionale di Padre Pio da Pietrelcina, l’abbé Vianney non le assolveva se non vedeva il pentimento.
Presbitero del XIX° secolo
Patrono dei presbiteri e parroci
Incoraggiò Beata Eugenia Smet, ricordata il 7 febbraio, a fondare la Congregazione delle suore Ausiliatrici delle Anime del Purgatorio.
Per approfondire la pratica della COMUNIONE SPIRITUALE premi QUI
05 – SANTA MARGHERITA LA SCALZA

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Era nata in una povera famiglia di S. Severino, in provincia di Ancona. I suoi genitori, persone di umili origini e dediti all’agricoltura, le diedero una profonda educazione cristiana.
All’età di 15 anni, mentre era intenta a pascolare il gregge, le apparve Gesù sotto le spoglie di un povero pellegrino il quale le chiese da mangiare. La piccola le offrì l’unico pane che aveva. Ritornata a casa affamata, chiese alla madre se avesse qualcosa da darle da mangiare, ma questa le rispose che non aveva nulla. Margherita la pregò di guardare nella madia; la madre acconsentì alla richiesta e con sommo stupore la trovò piena di pane, tanto da soddisfare i bisogni della famiglia e dei poveri del vicinato.
Lo stesso anno, per non contraddire la volontà dei genitori, andò sposa a un uomo che prese a maltrattarla: si adirava anche per il soprannome che la gente le dava, dato che non portava scarpe per essere come i poveri che soccorreva. Margherita sopportò per anni con pazienza l’opposizione del marito fino a quando egli morì; in seguito poté dedicarsi completamente alla preghiera e alle opere di bene.
Laica del XIV° secolo
07 – SAN GAETANO THIENE

“Roma un tempo santa, ora è una Babilonia”
“E sia, ma il Dio di Venezia è anche il Dio di Napoli”.
Laureatosi a Padova in materie giuridiche a soli 24 anni, si dedicò allo stato ecclesiastico senza però farsi ordinare sacerdote perché non si sentiva degno.
Trasferitosi a Roma due anni più tardi, nel 1506, divenne subito segretario particolare di papa Giulio II ed ebbe l’incarico di scrittore delle lettere pontificie. Non si lasciò abbagliare dallo splendore della corte pontificia, né si scoraggiò per la miseria morale che vedeva: invece di fuggire e ritirarsi in un eremo passò all’azione riformatrice, incoraggiato dalla suora agostiniana Laura Mignani. Prese ad assistere gli ammalati dell’ospedale di San Giacomo e si iscrisse all’Oratorio del Divino Amore, il tutto alternandolo con il lavoro in Curia.
A 36 anni, accettò di essere ordinato sacerdote, ma solo a Natale di quell’anno volle celebrare la prima Messa nella Basilica di S. Maria Maggiore. In una lettera scritta a suor Laura Mignani a cui era legato da filiale devozione, Gaetano confidò che durante la celebrazione gli apparve la Madonna la quale gli depose il Bambino Gesù tra le braccia.
Nel Veneto fondò alla Giudecca in Venezia l’Ospedale degli Incurabili. Instancabile nel suo ardore di apostolato e di aiuto verso gli altri, a Roma insieme ad altri tre compagni, chiese ed ottenne dal papa Clemente VII l’autorizzazione a fondare la “Congregazione dei Chierici Regolari” detti poi Teatini, con il compito specifico della vita in comune e al servizio di Dio verso gli altri fratelli.
Presbitero del XVI° secolo
Fondatore dell’Ordine dei Chierici regolari teatini
08 – SAN DOMENICO DI GUZMÁN

“Dobbiamo seminare il seme, non accumularlo”
“Armati di preghiera invece di spada; rivestiti di umiltà invece che di bei vestiti”
Ancora fanciullo, era stato affidato allo zio prete perché venisse introdotto nei primi elementi del sapere e alle Verità della Fede. Fin dalla sua giovanissima età – dicono i biografi – ardeva di uno sconfinato amore a Gesù e all’età di 24 anni divenne sacerdote (1194).
Quando nel 1201 il priore divenne Vescovo di Osma e dovette partire per un incarico in Danimarca, scelse come compagno di viaggio lo stesso Domenico; nei dintorni di Tolosa, i due viaggiatori scoprirono il dilagare dell’eresia catara ad Alby. Scesi entrambi a Roma, nel 1206, Papa Innocenzo III orientò Domenico a dedicarsi alla conversione degli albigesi (così erano chiamati gli eretici di Alby). Rimasto presto solo per la morte del priore, Domenico non si ritirò di fronte all’impresa immane di affrontare gli avversari implacabili e agguerriti.
Domenico di Guzman parlava o con Gesù o di Gesù. Ebbe anche varie apparizione della Vergine Maria che sono raccontate nel libro “Il segreto ammirabile del Santo Rosario” di San Luigi Maria Grignion de Montfort (ricordato il 28 aprile). Fu anche buon amico di san Francesco d’Assisi (ricordato il 4 ottobre): “Sei il mio compagno e devi camminare con me. Perché, se restiamo uniti, nessuna potenza terrena potrà resisterci” gli disse.
LE ORIGINI DEL SANTO ROSARIO
Nel 1212, Domenico di Guzman, tornando da una missione in Danimarca, si fermò qualche tempo a Tolosa, in Francia. In quegli anni gli sconvolgimenti, causati da un movimento, sorto mezzo secolo prima ad Albi, non molto distante da Tolosa, erano così grandi che Papa Innocenzo III decise di indire una Crociata. San Domenico cercò di placare gli animi prima che iniziasse una guerra sanguinosa tra Cattolici, ma fu inutile: mentre si trovava poco fuori le mura di Tolosa a piangere e a pregare per le sorti della Chiesa, ecco che apparve a lui, sfolgorante di luce, la Madonna del Rosario, con il Bambino Gesù tra le braccia, vestita di una Veste rossa e di un Manto verde e seduta su un Trono. Portava sandali da pellegrina e sembrava volesse scendere dal trono, e, tra le mani, aveva una Corona fatta da 15 Gigli (i Pater Noster) e da 150 Rose (le Ave Maria). La Madonna del Rosario era accompagnata da Tre Regine, una vestita di bianco, una di rosso, e una di giallo, accompagnate ciascuna da 50 Vergini, simili nell’ornamento alle Tre Regine, tutte di aspetto maestoso e soprannaturale, e dalle vesti splendenti.
09 – SANTA TERESA BENEDETTA DELLA CROCE (EDITH STEIN)

“Il Cielo non prende niente senza ripagare smisuratamente”
“La vocazione non la si trova semplicemente dopo aver riflettuto ed esaminato le varie strade: è una risposta che si ottiene con la preghiera”
“L’essenziale è solo che ogni giorno si trovi anzitutto un angolo tranquillo in cui avere un contatto con Dio, come se non ci fosse nient’altro al mondo”
“Il Signore non sta nel tabernacolo per sé, ma per noi, perché ama stare vicino ai figli degli uomini e sa pure che abbiamo bisogno della sua presenza”
“Nell’aridità e nel vuoto l’anima diventa umile. L’orgoglio di un
tempo sparisce quando in se stessi non si trova più nulla che dia l’autorizzazione a guardare gli altri dall’alto in basso”
Nacque a Breslavia (Polonia) nel 1891 da una famiglia ebrea di ceppo tedesco. Allevata nei valori della religione israelitica, la sua fede si indebolì perché non trovava risposte ai suoi interrogativi e a 14 anni la abbandonò definitivamente divenendo agnostica. Possedeva un’intelligenza e un’intuizione straordinarie: era un’alunna brillante in tutti gli studi ma le materie che più la attraevano erano storia, filosofia e germanistica (che studiò all’Università nella città natale). Mossa da un impulso interiore, iniziò la ricerca del senso della vita: studiò psicologia, ma non trovò risposta
Quando scoppiò la prima guerra mondiale si iscrisse come volontaria della Croce Rossa poiché era convinta che la vita non le appartenesse più. Due fatti la colpirono profondamente e divennero determinanti per il passaggio alla fede in Cristo: la serenità della signora Reinach dinanzi alla morte in guerra del marito e la lettura del Libro della vita di Santa Teresa di Gesù (ricordata il 1° ottobre) in casa dell’amica H. Conrad-Martius.
Nel 1921 si convertì dunque al cattolicesimo. Nel 1933, assecondando un desiderio lungamente accarezzato, entrò come postulante al Carmelo di Colonia assumendo il nome di suor Teresa Benedetta della Croce; nel 1942 però venne prelevata dalla Gestapo e deportata nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau dove pochi giorni dopo morì nella camera a gas.
Monaca carmelitana del XX° secolo
Nel 1999 viene dichiarata, con Santa Brigida di Svezia (ricordata il 23 luglio) e Santa Caterina da Siena (ricordata il 29 aprile), compatrona dell’Europa.
10 – SAN LORENZO
Davanti a numerosi poveri ed ammalati disse “Ecco i tesori della Chiesa”
Nacque a Osca, città della Spagna, nella prima metà del III° secolo. Venuto a Roma, centro della cristianità, si distinse per la sua pietà, carità verso i poveri e l’integrità di costumi. Grazie alle sue doti, Papa Sisto II lo nominò Diacono della Chiesa: doveva sovrintendere all’amministrazione dei beni, accettare le offerte e custodirle, provvedere ai bisognosi, agli orfani e alle vedove.
Il 6 agosto del 258 fu catturato dai soldati dell’Imperatore Valeriano nelle catacombe di San Callisto assieme al Papa Sisto II ed altri diaconi. Mentre il Pontefice e gli altri diaconi subirono subito il martirio, Lorenzo fu risparmiato per farsi consegnare i tesori della chiesa. Si narra che all’Imperatore Valeriano, Lorenzo abbia portato davanti numerosi poveri ed ammalati ed abbia detto “Ecco i tesori della Chiesa”. In seguito Lorenzo fu dato in custodia al centurione Ippolito che lo rinchiuse in un sotterraneo del suo palazzo; in questo luogo buio, umido e angusto si trovava imprigionato anche un certo Lucillo, privo di vista. Lorenzo confortò il compagno di prigionia, lo incoraggio, lo catechizzò alla dottrina di Cristo e, servendosi di una polla d’acqua che sgorgava dal suolo, lo battezzò. Dopo il Battesimo Lucillo riebbe la vista. Il centurione, avendo constatato il fatto prodigioso, colpito dalla serenità e mansuetudine dei prigionieri e illuminato dalla grazia di Dio, si fece cristiano ricevendo il battesimo da Lorenzo stesso.
Diacono di Roma del III° secolo
Patrono di diaconi, osti, cuochi, bibliotecari, librai, pasticcieri, vermicellai, pompieri, rosticcieri e lavoratori del vetro.
11 – SANTA CHIARA

“Diventiamo ciò che amiamo e chi amiamo modella chi diventiamo”
“Stringiti alla sua dolcissima Madre, che nel piccolo chiostro del suo sacro seno raccolse e nel suo grembo verginale portò Colui che i cieli non potevano contenere… È ormai chiaro che la più degna di tutte le creatura, cioè l’anima dell’uomo fedele, è per la grazia di Dio più grande del Cielo”
“Rimani, dunque, o carissima, fedele fino alla morte a Colui, al quale ti sei legata per sempre. E certamente sarai da Lui coronata con la corona della vita. Il tempo della fatica quaggiù è breve, ma la ricompensa è eterna. Non ti abbaglino gli splendori del mondo, che passa come ombra. Non ti sorprendano le vuote immagini di questo mondo ingannatore; chiudi le tue orecchie ai sibili dell’inferno e spezza da forte le sue tentazioni. Sostieni di buona voglia le avversità, e la superbia non gonfi il tuo cuore nelle cose prospere; queste ti richiamano alla tua fede, quelle la richiedono” (Dalla lettera di Chiara ad Ermentrude)
“La forma di vita dell’Ordine delle Sorelle Povere, istituita dal beato Francesco, è questa: Osservare il santo Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo…”. Con queste parole si apre il testo legislativo composto da Chiara ed approvato da papa Innocenzo IV nel 1253, pochi giorni prima della morte della Santa. Si coglie subito il sogno di Chiara e delle sue compagne: dare alla propria vita – personale e comunitaria – la forma del Vangelo del Signore, vivendo insieme come Sorelle, in santa unità e altissima povertà.
Aveva appena 12 anni Chiara, nata nel 1194 dalla nobile e ricca famiglia degli Offreducci, quando Francesco d’Assisi compì il gesto di spogliarsi di tutti i vestiti per restituirli al padre. Conquistata dall’esempio di Francesco, Chiara sette anni dopo fuggì da casa per raggiungerlo alla Porziuncola. Il santo le tagliò i capelli e le fece indossare il saio francescano per poi condurla al monastero benedettino di S. Paolo, a Bastia Umbra, dove il padre tentò invano di persuaderla a ritornare a casa. Si rifugiò allora nella Chiesa di San Damiano, in cui fondò l’Ordine femminile delle «povere recluse» (chiamate in seguito Clarisse).
Religiosa del XII° secolo
Fondatrice dell’ordine delle Clarisse
Patrona di chi lavora nell’ambito delle telecomunicazioni. Patrona delle ricamatrici, lavandai, doratori, stiratrici.
Perché santa Chiara è raffigurata trionfante con Gesù Eucaristia? Leggi di più QUI
11 – SAN JOHN HENRY NEWMAN
“Che importanza ha quale sarà il nostro cammino futuro, se in fondo non sarà che il Suo cammino?”
“Anche il periodo più lungo è simile a un granello di polvere, ossia non ha alcun peso, in confronto a un istante della vita interiore”
“Dobbiamo, almeno ogni tanto, lasciarci defraudare (privare) dei doni della natura se non vogliamo essere defraudati di quelli della grazia”
“Il nostro dovere consiste nel rischiare quello che abbiamo per quello che non abbiamo sulla Parola di Cristo, e nel farlo in modo nobile e generoso”
“Cristo ha manifestato il suo amore con i fatti, non con le parole, perciò sarete molto più toccati dal pensiero della sua croce portandola dietro di lui che leggendo entusiastici resoconti del suo sacrificio”
“Alcuni sono chiamati a essere grandi in questo mondo, ma guai a coloro che si fanno grandi, guai a chiunque compia anche un solo passo al di fuori del sentiero tracciato per lui con in mente questo obbiettivo”
“Che il Signore ci conceda di imparare a portare a compimento in noi tutte le grazie, mostrandoci vigili e penitenti perché Cristo sta arrivando, e al tempo stesso gioiosi, grati e incuranti del futuro poiché Egli è già venuto”
Di origine londinese, la sua carriera fu rapida e brillante: a 23 anni venne ordinato prete anglicano e aveva già un ruolo di assistente (e poi insegnante) all’Università. Ma John Henry non era soddisfatto: cercava la sua vera strada. Ascoltatissimo dal suo popolo, affascinava anche i giovani di Oxford. Eppure un tormento segreto lo rodeva dentro: questa Chiesa anglicana, iniziata da un re adultero e omicida, come poteva essere la vera Chiesa di Cristo?
La sua conversione fu un avvenimento. Parecchi suoi intimi lo imitarono immediatamente. Alcuni, anzi, lo avevano preceduto di qualche giorno. In meno di un anno, si susseguirono oltre trecento conversioni, tutte di intellettuali, professori, teologi. La Chiesa anglicana si sentì scossa.
Tutto all’inizio fu bello e facile. Poi venne un periodo di grandi prove, ma nulla lo scoraggiò. Fedelissimo alla Chiesa Cattolica, compì la difesa della Verità con i suoi poderosi volumi che guadagnarono al Cattolicesimo la simpatia degli anglicani e l’ammirazione degli avversari. Lui, da parte sua, non si sentiva rivale di nessuno, rispondeva con il perdono, la preghiera, il servizio ai giovani.
Cardinale del XIX° secolo
Patrono dell’Ordinariato personale di Nostra Signora di Walsingham
Per ascoltare una catechesi dal titolo “”I pericoli del compromesso””. Per ascoltarla premi QUI” ” basata su uno scritto del santo premi QUI
12 – SANTA GIOVANNA FRANCESCA FRÉMYOT DE CHANTAL

“Il modo principale per fare del bene alle anime è quello di sacrificarsi per loro!”
“Supplico questo sovrano, dolce Signore, di essere Egli stesso il vostro consolatore. Cercate in Lui solo la vostra consolazione, figlia mia, e vi assicuro che la troverete e la riceverete abbondantemente.”
“Tutti i giorni l’esperienza m’insegna che si devono fare raramente le correzioni forti e severe e che esse sono incomparabilmente più profittevoli quando vengono fatte con dolcezza viva, cordiale, seria e amorosa, perché questo modo dilata il cuore di chi parla e di chi ascolta e la rimanda molto gioiosa, incoraggiata al bene“
Nacque a Digione (Francia) nel 1572. A 20 anni sposò il barone de Chantal da cui ebbe numerosi figli ma rimase vedova già all’età di 29 anni. Da allora avvertì sempre di più il desiderio ardente di ritirarsi dal mondo e di consacrarsi a Dio, ma i doveri familiari non le permisero una scelta di vita così drastica. In attesa di conoscere la volontà di Dio, Giovanna si dedicò totalmente ai figli, all’amministrazione della casa e alla preghiera.
Il suocero, barone di Chantal, la informò che doveva subito trasferirsi da lui, a Monthélon, se desiderava che i figli prendessero parte all’eredità; lei accettò pur sapendo che nella residenza dell’anziano barone comandava una «servapadrona». Per lungo tempo dovette infatti sopportare le angherie di quest’ultima. Inoltre aveva un’altra difficoltà: la sua guida spirituale non comprendeva la sua persona, non sapeva leggere la sua anima.
Un giorno suo padre la invitò a Digione per ascoltare il quaresimale del vescovo di Ginevra, San Francesco di Sales (ricordato il 24 gennaio), la cui fama si diffondeva sempre più in Savoia e in tutta la Francia. Il primo incontro fra Giovanna e il vescovo avvenne il 5 marzo del 1604. Da allora si instaurò un cammino di unione fraterna e spirituale straordinario! Sotto la sua guida, Giovanna diede vita a una nuova fondazione intitolata alla “Visitazione” e destinata all’assistenza dei malati. Tra le più note figlie dell’Ordine religioso c’è la mistica del Sacro Cuore di Gesù: Santa Margherita Maria Alacoque (ricordata il 16 ottobre).
Religiosa del XVI° secolo
Fondatrice dell’Ordine della Visitazione di Santa Maria con san Francesco di Sales, ricordato il 24 gennaio
13 – BEATO MARCO D’AVIANO

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Nato nel 1631 ad Aviano (UD), visse nel clima della guerra di Candia, combattuta in quegli anni tra la Repubblica di Venezia e l’Impero Ottomano.
Animato dal desiderio di raggiungere il luogo delle operazioni belliche, disposto a dare anche il suo sangue per la difesa della fede, lasciò il collegio di Gorizia e giunse giorni dopo a Capodistria, dove venne accolto nel convento dei cappuccini dopo aver chiesto l’elemosina. Durante la breve permanenza, illuminato dalla grazia, ebbe modo di intravedere la possibilità di seguire la sua vocazione all’apostolato e al martirio. Il tutto sfociò nella ferma decisione di abbandonare il mondo e di abbracciare l’austera vita cappuccina.
Proprio in base alle pressanti insistenze imperiali e agli ordini provenienti da Roma, Marco dovette partecipare attivamente alla crociata antiturca: ebbe un ruolo determinante in qualità di Cappellano Generale nella vittoriosa battaglia di Vienna dell’11 settembre 1683, definita da qualche storico come ‘la madre di tutte le battaglia’ perché chiuse il discorso militare con i turchi che volevano occupare l’Europa, decretando il loro irreversibile declino militare ed economico.
Frate francescano del XVII° secolo
Per ascoltare una CATECHESI in merito, dal titolo “Il Ss Nome di Maria e la battaglia di Vienna” premi QUI
14 – SAN MASSIMILIANO MARIA KOLBE

“La santità non è un lusso, ma un dovere”
“Rinnovare ogni cosa in Cristo attraverso l’Immacolata” era il suo motto
“Nessun dubbio che la volontà di Maria è la stessa volontà di Dio”
“La nozione di “Dio” contiene in se stessa l’infinito, mentre la nostra intelligenza è limitata e non sarà mai in grado, quindi, di comprendere appieno il concetto di “Madre di Dio”
“Se Dio ci chiede qualcosa, sicuramente ci colma pure di energie, affinché possiamo attuare la Sua Volontà, a condizione che noi, da parte nostra, non trascuriamo di fare ciò che dipende da noi”
Da piccolo, una notte, ricevette la visita di una signora che si presentò come Maria Immacolata e gli mostrò due corone di fiori, una bianca e una rossa, spiegandogli cosa implicasse scegliere una delle due corone, o entrambe. Raimondo (così era il suo nome da laico) le scelse entrambe: aveva appena scelto la verginità e il martirio. Da quel momento il suo cammino terreno fu legato a doppio filo all’Immacolata.
Altro tratto saliente della sua vita è l’anno 1922, quando iniziò la pubblicazione di “Rycerz Niepokalanej ” (Il Cavaliere dell’Immacolata), Rivista ufficiale della Milizia di Maria Immacolata (M.I.). Nello stesso anno, a Roma, il Cardinale Vicario approvò canonicamente la M.I. come “Pia Unione”. All’epoca era già sacerdote e frate da 4 anni.
Negli anni 1936-39 accolse nel convento profughi, feriti, deboli, affamati, scoraggiati, cristiani ed ebrei, ai quali offrì ogni conforto spirituale e materiale; essi scappavano dall’esercito nazista. Nel 1941 Massimiliano fu catturato e portato in un campo di concentramento. Lo stesso anno liberamente si offrì di prendere il posto di un prigioniero condannato insieme ad altri nove per ingiusta rappresaglia.
Oltre che alla Santissima Vergine, era anche devoto di Santa Gemma Galgani, ricordata l’11 aprile.
Frate francescano del XVI° secolo
Padre Stefano Maria Manelli (O.F.M. Conv.), uno dei primi fondatori del recente ordine dei frati francescani dell’Immacolata, si è ispirato a molti scritti del santo.
15 – SAN TARCISIO DI ROMA

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In un mattino di agosto dell’anno 258 il Pontefice Sisto II aveva riunito i fedeli nelle Catacombe di S. Callisto. Quando tutti si furono comunicati, il Pontefice chiese preghiere per i molti fratelli imprigionati affinché la loro fede non venisse meno quando sarebbero stati gettati alle belve del Colosseo. In più desiderava ricevessero conforto e sostegno dal Corpo di Cristo: per questo cercò volontari disposti a fare questo servizio. Si propose Tarcisio, giovane quindicenne. Il Pontefice, quindi, chiuse l’Eucaristia in una teca d’oro e l’appese al collo del giovanetto che la nascose sotto la tunica.
Mentre Tarcisio camminava svelto e raccolto, incrociò alcuni pagani i quali, curiosi, gli domandarono cosa portasse sotto la tunica. Tarcisio cercò di allontanarsi ma quelli, inferociti, lo buttarono a terra e cominciarono a colpirlo con sassi. Quando quei barbari videro il fanciullo ormai sfinito, si gettarono su lui per rapirgli il tesoro ma ecco giungere improvvisamente Quadrato, ufficiale imperiale segretamente cristiano, il quale mise in fuga i persecutori e prese il corpo del giovine (ormai morto) per riportarlo nelle Catacombe.
Laico del III° secolo
Patrono dei ministranti
16 – SAN ROCCO
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Nacque a Montpellier (Francia) fra il 1345 e il 1350. Secondo tutte le biografie, i suoi genitori erano una coppia di esemplari virtù cristiane, ricchi e benestanti ma dediti ad opere di carità. Rattristati dalla mancanza di un figlio, rivolsero continue preghiere alla Vergine Maria dell’antica Chiesa di Notre-Dame des Tables fino ad ottenere la grazia richiesta. Secondo la pia devozione, il neonato nacque con una croce vermiglia impressa sul petto.
Intorno ai 22 anni di età perse entrambi i genitori e decise di seguire Cristo fino in fondo: vendette tutti i suoi beni, si affiliò al Terz’ordine francescano e, indossato l’abito del pellegrino, fece voto di recarsi a Roma a pregare sulla tomba degli apostoli Pietro e Paolo. Lungo il suo pellegrinaggio passò per Acquapendente e, in quel periodo, c’era la peste. Decise di prestare servizio nell’ospedale: tracciava il segno di croce sui malati e invocava la Trinità di Dio per la guarigione degli appestati: operò guarigioni miracolose. Offrì lo stesso servizio in molte altre città.
Certo è che nel luglio 1371, a Piacenza, scoprì di essere stato colpito dalla peste e si allontanò dalla città per non contagiare altre persone. Rifugiatosi in un bosco, un cane lo trovò e lo salvò dalla morte per fame portandogli ogni giorno un tozzo di pane fino a quando il suo padrone non lo scoprì e si prese lui cura del giovane.
Nonostante tutto, Rocco non concluse mai il pellegrinaggio perché, scambiato per una spia nemica, venne messo in prigione. La prigionia fu vissuta dal santo in un tormentoso silenzio e nel desiderio di essere lasciato in solitudine, non riconosciuto, a vivere quei pochi giorni che gli restavano. Non si lamentava della sua sorte, anzi aumentava i tormenti del carcere castigando la sua persona con molte privazioni, continue veglie e flagellazioni cruente.
Terziario francescano del XIV° secolo
Patrono di appestati, contagiati, emarginati, ammalati, viandanti e pellegrini, selciatori, invalidi, prigionieri, chirurghi, operatori sanitari, farmacisti, assicuratori, necrofori, volontari, cani, protettore delle ginocchia e delle articolazioni.
17 – SANTA CHIARA DELLA CROCE (DA MONTEFALCO)

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Fin da bambina la sua dedizione e il suo pensiero furono dedicati alla preghiera e alla contemplazione di Gesù Bambino; infatti già dall’età di 4 anni mostrò una forte inclinazione all’esercizio della preghiera a tal punto da trascorrere intere ore immersa nell’orazione, ritirata nei luoghi più riposti della casa paterna. A 6 anni decise di entrare nell’eremo dove si trovava anche sua sorella. Aveva anche una profonda devozione per la Passione di Nostro Signore e la sola vista di un Crocifisso era per lei come un monito di continua mortificazione.
A 26 anni, nel 1294, ebbe l’apparizione di Cristo che portava una croce e le affermò: “Ho cercato un luogo forte per piantare questa croce; qui e non altrove l’ho trovato, se vuoi essere mia figlia, devi morire sulla croce”.
Ebbe da Dio singolari grazie mistiche, come visioni ed estasi, e doni soprannaturali che profuse dentro e fuori il monastero; ebbe anche il dono della scienza infusa la quale le permise di dare dotte soluzioni alle più ardue questioni esposte da teologi, filosofi e letterati (riuscì anche ad eliminare la setta eretica “Spirito di libertà” che andava diffondendo per tutta l’Umbria errori quietistici).
Monaca agostiniana del XIII° secolo
18 – SANT’ELENA IMPERATRICE

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Elena Imperatrice fu madre di Costantino, l’imperatore che tra il III° e IV° secolo concesse la libertà di professare la propria religione (quindi finirono le persecuzioni cristiane). Fu proprio suo figlio che e fece conoscere il vero Dio. Con grande fervore, Elena si mise a far opere di pietà, nonostante fosse già in età avanzata; cercò in ogni modo di recuperare il tempo perduto edificando coi suoi esempi la chiesa di Dio.
Partì per Gerusalemme nell’anno 326 con l’obiettivo di cercare il legno della Santa Croce sulla quale era stato crocifisso Gesù. Qui venne a sapere che un rabbino, di nome Giuda, conosceva il luogo in cui era stata seppellita. Solo dopo aver passato sei giorni all’interno di una cisterna vuota, senza cibo né acqua, Giuda decise di rivelare l’informazione. La Croce fu ritrovata il 3 maggio 326, insieme a quelle dei due ladroni. Non riuscendo però a capire quale potesse essere la Croce sulla quale fu inchiodato Cristo, Elena le fece esporre tutte e tre sopra il cadavere di un giovane appena defunto il quale risorse miracolosamente quando venne a contatto con la Vera Croce.
A quel punto Elena e il suo seguito si inginocchiarono in adorazione e Giuda, alla vista di quel miracolo, si convertì al cristianesimo, fu battezzato da Macario (vescovo di Gerusalemme) ed assunse il nome di Ciriaco (che, dal greco, significa “dedicato al Signore”).
Laica del IV° secolo
Patrona di archeologi, convertiti, matrimoni difficili, divorziati, imperatrici
19 – SAN GIOVANNI EUDES

“Ogni santo appartiene alla corte della Regina di Tutti i Santi”
“Quando Dio vuol farci un dono ce lo preannunzia, affinché, maggiormente lo stimiamo e più diligentemente ci prepariamo a riceverlo”
“Non devi mai separare ciò che Dio ha così perfettamente unito. Gesù e Maria sono così intimamente legati l’uno con l’altro che chi vede Gesù guarda Maria; chi ama Gesù, ama Maria; chi ha la devozione per Gesù, ha la devozione per Maria”
Vissuto in Francia nel XVII° secolo, fu lui a comporre per primo un ufficio e una Messa in onore del Cuore Immacolato di Maria e del Sacro Cuore di Gesù. Difatti, per accendere le anime con l’amore di Dio, divenne infaticabile propagatore del culto ai Sacri Cuori di Gesù e Maria, a cui dedicò molti dei suoi scritti sottolineandone l’unità mistica.
Si dedicò alle missioni popolari di parrocchia in parrocchia e mostrò le sue virtù di predicatore, che suscitarono numerose conversioni. Curò anche molti appestati: contrasse il morbo, ma ne guarì in breve tempo. Il suo zelo apostolico lo indusse nel 1641 a fondare l’Ordine di Nostra Signora della Carità, volto al recupero sociale e spirituale delle prostitute desiderose di cambiar vita. Due anni dopo fondò, con alcuni compagni, la Congregazione di Gesù e Maria con il fine specifico di aprire e dirigere seminari sulla base delle disposizioni del Concilio di Trento, che in Francia erano state ancora poco applicate.
Presbitero del XVII° secolo
Per leggere il LIBRO “Il Cuore Ammirabile della SS. Madre di Dio” premi QUI
20 – SAN BERNARDO DA CHIARAVALLE

“Non c’è miseria più grande delle false gioie”
“Quando discuti o parli nulla ha sapore per me, se non vi avrò sentito risuonare il nome di Gesù”
“Quando Dio perdona un peccatore che confessa umilmente il suo peccato, il diavolo perde il suo dominio sul cuore che aveva preso”
“Di tutti i movimenti, sensazioni e sentimenti dell’anima, l’amore è l’unico in cui la creatura può rispondere al Creatore e fare una specie di ritorno simile, per quanto irregolare. Perché quando Dio ama, tutto ciò che vuole è essere amato in cambio”
Nacque nel 1090 a Fontaine, in Francia da una famiglia agiata, ma a 22 anni, al termine degli studi, decide di entrare nel monastero fondato da Roberto di Molesmes a Citeaux (Cistercium, in latino, da cui l’appellativo di cistercensi). Qualche anno dopo, fondò il monastero di Chiaravalle dove lo seguirono 12 compagni.
Per il santo, la vita monastica doveva essere scandita dal lavoro, dalla contemplazione e dalla preghiera avendo due stelle fisse: Gesù e Maria. Nel “De diligendo Deo” Bernardo indica la via dell’umiltà per raggiungere l’amore di Dio. Esorta ad amare il Signore senza misura. Per il monaco cistercense sono 4 i gradi fondamentali dell’amore:
1) L’amore di sé stessi per sé: “Prima l’uomo ama sé stesso per sé. Vedendo poi che da solo non può sussistere, comincia a cercare Dio per mezzo della fede”.
2) L’amore di Dio per sé: “Nel secondo grado, quindi, ama Dio, ma per sé, non per Lui. Cominciando però a frequentare Dio e ad onorarlo in rapporto alle proprie necessità”.
3) L’amore di Dio per Dio: “L’anima passa al terzo grado, amando Dio non per sé, ma per Lui. In questo grado ci si ferma a lungo, anzi, non so se in questa vita sia possibile raggiungere il quarto grado”.
4) L’amore di sé per Dio: “Quello cioè in cui l’uomo ama sé stesso solo per Dio. Allora, sarà mirabilmente quasi dimentico di sé, quasi abbandonerà sé stesso per tendere tutto a Dio, tanto da essere uno spirito solo con Lui”.
Monaco cistercense dell’XI° secolo
Patrono degli agricoltori, apicoltori, ceraioli e renaioli
Per leggere alcune SERMONI PER L’AVVENTO premi QUI
21 – SAN PAPA PIO X

“Vi chiameranno papisti, retrogradi, intransigenti, clericali: siatene fieri!”
“Un Sacerdote che non è santo non solo è inutile ma riesce dannoso alla Chiesa”
“Essendo Dio infinita bellezza, l’anima unita a Cristo disegna su di sé lo sguardo ammiratore e tenero degli angeli che, se fossero capaci di qualsiasi passione, si riempirebbero di invidia nella loro sorte”
Fu Pio X ad avviare la riforma del diritto canonico, che culminò nel 1917 con la promulgazione del Codice di diritto canonico, e a redigere il Catechismo che porta il suo nome (Catechismo di Pio X, 1905).
Difese con forza l’integrità della fede cattolica, propose e incoraggiò la comunione eucaristica anche dei fanciulli, avviò la riforma della legislazione ecclesiastica, si occupò positivamente della questione romana e dell’Azione Cattolica, curò la formazione dei sacerdoti, fece elaborare un nuovo catechismo, favorì il movimento biblico, promosse la riforma liturgica e il canto sacro.
Papa del XX° secolo
Per leggere il CATECHISMO della Chiesa Cattolica secondo San Pio X premi QUI
22 – SAN FILIPPO BENIZI

“Amatevi a vicenda, rispettatevi a vicenda, sopportatevi a vicenda”
Nacque a Firenze il 15 agosto 1233 da genitori che da tanto tempo aspettavano il dono di un figlio, proprio nel giorno di una festa mariana. Diventato adulto, lavorò come medico a Firenze per un anno, studiando la bibbia e i Padri della Chiesa nel tempo libero.
Il giovedì santo del 1254 stava pregando a Fiesole quando gli parve che la statua del crocifisso gli dicesse di salire sulla collina per conoscere i servi di sua madre. Durante la celebrazione eucaristica, inoltre, rimase colpito dalla lettura della messa di quel giorno nella quale lo Spirito Santo aveva ordinato al diacono Filippo: “Disse lo Spirito a Filippo: ‘Avvicinati e sali su questo carro” (At 8,29). Filippo capì allora che la Madonna lo chiamava al sicuro sul carro dell’Ordine dei suoi Servi.
Inizialmente il superiore dell’ordine scelse per Filippo un percorso che nascondeva al mondo le sue enormi doti, per temprarlo nell’umiltà e nella preghiera. Furono 5 anni di ottima preparazione al futuro radioso che lo aspettava, durante i quali si occupò delle mansioni più mortificanti. Secondo i decreti del secondo concilio di Lione del 1274, l’Ordine era destinato a sicura estinzione. Filippo, con il consiglio di giuristi e valendosi della collaborazione di fra Lotaringo, riuscì ad impostare la difesa arrivando alla definitiva approvazione. Viene quindi considerato “Padre dell’Ordine”.
Religioso Ordine dei Servi di Maria (OSM) del XIII° secolo
23 – SANTA ROSA DA LIMA
“Al di fuori della croce non vi è altra scala per salire al cielo”
“Sappiate che il più grande servizio che l’uomo può offrire a Dio è aiutare a convertire le anime”
Isabella Flores de Oliva nacque nel 1586 a Lima, in Perù. Fin da fanciulla si distinse per la pietà e per la docilità ai propri genitori. All’età di 5 anni fece il voto di perpetua verginità, eleggendosi per sposo Gesù Cristo. Appena seppe leggere, per prima cosa lesse la vita di Santa Caterina da Siena (ricordata il 29 aprile) che scelse a protettrice e di cui cercò di imitare le virtù.
Decise poi di ritirarsi in un monastero di Domenicane. Come a Caterina da Siena, anche a lei fu data la grazia di partecipare fisicamente alla passione di Gesù e alle nozze mistiche; inoltre, per ben quindici anni ebbe ad attraversare la dura esperienza interiore dell’assenza di Dio, quel travaglio dello spirito che San Giovanni della Croce (ricordato il 14 dicembre), chiama la “notte oscura”. In questa lotta, essa andava ripetendo: “Signore, fatemi soffrire di più, purché non mi sia tolto il vostro amore”. Passata finalmente la bufera, il Signore la volle consolare, favorendola di molte visioni.
Religiosa del terz’ordine domenicano del XVI° secolo
Patrona dei giardinieri e fioristi – Patrona Delle Americhe, Filippine, India, Perù.
Invocata quando ci sono litigi familiari.
24 – SANTA MICHELA DEL SS. SACRAMENTO
“Ho dato tutto oggi. Non ho più niente da chiamare mio”
“Vorrei avere mille cuori per ringraziare il Signore di tanta carità verso coloro che lo servono e vogliono amarlo”
“Compresi che Dio era così grande, così potente, così buono, così amante, così misericordioso, che decisi di non servire altro che un Signore che riunisce tutto questo per riempire il mio cuore”
Fin dai primi anni manifestò un’intelligenza eccezionale, un carattere fermo, un’indole gioviale e vivace, unita ad un’innata disposizione per la pratica delle virtù. Sentiva potente l’attrattiva verso il Tabernacolo, tanto da farsi condurre spesso nelle chiese più solitarie e povere per stare in compagnia di Gesù Sacramentato.
Nonostante fosse nata in una famiglia nobile, compiva gesti di carità visitando i ricoverati dell’ospedale di San Giovanni di Dio a Madrid. Qui conobbe una giovane ammalata che, succube delle disgrazie che l’avevano colpita, si era data alla malavita: Michela riuscì a convincerla a ritornare in famiglia, ma questo episodio fece nascere in lei l’idea di fondare dei collegi per aiutare le ragazze vittime della miseria e dell’ignoranza. Nel 1845, a 36 anni, fondò l’istituto.
Dopo un corso di esercizi spirituali fatti nell’aprile 1847, Michela si avviò ad un arduo ed intenso lavoro ascetico che il mese successivo la portò a ricevere una grazia spirituale la quale fu l’inizio della sua vita mistica e carismatica, incentrata nell’Eucaristia e proiettata verso gli altri.
Nel 1857 morì il suo padre spirituale e subentrò Sant’Antonio Maria Claret (ricordato il 24 ottobre) il quale la aiutò nella nella stesura delle Costituzioni delle suore Ancelle del Santissimo Sacramento e della Carità.
Religiosa del XIX° secolo
Fondatrice della congregazione delle Suore Adoratrici Ancelle del Santissimo Sacramento e della Carità
25 – SAN GIUSEPPE CALASANZIO DELLA MADRE DI DIO

“Nelle grandi disgrazie che ci sono capitate, sarebbe una grande pazzia fermarci alle cause secondarie, che sono gli uomini, non vedendo Dio che le invia per il nostro maggior bene”
Sapendo che il demonio era il peggior nemico di Dio e degli uomini, a soli 5 anni (1561 c.a.) decise di sterminarlo pensando avesse un corpo visibile. Si armò di un pugnale e, siccome non lo trovò in casa, decise di andarlo a cercare fuori nei campi. Un battaglione di bambini si aggiunse a lui e si fermarono tutti in un oliveto dove il maligno era apparso nella forma di un’ombra paurosa. Con l’aiuto della Vergine Santissima, rimase illeso da tale incontro: fu l’inizio di un lungo combattimento che sarebbe durato tutta la vita del Santo. Più tardi, esorcizzando un posseduto, il demonio confessò che in quel momento non aveva al mondo nemico più grande di Giuseppe.
A 27 anni divenne sacerdote e a quasi 40 anni sentì una chiamata per Roma (era originario della Spagna). Qui entrò in contatto con la gioventù povera della città e notò i vizi sfrenati e la loro ignoranza sui temi relativi alla salvezza dell’anima. Era lento a prendere decisioni, però, una volta convinto dei disegni di Dio aveva grande fermezza di carattere e un’indomabile energia per vincere gli ostacoli sul suo cammino. Così decise si fondare i Chierici Regolari Poveri della Madre di Dio delle Scuole Pie per fornire l’istruzione classica ed insegnare la pietà e i buoni costumi.
Presbitero del XVI° secolo
Fondatore dei chierici regolari poveri della Madre di Dio delle scuole pie (detti “scolopi” o “piaristi”)
Patrono delle Scuole popolari cristiane del mondo
Beata Celestina della Madre di Dio (ricordata il 18 marzo) fu particolarmente devota di questo santo.
26 – SANTA MARIA DI GESÙ CROCIFISSO (MARIAM BAOUARDY)
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Rimasta orfana di entrambi i genitori a soli 3 anni di età insieme al fratello Paolo, venne affidata ad uno zio paterno il quale non perse tempo a cercarle marito per quando raggiunse i 13 anni di età. Crescendo, la fanciulla non si dimostrò favorevole al matrimonio; in più nel suo cuore continuava a sentire una voce: “Tutto passa! Se vuoi darmi il tuo cuore, io resterò sempre con te!”.
Diventata grande Mariam prese una ferma decisione: si tagliò le sue lunghe trecce e si tolse i gioielli ricevuti dal fidanzato e dai parenti. Davanti alla collera, alle grida e agli schiaffi dello zio non cambiò idea e questi, per punirla della decisione presa, iniziò a trattarla come una schiava.
Prima di entrare nel convento delle carmelitane scalze rischiò la morte: in risposta ad un turco che voleva convincerla a convertirsi all’islam, si proclamò figlia della Chiesa Cattolica e per questo le tagliò la gola. In seguito racconterà di essersi trovata in Cielo; a restituirle la vita fu “un’infermiera vestita di azzurro” che la curò con delicatezza straordinaria e dalla quale ebbe rivelazioni sulla sua vita; dichiarò anni dopo, che era la Vergine.
Altro tratto saliente della sua vita sono stati i quattro giorni di possessione angelica, in cui l’Angelo dettò e diede insegnamenti che le monache trascrissero rigorosamente davanti a testimoni. Scrissero: “Il riposo domenicale deve essere interamente consacrato a Gesù; alla domenica si dovrebbe solo pregare e leggere libri che parlano di Gesù”.
Monaca carmelitana scalza del XIX° secolo
Viene anche soprannominata “la piccola araba”. Per approfondire questa figura tramite una CATECHESI premi QUI.
27 – SANTA MONICA

Dalle «Confessioni» di sant’Agostino
“Figlio, quanto a me non trovo ormai più alcuna attrattiva per questa vita. Non so che cosa io stia a fare ancora quaggiù e perché mi trovi qui. Questo mondo non è più oggetto di desideri per me. C’era un solo motivo per cui desideravo rimanere ancora un poco in questa vita: vederti cristiano cattolico, prima di morire. Dio mi ha esaudito oltre ogni mia aspettativa, mi ha concesso di vederti al suo servizio e affrancato dalle aspirazioni di felicità terrene. Che sto a fare qui?”
Monica nacque a Tagaste (Algeria) da una famiglia profondamente cristiana e di buone condizioni economiche tanto che le fu concesso di studiare e ne approfittò per leggere la Bibbia e meditarla.
Madre di tre figli, tra cui il futuro Sant’Agostino (ricordato il 28/08), dette a tutti e tre un’educazione cristiana ma Agostino gli provocò grandi sofferenze a causa della sua condotta. Quando egli si trasferì a Roma, decise di seguirlo, ma lui con uno stratagemma la lasciò a terra a Cartagine, mentre s’imbarcavano per Roma. Monica passò la notte in lacrime sulla tomba di san Cipriano (come narra lo stesso Agostino nelle Confessioni, V,8,15).
Più tardi riuscì ad imbarcarsi per Roma e raggiunse il figlio a Milano. Il suo amore materno e le sue preghiere ne favorirono la conversione, che ricevette mediante le catechesi di Sant’Ambrogio (ricordato il 7 dicembre). Con Agostino lasciò Milano diretta a Roma, e poi a Ostia, dove affittarono una casa, in attesa di una nave in partenza per l’Africa. Fu un periodo carico di dialoghi spirituali, che Agostino ci riporta nelle sue Confessioni. Lì si ammalò, forse di malaria, e in nove giorni morì.
Laica del IV° secolo
28 – SANT’AGOSTINO D’IPPONA

“Non si deve abbandonare la Chiesa a causa dei cattivi né trascurare la disciplina contro i cattivi stessi”
“Sfortunata l’anima spericolata che immaginava che allontanandosi da Te avrebbe potuto ottenere qualcosa di meglio! Perché l’unica pace sei tu”
“Se non fosse per te Signore, sprofonderei nella disperazione. Perché se i miei disturbi sono tanti e gravi, la medicina che mi dai è ancora più grande”
“Lode e gloria a te, o Dio, fonte di misericordie! Sono diventato sempre più infelice e tu ti sei avvicinato a me. La tua mano era pronta a tirarmi fuori dal fango e lavarmi, ma io non lo sapevo”
“Fu frustato, udì insulti, schiaffeggiato, sputato in faccia, coronato di spine, appeso a un albero e sepolto. E colui che tanto soffrì fu il Figlio di Dio! Se il Maestro è passato di là, dove non dovrebbe passare il discepolo?”
Nato a Tagaste (nell’attuale Algeria) nel 354, Sant’Agostino ebbe un’educazione cristiana grazie alla madre Monica (ricordata il 27/08) nonostante il padre fosse inizialmente pagano. Durante l’adolescenza e la prima gioventù condusse una vita alquanto dissoluta, mentre studiava appassionatamente filosofia. A 29 anni si recò in Italia e, a Milano, conobbe il vescovo Ambrogio, futuro santo e ora commemorato il 7 dicembre. Fu l’inizio del cambiamento di un uomo che cercava da anni la verità e che comprese che la verità non è un pensiero, ma una persona: Gesù Cristo.
Un giorno, Agostino era in riva al mare e meditava sul mistero della Trinità perché voleva comprenderlo con la forza della ragione. Notò allora un bambino che con una conchiglia versava continuamente l’acqua del mare in una buca. Incuriosito, Agostino gli chiese la ragione e il fanciullo disse: “Voglio travasare il mare in questa mia buca”. Il Santo spiegò pazientemente l’impossibilità dell’intento ma, il bambino fattosi serio, replicò: “Anche a te è impossibile scandagliare con la piccolezza della tua mente l’immensità del Mistero trinitario”. E detto questo sparì.
Vescovo del IV° secolo
Per leggere il LIBRO “Le confessioni” premi QUI; invece per leggere “Vita Sancti Augustini” scritta da San Possidio, fidato amico del Santo, premi QUI
CITAZIONI DI SERMONI
“È vero, niente è più grande di Dio; ma non addolorarti per la ristrettezza; accoglilo, ed Egli ti ingrandirà: non hai niente da mettere in tavola? Ricevilo, ed Egli ti nutrirà; e, ancor più dolce alle tue orecchie, ti nutrirà di se stesso. Lui stesso sarà il tuo cibo” (Sermone 11, 11)
“Cristo ha detto: Non ha eliminato l’amore dei genitori, della moglie, dei figli, ma lo ha messo al posto che Gli corrisponde. Egli non ha detto: “Chi ama”, ma: chi ama più di me” (Sermone. 344, 1-2)
29 – SAN GIOVANNI BATTISTA
“Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!” (Mt 3,2)
“Io sono voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, come disse il profeta Isaia” (Gv 1,23)
“Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo! Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere a Israele” (Gv 1, 29-31)
É l’ultimo profeta dell’Antico Testamento e il primo Apostolo di Gesù, perché gli rese testimonianza ancora in vita. È tale la considerazione che la Chiesa gli riserva, che è l’unico santo dopo Maria ad essere ricordato nella liturgia, oltre che nel giorno della sua morte (29 agosto), anche nel giorno della sua nascita terrena (24 giugno).
FOCUS: Morte di San Giovanni Battista – Vangelo di Marco 6, 17-29
Erode infatti aveva fatto arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, che egli aveva sposata. Giovanni diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade gli portava rancore e avrebbe voluto farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo giusto e santo, e vigilava su di lui; e anche se nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri. Venne però il giorno propizio, quando Erode per il suo compleanno fece un banchetto per i grandi della sua corte, gli ufficiali e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla ragazza: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le fece questo giuramento: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». La ragazza uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». Ed entrata di corsa dal re fece la richiesta dicendo: «Voglio che tu mi dia subito su un vassoio la testa di Giovanni il Battista». Il re divenne triste; tuttavia, a motivo del giuramento e dei commensali, non volle opporle un rifiuto. Subito il re mandò una guardia con l’ordine che gli fosse portata la testa. La guardia andò, lo decapitò in prigione e portò la testa su un vassoio, la diede alla ragazza e la ragazza la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputa la cosa, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.
Patrono di Albergatori, Cantori, Carcerati, Cardatori di lana, Coltellinai, Conciatori di pelle, Condannati a morte, Fabbricanti di forbici, Fabbricanti di spade, Lavoratori del cuoio, Monaci, Pellicciai, Sarti, e dei Trovatelli
30 – BEATO ALFREDO ILDEFONSO SCHUSTER

Diceva ai suoi preti “Se siete Santi, la gente crederà”
“Voi desiderate un ricordo da me. Altro ricordo non ho da darvi che un invito alla santità. La gente pare che non si lasci più convincere dalla nostra predicazione, ma di fronte alla santità, ancora crede, ancora si inginocchia e prega. La gente pare che viva ignara delle realtà soprannaturali, indifferente ai problemi della salvezza. Ma se un Santo autentico, o vivo o morto, passa, tutti accorrono al suo passaggio. Ricordate le folle intorno alla bara di don Orione? Non dimenticate che il diavolo non ha paura dei nostri campi sportivi e dei nostri cinematografi. Ha paura, invece, della nostra santità”
Orfano di papà a 11 anni, educato alla preghiera, al silenzio e all’ascesi, sentì il desiderio di farsi monaco benedettino nella stessa abbazia romana in cui ricevette l’istruzione: a San Paolo fuori le mura.
Venne ordinato sacerdote nel 1904 (a 24 anni) e nel 1926 guidò anche gli esercizi spirituali per l’allora arcivescovo Roncalli – futuro Papa Giovanni XXIII – che celebrò il suo funerale. Monaco esemplare, subito gli vennero affidati incarichi delicati e gravosi. A 28 anni era già maestro dei novizi, poi divenne procuratore generale della Congregazione, infine abate di San Paolo fuori le mura.
Nel 1929 Pio XI lo nominò arcivescovo di Milano e cardinale. Iniziò il suo ministero milanese prendendo come modello il suo più illustre predecessore, San Carlo Borromeo (ricordato il 4 novembre), e si sforzò di imitarlo, soprattutto nella sua passione per il popolo, nel suo coraggio per difendere la purezza delle fede, nel suo donarsi completamente senza risparmio. Si dimostrò assiduo nell’effettuare le visite pastorali nella diocesi che nei 25 anni del suo episcopato svolse ben 5 volte.
Cardinale del XX° secolo
31 – SAN RAIMONDO NONNATO

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Venne chiamato così perché fu estratto vivo dal corpo della madre morta il giorno prima. Entrò nell’ordine di Santa Maria della Mercede, nato per riscattare i cristiani schiavizzati in terre musulmane. Liberò diversi fratelli nella fede a Valencia e nell’Algeria. In un viaggio si offrì di sostituirsi a questi schiavi come ostaggio, ma visto che nelle celle continuava a predicare la Vera Fede e a convertire, gli chiusero la bocca con una sorta di lucchetto. Fu riscattato dal suo ordine, ma morì poco dopo.
Sentendosi vicino alla fine di questa vita terrena, chiese di portargli la Comunione ma, dato che tardava ad arrivare, sembra che fu Cristo stesso a portargli il Santissimo Sacramento.
Grazie a il_salmone_fede_e_attualita
Religioso dell’Ordine mercedario del XIII° secolo
Patrono delle ostetriche
Per approfondire i santi da gennaio ad aprile premi QUI, da settembre a dicembre premi QUI
