Luglio
03 – SAN TOMMASO APOSTOLO

«Mio Signore e mio Dio!»
Dal Vangelo secondo Giovanni 20, 24-29 – Tommaso incredulo e credente
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Apostolo
Patrono di architetti, artisti, carpentieri, giudici, muratori, scalpellini, geometri, agrimensori
04 – BEATO PIER GIORGIO FRASSATI

“L’avvenire è nelle mani di Dio e meglio di così non potrebbe andare!”
“Tu mi domandi se sono allegro; e come non potrei esserlo? Finché la fede mi darà la forza sarò sempre allegro”
“Con tutta la forza della mia anima esorto voi giovani ad avvicinarvi al tavolo della Comunione tutte le volte che potete. Nutriti di questo pane di angeli da dove attirerai tutta l’energia necessaria per combattere le battaglie interiori. Perché la vera felicità, cari amici, non consiste nei piaceri del mondo o nelle cose terrene, ma nella pace della coscienza, che abbiamo solo se siamo puri di cuore e di mente”
Torinese, amico di tutti, esprimeva sempre una fiducia illimitata e completa in Dio e nella Provvidenza ed affrontava le situazioni difficili con impegno, serenità e letizia. Si iscrisse a diverse congregazioni e associazioni cattoliche e fondò con i suoi amici più cari una “società” allegra denominata “Tipi loschi” per condividere in letizia e comunione fraterna le gite in montagna; l’amicizia era fondata sulla fede e la preghiera reciproca.
Leggeva appassionatamente San Tommaso d’Aquino (ricordato il 28 gennaio) e, soprattutto, Santa Caterina da Siena (ricordata il 29 aprile). Nel 1922 indossò l’abito di terziario domenicano – come laico – e, da fervente discepolo di San Domenico, recitava ogni giorno il Rosario. Lo portava sempre nel taschino della giacca, non esitando a tirarlo fuori in qualsiasi momento per pregare, anche in tram o sul treno, persino per strada: “Il mio testamento – diceva, mostrando la corona del Rosario – lo porto sempre in tasca”.
Terziario domenicano del XX° secolo
Patrono delle confraternite e dei giovani di Azione cattolica
05 – SANT’ANTONIO MARIA ZACCARIA

“È proprio dei grandi cuori mettersi al servizio degli altri senza ricompensa e combattere non in vista della paga”
“Corriamo come matti non solo a Dio, ma ancora verso il prossimo, il quale è il mezzo che riceve quello che non possiamo dare a Dio, non avendo Egli bisogno dei nostri beni” così scrisse ai suoi primi confratelli in una lettera d’esortazione
A Milano, intorno al 1535, fondò la “Congregazione dei chierici regolari di San Paolo” nei pressi della chiesa di San Barnaba (che i milanesi chiamarono “Barnabiti”). I tre collegi della nuova famiglia spirituale fecero subito parlare di sé per le loro pratiche, le loro penitenze, il loro modo di vestire, la loro predicazione talvolta provocatoria. Fra le iniziative che si devono a loro va ricordata l’usanza di suonare le campane alle 15.00 del venerdì, in ricordo della morte di Gesù e l’esposizione solenne dell’Eucaristia, a turno nelle chiese della città (le cosiddette Quarantore).
Sant’Antonio Maria voleva ridare vigore alla pietà popolare e riaccendere i cuori con l’amore per Gesù. Fin dalla fanciullezza dimostrò il suo amore per gli ultimi come quando – in una fredda giornata d’inverno – tornò a casa senza mantello perché lo aveva messo sulle spalle di un povero. Già da giovane medico avvertiva l’urgenza di spiegare le Sacre Scritture e trasmettere le verità di fede a grandi e piccoli, in un’epoca contraddistinta dalla nascita delle eresie di Lutero. Nel 1529 (a 27 anni) divenne sacerdote, ma morì solo 10 anni dopo.
Presbitero del XVI° secolo
Fondatore della Congregazione dei Chierici Regolari di San Paolo, meglio noti col nome di “Barnabiti”
06 – SANTA MARIA GORETTI

“Per amore di Gesù perdono il mio aggressore” disse prima di morire
Rimase orfana del padre a soli 10 anni (correva l’anno 1900). La madre decise di rimanere a Ferriere e di lavorare ancora in società con la famiglia Serenelli. Maria, sensibile e affettuosa, soffrì molto per la morte del babbo; tuttavia con tenerezza confortava la madre.
Nonostante l’età matura, non aveva ancora fatto la sua Prima Comunione: ne aveva un gran desiderio e lo manifestava a sua madre ma lei, presa dal lavoro e sempre a corto di denaro, la rimandava a tempi migliori. Maria insistette: imparò velocemente il catechismo e così ricevette la sua Prima Comunione. Dopo si impegnò ancora di più nella via della bontà: volle essere anzitutto l’angelo consolatore della mamma. Le infondeva coraggio e fiducia nella Provvidenza, le ubbidiva in tutto, cercava di alleggerirle il lavoro, pensando alla pulizia della casa, alla preparazione dei pasti, alla custodia dei fratellini, al rammendo delle vesti.
Alessandro Serenelli, di 18 anni e figlio dei datori di lavoro della famiglia Goretti, s’innamorò di Maria la quale, però, continuava a rifiutare le sue avance. Il 5 luglio del 1902 Alessandro, accecato dall’ira per per le sue resistenze, la uccise. Fu condannato a 30 anni di reclusione dove maturò il pentimento e si convertì alla religione cattolica. Anni dopo avrebbe raccontato di aver tentato una riconciliazione con la famiglia e la religione in seguito a un sogno in cui la sua vittima gli offriva dei gigli che si trasformavano in fiammelle.
Laica del XX° secolo
Patrona della gioventù
07 – BEATO PIETRO TO ROT

“É bello morire per la fede”
Nacque nel 1912 in Papua Nuova Guinea da una famiglia cattolica. Ereditò dal padre le doti del leader (era un capotribù influente e carismatico, tra i primi convertiti al cattolicesimo) e dalla madre la particolare sensibilità per la religione. Pietro era portato per l’insegnamento, era un ottimo conoscitore della Bibbia ed era capace di relazionarsi con tutti, con un forte ascendente soprattutto sui giovani. A 24 anni si sposò con Paula Varpit, una ragazza di 16 anni con cui condivideva la fede e gli ideali. La gente vedeva che il giovane viveva ciò che insegnava e lo ammirava per la forza del carattere, la coerenza e la generosità che dimostrava.
Nel 1942 l’esercito imperiale giapponese attaccò ed occupò l’intera regione, prendendo subito di mira la religione portata dagli occidentali: tutti i missionari europei vennero cacciati o internati nei campi di concentramento. L’unico a rimanere “sul campo” fu proprio Pietro perché indigeno e laico. Con naturalezza e semplicità si prese così in carico la comunità rimasta senza sacerdote. In particolare, si fece notare dall’esercito quando prese posizione netta contro la poligamia che i giapponesi volevano di nuovo introdurre: Pietro sapeva che, così facendo, stava segnando irrimediabilmente la sua sorte ma con grande serenità diceva a tutti che “è bello morire per la fede”.
Laico del XXI° secolo
Nel 1995 è diventato il primo beato papuano.
08 – SANTI AQUILA E PRISCILLA
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Aquila era giudeo originario del Ponto trapiantato a Roma, mentre Prisca (detta anche Priscilla) era romana. Convertiti al cristianesimo, erano molto legati a San Paolo apostolo e furono suoi collaboratori nella diffusione del Vangelo.
Erano stati scacciati da Roma da un editto dell’imperatore Claudio che espelleva i giudei e si erano stabiliti a Corinto. Qui Paolo li incontrò nel 50 e “si stabilì nella loro casa e lavorava” (At 18, 1-3); di mestiere facevano i tessitori di tende. Quando Paolo andò a Efeso, verso l’anno 54, tutti e due lo accompagnarono. Nella loro casa si riunivano i cristiani, come precisa l’Apostolo stesso: “Vi salutano molto nel Signore Aquila e Prisca, con le comunità che si raduna nella loro casa” (1Cor 16,19). E sempre loro, a Efeso, completarono l’istruzione cristiana di Apollo. Verso il 57 tornarono a Roma, come attesta ancora Paolo: “Salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori in Cristo Gesù” (Rm 16, 3). Egli aggiunge, alludendo ad avvenimenti per altro sconosciuti “per salvarmi la vita, essi hanno rischiato la loro testa, ed ad essi non io soltanto sono grato, ma tutte le chiese dei gentili” (Rm 16, 4). Verso la fine della sua vita Paolo prega Timoteo di salutare “Prisca e Aquila”, i quali si erano recati evidentemente di nuova a Efeso, dove risiedeva Timoteo.
Sposi e martiri, discepoli di San Paolo
Patroni dei fabbricanti di tele per tende e architetti
09 – SANTA VERONICA GIULIANI

“La vera vita è quando si ama Dio e ci scordiamo di noi”
“Non posso dire altro: Dio è pazzo, fa pazzie d’amore; resto anch’io impazzita, attonita per tanto bene”
“Io non capivo e non potevo comprendere come potevate fare voi altri sacerdoti a tenere quel Dio fra le vostre mani e non impazzire d’amore”
“Ho avuto un rimprovero da Maria SS.ma la quale mi ha fatto capire la sua fedeltà verso di me e la mia infedeltà nel non andare a Lei frequentemente, per chiederle grazie per me e per tutte le persone. Lei è Madre di misericordia e gradisce molto che si ricorra a Lei”
“Non vi è cosa più cara in questa vita che il patire; non vi è cosa più preziosa che la croce; non vi è contento più grato né allegrezza più vera che fare la volontà di Dio, sommo Bene; non vi è spasso né sollievo più dilettevole che cercare il patire; non vi è riposo più soave che stare in croce con l’amato Bene. E in questo non bisogna che noi cerchiamo il sentimento e gusto del nostro spirito”
All’autopsia risultò che il cuore era trafitto da parte a parte. Dopo aver ricevuto le piaghe della Passione di Cristo, infatti – rivela nel diario spirituale – «piansi molto e con tutto il mio cuore pregai il Signore di volerle nascondere agli occhi di tutti». Era il Venerdì Santo del 1697 e Veronica stava domandando umilmente a Dio perdono dei suoi peccati: le apparve Gesù Crocifisso e le impresse le sacre stimmate. Veronica timorosa che ciò che avveniva in lei fosse opera del demonio, non voleva ingannare nessuno. Anche i superiori vollero accertarsi dell’origine del fatto: fu trattata da strega, derisa, maltrattata, privata della Comunione, scomunicata. Ma la pace del cuore non l’abbandonò mai; si rammaricava soltanto di non poter ricevere Gesù ed assistere alla S. Messa. Cessata la dura prova, le consorelle mutarono il loro disprezzo in alta stima.
Tra le altre grazie mistiche concesse a santa Veronica, sono da ricordare due pellegrinaggi mistici alla Santa Casa di Loreto, compiuti spiritualmente il 10 dicembre 1714 e 1715, nella festa della Traslazione Miracolosa della Santa Casa. Nulla sapremmo delle sue esperienze mistiche se il direttore spirituale non le avesse ordinato di trascriverle; lo fece per 30 anni e sono raccolte nel libro il “Tesoro nascosto”.
Monaca clarissa cappuccina del XVII° secolo
Per vedere un FILM che tratta la vita della Santa premi QUI
09 – BEATA GIOVANNA SCOPELLI

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Nacque a Reggio Emilia nel 1428. La sua vocazione religiosa fiorì sin da piccola ma, dato che i genitori volevano maritarla, dovette affrontare varie controversie. Alla loro morte, cominciò a occuparsi della fondazione di un convento carmelitano in città: rifiutò di usare il denaro ereditato e si ritirò presso una donna di modeste condizioni economiche. Intanto si affidò alla Divina Provvidenza per trovare un luogo adatto. La grazia arrivò: con l’appoggio del Vescovo le venne affidata la chiesa di san Bernardo (aveva anche pregato per avere un segno divino di approvazione alla sua scelta di fare lì il nuovo convento carmelitano e le era apparso San Bernardo per incoraggiarla). Gli inizi del nuovo monastero si datano 1485, quando il nome della chiesa cambiò in Santa Maria del Popolo (detto “le Bianche”).
Giovanna trascorreva lunghi momenti di preghiera solitaria durante la giornata, digiunava tutto l’anno, mangiando solo pane e acqua da settembre fino a Pasqua e infliggendosi mortificazioni estreme. Era assai devota alla Madonna e molte guarigioni miracolose furono attribuite alle sue preghiere.
Inoltre si guadagnò la fama di efficace guaritrice e guida spirituale. Avvennero altri miracoli: per esempio, la dispensa vuota del convento si riempì, mentre pregava implorando cibo per le monache che avevano fame. Ancora, nella notte di Natale contemplò la vista di Gesù bambino tra le braccia di Maria. Lo vide poi per Pasqua gloriosamente risorto, ma era maltrattata dal demonio che spesso le balzava addosso per soffocarla, la picchiava e una volta la fece cadere dalle scale.
Monaca carmelitana del XV° secolo
10 – SAN PIETRO (VINCIOLI) DA PERUGIA

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Oltre ad essere monaco fu anche architetto: a lui si deve, infatti, la costruzione, nel X° secolo, della chiesa di San Pietro (edificio che fu costantemente arricchito nei secoli successivi) con annesso il monastero benedettino di cui lui stesso fu abate. Prima, in quel luogo, esisteva una chiesetta in rovina che era stata la cattedrale di Perugia nei secoli passati. Si racconta che proprio durante la costruzione del nuovo luogo di culto egli compì molti prodigi.
Pietro viene ricordato anche come grande esempio di carità verso i poveri, dei quali si occupò costantemente e come difensore della sua città dalle durissime vessazioni imposte dagli imperatori tedeschi del periodo.
Monaco benedettino del X° secolo
11 – SAN BENEDETTO DA NORCIA

“Correte mentre avete la Luce”
“Nulla anteporre all’amore di Cristo”
“Ogni volta che inizi un’opera buona, devi prima di tutto rivolgere un pressante appello a Cristo nostro Signore perché la porti alla perfezione”
Iniziò la sua opera a Subiaco ma nel 529, nei dintorni dell’Abbazia, dimorava un prete di nome Fiorenzo il quale, vedendo sempre meno affluenza nelle proprie messe, fu assalito da forte invidia e reso ormai cieco da quella tenebrosa passione inviò del pane avvelenato presentandolo come pane benedetto in segno di amicizia. San Benedetto riconobbe l’inganno e diede ordine ad un corvo (che era solito nutrirsi giornalmente con il pane del Santo) di portarlo lontano dove nessun uomo lo potesse ritrovare. Il Santo prese comunque la decisione di cambiare città per evitare che l’invidia di don Fiorenzo nuocesse ai cittadini ma, poco dopo aver lasciato la città, don Fiorenzo morì improvvisamente.
Nonostante ciò, San Benedetto non rientrò a Subiaco. Si diresse verso Cassino dove fondò il monastero di Montecassino, edificato sopra i resti di templi pagani. Lo arricchì di oratori in onore di San Giovanni Battista, da sempre ritenuto un modello di pratica ascetica, e di San Martino di Tours, che era stato iniziatore in Gallia della vita monastica.
Morì circa un mese dopo la sorella gemella Santa Scolastica (ricordata il 10 febbraio) nella cappella di Montecassino mentre era in piedi, con le braccia alzate in cielo, sostenuto dai fratelli del monastero, poco dopo aver ricevuto la Santa Comunione.
Monaco del VI° secolo
Fondatore dell’Ordine di San Benedetto
Patrono d’Europa e varie città. Patrono di Agricoltori, Agronomi, Architetti, Chimici, Ingegneri e Speleologi
Si dice che il santo fu il primo padre esorcista che la storia ricordi: infatti fu spesso preso di mira dal demonio ma scampò alle sue insidie. Da sempre la sua MEDAGLIA viene considerata efficace come protezione dagli attacchi del maligno, sia per la persona che per la casa. Per maggiori informazioni premi QUI
12 – SANTA MARIE-AZÉLIE GUÉRIN E LOUIS MARTIN

“So perché il buon Dio mi ha inviato questa prova: non avevo mai subito alcuna umiliazione nella mia vita, e ho bisogno di averne qualcuna” disse Louis Martin In un momento di lucidità a un medico
Louis, di indole contemplativa, amante della poesia, del disegno e della pittura, da giovane tentò di entrare in un monastero di San Bernardo, ma fu rifiutato per la sua mancanza di conoscenza del latino. Per un certo periodo, mentre lavorava come orologiaio e orefice, ne intraprese lo studio ma in seguito abbandonò tale progetto.
Marie-Azélie ricevette una formazione che la rese un’abile fabbricante di merletti col Punto di Alençon. Aveva il desiderio della vita religiosa, ma la sua salute precaria e il giudizio negativo della Superiora delle Figlie della Carità di Alençon la dissuasero. Più avanti incontrò provvidenzialmente un uomo sul ponte Saint Leonard: aveva una nobile fisionomia, l’andatura riservata, l’atteggiamento pieno di dignità. Ne rimase impressionata. Nello stesso tempo, una voce interiore le mormorò in segreto: “È quest’uomo che ho preparato per te”. Si trattava di Louis.
La coppia ebbe la gioia di dare la nascita a nove bambini (tra questi ci fu Santa Teresa di Lisieux ricordata il 1° ottobre). Ne persero quattro in tenera età, ma né i lutti né le prove indebolirono la loro fede profonda, sostenuta dalla frequentazione quotidiana dell’Eucaristia e dalla devozione filiale verso la Vergine Maria. Marie-Azélie morì di cancro al seno a 45 anni, lasciando Louis con cinque figlie tra i 4 e i 17 anni. L’uomo offrì loro una vita ordinata e stabile, piena di giochi, preghiera e letture spirituali. Col tempo, tuttavia, le sue condizioni mentali iniziarono a declinare, forse per via degli ictus che aveva subito. Santa Teresa scrisse riferendosi a quel periodo:
“In Paradiso gioiremo ricordando questi giorni oscuri di esilio. I tre anni del martirio di mio padre mi sembrano la parte più dolce e feconda della nostra vita. Non li cambierei per le estasi più sublimi, e il mio cuore grida di gratitudine per un tesoro così prezioso: “Abbiamo gioito per i giorni in cui ci hai afflitti”. Questa croce amara è stata dolce e preziosa, e il nostro cuore ha emesso sospiri di amore grato. Non abbiamo più camminato – abbiamo corso, abbiamo volato sulla via della perfezione”.
Genitori di S. Teresa di Gesù Bambino, XIX° secolo
13 – BEATO FERDINANDO MARIA BACCILIERI
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Nel 1852 fu nominato parroco a Galeazza Pepoli (BO), dove rimase 41 anni, fino alla morte. Trasformò radicalmente la sua parrocchia con l’esempio della sua santità e per la sua vasta opera pastorale il cardinale Parocchi lo paragonò al santo Curato d’Ars (ricordato il 4 agosto): Ferdinando ispirò il suo sacerdozio proprio a lui, dedicandosi alla direzione spirituale e alle confessioni alle quali dedicava anche 10 ore al giorno. Infatti, diceva sempre che la confessione è l’incontro con la misericordia e con l’Amore Divino e che il Signore null’altro desidera se non dare sollievo alle anime.
Creò quattordici associazioni religiose, senza trascurare le opere di carità. Diffuse la devozione alla Vergine addolorata, alla quale consacrò la sua parrocchia. Morì improvvisamente alle ore 3:40 del mattino, con la testa china su un libro di meditazione sulla passione di Cristo aperto sullo scrittoio dello studio.
Presbitero del XIX° secolo
Terziario dei Servi di Maria e fondatore della Congregazione delle Serve di Maria di Galeazza
14 – SAN CAMILLO DE LELLIS

“Non bisogna mai perdere di vista Dio, ma contemplare il Creatore nella Creatura”
“Dio è tutto, il resto è nulla. Salvare l’anima è l’unico impegno della vita che è breve”
“Un buon soldato muore in guerra, un buon marinaio muore in mare, un buon ministro degli infermi muore all’ospedale”
“Padri e fratelli miei, miriamo nei malati la persona stessa di Cristo. Questi malati cui serviamo ci fanno vedere un giorno il volto di Dio”
Mentre San Luigi Gonzaga (ricordato il 21 giugno) si trovava a Roma, sulla città si abbatterono diversi drammi, uno dopo l’altro: prima la siccità, poi la carestia, infine un’epidemia di peste. Fedele al motto “Come gli altri”, cioè dimentico delle proprie origini nobili come dei privilegi derivanti dal suo stato di salute, Luigi andò tra gli “appestati” per curarli e soccorrerli, al fianco di San Camilo De Lellis.
Nato a Bucchianico, in provincia di Chieti, nel 1550, San Camillo dal 1586 è emblematicamente legato alla croce rossa che egli ottenne di portare cucita sull’abito religioso. In particolare, come padre Sanzio Cicatelli, primo biografo del Santo, “per tre ragioni piacque al padre nostro che portassimo la Croce ne’ vestimenti, tenendola per nostra impresa e insegna. La prima, per far distinzione dall’abito della Compagnia di Gesù. La seconda, per far conoscere al mondo che tutti noi segnati di questo impronto di Croce siamo come schiavi venduti e dedicati per servigio de’ poveri infermi. E la terza, per dimostrare che questa è religione di croce, cioè di morte, di patimenti e di fatica, acciò quelli che vorranno seguitar il nostro modo di vita, si presuppongano di venir ad abbracciare la Croce, di abnegar se stessi e di seguitar Gesù Cristo fino alla morte”.
Presbitero del XVI° secolo
Fondatore dell’Ordine dei Chierici Regolari Ministri degli Infermi (Camilliani)
Patrono dei malati, ospedali, infermieri, sanità militare
15 – SAN BONAVENTURA DA BAGNOREGIO

“La preghiera è madre e origine di ogni elevazione spirituale”
“Chi dunque vuol salire, deve evitare il peccato che deforma la natura”
“La migliore perfezione di un uomo religioso è fare le cose comuni in modo perfetto. Una fedeltà costante nelle piccole cose è una virtù grande ed eroica”
“L’uomo accecato e avvilito siede nelle tenebre e non riesce a vedere la luce celeste se non lo soccorre la grazia con la giustizia contro la concupiscenza e la scienza congiunta alla sapienza contro l’ignoranza”
Si dice che da bambino fu guarito da San Francesco (ricordato il 4 ottobre), che avrebbe esclamato: “Oh bona ventura”, ma non si hanno fonti certe. Probabilmente sono stati l’esempio e l’influenza di Alessandro di Hales a spingere il santo a farsi francescano.
Dal 1257 al 1274 fu ministro generale dell’Ordine francescano, del quale è ritenuto quasi un secondo fondatore. Sotto la sua guida furono pubblicate le Costituzioni narbonesi, su cui si basarono tutte le successive costituzioni dell’Ordine. Su sua richiesta venne incrementata la devozione alla Vergine Maria e, sempre per sua volontà, venne ordinato di suonare ogni sera la campana all’ora di compieta per invitare tutto il popolo a recitare l’Ave Maria. Da ciò ebbe origine la recita dell’Angelus.
Venne canonizzato da papa Sisto IV nel 1482 e proclamato Dottore della Chiesa da papa Sisto V nel 1588 ed è considerato uno tra i più importanti biografi di San Francesco d’Assisi.
Cardinale del XIII° secolo
Patrono dei facchini, fattorini, teologi e tessitori
16 – SANTA ERMENGARDA

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Figlia di re Luigi di Germania, assieme alle tre sorelle Ildegarda, Gisla e Berta decise già in giovane età di portare il velo. Quando divenne suora, suo padre le donò il Convento Agostiniano Buchau am Federsee del quale fu badessa fino all’857.
In quanto figlia del re, ricevette l’educazione che all’epoca spettava alle donne di questo rango; tuttavia sin dalla prima infanzia disprezzò la vita sfarzosa della corte e decise di condurre una vita al servizio del Signore. Fu amata da tutti poiché si occupava degli indigenti e dei bisognosi nella zona del Chiemsee. Cercava di mangiare poco e conduceva una vita all’insegna della penitenza.
Un vescovo locale scrisse di lei: “Portava le sue greggi all’Agnello, donandogli molte compagne pure [vergini], ed era cara a Dio per i suoi santi meriti, [e] svolgeva molte attività importanti, una sposa devota a Dio suo sposo”.
Monaca benedettina del IX° secolo
17 – SANTA EDVIGE DI POLONIA

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Edvige nacque nel 1374, figlia di Ludovico d’Angiò, re d’Ungheria e Polonia. A solo un anno di età fu promessa in sposa a Guglielmo, erede degli Asburgo al Granducato d’Austria, ma il re Ludovico morì inaspettatamente nel 1382. Gli ungheresi si opposero all’ascesa al trono della regina; in seguito a una considerevole attività diplomatica ed a molti intrighi politici, i polacchi elessero Edvige nel 1384. Si rendeva necessario un matrimonio per potersi assicurare la successione e, a dispetto delle promesse, i nobili polacchi decisero che avrebbe sposato Ladislao Jagellone, granduca di Lituania e Rutenia, che non era ancora cristiano (promise di battezzarsi se il matrimonio avesse avuto luogo).
Ladislao, i suoi fratelli e i nobili lituani che erano al governo furono battezzati nel febbraio 1386 nella cattedrale di Cracovia, e il matrimonio reale avvenne più tardi nello stesso mese. La corte asburgica non si rassegnò, e mise in circolazione racconti maliziosi sulla coppia. Nel frattempo, Ladislao si dedicò al compito di cristianizzare la Lituania e fondò un monastero di benedettini slavi fuori Cracovia.
Edvige rivolse la sua attenzione anche alla liturgia della cattedrale di Cracovia: desiderava che diventasse un centro di culto permanente, in cambio della grazia che Dio le aveva concesso, perciò fondò un collegio di salmisti, un gruppo di sedici sacerdoti che si alternavano nel cantare i salmi nella cattedrale ventiquattro ore il giorno, interrompendo il canto solo nel caso di una funzione. Durante il suo regno dovette affrontare un certo numero di rivolte e un’invasione della Lituania da parte dei cavalieri teutonici. Le questioni politiche erano complicate, ma cercò sempre di trovare una soluzione pacifica e riuscì persino a sconfiggere i potenti cavalieri con un’attenta negoziazione e il compromesso.
Regina di Polonia del XIV° secolo
18 – SAN FEDERICO DI UTRECHT

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Probabilmente di origine inglese, fu eletto vescovo di Utrecht tra l’825 e l’828 e combatté il paganesimo e l’usanza dei matrimoni incestuosi. Federico poteva contare sull’appoggio dell’imperatore Lotario, ritornato in Frisia dopo l’invasione Normanna.
Avendo rimproverato l’imperatore Ludovico il Pio per aver sposato una seconda donna (Giuditta) quando la moglie era ancora in vita (Irmingarda), sarebbe stato fatto assassinare durante una messa solenne proprio su ordine di Giuditta. Altri però attribuiscono l’assassinio del santo ad un nobile dell’isola di Walcheren , sempre da lui rimproverato, o a un gruppo di pagani che rifiutava di convertirsi.
Anche se i contorni biografici di san Federico si perdono nel tempo, ci sono alcuni punti fermi che mettono in luce soprattutto due aspetti di questo santo vescovo: l’impegno a difendere la fede davanti al dilagare del paganesimo e il coraggio nel denunciare gli abusi e le incoerenze dei potenti.
Vescovo del IX° secolo
19 – BEATO PIETRO CRISCI DA FOLIGNO
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Fa parte dei cosiddetti «santi folli»: così lo definì il contemporaneo e conterraneo beato Iacopone da Todi.
Dopo una giovinezza movimentata, a 30 anni Pietro si convertì. Vendette quanto aveva ereditato dal padre e donò il ricavato ai poveri. Vendette addirittura se stesso come schiavo, ma il padrone lo liberò. Andò quindi a vivere nel campanile della cattedrale di Foligno dove pregava, digiunava e aiutava nelle mansioni più umili. Dedito alle più aspre penitenze, basava la sua spiritualità sull’esempio di Santa Angela da Foligno (ricordata il 4 gennaio) e Santa Chiara di Montefalco (ricordata il 17 agosto).
Vestiva di sacco con i piedi nudi e pregava fissando il sole in cui riconosceva Cristo: l’Inquisizione si interessò del suo caso ma trovò la sua fede limpida e inspiegabile la capacità di guardare il sole senza subire danni alla vista.
Eremita del XIII° secolo
20 – SANT’ELIA
“Sono pieno di zelo per il Signore degli eserciti”
ELIA, IL PROFETA CHE INCONTRA DIO NEL SILENZIO 1 Re 19, 1-13
Acab riferì a Gezabele ciò che Elia aveva fatto e che aveva ucciso di spada tutti i profeti. Gezabele inviò un messaggero a Elia per dirgli: «Gli dèi mi facciano questo e anche di peggio, se domani a quest’ora non avrò reso te come uno di quelli». Elia, impaurito, si alzò e se ne andò per salvarsi. Giunse a Bersabea di Giuda. Là fece sostare il suo ragazzo. Egli si inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto un ginepro. Desideroso di morire, disse: «Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri». Si coricò e si addormentò sotto il ginepro. Allora, ecco un angelo lo toccò e gli disse: «Alzati e mangia!». Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia cotta su pietre roventi e un orcio d’acqua. Mangiò e bevve, quindi tornò a coricarsi. Venne di nuovo l’angelo del Signore, lo toccò e gli disse: «Su mangia, perché è troppo lungo per te il cammino». Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza datagli da quel cibo, camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l’Oreb.
Ivi entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco il Signore gli disse: «Che fai qui, Elia?». Egli rispose: «Sono pieno di zelo per il Signore degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi tentano di togliermi la vita». Gli fu detto: «Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore». Ecco, il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna.
Profeta dell’Antico Testamento
Patrono dell’aeronautica Civile e Militare, dell’Ordine dei Carmelitani e dei cocchieri
Viene invocato contro la siccità
21 – SAN SIMEONE SALOS

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Siriano di origini, durante il suo pellegrinaggio nei luoghi santi incontrò un altro siriano, Giovanni, con cui ritornò da Gerusalemme; entrambi erano ben istruiti, particolarmente dotti in lingua greca. Sulla via del ritorno attraversarono Gerico e videro i monasteri che erano stati eretti lungo il Giordano. Furono attratti dalla vita eremitica e decisero di diventare monaci.
La caratteristica peculiare dell’approccio di Simeone alla vita spirituale fu l’umiltà: credeva non solo di dover accettare di buon grado le umiliazioni mandateci da Dio nella vita di tutti i giorni, ma cercare anche di mortificarsi e di non farsi guidare dalla mente umana in queste questioni.
Monaco del VI° secolo
22 – SANTA MARIA MADDALENA

“Ho visto il Signore” (Gv 20, 18)
“Apostola degli apostoli”: si deve a Tommaso d’Aquino (ricordato il 28 gennaio) questo titolo. Il nome “Maddalena” deriva da da Magdala, il villaggio di pescatori di cui era originaria e situato sulla sponda occidentale del lago Tiberiade. Di lei, racconta l’evangelista Luca nel capitolo 8, 1-2: “In seguito egli se ne andava per le città e i villaggi, predicando e annunziando la buona novella del regno di Dio. C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria di Màgdala, dalla quale erano usciti sette demòni […].”
Nel vangelo compare la sua figura anche nel momento della crocifissione, in Mt 27, 55-56: “C’erano anche là molte donne che stavano a osservare da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra costoro Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedèo”
Infine Maria Maddalena è la prima fra le donne al seguito di Gesù a proclamarLo come Colui che ha vinto la morte. L’evangelista Matteo riporta quanto segue in 28, 1-10: “Passato il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono a visitare il sepolcro. Ed ecco che vi fu un gran terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve. Per lo spavento che ebbero di lui le guardie tremarono tramortite. Ma l’angelo disse alle donne: «Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. È risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: È risuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete. Ecco, io ve l’ho detto». Abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annunzio ai suoi discepoli. Ed ecco Gesù venne loro incontro dicendo: «Salute a voi». Ed esse, avvicinatesi, gli presero i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno».”
Patrona dei giardinieri, profumieri, guantai, prostitute pentite, penitenti, cartai, parrucchieri.
23 – SANTA BRIGIDA DI SVEZIA

Disse Gesù alla Santa “Non amare niente nel modo in cui ami me”
“L’uomo non deve fare nulla per acquistare gli onori né per essere lodato dai suoi simili: spinto dall’amore, deve agire per avere una ricompensa eterna”
“Se l’uomo avesse solo l’anima e non il corpo non potrebbe, con tanta facilità e sublimità meritare un bene così alto, perché non dovrebbe sopportare le sofferenze fisiche, così, affinché l’uomo ottenesse i beni eterni e l’onore del cielo, all’anima è stato congiunto il corpo”
“Le tre cose che suscitano amore sono: pregare Dio perché ci soccorra; pregarlo perché ci liberi dalle dilettazioni perniciose e pregarlo perché ci dia la volontà di piacergli in ogni cosa; infatti non si ottiene l’amore divino se non lo si desidera e tale desiderio non è assennato se non è fondato in Dio”
Nacque in Svezia nel 1303. Fu costretta dal padre a sposare il giovane Ulf Gudmarsson e dalla coppia nacquero otto figli di cui uno sarà Santa Caterina di Svezia. Dopo la morte del coniuge nel 1344, Brigida diede una svolta alla sua vita: indossò l’abito cinerino del Crocifisso, simbolo di povertà e di penitenza, ed entrò in un monastero cistercense. Trascorreva il tempo nella meditazione e nella contemplazione: spesso cadeva in estasi e riceveva molte rivelazioni che poi dettava al suo confessore. In occasione dell’Anno Santo 1350 Brigida si trasferì a Roma (anche qui proseguirono le su rivelazioni)
LA VISIONE DEL PURGATORIO
Nelle sue visioni si narra che un giorno ebbe una visione del Purgatorio: sentì la voce di un Angelo che, consolando le anime, ripeteva queste parole: “Sia benedetto Colui che, vivendo ancora sulla terra, soccorre con operazioni e buone opere le anime purganti, poiché la giustizia di Dio esige che senza l’aiuto dei viventi siano queste necessariamente purificate nel fuoco”. Allo stesso momento, dalle profondità dell’abisso, udì un gruppo di voci che dicevano: “O Cristo, giudice giustissimo, in nome della tua infinita misericordia non guardare ai nostri falli, che sono senza numero, ma ai meriti infiniti della tua preziosissima Passione ed infondi, te ne preghiamo, nel cuore del clero sentimenti di vera carità, onde per le sue preghiere, mortificazioni, elemosine ed indulgenze applicabili in nostro suffragio, siamo soccorse nei nostri estremi bisogni”. E udì ancora altre voci che aggiungevano: “Grazie siano rese a coloro che ci apportano sollievo nelle nostre sventure; la vostra potenza è infinita, o Signore: renda il centuplo ai nostri benefattori, che ci inducono più presto nel soggiorno della vostra luce divina”.
Religiosa del XIV° secolo
Fondatrice dell’Ordine del Santissimo Salvatore
Patrona dei pellegrini e dei viaggiatori. Compatrona d’Europa
Attenzione alle FALSE devozioni: tra queste sono presenti le devozioni di Santa Brigida. Per approfondire premi QUI.
24 – SAN CHARBEL MAKHLUF

“Un uomo che prega vive il mistero dell’esistenza, e un uomo che non prega difficilmente esiste”
“Persevera nella preghiera senza sosta… per capire e vivere secondo la Sua Volontà, non per cambiarla”
“Prima di parlare rifletti bene sulle parole da dire, come chi mette il sasso nella fionda e lo lancia solo quando ha preso bene la mira”
“Non puoi affrontare Satana se non t’inginocchi davanti a Dio. Satana non entra dalle finestre che hai chiuso bene, entra dalla porta che hai aperto per accoglierlo”
“Non vendere l’anima al mercato del mondo, perché è troppo preziosa. Qualunque prezzo che il mondo la paghi è sempre irrisorio in confronto al suo valore. Non venderla, perché il mondo non può pagare il suo prezzo che è il sangue di Cristo sparso sulla croce”
Fin da piccolo parve manifestare grande spiritualità che trovò un terreno fertile quando la madre, rimasta vedova, si sposò con un uomo molto religioso. Fu proprio la figura del patrigno a indirizzare Youssef ad una vita ascetica e alla preghiera quotidiana.
Fin dall’età di 14 anni si dedicava alla cura del gregge di famiglia, ma a 22 anni, senza informare nessuno della sua vocazione, si recò al monastero di Nostra Signora di Mayfouq dove si ritirò in preghiera ed entrò in noviziato scegliendo il nome di Charbel, che significa “storia di Dio”. Dopo essere stato ordinato sacerdote, fu rimandato dai suoi superiori al monastero di Annaya. La fedeltà alla vita comune, l’ubbidienza, la carità verso i confratelli, il lavoro manuale e la disponibilità nel servizio agli ammalati contribuirono alla sua maturazione spirituale.
Qui maturò in lui la volontà di ritirarsi in totale solitudine e di vivere in un eremo, permesso che gli fu accordato nel 1875. Agli inizi del 1875, infatti, si sentì chiamato a vivere la Regola degli eremiti nell’Ordine. Tuttavia, i confratelli lo consideravano un prezioso aiutante e un modello da seguire nella vita monastica, quindi non osavano concedergli di partire. Una sera, padre Charbel chiese ad un inserviente di riempire la sua lanterna con olio; quest’ultimo gli volle giocare uno scherzo e la riempì con acqua. Padre Charbel, ignaro di tutto, accese la lanterna. Durante la notte, il padre superiore si alzò e vide che la cella di padre Charbel era illuminata, dunque andò a rimproverarlo per non aver ubbidito: i monaci, infatti, in quel giorno dovevano spegnere le lampade prima del riposo. Lui si scusò di non aver saputo del divieto, ma l’inserviente, udito tutto, si presentò e rese evidente che la lanterna conteneva acqua.
Monaco dell’Ordine libanese maronita del XIX° secolo
25 – BEATO GIOVANNI SORETH

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Era noto per il suo amore per il Santissimo Sacramento. Viene raffigurato con una pisside in mano, in ricordo del fatto avvenuto a Liegi durante la devastazione della città da parte di Carlo il Temerario, duca di Borgogna e conte di Fiandra: sfidando la morte, il Beato raccolse le Sacre Specie che il popolo aveva gettato e sparso per terra e le portò nella chiesa del suo Ordine.
Nacque presso Caen, in Normandia, nel 1394 e nel convento di questa città prese l’abito carmelitano. Fu ordinato sacerdote verso il 1417. Egli è ricordato soprattutto come riformatore, cioè per la sua continua opera finalizzata a ricondurre l’Ordine allo splendore dell’osservanza regolare, in un periodo storico particolarmente critico. In questa attività agì in due direzioni:
1. Curando che venissero osservate la regola e le costituzioni;
2. Introducendo nel maggior numero di conventi che poté l’osservanza nel suo significato specifico, relativamente alla povertà ed al raccoglimento interno ed esterno.
Riformò l’ordine carmelitano, rivide le costituzioni e le promulgò nel 1462. Compose anche una Expositio parenetica in Regulam Carmelitarum (Esposizione Parenetica/Esortazione sulla Regola dei Carmelitani).
Monaco carmelitano del XV° secolo
STRALCIO Expositio parenetica in Regulam Carmelitarum
Esigenze del cammino contemplativo carmelitano:
18. Negli studi qui sintetizzati, vengono pure messe in risalto, nell’esperienza e nella riflessione dei Carmelitani delle prime generazioni, alcune esigenze caratteristiche del loro processo di interiorizzazione: […]
C) il culto del deserto, già presente nella Norma di vita albertina e raccomandato dagli autori carmelitani, porta al formarsi di una “mistica della cella” nella linea di Cassiano e dei Vittorini. Il deserto viene posto in relazione al tema del silenzio e della solitudine; si parla di silenzio interiore ed esteriore come necessari all’uomo interiore. In particolare:
• Il deserto è essenziale alla contemplazione; è spazio all’iniziativa di Dio, mostra il nostro limite e la necessità di Dio. Si attua nello spogliamento-purificazione e nell’accoglienza ascolto della Parola.
• Si legano così anche i temi croce-morte, “notti”, morte dell’egoismo per uscire da se stessi al fine di incontrare Cristo.
26 -BEATA MARIA PIERINA DE MICHELI
“Te lo do io, Gesù, il bacio d’amore”
“Voglio tutto quello che vuole Gesù, costi quel che costi”
Visse profonde esperienze mistiche: ebbe apparizioni di Gesù e Maria che invitavano a diffondere la devozione al Volto Santo di Gesù.
Scrive nel diario la beata: «Avevo dodici anni quando, il Venerdì Santo, attendevo nella mia parrocchia il mio turno di baciare il crocifisso, quando una voce distinta dice: “Nessuno mi dà un bacio d’amore in volto, per riparare il bacio di Giuda?”. Credetti, nella mia innocenza di bimba, che la voce fosse da tutti udita e provavo gran pena vedendo che si continuava il bacio alle piaghe e nessuno pensava a baciarlo in Volto. Te lo do io, Gesù, il bacio d’amore, abbi pazienza e, giunto il momento, Gli stampai un forte bacio in Volto con tutto l’ardore del mio cuore. Ero felice, credendo che Gesù ormai contento non avrebbe più avuto quella pena».
Da allora il volto di Gesù fu termine di devozione profonda da parte di Giuseppina. «Da quel giorno», scrive ancora nella lettera, «il primo bacio al crocifisso era al Santo Suo Volto».
27 – BEATA MARIA DELLA PASSIONE (MARIA GRAZIA TARALLO)
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Desiderava fin da piccola diventare religiosa, ma a 23 anni fu obbligata dal padre a sposarsi. Dopo il rito civile, lo sposo ebbe i primi sintomi della tubercolosi che lo avrebbero condotto alla morte. Maria Grazia poté allora realizzare il suo sogno: entrare nella Congregazione delle Suore Crocifisse di Gesù Sacramentato e assunse il nome di suor Maria della Passione che fu estratto a sorte, ma le fece molto piacere perché nel suo animo lei era già una mistica della Passione di Cristo.
Una volta sognò le Suore della Congregazione vestite con una “pazienza” (larga striscia di panno che scende per tutta la persona sul davanti e dalle spalle) rossa, mentre nella prima versione dell’abito delle suore era nera e tale era al tempo di Maria Grazia; fu cambiata in rosso anni dopo, quando fu approvata la Regola dalla Santa Sede.
Dotata di carismi eccezionali, ma allo stesso tempo colpita da vessazioni diaboliche, suor Maria offriva tutto per la santificazione dei sacerdoti e il ravvedimento dei peccatori. Nel 1906, quando ritornò al monastero di San Giorgio a Cremano, subì maltrattamenti violenti da parte del demonio, in particolare quando, su invito della fondatrice – la Venerabile Maria Pia della Croce – prese a pregare intensamente per la conversione di un peccatore: in quell’occasione l’attacco fu così violento da riportare al braccio destro un trauma, che produsse una piaga profonda.
Tra gli elementi della sua multiforme personalità emerge l’amore all’Eucaristia, preceduto dall’amore per la Passione di Gesù, per giungere alla riparazione come vittima di espiazione. Inoltre la devozione alla Vergine Addolorata ebbe un posto centrale nella sua vita.
Suora Crocifissa di Gesù Sacramentato del XX° secolo. Oggi sono denominate Suore Crocifisse Adoratrici dell’Eucaristia
28 – SANT’ALFONSA DELL’MMACOLATA CONCEZIONE
“Io sento che il Signore mi ha destinata ad essere un’oblazione, un sacrificio di sofferenza… Il giorno in cui non ho sofferto è un giorno perduto per me”
Per sottrarsi all’impegno delle nozze, giunse al punto di provocarsi volontariamente una gravissima ustione ponendo il piede in una fossa di brace ardente. Il proposito di svilire la sua singolare bellezza non valse del tutto a liberarla dalle attenzioni dei pretendenti; anche negli anni successivi dovette difendere la propria vocazione. Fu Padre Giacomo Muricken, suo confessore, a orientarla verso la spiritualità francescana facendole conoscere la Congregazione delle Francescane Clarisse, dove entrerò a 17 anni nel 1927 (da non confondersi con le monache fondate dai santi Francesco e Chiara d’Assisi – la congregazione era nata in India, sul finire del 1800, per il servizio ai più abbandonati).
Si mantenne molto riservata e caritatevole verso tutti cercando di non pesare alla comunità. Soffrì in silenzio sia le ostilità che non mancarono, sia le malattie, che nel 1945 esplosero in modo violento e inarrestabile portandola a morte a soli 36 anni.
Monaca francescana clarissa del XX° secolo
30 – SAN PIETRO CRISOLOGO

“La preghiera bussa, il digiuno ottiene, la misericordia riceve”
“Quanto col disprezzo abbiamo perduto, conquistiamolo con il digiuno”
“Siediti alla tavola dei peccatori e Cristo sederà alla tua tavola. Riconosciti peccatore e Cristo mangerà con te. Sii coi peccatori al banchetto del tuo Signore e tu non potrai più essere peccatore”
“La donna toccò il mantello di Gesù e fu guarita, fu liberata dal suo male. Noi invece tocchiamo e riceviamo ogni giorno il corpo del Signore, ma le nostre ferite non guariscono. Se siamo deboli non dobbiamo attribuirlo al Cristo, ma alla nostra mancanza di fede. Se infatti un giorno, passando per la strada, egli restituì la salute a una donna che si nascondeva, è evidente che oggi, dimorando in noi, Egli può guarire le nostre ferite” (Sermone 43)
“(Il fervore) è un fuoco uscito dal cuor di Dio, come dal suo focolare, il quale s’impossessa dei nostri cuori e l’infiamma: egli è una felice disposizione dell’anima che la rende pronta e coraggiosa a tutto intraprendere per Dio, nonostante qualunque difficoltà che possa incontrare, e sempre accompagnata dal desiderio d’andare a Dio, di ubbidire a Dio, di piacere a Dio, di tutto sacrificare a Dio e di unirsi intimamente a Dio”
Il soprannome di Pietro è «Crisologo», che significa «dalle parole d’oro» (come per San Giovanni Crisologo, ricordato il 13 settembre). La sua identità di uomo e di vescovo viene fuori chiaramente dai documenti che possediamo, circa 180 sermoni: è stato infatti riconosciuto come uno degli oratori più famosi della Chiesa Cattolica.
Nei suoi sermoni dà un’importanza centrale al mistero dell’Incarnazione, per cui Maria, grazie al Suo concepimento e al Suo parto verginale, svolge un ruolo molto rilevante. Tutto il discorso mariologico di Pietro Crisologo viene elaborato attorno al tema della verginità feconda di Maria, che si esprime nello schema: “Vergine concepisce, vergine partorisce e vergine rimane. Non rientra nell’ordine della natura, ma dei segni divini… Non è cosa normale, ma singolare; è un fatto divino, non umano” (Sermone 148). Tale impostazione gli permette non solo di mettere in rilievo la perpetua verginità di Maria, ma anche la divinità di Cristo, che si manifesta nel concepimento e nel parto.
Vescovo del V° secolo
31 – SANT’IGNAZIO DI LOYOLA

“Scegli ora ciò che vorresti aver scelto in punto di morte”
“Non l’abbondanza del sapere sazia e soddisfa l’anima, ma il sentire e gustare le cose interiormente”
“Il nemico osserva bene se un’anima è grossolana oppure delicata; se è delicata, fa in modo da renderla delicata fino all’eccesso, per poi maggiormente angosciarla e confonderla”
Nel primo 1500 visse nel comune di Arevalo (Spagna), dove da 9 a 20 anni imparò le maniere di corte e visse tranquillamente. A Pamplona si ferì una gamba in un bombardamento e venne rimandato a casa dove affrontò la degenza leggendo storie di santi e dedicandosi alla meditazione: maturò così la vocazione religiosa. Dopo un pellegrinaggio in Terra Santa, all’abbazia benedettina di Monserrat fece una confessione generale, si spogliò degli abiti cavallereschi e fece voto di castità perpetua.
Frequentò per sette anni l’università di Parigi e, visto il proliferare dei seguaci del suo metodo di preghiera, nel 1534 decise di fondare la “Compagnia di Gesù” (gesuiti): un luogo di accoglimento ed evangelizzazione grazie a cui, tre anni più tardi, venne ordinato sacerdote in Italia. Da solo in una grotta prese a scrivere una serie di meditazioni e di norme che, successivamente rielaborate, formarono i celebri Esercizi Spirituali (costituiscono il metodo di spiritualità proprio della Compagnia di Gesù).
Era stretto amico di San Francesco Saverio, ricordato il 3 dicembre.
Religioso del XVI° secolo
Fondatore della Compagnia di Gesù
Patrono dei Gesuiti e militari, patrono universale della gioventù
Per approfondire gli ESERCIZI SPIRITUALI di Sant’Ignazio premi QUI.
Agosto
01 – SANT’ALFONSO MARIA DE’ LIGUORI

“A che serve guadagnarsi tutto il mondo, e perdere l’anima?”
“Quel che si fa per propria soddisfazione, tutto è perduto”
“Prendi l’abitudine di parlare con Dio come se fossi solo con Lui, in modo familiare e con fiducia e amore, come per gli amici più cari e affettuosi”
“Chi medita spesso i novissimi, cioè la morte, il giudizio e l’eternità dell’inferno e del paradiso, non cadrà in peccato; ma queste verità non si vedono con gli occhi, solamente si vedono colla mente“
Nacque a Napoli nel 1696 da genitori appartenenti alla nobiltà cittadina. Studiò filosofia e diritto diventando così avvocato, ma capì che la sua strada era un’altra. Venne ordinato prete a 30 anni: predicatore e confessore, due/tre volte all’anno prendeva parte alle missioni nei paesi all’interno del regno di Napoli.
Nel maggio del 1730, in un momento di forzato riposo, incontrò i pastori delle montagne di Amalfi e, constatando il loro profondo abbandono umano e religioso, sentì la necessità di fondare una congregazione che avesse il fine di predicare il Vangelo ai più poveri. Due anni più tardi fondò la Congregazione del Santissimo Redentore (Redentoristi). In questo periodo di missioni, Sant’Alfonso fu accompagnato dal Beato Gennaro Maria Sarnelli (ricordato il 30 giugno).
Fu anche autore di molteplici opere letterarie, teologiche e di celebri melodie natalizie tra cui la famosissima “Tu scendi dalle stelle”, derivato come versione in italiano dall’originale “Quanno nascette Ninno”.
Vescovo del XVII° secolo
Fondatore della Congregazione del Santissimo Redentore
Patrono dei confessori, moralisti, avvocati, teologi
In quasi tutti gli scritti si prefisse lo scopo di difendere l’infallibilità pontificia e la Verginità di Maria, onde ebbe il merito d’aver preparato la definizione e la propagazione di questi due dogmi, che avvenne circa un secolo dopo per opera di Pio IX. Molto popolari e utili alle anime sono: “Il gran mezzo della preghiera”, “Le visite al SS. Sacramento”, “Le glorie di Maria”, “L’apparecchio alla morte”, “La via della salute”. Per approfondire i suoi LIBRI premi QUI
02 – SAN PIERRE-JULIEN EYMARD

“Non la solitudine fa i Santi, ma la volontà: il demonio abita gli eremi come le grandi città”
“L’Eucaristia deve incendiare il mondo intero e chi accende questo fuoco eucaristico sono tutti coloro che amano Gesù
“
“La delicatezza è il cuore dell’amore… e se voi non siete delicati con il Buon Dio, voi non avete cuore, siete maschere di religiosi, se la sola apparenza della pena che state per fare a Dio non vi spaventa”
“San Giovanni Crisostomo ha detto che se ci fosse stato al mondo un solo colpevole, il Signore sarebbe morto per lui […] Se ci pensiamo, dovremmo impazzire d’amore, o restare storditi, folli. Sì, i santi sono tutti un po’ esaltati, e hanno ragione!“
Contro il parere del padre, seguì la propria vocazione religiosa e venne ordinato sacerdote nel 1834, a 23 anni; nel 1839 entrò nella congregazione dei Maristi. Fu subito attratto dalla contemplazione dell’amore di Dio, colto in particolar modo nell’Eucarestia.
Momenti salienti del percorso spirituale del giovane si riconducono ad una processione eucaristica del 1845 (durante la quale, portando il Santissimo, chiese a Dio lo zelo apostolico di san Paolo per diffondere il Vangelo) e ad un viaggio a Parigi nel 1849 (dove, in qualità di provinciale dei Maristi, ebbe l’occasione di conoscere alcune figure importanti del movimento dell’Adorazione Notturna: la fondatrice dell’Adorazione Riparatrice madre Marie-Théreèse Dubouché – ovvero la serva di Dio Maria Teresa del Cuore di Gesù – ed il conte Raymond De Cuers).
Insegnò a chiedere il dono del “fuoco della carità eucaristica”. Difatti, si deve chiedere allo Spirito Santo la grazia della “vocazione eucaristica” ovvero la chiamata ad essere fedeli adoratori del Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Gesù, presente nell’Eucarestia.
Religioso del XIX° secolo
Fondatore della Congregazione del Santissimo Sacramento (Sacramentini) e delle Ancelle del Santissimo Sacramento
Per approfondire il LIBRO “La perfezione religiosa alla luce della SS. Eucarestia” premi QUI
02 – SAN GIUSTINO MARIA RUSSOLINO

“Fatti santo”
“Che faccio a Pianura? Faccio i preti”
“Servendo alla missione dello Spirito Santo in me stesso e nel prossimo, devo aiutare a coltivare la Divina Unione con la SS. Trinità”.
Ordinato sacerdote nel1913, si adoperò subito per tradurre in atto il suo ideale vocazionista a gloria di Dio e per la santificazione universale, tutto compiendo nel motto programmatico: Gloria, Amor, Voluntas Dei in Universo Mundo (G.A.U.I.U.M.). A tutti coloro che incontrava rivolgeva il suo ben augurale saluto: “Fatti santo”.
Una testimonianza mette in evidenza la sua devozione ai santi Angeli. Più di una volta confidò a Suor Concetta: “Dite un gloria al mio Angelo Custode, che mi rende dei buoni servizi”. Una volta Suor Concetta esponeva a don Giustino la sua ripugnanza nel salire in certi mezzi pubblici sovraffollati, dove tutto sa di volgarità. Egli le rispose: “Quando salite su un mezzo, qualunque esso sia, dovete subito dire un gloria all’Angelo custode di chi lo guida e poi un altro agli angeli dei passeggeri. Quanti di essi non sono mai invocati, nemmeno ricordati. Così non viaggiate con gli uomini ma con gli angeli”.
Presbitero del XX° secolo
Fondatore della Società delle Divine Vocazioni, delle Suore delle Divine Vocazioni e dell’istituto secolare delle Apostole Vocazioniste della Santificazione Universale
03 – BEATO RICCARDO GIL BARCELÓN

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Dopo che suo fratello Eugenio fu colpito da un fulmine (ma sopravvisse), e dopo la morte improvvisa della madre, Riccardo continuò a prestarsi per vari ministeri, ma non era affatto felice: “Ho un groviglio di pensieri e di desideri che nemmeno io riesco a mettere in ordine per capirci qualcosa”, confidò a suo padre.
Dopo due esperienze durate pochi mesi tra i Domenicani e i Terziari Cappuccini dell’Addolorata, decise di compiere un pellegrinaggio a piedi fino a Roma, per chiedere a Dio di mostrargli la strada giusta. Ai primi di febbraio del 1910, mentre pregava in ginocchio di fronte alla chiesa di Santa Maria in Vallicella a Roma (perché l’intenzione era quella di pregare davanti alle reliquie di san Filippo Neri) conobbe don Luigi Orione (futuro santo, ricordato il 12 marzo), fondatore della Piccola Opera della Divina Provvidenza. Intuite le sue doti dopo qualche tempo, don Orione lo prese come collaboratore nei religiosi Figli della Divina Provvidenza.
Sacerdote orionino del XX° secolo
04 – SAN GIOVANNI MARIA VIANNEY (SANTO CURATO D’ARS)

“Non c’è niente di così grande come l’Eucarestia. Se Dio avesse qualcosa di più prezioso, ce lo avrebbe dato”
“Quando il cuore è puro e semplice non può fare a meno di amare, perché ha scoperto la sorgente dell’amore che è Dio”
“La comunione spirituale fa su l’anima come un colpo di soffietto sul fuoco coperto di cenere e prossimo a spegnersi. Quando sentiamo che l’amor di Dio si raffredda, corriamo presto alla comunione spirituale”
” […] Al contrario, una persona che è ignorante nella propria religione è come un moribondo che ha perso conoscenza: non conosce né la gravità del peccato, né la bellezza della sua anima, né il valore della virtù; si trascina di peccato in peccato”
“Il demonio fa poco conto della disciplina e degli altri strumenti di penitenza. Ciò che lo sbaraglia è la privazione del bere, nel mangiare e nel dormire. Niente il demonio teme di più e quindi nulla è più gradito a Dio! Quando ero solo, e lo sono stato per otto o nove anni, potendo fare un poco a mio piacimento, mi è capitato di non mangiare per diversi giorni… Allora ottenevo da Dio tutto ciò che volevo per me e per gli altri”
«I piccoli non conoscono quella debolezza che si chiama rispetto umano», riferisce François Trochu, che compilò scrupolosamente una biografia in occasione della canonizzazione del Curato d’Ars. Infatti, in qualunque luogo si trovasse, in casa, in strada, nel giardino, Giovanni Maria «benediceva l’ora» cioè, seguendo l’esempio di sua madre, ogni volta che sentiva suonare le ore, incurante della presenza di altre persone, sospendeva l’attività che stava compiendo, faceva il segno della Croce, recitava l’Ave Maria e ripeteva, a chiusura, il segno della Croce.
A quasi 20 anni le sue manifestazioni erano decisamente di carattere ascetico: preghiera, penitenza, meditazione. A tavola mangiava quasi sempre solo la minestra, chiedendo che venisse scodellata senza burro. Spesso trascorreva il tempo in chiesa oppure nella canonica di Écully insieme al curato don Balley, il quale lo prese fin da subito in grande simpatia: vedeva qualcosa in lui che altri non scorgevano. Per diventare sacerdote, Giovanni Maria ebbe bisogno della tenacia del curato Balley: lo avviò al seminario e lo riaccolse quando venne sospeso dagli studi. Ordinato sacerdote nell’agosto del 1815 dirà: “Oh! Che cosa grande è il sacerdozio! Il sacerdozio non lo si capirà bene che in cielo… Se lo si comprendesse sulla terra, si morrebbe, non di spavento, ma di amore!…”.
Gli venne affidata una minuscola cappellina (neppure parrocchia) di Ars. Gli abitanti erano 230 ed era stato preavvertito dal Vescovo che avrebbe trovato una situazione religiosamente precaria. Dinanzi all’opera da intraprendere, Giovanni Maria si sentiva debole e insufficiente, ma abbattendo l’orgoglio spalancò le porte alla forza misteriosa della Grazia che inondò la sua anima e il paese di Ars per il quale offrì tutto se stesso, sottoponendosi a durissime penitenze. Proverbiali erano poi i suoi digiuni, di cui faceva uso per scacciare il peccato dalle anime. Utilizzò l’istruzione religiosa per debellare l’ignoranza e cristianizzò, evangelizzò, catechizzò, lanciando una vera e propria crociata contro la bestemmia, il lavoro festivo, le osterie e i balli. Le persone andavano a confessarsi sempre più frequentemente da lui e sovente, come accadrà anche al confessionale di Padre Pio da Pietrelcina, l’abbé Vianney non le assolveva se non vedeva il pentimento.
Presbitero del XIX° secolo
Patrono dei presbiteri e parroci
Incoraggiò Beata Eugenia Smet, ricordata il 7 febbraio, a fondare la Congregazione delle suore Ausiliatrici delle Anime del Purgatorio.
Per approfondire la pratica della COMUNIONE SPIRITUALE premi QUI
05 – SANTA MARGHERITA LA SCALZA

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Era nata in una povera famiglia di S. Severino, in provincia di Ancona. I suoi genitori, persone di umili origini e dediti all’agricoltura, le diedero una profonda educazione cristiana.
All’età di 15 anni, mentre era intenta a pascolare il gregge, le apparve Gesù sotto le spoglie di un povero pellegrino il quale le chiese da mangiare. La piccola le offrì l’unico pane che aveva. Ritornata a casa affamata, chiese alla madre se avesse qualcosa da darle da mangiare, ma questa le rispose che non aveva nulla. Margherita la pregò di guardare nella madia; la madre acconsentì alla richiesta e con sommo stupore la trovò piena di pane, tanto da soddisfare i bisogni della famiglia e dei poveri del vicinato.
Lo stesso anno, per non contraddire la volontà dei genitori, andò sposa a un uomo che prese a maltrattarla: si adirava anche per il soprannome che la gente le dava, dato che non portava scarpe per essere come i poveri che soccorreva. Margherita sopportò per anni con pazienza l’opposizione del marito fino a quando egli morì; in seguito poté dedicarsi completamente alla preghiera e alle opere di bene.
Laica del XIV° secolo
07 – SAN GAETANO THIENE

“Roma un tempo santa, ora è una Babilonia”
“E sia, ma il Dio di Venezia è anche il Dio di Napoli”.
Laureatosi a Padova in materie giuridiche a soli 24 anni, si dedicò allo stato ecclesiastico senza però farsi ordinare sacerdote perché non si sentiva degno.
Trasferitosi a Roma due anni più tardi, nel 1506, divenne subito segretario particolare di papa Giulio II ed ebbe l’incarico di scrittore delle lettere pontificie. Non si lasciò abbagliare dallo splendore della corte pontificia, né si scoraggiò per la miseria morale che vedeva: invece di fuggire e ritirarsi in un eremo passò all’azione riformatrice, incoraggiato dalla suora agostiniana Laura Mignani. Prese ad assistere gli ammalati dell’ospedale di San Giacomo e si iscrisse all’Oratorio del Divino Amore, il tutto alternandolo con il lavoro in Curia.
A 36 anni, accettò di essere ordinato sacerdote, ma solo a Natale di quell’anno volle celebrare la prima Messa nella Basilica di S. Maria Maggiore. In una lettera scritta a suor Laura Mignani a cui era legato da filiale devozione, Gaetano confidò che durante la celebrazione gli apparve la Madonna la quale gli depose il Bambino Gesù tra le braccia.
Nel Veneto fondò alla Giudecca in Venezia l’Ospedale degli Incurabili. Instancabile nel suo ardore di apostolato e di aiuto verso gli altri, a Roma insieme ad altri tre compagni, chiese ed ottenne dal papa Clemente VII l’autorizzazione a fondare la “Congregazione dei Chierici Regolari” detti poi Teatini, con il compito specifico della vita in comune e al servizio di Dio verso gli altri fratelli.
Presbitero del XVI° secolo
Fondatore dell’Ordine dei Chierici regolari teatini
08 – SAN DOMENICO DI GUZMÁN

“Dobbiamo seminare il seme, non accumularlo”
“Armati di preghiera invece di spada; rivestiti di umiltà invece che di bei vestiti”
Ancora fanciullo, era stato affidato allo zio prete perché venisse introdotto nei primi elementi del sapere e alle Verità della Fede. Fin dalla sua giovanissima età – dicono i biografi – ardeva di uno sconfinato amore a Gesù e all’età di 24 anni divenne sacerdote (1194).
Quando nel 1201 il priore divenne Vescovo di Osma e dovette partire per un incarico in Danimarca, scelse come compagno di viaggio lo stesso Domenico; nei dintorni di Tolosa, i due viaggiatori scoprirono il dilagare dell’eresia catara ad Alby. Scesi entrambi a Roma, nel 1206, Papa Innocenzo III orientò Domenico a dedicarsi alla conversione degli albigesi (così erano chiamati gli eretici di Alby). Rimasto presto solo per la morte del priore, Domenico non si ritirò di fronte all’impresa immane di affrontare gli avversari implacabili e agguerriti.
Domenico di Guzman parlava o con Gesù o di Gesù. Ebbe anche varie apparizione della Vergine Maria che sono raccontate nel libro “Il segreto ammirabile del Santo Rosario” di San Luigi Maria Grignion de Montfort (ricordato il 28 aprile). Fu anche buon amico di san Francesco d’Assisi (ricordato il 4 ottobre): “Sei il mio compagno e devi camminare con me. Perché, se restiamo uniti, nessuna potenza terrena potrà resisterci” gli disse.
LE ORIGINI DEL SANTO ROSARIO
Nel 1212, Domenico di Guzman, tornando da una missione in Danimarca, si fermò qualche tempo a Tolosa, in Francia. In quegli anni gli sconvolgimenti, causati da un movimento, sorto mezzo secolo prima ad Albi, non molto distante da Tolosa, erano così grandi che Papa Innocenzo III decise di indire una Crociata. San Domenico cercò di placare gli animi prima che iniziasse una guerra sanguinosa tra Cattolici, ma fu inutile: mentre si trovava poco fuori le mura di Tolosa a piangere e a pregare per le sorti della Chiesa, ecco che apparve a lui, sfolgorante di luce, la Madonna del Rosario, con il Bambino Gesù tra le braccia, vestita di una Veste rossa e di un Manto verde e seduta su un Trono. Portava sandali da pellegrina e sembrava volesse scendere dal trono, e, tra le mani, aveva una Corona fatta da 15 Gigli (i Pater Noster) e da 150 Rose (le Ave Maria). La Madonna del Rosario era accompagnata da Tre Regine, una vestita di bianco, una di rosso, e una di giallo, accompagnate ciascuna da 50 Vergini, simili nell’ornamento alle Tre Regine, tutte di aspetto maestoso e soprannaturale, e dalle vesti splendenti.
09 – SANTA TERESA BENEDETTA DELLA CROCE (EDITH STEIN)

“Il Cielo non prende niente senza ripagare smisuratamente”
“La vocazione non la si trova semplicemente dopo aver riflettuto ed esaminato le varie strade: è una risposta che si ottiene con la preghiera”
“L’essenziale è solo che ogni giorno si trovi anzitutto un angolo tranquillo in cui avere un contatto con Dio, come se non ci fosse nient’altro al mondo”
“Il Signore non sta nel tabernacolo per sé, ma per noi, perché ama stare vicino ai figli degli uomini e sa pure che abbiamo bisogno della sua presenza”
“Nell’aridità e nel vuoto l’anima diventa umile. L’orgoglio di un
tempo sparisce quando in se stessi non si trova più nulla che dia l’autorizzazione a guardare gli altri dall’alto in basso”
Nacque a Breslavia (Polonia) nel 1891 da una famiglia ebrea di ceppo tedesco. Allevata nei valori della religione israelitica, la sua fede si indebolì perché non trovava risposte ai suoi interrogativi e a 14 anni la abbandonò definitivamente divenendo agnostica. Possedeva un’intelligenza e un’intuizione straordinarie: era un’alunna brillante in tutti gli studi ma le materie che più la attraevano erano storia, filosofia e germanistica (che studiò all’Università nella città natale). Mossa da un impulso interiore, iniziò la ricerca del senso della vita: studiò psicologia, ma non trovò risposta
Quando scoppiò la prima guerra mondiale si iscrisse come volontaria della Croce Rossa poiché era convinta che la vita non le appartenesse più. Due fatti la colpirono profondamente e divennero determinanti per il passaggio alla fede in Cristo: la serenità della signora Reinach dinanzi alla morte in guerra del marito e la lettura del Libro della vita di Santa Teresa di Gesù (ricordata il 1° ottobre) in casa dell’amica H. Conrad-Martius.
Nel 1921 si convertì dunque al cattolicesimo. Nel 1933, assecondando un desiderio lungamente accarezzato, entrò come postulante al Carmelo di Colonia assumendo il nome di suor Teresa Benedetta della Croce; nel 1942 però venne prelevata dalla Gestapo e deportata nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau dove pochi giorni dopo morì nella camera a gas.
Monaca carmelitana del XX° secolo
Nel 1999 viene dichiarata, con Santa Brigida di Svezia (ricordata il 23 luglio) e Santa Caterina da Siena (ricordata il 29 aprile), compatrona dell’Europa.
10 – SAN LORENZO
Davanti a numerosi poveri ed ammalati disse “Ecco i tesori della Chiesa”
Nacque a Osca, città della Spagna, nella prima metà del III° secolo. Venuto a Roma, centro della cristianità, si distinse per la sua pietà, carità verso i poveri e l’integrità di costumi. Grazie alle sue doti, Papa Sisto II lo nominò Diacono della Chiesa: doveva sovrintendere all’amministrazione dei beni, accettare le offerte e custodirle, provvedere ai bisognosi, agli orfani e alle vedove.
Il 6 agosto del 258 fu catturato dai soldati dell’Imperatore Valeriano nelle catacombe di San Callisto assieme al Papa Sisto II ed altri diaconi. Mentre il Pontefice e gli altri diaconi subirono subito il martirio, Lorenzo fu risparmiato per farsi consegnare i tesori della chiesa. Si narra che all’Imperatore Valeriano, Lorenzo abbia portato davanti numerosi poveri ed ammalati ed abbia detto “Ecco i tesori della Chiesa”. In seguito Lorenzo fu dato in custodia al centurione Ippolito che lo rinchiuse in un sotterraneo del suo palazzo; in questo luogo buio, umido e angusto si trovava imprigionato anche un certo Lucillo, privo di vista. Lorenzo confortò il compagno di prigionia, lo incoraggio, lo catechizzò alla dottrina di Cristo e, servendosi di una polla d’acqua che sgorgava dal suolo, lo battezzò. Dopo il Battesimo Lucillo riebbe la vista. Il centurione, avendo constatato il fatto prodigioso, colpito dalla serenità e mansuetudine dei prigionieri e illuminato dalla grazia di Dio, si fece cristiano ricevendo il battesimo da Lorenzo stesso.
Diacono di Roma del III° secolo
Patrono di diaconi, osti, cuochi, bibliotecari, librai, pasticcieri, vermicellai, pompieri, rosticcieri e lavoratori del vetro.
11 – SANTA CHIARA

“Diventiamo ciò che amiamo e chi amiamo modella chi diventiamo”
“Stringiti alla sua dolcissima Madre, che nel piccolo chiostro del suo sacro seno raccolse e nel suo grembo verginale portò Colui che i cieli non potevano contenere… È ormai chiaro che la più degna di tutte le creatura, cioè l’anima dell’uomo fedele, è per la grazia di Dio più grande del Cielo”
“Rimani, dunque, o carissima, fedele fino alla morte a Colui, al quale ti sei legata per sempre. E certamente sarai da Lui coronata con la corona della vita. Il tempo della fatica quaggiù è breve, ma la ricompensa è eterna. Non ti abbaglino gli splendori del mondo, che passa come ombra. Non ti sorprendano le vuote immagini di questo mondo ingannatore; chiudi le tue orecchie ai sibili dell’inferno e spezza da forte le sue tentazioni. Sostieni di buona voglia le avversità, e la superbia non gonfi il tuo cuore nelle cose prospere; queste ti richiamano alla tua fede, quelle la richiedono” (Dalla lettera di Chiara ad Ermentrude)
“La forma di vita dell’Ordine delle Sorelle Povere, istituita dal beato Francesco, è questa: Osservare il santo Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo…”. Con queste parole si apre il testo legislativo composto da Chiara ed approvato da papa Innocenzo IV nel 1253, pochi giorni prima della morte della Santa. Si coglie subito il sogno di Chiara e delle sue compagne: dare alla propria vita – personale e comunitaria – la forma del Vangelo del Signore, vivendo insieme come Sorelle, in santa unità e altissima povertà.
Aveva appena 12 anni Chiara, nata nel 1194 dalla nobile e ricca famiglia degli Offreducci, quando Francesco d’Assisi compì il gesto di spogliarsi di tutti i vestiti per restituirli al padre. Conquistata dall’esempio di Francesco, Chiara sette anni dopo fuggì da casa per raggiungerlo alla Porziuncola. Il santo le tagliò i capelli e le fece indossare il saio francescano per poi condurla al monastero benedettino di S. Paolo, a Bastia Umbra, dove il padre tentò invano di persuaderla a ritornare a casa. Si rifugiò allora nella Chiesa di San Damiano, in cui fondò l’Ordine femminile delle «povere recluse» (chiamate in seguito Clarisse).
Religiosa del XII° secolo
Fondatrice dell’ordine delle Clarisse
Patrona di chi lavora nell’ambito delle telecomunicazioni. Patrona delle ricamatrici, lavandai, doratori, stiratrici.
Perché santa Chiara è raffigurata trionfante con Gesù Eucaristia? Leggi di più QUI
11 – SAN JOHN HENRY NEWMAN
“Che importanza ha quale sarà il nostro cammino futuro, se in fondo non sarà che il Suo cammino?”
“Anche il periodo più lungo è simile a un granello di polvere, ossia non ha alcun peso, in confronto a un istante della vita interiore”
“Dobbiamo, almeno ogni tanto, lasciarci defraudare (privare) dei doni della natura se non vogliamo essere defraudati di quelli della grazia”
“Il nostro dovere consiste nel rischiare quello che abbiamo per quello che non abbiamo sulla Parola di Cristo, e nel farlo in modo nobile e generoso”
“Cristo ha manifestato il suo amore con i fatti, non con le parole, perciò sarete molto più toccati dal pensiero della sua croce portandola dietro di lui che leggendo entusiastici resoconti del suo sacrificio”
“Alcuni sono chiamati a essere grandi in questo mondo, ma guai a coloro che si fanno grandi, guai a chiunque compia anche un solo passo al di fuori del sentiero tracciato per lui con in mente questo obbiettivo”
“Che il Signore ci conceda di imparare a portare a compimento in noi tutte le grazie, mostrandoci vigili e penitenti perché Cristo sta arrivando, e al tempo stesso gioiosi, grati e incuranti del futuro poiché Egli è già venuto”
Di origine londinese, la sua carriera fu rapida e brillante: a 23 anni venne ordinato prete anglicano e aveva già un ruolo di assistente (e poi insegnante) all’Università. Ma John Henry non era soddisfatto: cercava la sua vera strada. Ascoltatissimo dal suo popolo, affascinava anche i giovani di Oxford. Eppure un tormento segreto lo rodeva dentro: questa Chiesa anglicana, iniziata da un re adultero e omicida, come poteva essere la vera Chiesa di Cristo?
La sua conversione fu un avvenimento. Parecchi suoi intimi lo imitarono immediatamente. Alcuni, anzi, lo avevano preceduto di qualche giorno. In meno di un anno, si susseguirono oltre trecento conversioni, tutte di intellettuali, professori, teologi. La Chiesa anglicana si sentì scossa.
Tutto all’inizio fu bello e facile. Poi venne un periodo di grandi prove, ma nulla lo scoraggiò. Fedelissimo alla Chiesa Cattolica, compì la difesa della Verità con i suoi poderosi volumi che guadagnarono al Cattolicesimo la simpatia degli anglicani e l’ammirazione degli avversari. Lui, da parte sua, non si sentiva rivale di nessuno, rispondeva con il perdono, la preghiera, il servizio ai giovani.
Cardinale del XIX° secolo
Patrono dell’Ordinariato personale di Nostra Signora di Walsingham
Per ascoltare una catechesi dal titolo “”I pericoli del compromesso””. Per ascoltarla premi QUI” ” basata su uno scritto del santo premi QUI
12 – SANTA GIOVANNA FRANCESCA FRÉMYOT DE CHANTAL

“Il modo principale per fare del bene alle anime è quello di sacrificarsi per loro!”
“Supplico questo sovrano, dolce Signore, di essere Egli stesso il vostro consolatore. Cercate in Lui solo la vostra consolazione, figlia mia, e vi assicuro che la troverete e la riceverete abbondantemente.”
“Tutti i giorni l’esperienza m’insegna che si devono fare raramente le correzioni forti e severe e che esse sono incomparabilmente più profittevoli quando vengono fatte con dolcezza viva, cordiale, seria e amorosa, perché questo modo dilata il cuore di chi parla e di chi ascolta e la rimanda molto gioiosa, incoraggiata al bene“
Nacque a Digione (Francia) nel 1572. A 20 anni sposò il barone de Chantal da cui ebbe numerosi figli ma rimase vedova già all’età di 29 anni. Da allora avvertì sempre di più il desiderio ardente di ritirarsi dal mondo e di consacrarsi a Dio, ma i doveri familiari non le permisero una scelta di vita così drastica. In attesa di conoscere la volontà di Dio, Giovanna si dedicò totalmente ai figli, all’amministrazione della casa e alla preghiera.
Il suocero, barone di Chantal, la informò che doveva subito trasferirsi da lui, a Monthélon, se desiderava che i figli prendessero parte all’eredità; lei accettò pur sapendo che nella residenza dell’anziano barone comandava una «servapadrona». Per lungo tempo dovette infatti sopportare le angherie di quest’ultima. Inoltre aveva un’altra difficoltà: la sua guida spirituale non comprendeva la sua persona, non sapeva leggere la sua anima.
Un giorno suo padre la invitò a Digione per ascoltare il quaresimale del vescovo di Ginevra, San Francesco di Sales (ricordato il 24 gennaio), la cui fama si diffondeva sempre più in Savoia e in tutta la Francia. Il primo incontro fra Giovanna e il vescovo avvenne il 5 marzo del 1604. Da allora si instaurò un cammino di unione fraterna e spirituale straordinario! Sotto la sua guida, Giovanna diede vita a una nuova fondazione intitolata alla “Visitazione” e destinata all’assistenza dei malati. Tra le più note figlie dell’Ordine religioso c’è la mistica del Sacro Cuore di Gesù: Santa Margherita Maria Alacoque (ricordata il 16 ottobre).
Religiosa del XVI° secolo
Fondatrice dell’Ordine della Visitazione di Santa Maria con san Francesco di Sales, ricordato il 24 gennaio
13 – BEATO MARCO D’AVIANO

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Nato nel 1631 ad Aviano (UD), visse nel clima della guerra di Candia, combattuta in quegli anni tra la Repubblica di Venezia e l’Impero Ottomano.
Animato dal desiderio di raggiungere il luogo delle operazioni belliche, disposto a dare anche il suo sangue per la difesa della fede, lasciò il collegio di Gorizia e giunse giorni dopo a Capodistria, dove venne accolto nel convento dei cappuccini dopo aver chiesto l’elemosina. Durante la breve permanenza, illuminato dalla grazia, ebbe modo di intravedere la possibilità di seguire la sua vocazione all’apostolato e al martirio. Il tutto sfociò nella ferma decisione di abbandonare il mondo e di abbracciare l’austera vita cappuccina.
Proprio in base alle pressanti insistenze imperiali e agli ordini provenienti da Roma, Marco dovette partecipare attivamente alla crociata antiturca: ebbe un ruolo determinante in qualità di Cappellano Generale nella vittoriosa battaglia di Vienna dell’11 settembre 1683, definita da qualche storico come ‘la madre di tutte le battaglia’ perché chiuse il discorso militare con i turchi che volevano occupare l’Europa, decretando il loro irreversibile declino militare ed economico.
Frate francescano del XVII° secolo
Per ascoltare una CATECHESI in merito, dal titolo “Il Ss Nome di Maria e la battaglia di Vienna” premi QUI
14 – SAN MASSIMILIANO MARIA KOLBE

“La santità non è un lusso, ma un dovere”
“Rinnovare ogni cosa in Cristo attraverso l’Immacolata” era il suo motto
“Nessun dubbio che la volontà di Maria è la stessa volontà di Dio”
“La nozione di “Dio” contiene in se stessa l’infinito, mentre la nostra intelligenza è limitata e non sarà mai in grado, quindi, di comprendere appieno il concetto di “Madre di Dio”
“Se Dio ci chiede qualcosa, sicuramente ci colma pure di energie, affinché possiamo attuare la Sua Volontà, a condizione che noi, da parte nostra, non trascuriamo di fare ciò che dipende da noi”
Da piccolo, una notte, ricevette la visita di una signora che si presentò come Maria Immacolata e gli mostrò due corone di fiori, una bianca e una rossa, spiegandogli cosa implicasse scegliere una delle due corone, o entrambe. Raimondo (così era il suo nome da laico) le scelse entrambe: aveva appena scelto la verginità e il martirio. Da quel momento il suo cammino terreno fu legato a doppio filo all’Immacolata.
Altro tratto saliente della sua vita è l’anno 1922, quando iniziò la pubblicazione di “Rycerz Niepokalanej ” (Il Cavaliere dell’Immacolata), Rivista ufficiale della Milizia di Maria Immacolata (M.I.). Nello stesso anno, a Roma, il Cardinale Vicario approvò canonicamente la M.I. come “Pia Unione”. All’epoca era già sacerdote e frate da 4 anni.
Negli anni 1936-39 accolse nel convento profughi, feriti, deboli, affamati, scoraggiati, cristiani ed ebrei, ai quali offrì ogni conforto spirituale e materiale; essi scappavano dall’esercito nazista. Nel 1941 Massimiliano fu catturato e portato in un campo di concentramento. Lo stesso anno liberamente si offrì di prendere il posto di un prigioniero condannato insieme ad altri nove per ingiusta rappresaglia.
Oltre che alla Santissima Vergine, era anche devoto di Santa Gemma Galgani, ricordata l’11 aprile.
Frate francescano del XVI° secolo
Padre Stefano Maria Manelli (O.F.M. Conv.), uno dei primi fondatori del recente ordine dei frati francescani dell’Immacolata, si è ispirato a molti scritti del santo.
15 – SAN TARCISIO DI ROMA

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In un mattino di agosto dell’anno 258 il Pontefice Sisto II aveva riunito i fedeli nelle Catacombe di S. Callisto. Quando tutti si furono comunicati, il Pontefice chiese preghiere per i molti fratelli imprigionati affinché la loro fede non venisse meno quando sarebbero stati gettati alle belve del Colosseo. In più desiderava ricevessero conforto e sostegno dal Corpo di Cristo: per questo cercò volontari disposti a fare questo servizio. Si propose Tarcisio, giovane quindicenne. Il Pontefice, quindi, chiuse l’Eucaristia in una teca d’oro e l’appese al collo del giovanetto che la nascose sotto la tunica.
Mentre Tarcisio camminava svelto e raccolto, incrociò alcuni pagani i quali, curiosi, gli domandarono cosa portasse sotto la tunica. Tarcisio cercò di allontanarsi ma quelli, inferociti, lo buttarono a terra e cominciarono a colpirlo con sassi. Quando quei barbari videro il fanciullo ormai sfinito, si gettarono su lui per rapirgli il tesoro ma ecco giungere improvvisamente Quadrato, ufficiale imperiale segretamente cristiano, il quale mise in fuga i persecutori e prese il corpo del giovine (ormai morto) per riportarlo nelle Catacombe.
Laico del III° secolo
Patrono dei ministranti
16 – SAN ROCCO
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Nacque a Montpellier (Francia) fra il 1345 e il 1350. Secondo tutte le biografie, i suoi genitori erano una coppia di esemplari virtù cristiane, ricchi e benestanti ma dediti ad opere di carità. Rattristati dalla mancanza di un figlio, rivolsero continue preghiere alla Vergine Maria dell’antica Chiesa di Notre-Dame des Tables fino ad ottenere la grazia richiesta. Secondo la pia devozione, il neonato nacque con una croce vermiglia impressa sul petto.
Intorno ai 22 anni di età perse entrambi i genitori e decise di seguire Cristo fino in fondo: vendette tutti i suoi beni, si affiliò al Terz’ordine francescano e, indossato l’abito del pellegrino, fece voto di recarsi a Roma a pregare sulla tomba degli apostoli Pietro e Paolo. Lungo il suo pellegrinaggio passò per Acquapendente e, in quel periodo, c’era la peste. Decise di prestare servizio nell’ospedale: tracciava il segno di croce sui malati e invocava la Trinità di Dio per la guarigione degli appestati: operò guarigioni miracolose. Offrì lo stesso servizio in molte altre città.
Certo è che nel luglio 1371, a Piacenza, scoprì di essere stato colpito dalla peste e si allontanò dalla città per non contagiare altre persone. Rifugiatosi in un bosco, un cane lo trovò e lo salvò dalla morte per fame portandogli ogni giorno un tozzo di pane fino a quando il suo padrone non lo scoprì e si prese lui cura del giovane.
Nonostante tutto, Rocco non concluse mai il pellegrinaggio perché, scambiato per una spia nemica, venne messo in prigione. La prigionia fu vissuta dal santo in un tormentoso silenzio e nel desiderio di essere lasciato in solitudine, non riconosciuto, a vivere quei pochi giorni che gli restavano. Non si lamentava della sua sorte, anzi aumentava i tormenti del carcere castigando la sua persona con molte privazioni, continue veglie e flagellazioni cruente.
Terziario francescano del XIV° secolo
Patrono di appestati, contagiati, emarginati, ammalati, viandanti e pellegrini, selciatori, invalidi, prigionieri, chirurghi, operatori sanitari, farmacisti, assicuratori, necrofori, volontari, cani, protettore delle ginocchia e delle articolazioni.
17 – SANTA CHIARA DELLA CROCE (DA MONTEFALCO)

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Fin da bambina la sua dedizione e il suo pensiero furono dedicati alla preghiera e alla contemplazione di Gesù Bambino; infatti già dall’età di 4 anni mostrò una forte inclinazione all’esercizio della preghiera a tal punto da trascorrere intere ore immersa nell’orazione, ritirata nei luoghi più riposti della casa paterna. A 6 anni decise di entrare nell’eremo dove si trovava anche sua sorella. Aveva anche una profonda devozione per la Passione di Nostro Signore e la sola vista di un Crocifisso era per lei come un monito di continua mortificazione.
A 26 anni, nel 1294, ebbe l’apparizione di Cristo che portava una croce e le affermò: “Ho cercato un luogo forte per piantare questa croce; qui e non altrove l’ho trovato, se vuoi essere mia figlia, devi morire sulla croce”.
Ebbe da Dio singolari grazie mistiche, come visioni ed estasi, e doni soprannaturali che profuse dentro e fuori il monastero; ebbe anche il dono della scienza infusa la quale le permise di dare dotte soluzioni alle più ardue questioni esposte da teologi, filosofi e letterati (riuscì anche ad eliminare la setta eretica “Spirito di libertà” che andava diffondendo per tutta l’Umbria errori quietistici).
Monaca agostiniana del XIII° secolo
18 – SANT’ELENA IMPERATRICE

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Elena Imperatrice fu madre di Costantino, l’imperatore che tra il III° e IV° secolo concesse la libertà di professare la propria religione (quindi finirono le persecuzioni cristiane). Fu proprio suo figlio che e fece conoscere il vero Dio. Con grande fervore, Elena si mise a far opere di pietà, nonostante fosse già in età avanzata; cercò in ogni modo di recuperare il tempo perduto edificando coi suoi esempi la chiesa di Dio.
Partì per Gerusalemme nell’anno 326 con l’obiettivo di cercare il legno della Santa Croce sulla quale era stato crocifisso Gesù. Qui venne a sapere che un rabbino, di nome Giuda, conosceva il luogo in cui era stata seppellita. Solo dopo aver passato sei giorni all’interno di una cisterna vuota, senza cibo né acqua, Giuda decise di rivelare l’informazione. La Croce fu ritrovata il 3 maggio 326, insieme a quelle dei due ladroni. Non riuscendo però a capire quale potesse essere la Croce sulla quale fu inchiodato Cristo, Elena le fece esporre tutte e tre sopra il cadavere di un giovane appena defunto il quale risorse miracolosamente quando venne a contatto con la Vera Croce.
A quel punto Elena e il suo seguito si inginocchiarono in adorazione e Giuda, alla vista di quel miracolo, si convertì al cristianesimo, fu battezzato da Macario (vescovo di Gerusalemme) ed assunse il nome di Ciriaco (che, dal greco, significa “dedicato al Signore”).
Laica del IV° secolo
Patrona di archeologi, convertiti, matrimoni difficili, divorziati, imperatrici
19 – SAN GIOVANNI EUDES

“Ogni santo appartiene alla corte della Regina di Tutti i Santi”
“Quando Dio vuol farci un dono ce lo preannunzia, affinché, maggiormente lo stimiamo e più diligentemente ci prepariamo a riceverlo”
“Non devi mai separare ciò che Dio ha così perfettamente unito. Gesù e Maria sono così intimamente legati l’uno con l’altro che chi vede Gesù guarda Maria; chi ama Gesù, ama Maria; chi ha la devozione per Gesù, ha la devozione per Maria”
Vissuto in Francia nel XVII° secolo, fu lui a comporre per primo un ufficio e una Messa in onore del Cuore Immacolato di Maria e del Sacro Cuore di Gesù. Difatti, per accendere le anime con l’amore di Dio, divenne infaticabile propagatore del culto ai Sacri Cuori di Gesù e Maria, a cui dedicò molti dei suoi scritti sottolineandone l’unità mistica.
Si dedicò alle missioni popolari di parrocchia in parrocchia e mostrò le sue virtù di predicatore, che suscitarono numerose conversioni. Curò anche molti appestati: contrasse il morbo, ma ne guarì in breve tempo. Il suo zelo apostolico lo indusse nel 1641 a fondare l’Ordine di Nostra Signora della Carità, volto al recupero sociale e spirituale delle prostitute desiderose di cambiar vita. Due anni dopo fondò, con alcuni compagni, la Congregazione di Gesù e Maria con il fine specifico di aprire e dirigere seminari sulla base delle disposizioni del Concilio di Trento, che in Francia erano state ancora poco applicate.
Presbitero del XVII° secolo
Per leggere il LIBRO “Il Cuore Ammirabile della SS. Madre di Dio” premi QUI
20 – SAN BERNARDO DA CHIARAVALLE

“Non c’è miseria più grande delle false gioie”
“Quando discuti o parli nulla ha sapore per me, se non vi avrò sentito risuonare il nome di Gesù”
“Quando Dio perdona un peccatore che confessa umilmente il suo peccato, il diavolo perde il suo dominio sul cuore che aveva preso”
“Di tutti i movimenti, sensazioni e sentimenti dell’anima, l’amore è l’unico in cui la creatura può rispondere al Creatore e fare una specie di ritorno simile, per quanto irregolare. Perché quando Dio ama, tutto ciò che vuole è essere amato in cambio”
Nacque nel 1090 a Fontaine, in Francia da una famiglia agiata, ma a 22 anni, al termine degli studi, decide di entrare nel monastero fondato da Roberto di Molesmes a Citeaux (Cistercium, in latino, da cui l’appellativo di cistercensi). Qualche anno dopo, fondò il monastero di Chiaravalle dove lo seguirono 12 compagni.
Per il santo, la vita monastica doveva essere scandita dal lavoro, dalla contemplazione e dalla preghiera avendo due stelle fisse: Gesù e Maria. Nel “De diligendo Deo” Bernardo indica la via dell’umiltà per raggiungere l’amore di Dio. Esorta ad amare il Signore senza misura. Per il monaco cistercense sono 4 i gradi fondamentali dell’amore:
1) L’amore di sé stessi per sé: “Prima l’uomo ama sé stesso per sé. Vedendo poi che da solo non può sussistere, comincia a cercare Dio per mezzo della fede”.
2) L’amore di Dio per sé: “Nel secondo grado, quindi, ama Dio, ma per sé, non per Lui. Cominciando però a frequentare Dio e ad onorarlo in rapporto alle proprie necessità”.
3) L’amore di Dio per Dio: “L’anima passa al terzo grado, amando Dio non per sé, ma per Lui. In questo grado ci si ferma a lungo, anzi, non so se in questa vita sia possibile raggiungere il quarto grado”.
4) L’amore di sé per Dio: “Quello cioè in cui l’uomo ama sé stesso solo per Dio. Allora, sarà mirabilmente quasi dimentico di sé, quasi abbandonerà sé stesso per tendere tutto a Dio, tanto da essere uno spirito solo con Lui”.
Monaco cistercense dell’XI° secolo
Patrono degli agricoltori, apicoltori, ceraioli e renaioli
Per leggere alcune SERMONI PER L’AVVENTO premi QUI
21 – SAN PAPA PIO X

“Vi chiameranno papisti, retrogradi, intransigenti, clericali: siatene fieri!”
“Un Sacerdote che non è santo non solo è inutile ma riesce dannoso alla Chiesa”
“Essendo Dio infinita bellezza, l’anima unita a Cristo disegna su di sé lo sguardo ammiratore e tenero degli angeli che, se fossero capaci di qualsiasi passione, si riempirebbero di invidia nella loro sorte”
Fu Pio X ad avviare la riforma del diritto canonico, che culminò nel 1917 con la promulgazione del Codice di diritto canonico, e a redigere il Catechismo che porta il suo nome (Catechismo di Pio X, 1905).
Difese con forza l’integrità della fede cattolica, propose e incoraggiò la comunione eucaristica anche dei fanciulli, avviò la riforma della legislazione ecclesiastica, si occupò positivamente della questione romana e dell’Azione Cattolica, curò la formazione dei sacerdoti, fece elaborare un nuovo catechismo, favorì il movimento biblico, promosse la riforma liturgica e il canto sacro.
Papa del XX° secolo
Per leggere il CATECHISMO della Chiesa Cattolica secondo San Pio X premi QUI
22 – SAN FILIPPO BENIZI

“Amatevi a vicenda, rispettatevi a vicenda, sopportatevi a vicenda”
Nacque a Firenze il 15 agosto 1233 da genitori che da tanto tempo aspettavano il dono di un figlio, proprio nel giorno di una festa mariana. Diventato adulto, lavorò come medico a Firenze per un anno, studiando la bibbia e i Padri della Chiesa nel tempo libero.
Il giovedì santo del 1254 stava pregando a Fiesole quando gli parve che la statua del crocifisso gli dicesse di salire sulla collina per conoscere i servi di sua madre. Durante la celebrazione eucaristica, inoltre, rimase colpito dalla lettura della messa di quel giorno nella quale lo Spirito Santo aveva ordinato al diacono Filippo: “Disse lo Spirito a Filippo: ‘Avvicinati e sali su questo carro” (At 8,29). Filippo capì allora che la Madonna lo chiamava al sicuro sul carro dell’Ordine dei suoi Servi.
Inizialmente il superiore dell’ordine scelse per Filippo un percorso che nascondeva al mondo le sue enormi doti, per temprarlo nell’umiltà e nella preghiera. Furono 5 anni di ottima preparazione al futuro radioso che lo aspettava, durante i quali si occupò delle mansioni più mortificanti. Secondo i decreti del secondo concilio di Lione del 1274, l’Ordine era destinato a sicura estinzione. Filippo, con il consiglio di giuristi e valendosi della collaborazione di fra Lotaringo, riuscì ad impostare la difesa arrivando alla definitiva approvazione. Viene quindi considerato “Padre dell’Ordine”.
Religioso Ordine dei Servi di Maria (OSM) del XIII° secolo
23 – SANTA ROSA DA LIMA
“Al di fuori della croce non vi è altra scala per salire al cielo”
“Sappiate che il più grande servizio che l’uomo può offrire a Dio è aiutare a convertire le anime”
Isabella Flores de Oliva nacque nel 1586 a Lima, in Perù. Fin da fanciulla si distinse per la pietà e per la docilità ai propri genitori. All’età di 5 anni fece il voto di perpetua verginità, eleggendosi per sposo Gesù Cristo. Appena seppe leggere, per prima cosa lesse la vita di Santa Caterina da Siena (ricordata il 29 aprile) che scelse a protettrice e di cui cercò di imitare le virtù.
Decise poi di ritirarsi in un monastero di Domenicane. Come a Caterina da Siena, anche a lei fu data la grazia di partecipare fisicamente alla passione di Gesù e alle nozze mistiche; inoltre, per ben quindici anni ebbe ad attraversare la dura esperienza interiore dell’assenza di Dio, quel travaglio dello spirito che San Giovanni della Croce (ricordato il 14 dicembre), chiama la “notte oscura”. In questa lotta, essa andava ripetendo: “Signore, fatemi soffrire di più, purché non mi sia tolto il vostro amore”. Passata finalmente la bufera, il Signore la volle consolare, favorendola di molte visioni.
Religiosa del terz’ordine domenicano del XVI° secolo
Patrona dei giardinieri e fioristi – Patrona Delle Americhe, Filippine, India, Perù.
Invocata quando ci sono litigi familiari.
24 – SANTA MICHELA DEL SS. SACRAMENTO
“Ho dato tutto oggi. Non ho più niente da chiamare mio”
“Vorrei avere mille cuori per ringraziare il Signore di tanta carità verso coloro che lo servono e vogliono amarlo”
“Compresi che Dio era così grande, così potente, così buono, così amante, così misericordioso, che decisi di non servire altro che un Signore che riunisce tutto questo per riempire il mio cuore”
Fin dai primi anni manifestò un’intelligenza eccezionale, un carattere fermo, un’indole gioviale e vivace, unita ad un’innata disposizione per la pratica delle virtù. Sentiva potente l’attrattiva verso il Tabernacolo, tanto da farsi condurre spesso nelle chiese più solitarie e povere per stare in compagnia di Gesù Sacramentato.
Nonostante fosse nata in una famiglia nobile, compiva gesti di carità visitando i ricoverati dell’ospedale di San Giovanni di Dio a Madrid. Qui conobbe una giovane ammalata che, succube delle disgrazie che l’avevano colpita, si era data alla malavita: Michela riuscì a convincerla a ritornare in famiglia, ma questo episodio fece nascere in lei l’idea di fondare dei collegi per aiutare le ragazze vittime della miseria e dell’ignoranza. Nel 1845, a 36 anni, fondò l’istituto.
Dopo un corso di esercizi spirituali fatti nell’aprile 1847, Michela si avviò ad un arduo ed intenso lavoro ascetico che il mese successivo la portò a ricevere una grazia spirituale la quale fu l’inizio della sua vita mistica e carismatica, incentrata nell’Eucaristia e proiettata verso gli altri.
Nel 1857 morì il suo padre spirituale e subentrò Sant’Antonio Maria Claret (ricordato il 24 ottobre) il quale la aiutò nella nella stesura delle Costituzioni delle suore Ancelle del Santissimo Sacramento e della Carità.
Religiosa del XIX° secolo
Fondatrice della congregazione delle Suore Adoratrici Ancelle del Santissimo Sacramento e della Carità
25 – SAN GIUSEPPE CALASANZIO DELLA MADRE DI DIO

“Nelle grandi disgrazie che ci sono capitate, sarebbe una grande pazzia fermarci alle cause secondarie, che sono gli uomini, non vedendo Dio che le invia per il nostro maggior bene”
Sapendo che il demonio era il peggior nemico di Dio e degli uomini, a soli 5 anni (1561 c.a.) decise di sterminarlo pensando avesse un corpo visibile. Si armò di un pugnale e, siccome non lo trovò in casa, decise di andarlo a cercare fuori nei campi. Un battaglione di bambini si aggiunse a lui e si fermarono tutti in un oliveto dove il maligno era apparso nella forma di un’ombra paurosa. Con l’aiuto della Vergine Santissima, rimase illeso da tale incontro: fu l’inizio di un lungo combattimento che sarebbe durato tutta la vita del Santo. Più tardi, esorcizzando un posseduto, il demonio confessò che in quel momento non aveva al mondo nemico più grande di Giuseppe.
A 27 anni divenne sacerdote e a quasi 40 anni sentì una chiamata per Roma (era originario della Spagna). Qui entrò in contatto con la gioventù povera della città e notò i vizi sfrenati e la loro ignoranza sui temi relativi alla salvezza dell’anima. Era lento a prendere decisioni, però, una volta convinto dei disegni di Dio aveva grande fermezza di carattere e un’indomabile energia per vincere gli ostacoli sul suo cammino. Così decise si fondare i Chierici Regolari Poveri della Madre di Dio delle Scuole Pie per fornire l’istruzione classica ed insegnare la pietà e i buoni costumi.
Presbitero del XVI° secolo
Fondatore dei chierici regolari poveri della Madre di Dio delle scuole pie (detti “scolopi” o “piaristi”)
Patrono delle Scuole popolari cristiane del mondo
Beata Celestina della Madre di Dio (ricordata il 18 marzo) fu particolarmente devota di questo santo.
26 – SANTA MARIA DI GESÙ CROCIFISSO (MARIAM BAOUARDY)
Non sono state trovate citazioni
Rimasta orfana di entrambi i genitori a soli 3 anni di età insieme al fratello Paolo, venne affidata ad uno zio paterno il quale non perse tempo a cercarle marito per quando raggiunse i 13 anni di età. Crescendo, la fanciulla non si dimostrò favorevole al matrimonio; in più nel suo cuore continuava a sentire una voce: “Tutto passa! Se vuoi darmi il tuo cuore, io resterò sempre con te!”.
Diventata grande Mariam prese una ferma decisione: si tagliò le sue lunghe trecce e si tolse i gioielli ricevuti dal fidanzato e dai parenti. Davanti alla collera, alle grida e agli schiaffi dello zio non cambiò idea e questi, per punirla della decisione presa, iniziò a trattarla come una schiava.
Prima di entrare nel convento delle carmelitane scalze rischiò la morte: in risposta ad un turco che voleva convincerla a convertirsi all’islam, si proclamò figlia della Chiesa Cattolica e per questo le tagliò la gola. In seguito racconterà di essersi trovata in Cielo; a restituirle la vita fu “un’infermiera vestita di azzurro” che la curò con delicatezza straordinaria e dalla quale ebbe rivelazioni sulla sua vita; dichiarò anni dopo, che era la Vergine.
Altro tratto saliente della sua vita sono stati i quattro giorni di possessione angelica, in cui l’Angelo dettò e diede insegnamenti che le monache trascrissero rigorosamente davanti a testimoni. Scrissero: “Il riposo domenicale deve essere interamente consacrato a Gesù; alla domenica si dovrebbe solo pregare e leggere libri che parlano di Gesù”.
Monaca carmelitana scalza del XIX° secolo
Viene anche soprannominata “la piccola araba”. Per approfondire questa figura tramite una CATECHESI premi QUI.
27 – SANTA MONICA

Dalle «Confessioni» di sant’Agostino
“Figlio, quanto a me non trovo ormai più alcuna attrattiva per questa vita. Non so che cosa io stia a fare ancora quaggiù e perché mi trovi qui. Questo mondo non è più oggetto di desideri per me. C’era un solo motivo per cui desideravo rimanere ancora un poco in questa vita: vederti cristiano cattolico, prima di morire. Dio mi ha esaudito oltre ogni mia aspettativa, mi ha concesso di vederti al suo servizio e affrancato dalle aspirazioni di felicità terrene. Che sto a fare qui?”
Monica nacque a Tagaste (Algeria) da una famiglia profondamente cristiana e di buone condizioni economiche tanto che le fu concesso di studiare e ne approfittò per leggere la Bibbia e meditarla.
Madre di tre figli, tra cui il futuro Sant’Agostino (ricordato il 28/08), dette a tutti e tre un’educazione cristiana ma Agostino gli provocò grandi sofferenze a causa della sua condotta. Quando egli si trasferì a Roma, decise di seguirlo, ma lui con uno stratagemma la lasciò a terra a Cartagine, mentre s’imbarcavano per Roma. Monica passò la notte in lacrime sulla tomba di san Cipriano (come narra lo stesso Agostino nelle Confessioni, V,8,15).
Più tardi riuscì ad imbarcarsi per Roma e raggiunse il figlio a Milano. Il suo amore materno e le sue preghiere ne favorirono la conversione, che ricevette mediante le catechesi di Sant’Ambrogio (ricordato il 7 dicembre). Con Agostino lasciò Milano diretta a Roma, e poi a Ostia, dove affittarono una casa, in attesa di una nave in partenza per l’Africa. Fu un periodo carico di dialoghi spirituali, che Agostino ci riporta nelle sue Confessioni. Lì si ammalò, forse di malaria, e in nove giorni morì.
Laica del IV° secolo
28 – SANT’AGOSTINO D’IPPONA

“Non si deve abbandonare la Chiesa a causa dei cattivi né trascurare la disciplina contro i cattivi stessi”
“Sfortunata l’anima spericolata che immaginava che allontanandosi da Te avrebbe potuto ottenere qualcosa di meglio! Perché l’unica pace sei tu”
“Se non fosse per te Signore, sprofonderei nella disperazione. Perché se i miei disturbi sono tanti e gravi, la medicina che mi dai è ancora più grande”
“Lode e gloria a te, o Dio, fonte di misericordie! Sono diventato sempre più infelice e tu ti sei avvicinato a me. La tua mano era pronta a tirarmi fuori dal fango e lavarmi, ma io non lo sapevo”
“Fu frustato, udì insulti, schiaffeggiato, sputato in faccia, coronato di spine, appeso a un albero e sepolto. E colui che tanto soffrì fu il Figlio di Dio! Se il Maestro è passato di là, dove non dovrebbe passare il discepolo?”
Nato a Tagaste (nell’attuale Algeria) nel 354, Sant’Agostino ebbe un’educazione cristiana grazie alla madre Monica (ricordata il 27/08) nonostante il padre fosse inizialmente pagano. Durante l’adolescenza e la prima gioventù condusse una vita alquanto dissoluta, mentre studiava appassionatamente filosofia. A 29 anni si recò in Italia e, a Milano, conobbe il vescovo Ambrogio, futuro santo e ora commemorato il 7 dicembre. Fu l’inizio del cambiamento di un uomo che cercava da anni la verità e che comprese che la verità non è un pensiero, ma una persona: Gesù Cristo.
Un giorno, Agostino era in riva al mare e meditava sul mistero della Trinità perché voleva comprenderlo con la forza della ragione. Notò allora un bambino che con una conchiglia versava continuamente l’acqua del mare in una buca. Incuriosito, Agostino gli chiese la ragione e il fanciullo disse: “Voglio travasare il mare in questa mia buca”. Il Santo spiegò pazientemente l’impossibilità dell’intento ma, il bambino fattosi serio, replicò: “Anche a te è impossibile scandagliare con la piccolezza della tua mente l’immensità del Mistero trinitario”. E detto questo sparì.
Vescovo del IV° secolo
Per leggere il LIBRO “Le confessioni” premi QUI; invece per leggere “Vita Sancti Augustini” scritta da San Possidio, fidato amico del Santo, premi QUI
CITAZIONI DI SERMONI
“È vero, niente è più grande di Dio; ma non addolorarti per la ristrettezza; accoglilo, ed Egli ti ingrandirà: non hai niente da mettere in tavola? Ricevilo, ed Egli ti nutrirà; e, ancor più dolce alle tue orecchie, ti nutrirà di se stesso. Lui stesso sarà il tuo cibo” (Sermone 11, 11)
“Cristo ha detto: Non ha eliminato l’amore dei genitori, della moglie, dei figli, ma lo ha messo al posto che Gli corrisponde. Egli non ha detto: “Chi ama”, ma: chi ama più di me” (Sermone. 344, 1-2)
29 – SAN GIOVANNI BATTISTA
“Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!” (Mt 3,2)
“Io sono voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, come disse il profeta Isaia” (Gv 1,23)
“Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo! Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere a Israele” (Gv 1, 29-31)
É l’ultimo profeta dell’Antico Testamento e il primo Apostolo di Gesù, perché gli rese testimonianza ancora in vita. È tale la considerazione che la Chiesa gli riserva, che è l’unico santo dopo Maria ad essere ricordato nella liturgia, oltre che nel giorno della sua morte (29 agosto), anche nel giorno della sua nascita terrena (24 giugno).
FOCUS: Morte di San Giovanni Battista – Vangelo di Marco 6, 17-29
Erode infatti aveva fatto arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, che egli aveva sposata. Giovanni diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade gli portava rancore e avrebbe voluto farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo giusto e santo, e vigilava su di lui; e anche se nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri. Venne però il giorno propizio, quando Erode per il suo compleanno fece un banchetto per i grandi della sua corte, gli ufficiali e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla ragazza: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le fece questo giuramento: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». La ragazza uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». Ed entrata di corsa dal re fece la richiesta dicendo: «Voglio che tu mi dia subito su un vassoio la testa di Giovanni il Battista». Il re divenne triste; tuttavia, a motivo del giuramento e dei commensali, non volle opporle un rifiuto. Subito il re mandò una guardia con l’ordine che gli fosse portata la testa. La guardia andò, lo decapitò in prigione e portò la testa su un vassoio, la diede alla ragazza e la ragazza la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputa la cosa, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.
Patrono di Albergatori, Cantori, Carcerati, Cardatori di lana, Coltellinai, Conciatori di pelle, Condannati a morte, Fabbricanti di forbici, Fabbricanti di spade, Lavoratori del cuoio, Monaci, Pellicciai, Sarti, e dei Trovatelli
30 – BEATO ALFREDO ILDEFONSO SCHUSTER

Diceva ai suoi preti “Se siete Santi, la gente crederà”
“Voi desiderate un ricordo da me. Altro ricordo non ho da darvi che un invito alla santità. La gente pare che non si lasci più convincere dalla nostra predicazione, ma di fronte alla santità, ancora crede, ancora si inginocchia e prega. La gente pare che viva ignara delle realtà soprannaturali, indifferente ai problemi della salvezza. Ma se un Santo autentico, o vivo o morto, passa, tutti accorrono al suo passaggio. Ricordate le folle intorno alla bara di don Orione? Non dimenticate che il diavolo non ha paura dei nostri campi sportivi e dei nostri cinematografi. Ha paura, invece, della nostra santità”
Orfano di papà a 11 anni, educato alla preghiera, al silenzio e all’ascesi, sentì il desiderio di farsi monaco benedettino nella stessa abbazia romana in cui ricevette l’istruzione: a San Paolo fuori le mura.
Venne ordinato sacerdote nel 1904 (a 24 anni) e nel 1926 guidò anche gli esercizi spirituali per l’allora arcivescovo Roncalli – futuro Papa Giovanni XXIII – che celebrò il suo funerale. Monaco esemplare, subito gli vennero affidati incarichi delicati e gravosi. A 28 anni era già maestro dei novizi, poi divenne procuratore generale della Congregazione, infine abate di San Paolo fuori le mura.
Nel 1929 Pio XI lo nominò arcivescovo di Milano e cardinale. Iniziò il suo ministero milanese prendendo come modello il suo più illustre predecessore, San Carlo Borromeo (ricordato il 4 novembre), e si sforzò di imitarlo, soprattutto nella sua passione per il popolo, nel suo coraggio per difendere la purezza delle fede, nel suo donarsi completamente senza risparmio. Si dimostrò assiduo nell’effettuare le visite pastorali nella diocesi che nei 25 anni del suo episcopato svolse ben 5 volte.
Cardinale del XX° secolo
31 – SAN RAIMONDO NONNATO

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Venne chiamato così perché fu estratto vivo dal corpo della madre morta il giorno prima. Entrò nell’ordine di Santa Maria della Mercede, nato per riscattare i cristiani schiavizzati in terre musulmane. Liberò diversi fratelli nella fede a Valencia e nell’Algeria. In un viaggio si offrì di sostituirsi a questi schiavi come ostaggio, ma visto che nelle celle continuava a predicare la Vera Fede e a convertire, gli chiusero la bocca con una sorta di lucchetto. Fu riscattato dal suo ordine, ma morì poco dopo.
Sentendosi vicino alla fine di questa vita terrena, chiese di portargli la Comunione ma, dato che tardava ad arrivare, sembra che fu Cristo stesso a portargli il Santissimo Sacramento.
Grazie a il_salmone_fede_e_attualita
Religioso dell’Ordine mercedario del XIII° secolo
Patrono delle ostetriche
Settembre
01 – SANT’EGIDIO

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Nato da nobile famiglia in Atene nel VII° secolo, trascorse qui la sua infanzia. Di ingegno profondo, era lodato dal popolo ma, sprezzante di tutto, fuggì in Francia in un luogo deserto per essere al completo servizio di Dio. Poco tempo dopo passò in una foresta e vi stabilì la sua dimora, vivendo in preghiera fra austerità e digiuni. Si nutriva quindi di erbe, radici e frutti selvatici; dormiva sulla nuda terra e il suo guanciale era un sasso. Il Signore ebbe pietà di lui in quel luogo deserto e gli mandò una cerva che gli forniva giornalmente il latte.
Scoperto durante una partita di caccia da Flavio re dei Goti, entrò nelle grazie di quel sovrano il quale gli regalò un monastero costruito appositamente per lui. Lì accorse un gran numero di giovani desiderosi di vivere sotto la sua direzione. Il Santo prese a dirigerli nella via della santità sotto la regola di San Benedetto. (ricordato l’11 luglio).
Eremita e abate del VII° secolo
È invocato contro le paure
02 – BEATA INGRID ELOFSDOTTER
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Rimasta presto vedova, con un devoto gruppo di damigelle intraprese un lungo pellegrinaggio in Terra Santa dove il suo cuore si accese ancor più di tenero amore per il Salvatore Gesù. Dalla Palestina si recò poi a Roma e quindi a San Giacomo (Santiago) di Compostella in Spagna.
Ritornata in Patria (a Östergötland in Svezia) aveva un unico desiderio: consacrarsi per sempre a una vita di preghiera e di penitenza. Le tentazioni del demonio non riuscirono a scoraggiarla; Ingrid poté prestò compire i suoi voti ed edificare, con l’aiuto di generosi benefattori, un Monastero sotto la Regola di San Domenico (ricordato l’8 agosto).
Monaca domenicana del XIII° secolo
03 – SAN GREGORIO I MAGNO
“Non preoccupatevi di quel che avete, ma di quel che siete”
“Cerca di meditare ogni giorno le parole del tuo creatore. Impara a conoscere il cuore di Dio nelle parole di Dio, perché tu possa desiderare più ardentemente i beni eterni e con maggior desiderio la tua anima si accenda per i beni del cielo”
“Siccome poi per necessità di ufficio debbo trattare con uomini del mondo, talvolta non bado a tenere a freno la lingua. Se infatti mi tengo nel costante rigore della vigilanza su me stesso, so che i più deboli mi sfuggono e non riuscirò mai a portarli dove io desidero. Per questo succede che molte volte sto ad ascoltare pazientemente le loro parole inutili. E poiché anch’io sono debole, trascinato un poco in discorsi vani, finisco per parlare volentieri di ciò che avevo cominciato ad ascoltare contro voglia, e di starmene piacevolmente a giacere dove mi rincresceva di cadere” (Dalle «Omelie su Ezechiele» di san Gregorio Magno, papa)
Nacque a Roma intorno al 540 da una ricca famiglia patrizia. Studiò lettere e poi diritto, e appena 30enne, fu nominato prefetto della città, la più alta carica civile a Roma. Si guadagnò subito la stima delle autorità imperiali e di tutti i romani, che presero a designarlo come “il console di Dio”. Alla morte del padre, dopo che sua madre Silvia (anch’essa Santa) si ritirò in monastero, lui stesso fece professione monastica nella casa paterna sul Celio, trasformata in monastero sotto il titolo di S. Andrea. La sua contemplazione si nutriva dello studio assiduo della Scrittura e dei Padri.
Autore di vari testi, tra questi si evidenziano “I dialoghi”: un importante e imponente opera suddivisa in quattro libri, in cui il santo Papa narra la vita di Santi italici, i miracoli da essi compiuti, toccando anche argomenti relativi alla vita dopo la morte (paradiso, inferno e purgatorio). Il secondo volume è interamente dedicato alla vita di San Benedetto da Norcia (ricordato l’11 luglio).
Promosse quella modalità di canto tipicamente liturgico che da lui prese il nome di “gregoriano”: il canto rituale in lingua latina adottato dalla Chiesa cattolica, che comportò, di conseguenza, l’ampliamento della Schola cantorum.
Papa del VI° secolo
Patrono papi, cantanti, scolari, insegnanti, musicisti e costruttori
Per leggere un ARTICOLO dal titolo “L’arte della comunicazione” premi QUI
04 – SANTA ROSALIA “SANTUZZA”

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Un giorno suo padre, il re Ruggero, venne attacco da un animale selvaggio (forse un leone) e un conte che passava da quelle parti gli salvò la vita. Il re volle ricambiarlo con un dono e il conte chiese in sposa la figlia, Rosalia. Tutto era ormai pronto ma lei, il giorno prima delle nozze, vide riflessa nello specchio l’effige di Gesù; aveva 15 anni e correva l’anno 1145.
Questo evento fu per lei una chiamata: tagliò le trecce bionde e abbandonò il Palazzo Reale. Trovò rifugio presso una grotta situata nei possedimenti del padre, sempre in Sicilia. Da quel momento visse una vita eremitica fino alla sua morte.
Eremita del XII° secolo
Patrona di Palermo
05 – SANTA TERESA DI CALCUTTA
“Se giudichi le persone, non avrai tempo per amarle”
“Cosa puoi fare per promuovere la pace nel mondo? Vai a casa e ama la tua famiglia”
“Il più grande dono che Dio ti può fare è darti la forza di accettare qualsiasi cosa Egli ti mandi e la volontà di restituirGli qualsiasi cosa Egli ti chieda”
“È necessaria l’infelicità per capire la gioia, il dubbio per capire
la verità… la morte per comprendere la vita. Perciò affronta e abbraccia la tristezza quando viene”
“La più grande malattia oggi in Occidente non è la tubercolosi o la lebbra; è essere indesiderato, non amato e non curato. Possiamo curare le malattie fisiche con la medicina, ma l’unica cura per la solitudine e la disperazione è l’amore”
Agnes Gonxha Bojaxhiu nacque nel 1910 a Skopje (ex-Jugoslavia, oggi Macedonia) da una famiglia cattolica albanese. A 18 anni decise di entrare nella Congregazione delle Suore Missionarie di Nostra Signora di Loreto. Partì quindi per l’Irlanda, ma dopo meno di un anno cambiò destinazione: India. A 21 anni emise i primi voti prendendo il nome di suor Mary Teresa del Bambin Gesù (scelto per la sua devozione alla santa di Lisieux ricordata il 1° ottobre). Per circa vent’anni insegnò storia e geografia alle ragazze di buona famiglia nel collegio delle suore di Loreto a Entally, zona orientale di Calcutta.
La sera del 10 settembre 1946, mentre era in treno diretta agli esercizi spirituali, avvertì la “seconda chiamata”. Durante quella notte una frase continuò a martellarle nella testa per tutto il viaggio: il grido dolente di Gesù in croce “Ho sete!”. Comprese che doveva lasciare il convento per raggiungere i più poveri dei poveri. Fondò una nuova congregazione, le Missionarie della carità, dedicata interamente alla Madonna la quale è definita come la ‘prima Missionaria della Carità’ in ragione della sua visita a Elisabetta.
Religiosa del XX° secolo
Fondatrice delle Missionarie della carità
Patrona dei Volontari
Oltre alla carità verso il prossimo, per la congregazione è essenziale fare un’ora di adorazione Eucaristica ogni giorno. A tal proposito, per leggere un ARTICOLO premi QUI.
06 – BEATO BERTRANDO DA GARRIGUE
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Nacque a metà del XII° secolo in Francia, quando erano evidenti le azioni degli albigesi contro la fede cattolica. Anzi, i cattolici reagirono contro gli eretici tanto che, nel 1200, il conte albigese Raimondo VI di Tolosa marciò attraverso la Linguadoca saccheggiando i monasteri ortodossi.
I cistercensi, predicatori ufficiali contro l’eresia, divennero i bersagli principali di quest’offensiva a cui si unì Bertrando, pur non appartenendo a quell’ordine (era solo un sacerdote). La lotta si inasprì quando Papa Innocenzo III approvò una crociata contro gli albigesi, guidata da Simone di Montfort.
Fu probabilmente qualche tempo dopo quest’evento, che Bertrando incontrò per la prima volta San Domenico di Guzaman (ricordato l’8 agosto) il quale stava tentando di limitare il danno provocato dalla crociata con la preghiera e la predicazione. Bertrando riconobbe in lui uno spirito gemello e cominciò a seguirlo divenendo così uno dei primi membri dell’Ordine dei Predicatori.
Domenicano del XIII° secolo
07 – BEATA EUGENIA PICCO
Tre soli i suoi propositi: “Purezza per piacere a Gesù, umiltà per me, carità per gli altri”
“Come Gesù ha scelto il pane, cosa tanto comune, così deve essere la mia vita, comune… accessibile a tutti e, in pari tempo, umile e nascosta, come è il pane”
Nacque in una famiglia dove non regnava un clima sereno: la madre le riversava tutte le frustrazioni per la propria carriera interrotta da cantante lirica mentre doveva tenere le distanze con il convivente della madre. Neppure nella relazione sentimentale che intrattenne dall’età di 14 anni trovò la necessaria serenità e, più volte, al limite della sopportazione, cercò rifugio in chiesa.
Un inaspettato momento di luce arrivò intorno ai 19 anni: in un momento di preghiera davanti al quadro posto al di sopra del suo letto vide una lama di luce trapassarla. Da lì desiderò ardentemente la santità. La sua vita cambiò radicalmente e si orientò verso la vocazione religiosa; venne dirottata sull’ancor giovane congregazione delle Piccole Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria di Parma dove, nel giugno del 1911 (a 44 anni), venne eletta Superiora generale. Nonostante la tisi ossea, che le provocò l’amputazione della gamba destra, Suor Eugenia si mostrò sempre disponibile e serena.
Religiosa appartenente alle Piccole Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria del XX° secolo
08 – BEATO ALANO DELLA RUPE
“La purissima Vergine Madre di Dio, al suono del Suo Salterio, allontana il diavolo, come già Davide, per mezzo della Cetra, scacciò il demonio da Saul”
“Ohimè, perchè desideri conquistare e renderti piacevole agli orecchi degli uomini, piuttosto che salvare le loro anime? Lo sai che rischi la morte, e con una freccia proprio scagliata da te medesimo? Fidati del Rosario, adopera il Rosario, deliziati del Rosario!”
Entrò ancora giovane nell’ordine domenicano a Dinan, nella diocesi di Saint-Malo, dove emise la professione religiosa. Si trasferì prima a Lilla, dove studiò filosofia e teologia, e poi a Gand, dove ricevette le Rivelazioni della Vergine Maria per la propagazione del suo Salterio e della sua Confraternita. La sua devozione è risaltata anche nel libro “Il segreto ammirabile del Santo Rosario” di San Luigi Maria Grignion de Montfort (ricordato il 28 aprile), vissuto nel XVII° secolo.
Il salterio si compone di 150 “Ave Maria” divise in decadi, inframezzate da 15 Pater Noster. La preghiera venne consegnata direttamente dalla Vergine Maria a San Domenico di Guzman (ricordato l’8 agosto).
Per approfondire la figura di Beato Alano e conoscere la confraternita del Rosario premi QUI (regole per far parte della confraternita riassunte anche QUI).
09 – SAN PIETRO CLAVER

“Per amare Dio come Egli deve essere amato, dobbiamo essere distaccati da ogni amore temporale. Non dobbiamo amare nient’altro che Lui, o se amiamo qualcos’altro, dobbiamo amarlo solo per amor Suo”
“Tutte le volte che non ho imitato l’asino non ho ottenuto buoni risultati. E che cosa fa l’asino? Si parla male di lui, e lui tace; non gli si dà da mangiare, e lui tace; lo si carica fino a farlo cadere per terra, e lui tace; si impreca contro di lui, e lui tace; mai un lamento, qualunque cosa debba fare o che lo si maltratti; è resistente, essendo un asino. È così che dev’essere un servo di Dio, come recita il salmo 72: Io sono come una bestia da soma davanti a te”
Rivelò un grande talento negli studi e a 22 anni fece il suo ingresso nella Compagnia di Gesù. Grazie al gesuita San Alfonso Rodriguez, portinaio al collegio di Palma di Maiorca e grande maestro spirituale, si innamorò della missione: “Le anime degli indiani hanno un valore infinito, perché hanno lo stesso prezzo del sangue di Cristo… Va’ nelle Indie a comprare tutte quelle anime che si perdono!” gli disse. Così Pietro partì per il Nuovo Mondo nel 1610. Sei anni più tardi i superiori lo mandarono a Cartagena, dove ricevette l’ordinazione sacerdotale e iniziò un quasi quarantennale ministero che lo avrebbe portato a battezzare circa 300.000 tra schiavi e indigeni.
All’arrivo di ogni nave, Pietro si precipitava con ceste cariche di pane, frutta, dolci e bevande; si prendeva cura dei malati, riscaldava gli infreddoliti, rallegrando quelle povere anime, sollevandole dal terrore e intercedendo per loro presso i padroni, senza fermarsi davanti alle resistenze. Si curava dell’anima degli schiavi e iniziava il catechismo con grandi cartelli pieni di immagini.
Gesuita del XVII° secolo
Patrono della Colombia
10 – SAN NICOLA DA TOLENTINO

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Nel 1269, a 25 anni, ricevette il sacramento dell’ordine, diventando sacerdote. Predicazione e confessioni furono i suoi primi impegni pastorali. Sebbene giovane, cercò subito una vita più ascetica che gli portò abbondanti frutti di grazie: le sue omelie erano ricercatissime, perché le sue parole arrivavano dritte al cuore della gente. Fu anche un famoso esorcista: uno dei pannelli della sua vita affrescati nel Cappellone di Tolentino mostra San Nicola che libera una donna indemoniata; questa sua facoltà rimase integra anche dopo la sua morte visto che numerosi ex voto lo indicano come guaritore di indemoniati.
È considerato un santo mariano poiché sostenne di avere la visione degli angeli che trasportavano la Santa Casa di Loreto nella città marchigiana il 10 dicembre del 1294.
La sua protezione è invocata in particolare per le anime del Purgatorio. Molti venivano da lontano a confessargli ogni sorta di misfatti e andavano via arricchiti dalla sua fiducia gioiosa.
Frate dell’Ordine di Sant’Agostino del XIII° secolo
Patrono delle anime purganti e delle Marche
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11 – SAN JEAN GABRIEL PERBOYRE

“Non so cosa mi aspetta nel cammino che si apre davanti a me: senza dubbio la croce, che è il pane quotidiano del missionario. Cosa ci si può augurare di meglio, andando a predicare un Dio crocifisso?”
Da adolescente gli fu chiesto di accompagnare il fratello minore Luigi in seminario per aiutarlo ad abituarsi al nuovo ambiente. Jean non era entrato dunque in seminario per vocazione ma lì vi trovò la sua strada.
Sentì la chiamata ad essere missionario (allora la missione voleva dire principalmente andare in Cina): aveva il desiderio di diffondere il Vangelo e aveva un forte zelo di far amare e conoscere Cristo e la Chiesa. Adempì alla chiamata entrando nella Congregazione della Missione fondata da San Vincenzo de Paoli (ricordato il 27 settembre). Iniziò la missione in patria (Francia) nel 1818 e continuò fino al 1835.
Ancora una volta fu il fratello minore Luigi a fare il primo passo: entrato anche lui nella Congregazione della Missione, aveva chiesto di essere mandato nella Cina, ma durante il viaggio fu chiamato alla missione del cielo. Tutto quanto il fratello aveva sperato e fatto si sarebbe rivelato inutile se Jean non avesse fatto domanda di sostituirlo. Jean raggiunse la Cina nell’agosto del 1835 dove morì martire nel 1840 a seguito di crudeli torture.
Religioso della Congregazione della Missione del XIX° secolo
12 – SAN GUIDO DI ANDERLECHT
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Considerò molto seriamente l’osservazione di Sant’Agostino (ricordato il 28 agosto) che piangere per la perdita delle comodità personali è altrettanto pericoloso quanto riceverle tutte insieme qui sulla terra. Pregava costantemente per la grazia di amare la povertà in cui si viveva ed era sempre generoso con quel poco che possedeva.
Quando fu adulto, visse un’esistenza peregrina per un breve periodo finché giunse alla chiesa di S. Maria a Laeken, vicino a Bruxelles, dove il parroco, colpito dalla sua semplicità e devozione, lo assunse come sacrestano
Più tardi Guido incontrò un mercante che lo invitò a investire i suoi pochi risparmi in un affare. Egli accettò pensando di ricavare più denaro per aiutare i poveri. Lasciò il lavoro per mettersi in società, ma quando la nave con il loro carico affondò, Guido si ritrovò senza impiego né denaro. Per riparare a ciò che considerava un errore (nell’aver lasciato un impiego umile ma buono), fece un pellegrinaggio lungo 7 anni che aveva come prima meta Roma e poi Gerusalemme. La sua vita si era trasformata in quella di un pellegrino: povero tra i poveri, umile ma tenace annunciatore del messaggio evangelico.
Laico del X° secolo
Patrono di braccianti, campanari, sacrestani, cocchieri e persone affette da dissenteria
13 – SAN GIOVANNI CRISOSTOMO
“Non ci dobbiamo preoccupare di offendere gli uomini, quando, se rispettando loro, offendiamo Dio”
“La partecipazione alla Liturgia ti trasforma, trasforma tutto te stesso. E chi ti guarderà, desidererà la tua felicità”. Per la lettura completa premi QUI
“Quod sufficiebat redemptionis, non sufficiebat amori” (Ciò che era sufficiente per la redenzione, non era abbastanza per l’amore)
“Quando l’eresia s’impadronirà della Chiesa, sappiate che non ci sarà prova di vera fede e di cristianità se non con le Sacre Scritture, perchè quelli che si volgeranno altrove periranno”
“Quando sei davanti all’altare dove riposa Cristo, non devi più pensare di essere tra gli uomini; ma credi che ci sono schiere di angeli e di arcangeli che stanno al tuo fianco, e tremano di rispetto davanti al sovrano Signore del Cielo e della terra. Perciò, quando sei in chiesa, sii lì nel silenzio, nel timore e nella venerazione”
“La notte non è fatta per dormire continuamente, alzarti anche tu, vedi il coro delle stelle. Che profondo silenzio! Che grande quiete! L’anima è più limpida, più lieve, più sottile, libera, sublime. Le tenebre, il grande silenzio spingono alla compunzione. Inginocchiati, prega, domanda a Dio che ti sia propizio. La preghiera notturna lo commuove di più. Anche tu devi fare così, o uomo! Non soltanto tua moglie. La casa sia costantemente una Chiesa per l’uomo e per la donna. Se hai figli, svegliali, e vera chiesa sia la tua casa. Se hai dei piccini che più degli altri hanno bisogno del sonno, dicano l’una o l’altra orazione e si rimettano a dormire […] La preghiera offerta durante la notte è molto potente, più di quella diurna. E’ questa la ragione per cui i giusti hanno tutti pregato di notte, lottando contro la pesantezza del corpo e la dolcezza del sonno. Per questo satana teme la fatica della veglia e cerca con ogni mezzo di ostacolare gli asceti, come nel caso di Antonio il Grande, del beato Paolo, di Arsenio e di altri padri d’Egitto”
Negli anni giovanili condusse vita monastica in casa propria. Dopo la morte della madre si recò nel deserto e vi rimase per sei anni: gli ultimi due li trascorse in solitario ritiro dentro una caverna, a scapito della salute fisica. Chiamato in città e ordinato diacono, dedicò cinque anni alla preparazione al sacerdozio e al ministero della predicazione.
La specializzazione pastorale di Giovanni era proprio la predicazione, in cui eccelleva per doti oratorie e per la sua profonda cultura. I suoi sermoni erano severi e contro vizi, tiepidezze ed ecclesiastici troppo attaccati alle ricchezze. Questo lo portò ad essere esiliato ben due volte.
Vescovo del V° secolo
Patrono della Russia e degli studenti
Dei suoi numerosi scritti, il volumetto “Sul sacerdozio” è diventato un classico della SPIRITUALITA’ SACERDOTALE. Per leggere premi QUI
15 – SANTA CATERINA DI GENOVA

“Sono così immersa nel dolce fuoco dell’amore che lo vedo senza occhi e lo odo senza orecchie. Lo sento senza sentire e lo gusto senza toccare. Non conosco né forma né misura; perché senza vedere, già percepisco un’operazione così divina che non posso afferrare nulla se non tutto l’amore, che scioglie tutto il midollo della mia anima e del mio corpo”
“Quando Dio vede l’Anima pura com’era nelle sue origini, la cattura con uno sguardo, la attira e la lega a Sé con un amore ardente che da solo potrebbe annientare l’anima immortale. Così facendo, Dio trasforma l’anima in Lui a tal punto che essa non conosce altro che Dio; e continua ad attirarla nel suo ardente Amore finché non la riporta a quello stato puro da cui prima era uscita. Questi raggi purificano e poi annientano (il male). L’anima diventa come l’oro il quale diventa più puro quando viene bruciato perché tutte le scorie vengono espulse. Quando raggiunge i 24 carati l’oro non può essere purificato ulteriormente; e questo è ciò che accade all’anima nel fuoco dell’amore di Dio”
Durante l’infanzia fu sorpresa più volte in ginocchio sul pavimento a contemplare un quadro della Pietà che ornava la sua camera: sentiva imperioso il bisogno di unirsi a Cristo dolorante.
A 13 anni manifestò il suo ardente desiderio di diventare monaca, ma la mamma cedette alle insistenze dei fratelli e la diede in sposa a Giuliano Adorno il quale non comprese le virtù della sposa, anzi le disprezzò. Per cinque anni Caterina visse nella solitudine di una casa dove l’amore era muto e la virtù derisa, finché cedette alle lusinghe dei parenti e cercò la gioia nei passatempi e nella vita frivola dell’aristocrazia.
Fu un’illusione. La sorella monaca Limbania le consigliò di andare ai piedi d’un confessore: Caterina tornò a casa trasfigurata. Nella camera solitaria, mentre sfogava un dirotto pianto, le apparve Gesù carico della croce, tutto insanguinato dal capo ai piedi. A tal vista Caterina, oppressa da dolore indicibile, si pose a gridare ad alta voce: “Amore! Non più, non più peccati!”. Le fu detta interiormente questa parola: “Vedi tu questo sangue? Tutto è sparso per amor tuo e per soddisfazione dei tuoi peccati”. Era la primavera del 1473: così le si aprì il cammino della purificazione spirituale e della trasformazione mistica. Sperimentò visioni ed estasi e visse periodi di prolungato digiuno, cibandosi esclusivamente dell’Eucaristia.
Terziaria francescana del XV° secolo
Per leggere il LIBRO “Il Trattato del Purgatorio” premi QUI
16 – SANTA EUFEMIA DI CALCEDONIA

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Durante la persecuzione di Diocleziano, a soli 15 anni, fu arrestata assieme ad altri 49 cristiani che avevano rifiutato di immolare una vittima ad una divinità pagana. Come gli altri fu torturata, ma restò sempre fedele ai suoi ideali spirituali rifiutando di compiere l’olocausto.
Il 16 settembre del 303 (come attestano i Fasti vindobonenses priores) fu gettata nell’arena di Calcedonia tra i leoni. Secondo la tradizione, essi la uccisero ma, mangiatone la sola mano destra, rifiutarono di divorare il resto del corpo intuendo la sua santità. Gli altri fedeli riuscirono così a recuperare il corpo e a proteggerlo sino all’Editto di Costantino, con il quale veniva riconosciuta la religione cristiana.
Laica del IV° secolo
17 – SAN ROBERTO BELLARMINO

“Per poter vivere bene, è innanzitutto necessario morire al mondo prima di morire nel corpo. Tutti coloro che vivono per il mondo sono morti per Dio. Non possiamo in alcun modo iniziare a vivere in Dio senza prima morire al mondo”
“Se hai saggezza, comprendi che sei creato per la gloria di Dio e per la tua eterna salvezza. Questo è il tuo fine, questo il centro della tua anima, questo il tesoro del tuo cuore. Perciò stima vero bene per te ciò che ti conduce al tuo fine, vero male ciò che te lo fa mancare. Avvenimenti prosperi o avversi, ricchezze e povertà, salute e malattia, onori e oltraggi, vita e morte, il sapiente non deve né cercarli, né fuggirli per se stesso. Ma sono buoni e desiderabili solo se contribuiscono alla gloria di Dio e alla tua felicità eterna, sono cattivi e da fuggire se la ostacolano” (De ascensione mentis in Deum, grad. 1).
Nacque a Montepulciano nel 1542. Dopo aver seriamente meditato su cosa dovesse fare per raggiungere la completa pace spirituale, cominciò a riflettere sulla fuggevolezza del tempo, sul senso della morte e sulla brevità delle cose di questo mondo e a 18 anni prese la decisione di entrare nella Compagnia di Gesù.
Concluso da poco il Concilio di Trento (1563), per la Chiesa Cattolica era necessario rinsaldare e confermare la propria identità anche rispetto alla Riforma protestante. L’azione del Bellarmino fu determinante; in più dal 1588 al 1594 fu padre spirituale degli studenti gesuiti del Collegio Romano, tra i quali incontrò e diresse il futuro San Luigi Gonzaga (ricordato il 21 giugno).
Dopo la nomina a Cardinale, avvenuta nel 1599, occupò gran parte del suo tempo ricoprendo l’incarico di teologo personale di Sua Santità. Dedicò estrema cura al ministero della predicazione. Negli ultimi anni di vita si impegnò nella redazione di opuscoli ascetici e di opere di carattere etico; proprio lì si coglie il motivo di fondo della sua profonda spiritualità, tutta volta verso la tradizione gesuitica e, particolarmente, riferita agli Esercizi spirituali di Sant’Ignazio (ricordato il 31 luglio). Tra quelli redatti nell’ultimo periodo spicca il ‘De arte bene moriendi’, scritto nel 1620 (durante uno dei suoi periodi di vacanza).
Cardinale e religioso della Compagnia di Gesù del XVII° secolo
Patrono della Pontificia Università Gregoriana, dei catechisti, avvocati e canonisti
Per leggere il LIBRO “De arte bene moriendi (Dell’arte di ben morire)” premi QUI
18 – SAN GIUSEPPE DA COPERTINO

“Dal ricevere l’Eucaristia proviene ogni dolcezza ed ogni bene tanto per l’anima che per il corpo”
“Lascia che il Signore abbia cura di te; Egli sa ciò che fa, perciò tu non puoi far altro di meglio che lasciarlo fare”
“Gli uomini mancano, ma Dio non manca mai. Se avrai fede nella provvidenza di Dio, riceverai quanto desideri”
“Siate sempre sereni, non dubitate. Sperate in Dio, ma davvero! Egli è fedele a coloro che l’invocano con cuore sincero”
“In chi lo ama Dio permette dei difetti perché ne recavano molto utile, come chi camminando inciampa: sbalza due passi innanzi”
“L’amore non vuole patti né condizioni, chi ama non si cura né di gusto né di disgusto, né di riposo o di fatica, ma è sempre subordinato alle leggi dell’amore”
Da piccolo aveva un carattere ardito e collerico; aveva l’aspetto di un grande che non ammette repliche e dà mano ai fatti ma, si noti che anche il carattere più ribelle, se trova la mano che sa fare, si piega e si lascia plasmare.
Venne consacrato sacerdote dopo il difficile superamento degli esami; superamento considerato prodigioso per le difficoltà da lui incontrate nonostante l’impegno profuso nello studio. Nel primo esame il candidato doveva leggere, cantare e spiegare un brano dell’evangeliario. Fra Giuseppe si raccomandò alla Vergine della Grottella e imparò a puntino il vangelo più breve dell’anno e quando il vescovo aprì il libro, i suoi occhi scoprirono proprio quello (Lc 11,27-28). Il secondo esame era più difficile: a rendere la cosa più complicata fu notizia che a svolgere l’esame sarebbe stato il temuto vescovo di Castro, Giambattista Deti. Passò la notte in trepida preghiera nella chiesa dedicata a santa Maria degli Angeli. Il giorno successivo, il vescovo, esaminati i primi e trovatili preparatissimi, giudicò superfluo continuare gli esami degli altri.
Dopo due anni di terribile aridità spirituale, si accentuarono i fenomeni delle estasi con levitazioni; dava improvvisamente un grido e si elevava da terra quando si pronunciavano i nomi di Gesù o di Maria, nel contemplare un quadro della Madonna, mentre pregava davanti al Tabernacolo. Una volta, volando, andò a posarsi in ginocchio in cima ad un olivo, rimanendovi per una mezz’ora finché durò l’estasi. Solo il richiamo alla santa obbedienza era in grado di interrompere anticipatamente le estasi.
La sua santità già in terra gli causò molti attacchi del demonio che era solito chiamare “Malatasca”: espressione utilizzata da Santa Caterina da Siena (ricordata il 29 aprile).
Frate minore conventuale del XVII° secolo
Patrono degli aviatori, dei passeggeri di aerei, astronauti, studenti ed esaminandi
19 – SAN GENNARO
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Nacque nella seconda metà del III° secolo a Benevento o a Napoli. A 30 anni divenne sacerdote e vescovo di Benevento, proprio quando scoppiò la persecuzione di Diocleziano. Catturato, miracolosamente uscì illeso da una fornace ardente e non venne divorato dalle feroci fiere.
Il prefetto, attribuendo ciò a incantesimi, pronunciò contro Gennaro e i suoi compagni la sentenza di morte. In quell’istante il prefetto divenne misteriosamente cieco e recuperò la vista solo grazie alle preghiere del Santo. A questo miracolo quasi cinquemila uomini si convertirono, ma tra questi non c’era il prefetto il quale ordinò che il santo Vescovo, assieme ai suoi compagni, venisse ucciso di spada. I Napoletani, dietro avviso celeste, accorsero a raccogliere in ampolle parte del sangue del martire.
IL MIRACOLO DI SAN GENNARO – Per approfondire la storia e per vedere un video premi QUI
Tre volte l’anno San Gennaro rinnova il suo legame con Napoli e il suo sangue viene esposto per assistere al prodigio della liquefazione del sangue (non sempre accade). Le date sono: nel sabato precedente la prima domenica di maggio, il 19 settembre e il 16 dicembre.
Vescovo del III° secolo
Patrono di orafi e donatori di sangue
20 – SAN GIUSEPPE MARIA DE YERMO Y PARRES
“Amo devotamente la Chiesa ed è mia ferma volontà obbedirla e rispettarla sempre”
Messicano di nobili origini, fu educato cristianamente dal padre e dalla zia Carmen poiché la madre morì 50 giorni dopo la sua nascita.
Scoprì ben presto la sua vocazione al sacerdozio, infatti, all’età di 16 anni lasciò la casa paterna. Consacrato nel 1879, i suoi primi anni di sacerdozio furono fecondi di attività e zelo apostolico. Più tardi, il nuovo Vescovo gli affidò due piccole chiesette alla periferia della città: El Calvario e il Santo Niño. Questa nomina fu inaspettata per il santo ma, anche se si sentì ferito nel suo orgoglio, decise di seguire Cristo nell’obbedienza soffrendo questa umiliazione silenziosamente.
Un giorno, mentre si dirigeva alla chiesetta del Calvario, si trovò improvvisamente di fronte a una terribile scena: alcuni maiali stavano divorando due bambini neonati. Molto scosso si sentì interpellato da Dio: questo episodio lo portò a fondare una casa di accoglienza per gli abbandonati e bisognosi che iniziò con la fondazione dell’Asilo del Sagrado Corazón sulla collina del Calvario e della nuova famiglia religiosa delle «Serve del Sacro Cuore di Gesù e dei Poveri».
Presbitero del XIX° secolo
Fondatore delle Serve del Sacro Cuore di Gesù e dei Poveri
21 – SAN MATTEO EVANGELISTA
Matteo (“Dono di Dio”), detto anche Levi, esercitava a Cafarnao la professione di “pubblicano”, termine che designava colui che prendeva in appalto dal potere dominante l’esazione delle imposte. Era nel pieno del suo mestiere, odiato dalla gente, quando Gesù – proprio ai primi tempi della sua predicazione in Galilea – lo chiamò alla sua sequela come riportato di seguito (Mt 9, 9-13):
In quel tempo, mentre andava via, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».
Annoverato tra i dodici apostoli di Gesù, seguì il Maestro durante le sue peregrinazioni. La costante tradizione della Chiesa lo riconosce autore del Primo Vangelo, scritto originariamente in lingua aramaica per la Comunità giudeo-cristiana. Scrivendo per i giudei di Palestina, ha come intento primario di mostrare che Gesù è il Messia, e realizza le profezie deposte nelle Scritture.
Apostolo ed evangelista
Patrono dei banchieri, contabili, doganieri, esattori, ragionieri, Guardia di Finanza
22 – SANT’IGNAZIO DA SANTHIÀ
“Sento in fondo all’anima una voce che mi ripete: Se vuoi trovare pace devi fare la volontà di Dio attraverso l’obbedienza”
“Il bel Paradiso non è fatto per i poltroni: lavoriamo dunque! É disdicevole, per gente che professa una regola austera, la troppa sollecitudine per non patire, essendo il patire tutto proprio di chi ama il Signore. Se il Sommo Pontefice ci mandasse da Roma un pezzetto della Santa Croce, la riceveremmo con gran riverenza e devozione, e lo ringrazieremmo di un tanto onore e favore. Gesù Cristo, Sommo Pontefice, ci ha mandato dal cielo parte di sua croce, che sono i mali che soffriamo; portiamola per suo amore e sopportiamola con pazienza e lo ringrazi di un tanto favore”
Maturò la vocazione sacerdotale grazie agli insegnamenti cristiani che ricevette dal sacerdote del luogo; non seguì il volere della gente del popolo, che voleva ascendesse di importanza, e si fece frate cappuccino. Dal 1716, per 25 anni, dedicò gran parte del tempo alla guida spirituale, diventando un confessore molto richiesto. La sua fermezza nel tendere alla perfezione, l’osservanza piena, premurosa, spontanea e gioiosa della vita cappuccina, gli attirarono l’ammirazione anche dei più anziani religiosi del noviziato. Sapeva anche infondere nei giovani la passione per l’osservanza della regola e delle costituzioni, sapeva entusiasmarli alla virtù e al sacrificio.
Ad un novizio, divenuto missionario nel Congo e impedito per una grave oftalmia di continuare nell’attività apostolica, fece dono dei propri occhi addossandosi la malattia del discepolo. Il missionario guarì, ma il povero maestro fu colpito così violentemente dal male da vedersi costretto a lasciare l’ufficio di maestro di noviziato. Non si pentì mai di questa offerta, né si meravigliò di quella malattia: la croce doveva ben portarla qualcuno!
Frate cappuccino del XVIII° secolo
23 – SAN PADRE PIO DA PIETRALCINA
“Ama il dolore perché è mezzo di espiazione”
“Dobbiamo fare soltanto la volontà di Dio. Il resto non conta”
“L’uomo potrà sfuggire alla giustizia umana ma non a quella divina”
“Tu puoi, fratello mio, non credere in Dio, ma Dio non cesserà mai di credere in te”
Sentì la vocazione religiosa a 5 anni, quando promise di consacrarsi per sempre al Signore. Nel tempo tale vocazione prese forma: voleva diventare «frate con la barba», come fra Camillo da Sant’Elia a Pianisi, ma dovette aspettare fino al 1903 perché ci fosse un posto disponibile. Entrò così nel convento a Morcone (BN).
Il 10 agosto del 1910, appena 23enne, grazie a una dispensa della Santa Sede, venne ordinato sacerdote e quattro giorni dopo celebrò la sua prima Messa solenne nella chiesa parrocchiale di Pietrelcina. Nell’immaginetta ricordo dell’evento scrisse a Gesù: «per Te sacerdote santo vittima perfetta». Più volte si offrì al Signore “vittima per i poveri peccatori e le anime purganti” e la risposta dal Cielo non tardò ad arrivare. A distanza di poche settimane si verificò la prima apparizione delle stimmate «visibili, specie in una mano». É solo l’inizio delle esperienze mistiche di Padre Pio che sono impossibili da sintetizzare. Per questo si rimanda alla storia completa QUI
Frate minore cappuccino del XX° secolo
Per leggere di un ARTICOLO che parla di un’esperienza mistica di Padre Pio in merito all’importanza di inginocchiarsi davanti a Gesù nel tabernacolo premi QUI
Si propongono i seguenti VIDEO:
– Padre Pio celebra l’Eucarestia: premi QUI
– Visita a Maria Santissima: premi QUI
Per approfondire il LIBRO “Il quaderno dell’amore” premi QUI
25 – SAN SERGIO DI RADONEZ
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Nato nel 1314 da una nobile famiglia della regione di Rostov (Russia), a 20 anni iniziò una vita da eremita, nella vicina foresta insieme a suo fratello Stefano; in seguito altri uomini si unirono a loro. Nel 1354 si trasformarono in monaci che conducevano una vera e propria vita comune: Sergio insegnò loro che servire gli altri faceva parte della loro vocazione e poneva un’enfasi particolare sulla povertà sia personale che comune.
Passare da una vita eremitica ad una vita comune provocò però dei dissensi che avrebbero potuto spaccare la comunità se non fosse stato per la condotta disinteressata di San Sergio. Difatti era un uomo semplice, umile, serio e gentile, un “buon vicino”. Questo non impedì ai demoni di tentarlo, spaventarlo o di farlo cadere in tentazione.
San Sergio fu uno dei primi santi russi a cui furono attribuite visioni mistiche e, come in San Serafino di Sarov, talvolta compariva in lui una certa trasfigurazione fisica attraverso la luce. Era stimato anche dal principe di Mosca, Dimitrij Donskoj il quale, nel 1380, lo consultò per chiedere se dovesse continuare la sua rivolta armata contro i signori tartari; Sergio lo incoraggiò a proseguire e ciò portò alla grande vittoria di Kulikovo.
Monaco del XIV° secolo
IL CANTICO DI SAN SERGIO RADONEZ
scritto dal santo, riadattato dal servo di Dio Don Divo Barsotti e musicato da padre Stefano Albertazzi. Per ascoltarlo premi QUI.
Il Testo del Cantico è costituito da due parti chiaramente distinte tra loro: nella prima si rivolge a Dio in un canto di adorazione alle tre Persone della SS. Trinità, con una forte sottolineatura dell’alterità di Dio e dell’abisso invalicabile che, in atto primo, separa la creatura dal Creatore, mentre nella seconda parte l’oggetto del Cantico non è più Dio ma l’uomo. Ѐ la vocazione di ciascun uomo, in modo particolare del cristiano che ha accolto la luce della rivelazione divina, scendere nell’abisso del proprio nulla, in un’umiltà sempre più pura e radicale, per poter divenire spazio di totale accoglienza all’azione di Dio.
26 – SANTI COSMA E DAMIANO
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Erano fratelli gemelli; fu la madre Teodora ad educarli nella fede, amando Gesù e seguendo il suo Vangelo. Ispirati da Dio, i fratelli decisero di diventare medici per curare i malati e si trasferirono in Siria per gli studi.
La loro bravura era diffusa: non si occupavano solo di guarire le malattie del corpo, ma erano attenti a curare anche l’anima mediante l’ascolto dei pazienti e dando loro consolazioni. Sempre per ispirazione divina, fornivano gratuitamente le loro prestazioni. Ciò li portò ad essere soprannominati ‘anàrgiri’ (termine greco che significa «senza argento», «senza denaro»). Questa attenzione ai malati era anche uno strumento efficacissimo di apostolato: difatti riuscirono a convertire al cristianesimo molti pagani. Una missione che costò la vita a entrambi perché a quei tempi, sotto l’Impero romano di Diocleziano, divampava la persecuzione contro i cristiani.
Laici del IV° secolo
Patroni di Medici, chirurghi, dentisti, farmacisti, levatrici, barbieri e parrucchieri
26 – SANTA TERESA COUDERC
“Quando Nostro Signore vuole servirsi di un’anima per la sua gloria, la fa passare prima per la prova della contraddizione, per l’umiliazione e per la sofferenza; non si può essere uno strumento utile senza questo”
Marie–Victoire Curdec nacque in Francia nel 1805. A 20 anni incontrò Padre Terme, sacerdote attento ai bisogni della gente a tal punto che decise di aprire una casa a La Louvesc per accogliere le pellegrine che si recavano a pregare sulla tomba del gesuita San Francesco Regis (ricordato il 31 dicembre). La gestione della casa venne affidata a una piccola comunità di suore alla quale Marie decise di unirsi emettendo i voti nel 1827.
Prese il nome di suor Teresa ed ebbe l’intuizione di non limitarsi a dare un’assistenza materiale, ma di offrire anche qualche consiglio spirituale per aiutare a vivere bene il pellegrinaggio. L’ostello diventò quindi una casa di preghiera; la diversificazione dei compiti portò a una distinzione tra le suore insegnanti – “Suore di San Francesco Régis” – e le suore impegnate nei ritiri spirituali – “Dame del ritiro al Cenacolo”, con Suor Teresa come superiora.
Nel 1834 padre Terme morì e Teresa venne posta sotto la guida di padre Renault, provinciale dei Gesuiti, con cui ebbe una relazione molto difficile a partire dal fatto che nel 1838 decise di sollevarla dall’incarico di superiora per nominare una donna entrata da poco nell’istituto col titolo di contessa (la quale venne poi allontanata per non danneggiare l’istituto).
Religiosa del XIX° secolo
Fondatrice della congregazione delle Dame del Cenacolo. La fondazione è presente ancora oggi e conserva il carisma degli Esercizi spirituali ignaziani. Per consultare il sito premi QUI
27 – SAN VINCENZO DE PAOLI
“Quando sarete vuoti di voi stessi, allora Dio vi riempirà”
“Presto o tardi Dio mette alla prova le anime che chiama al suo servizio”
“Le opere di Dio non si fanno quando lo desideriamo noi, ma quando piace a Lui. Non bisogna saltare davanti alla Provvidenza”
“Lasciati attrarre da Nostro Signore. Sarà Lui ad amministrare tutto per mezzo tuo. Confida in Lui e, a suo esempio, agisci sempre umilmente, soavemente e in buona fede: vedrai che tutto andrà bene”
“La carità quando dimora in un’anima occupa interamente tutte le sue potenze; nessun riposo; è un fuoco che agita continuamente: tiene sempre in esercizio, sempre in moto la persona una volta che ne è infiammata”
Sacerdote dinamico e creativo, organizzò a Parigi e nei villaggi circostanti le “Confraternite della Carità”, composte da generose volontarie desiderose di aiutare i più bisognosi. Chiese aiuto a Luisa de Marillac (ricordata il 15 marzo) alla quale affidò tali giovani, affinché fossero formate ed accompagnate nel loro servizio materiale e spirituale.
Vincenzo consacrò tutta la sua vita, le sue energie, il suo tempo, il suo cuore alla “Carità” che egli chiamava la “grande Signora” . Egli portò avanti tutte le sue opere nonostante la salute malferma: era soggetto ad attacchi di febbre e di ulcere alle gambe che lo costrinsero, dal 1649 (a 68 anni) a far uso di una carrozza. Questo gli impedì di proseguire la pratica di inginocchiarsi davanti al tabernacolo, ma, non appena si accorse del cattivo esempio, riprese nonostante i dolori. Nel 1659 dovette rassegnarsi a non scendere più in chiesa per celebrare la Messa: lo stare in piedi gli era penosissimo tanto che dovette accettare che gli si allestisse una cappella in una stanza attigua alla sua camera.
Presbitero del XVII° secolo
Fondatore e ispiratore di numerose congregazioni religiose come la Congregazione della missione, le Dame della carità e le Figlie della carità
Patrono di tutte le Associazioni cattoliche di carità
28 – SAN SIMON DE ROJAS
“Se io sarò tutto vostro, o Signore, non avrò nulla da temere”. Era la sua giaculatoria preferita durante gli anni di noviziato (durarono quattro anni in quanto, ai suoi tempi, la professione religiosa non poteva emettersi prima dei vent’anni compiuti)
“Nella vita spirituale la preghiera è così elevata e potente che, nella misura in cui essa avanza, cresce la vita nel suo insieme; quindi, come il mare segue il cammino della luna…, così la preghiera, segue la vita spirituale, parallelamente alla fase crescente o calante, corrispondono gli alti o i bassi dello spirito” (La preghiera e le sue grandezze, cap.1)
“[La preghiera] E’ il porsi dell’anima davanti al suo Dio e Dio davanti ad essa; guardando Dio con occhi di misericordia l’anima e questa con occhi di umiltà Dio e, restare come un pulcino pigolando e, con pigolii, attirare la tenerezza del Padre perché lo soccorra” (La preghiera e le sue grandezze, cap.33).
Fu la mamma Costanza a far germogliare nell’anima di Simone l’amore a Maria. I genitori la pregavano spesso insieme e Simone, quando pronunciò le sue prime parole all’età di 14 mesi, essendo da piccolo un po’ ritardato e balbuziente, disse: “Ave, Maria”. La sua più grande gioia era quella di visitare i santuari mariani, di pregare Maria e con Maria, di imitarne le virtù, di cantarne le lodi, di mostrarne l’importanza nel mistero di Dio e della Chiesa. Attraverso profondi studi teologici, egli comprese sempre meglio la missione di Maria e la sua cooperazione con la Trinità alla salvezza del genere umano e la santificazione della Chiesa.
Venne ordinato sacerdote dopo aver compiuto gli studi di Filosofia e Teologia, nel 1577. Innamorato sempre più della Madonna, si proclamò schiavo fin tanto da costituire, nel 1612, la Congregazione degli Schiavi del Dolcissimo Nome di Maria. I membri laici o religiosi si impegnavano a diffondere, con uno speciale vincolo, la devozione a Maria e ad onorarla assistendo maternamente i suoi figli prediletti: i poveri. Questa accezione fu innovativa per l’epoca in cui visse il santo e lasciò segni evidenti in quella posteriore.
E’ ritenuto uno dei più grandi contemplativi del suo tempo: infatti nell’opera “La preghiera e le sue grandezze” dimostra che alla dimensione contemplativa va unita quella attiva ovvero le opere di misericordia.
Religioso dell’Ordine della Santissima Trinità del XVI° secolo
Fondatore della Congregazione degli Schiavi del Dolcissimo Nome di Maria
29 – SANTI MICHELE, GABRIELE E RAFFAELE
Si rimanda alle curiosità
SAN MICHELE… IL DIFENSORE
Una devozione diffusa e antica (ma che si può praticare ancora oggi), la quale ha almeno tre centri di riferimento importanti e suggestivi: la chiesa di San Michele del Gargano (Puglia), il santuario del Mont Saint Michel (Francia) e la Sacra di San Michele (Piemonte). San Michele è l’arcangelo guerriero, principe delle milizie celesti, avversario di Satana e degli angeli che si erano ribellati a Dio, e che lui aveva vinto al grido di guerra: «Chi è come Dio?». L’arcangelo Michele è protettore dei defunti, del popolo Ebraico, guardiano (e custode) della Chiesa Cattolica, degli Infermi, Forze dell’Ordine, Paramedici, Marinai, Paracadutisti, Vigili del Fuoco, Radiologi, Droghieri.
SAN GABRIELE… IL MESSAGGERO
Gabriele ha annunciato alla Vergine Maria che il Messia, misteriosamente, si sarebbe fatto carne in lei e l’eternità sarebbe entrata così nel tempo e nella storia: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te […]. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo.» (Brani dell’annunciazione: Lc 1:26-38, Mt 1:18-24). Prima che a lei, San Gabriele era apparso al profeta Daniele e all’anziano sacerdote Zaccaria per annunciargli la nascita di Giovanni Battista. Gabriele significa “Forza di Dio” ed è patrono del Portogallo, di chi lavora nell’ambito della Diplomazia e comunicazione, Telecomunicazioni.
SAN RAFFAELE… IL MEDICO
Nella tradizione biblica Raffaele vuol dire “medicina di Dio” o “Dio guarisce”. L’Arcangelo Raffaele è considerato il protettore dei giovani, dell’amore coniugale, dei viaggiatori e dei farmacisti. Appare soltanto nell’Antico Testamento: accompagna e custodisce Tobia nelle peripezie del suo viaggio per riscuotere un credito di dieci talenti d’argento su richiesta del padre cieco (che sarà guarito dallo stesso arcangelo). Raffaele segue così Tobia il quale porta a buon fine l’incarico di riscuotere i talenti. Per di più San Raffaele fa sposare a Tobia la virtuosa Sara dopo averla liberata da un demonio che la perseguitava.
Arcangeli
Un tempo, al termine di ogni messa, il sacerdote pregava così: «San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia, contro le malvagità e le insidie del demonio sii nostro aiuto. Ti preghiamo supllici: che il Signore lo comandi. E tu, Principe delle milizie celesti, con la potenza che ti viene da Dio, ricaccia nell’inferno satana e gli altri spiriti maligni che si aggirano per il mondo a perdizione delle anime». Per la versione in latino cerca QUI.
30 – SAN GIROLAMO
“Il saggio, per parlare, deve prima molto meditare”
“Comincia fin da ora ad essere quello che sarai in futuro”
“Un’amicizia che può terminare non è mai stata sincera”
“È difficile censurare ciò che si permette diventi un’abitudine”
“È facile trasformare un amico in nemico se non si mantengono le promesse”
“Lavora, se non per altro, per fare in modo che il diavolo ti trovi sempre occupato”
Scrittore infaticabile, grande erudito e ottimo traduttore, a lui si deve la Volgata in latino della Bibbia, a cui aggiunse dei commenti ancora oggi importanti come quelli sui libri dei Profeti.
Nacque a Stridone (Croazia) verso il 347 da una famiglia cristiana che gli assicurò un’accurata formazione. Da giovane sentì l’attrattiva della vita mondana, ma prevalse in lui il desiderio e l’interesse per la religione cristiana. Ricevette il battesimo a quasi 20 anni e si orientò alla vita ascetica. La vita eremitica, gli intesi studi, la meditazione ed il contatto con la Parola di Dio, fecero maturare la sua sensibilità cristiana tanto che sentì più pungente il peso dei trascorsi giovanili e avvertì vivamente il contrasto tra mentalità pagana e vita cristiana.
Nel 385 intraprese un pellegrinaggio in Terra Santa, poi in Egitto, poi a Betlemme. Si spense nella sua cella, vicino alla grotta della Natività, il 30 settembre 419/420. Che cosa possiamo imparare noi da San Girolamo? Soprattutto questo: amare la Parola di Dio nella Sacra Scrittura. Dice infatti il Santo: “Ignorare le Scritture è ignorare Cristo”.
Monaco del XVI° secolo
Patrono di archeologi, bibliotecari, librai, pellegrini, traduttori e studiosi
Ottobre
01 – SANTA TERESA DI GESÙ BAMBINO E DEL SANTO VOLTO (DI LISIEUX)
“Dio mio, ti amo.” furono le sue ultime parole
“Passerò il mio cielo a fare del bene sulla terra”
“Se tu sei niente, non dimenticare mai che Gesù è tutto”
“Basta uno spillo raccolto per terra con amore per salvare un’anima”
“Non ci si può sempre lamentare come persone che non hanno speranza”
“Nostro Signore si occupa di ciascuna anima con tanto amore, quasi fosse la sola ad esistere”
“La santità non consiste nel dire cose belle, non consiste neppure nel pensarle o nel sentirle. La santità consiste nel soffrire e nel soffrire di tutto”
La storia di santa Teresina non si compone di fatti mistici o di profezie, bensì di piccoli gesti quotidiani: infatti anche quelli apparentemente più insignificanti possono diventare immensi se compiuti in nome dell’Amore per Dio.
Nacque nel 1873 in Francia in una famiglia numerosa, amorevole e molto devota: i suoi genitori furono Louis Martin e Marie-Azélie Guérin (ora santi, la cui ricorrenza è il 12 luglio). La sua infanzia fu felice fino ai 4 anni, quando la madre morì per un tumore al seno. Quest’evento fu determinante: la vivacità ed espansività di Teresa mutò in timidezza, silenzio e ipersensibilità.
Crebbe avvolta dalla grande dolcezza di suo padre e delle sorelle e fin da subito dimostrò un inconsueto slancio d’amore per Gesù. In più, quando la sorella maggiore, Pauline, decise di entrare nell’ordine delle Carmelitane, maturò l’idea che potesse essere anche la sua strada. Dopo una terribile malattia, dalla quale guarì grazie alle preghiere rivolte a Maria Vergine, Teresina ricevette la Prima comunione e prese la ferma decisione di voler dedicare la propria vita a Gesù. Si scontrò con i parenti ma tanta era la sua determinazione che si recò persino a Roma per avere l’approvazione del Papa Leone XIII. E così, appena 15enne, entrò nello stesso monastero dove vivevano già due delle sue sorelle.
Compiuto il periodo di postulato e noviziato, a 17 anni e mezzo pronunciò i voti solenni e assunse il nome religioso di Teresa del Bambin Gesù e del Volto Santo.
Monaca carmelitana scalza del XIX° secolo
Patrona dei Malati di AIDS, di tubercolosi e di altre malattie infettive; patrona degli aviatori, dei fiorai, degli orfani, dei missionari e delle vocazioni
LE ROSE
Perché Santa Teresina viene sempre raffigurata con delle rose in mano? L’iconografia trae ispirazione dalle parole pronunciate dalla Santa stessa che, profetizzando la propria morte, annunciò: “Vedrete al momento della mia morte che cascata di rose farò piovere sulla terra”. Le mani piene di rose, quindi, simboleggiano le grazie da lei dispensate in vita e anche dopo la sua morte.
Per approfondire il LIBRO autobiografico “Storia di un’anima” premi QUI
02 – BEATO ANTONIO CHEVRIER

“Si deve trattare i ragazzi con dolcezza e carità… Se hanno dei difetti, bisogna riprenderli con pazienza e pregare per loro…”
“La prima cosa che fanno i rivoluzionari è quella di derubarci e renderci poveri; Dio vuole in questo modo portarci alla pratica della povertà; dato che non vogliamo praticarla volontariamente”
A 24 anni venne ordinato presbitero e inviato in una parrocchia nella periferia di Lione, abitata in prevalenza da operai.
Un giorno, nel meditare davanti alla mangiatoia nel Natale 1856 (aveva 30 anni), ricevette un lume particolare e determinante per il suo futuro: Dio si fa povero e gli uomini continuano a dannarsi. Dopo essersi consultato con il santo curato d’Ars (ricordato il !° agosto), a 30 anni decise di seguire la via della povertà totale.
Nel 1860, a 35 anni, acquistò la sala da ballo in disuso del Prado per farne un centro di accoglienza e di formazione cristiana per bambini poveri. Il centro, oltre a preparare i giovani ai sacramenti, dava loro anche un’elementare formazione scolastica. Avendo constatato che i preti non erano preparati a esercitare un ministero a contatto coi poveri, fondò una “scuola clericale” che diede poi origine all’Associazione dei preti del Prado. Per la loro formazione scrisse il libro “Il vero discepolo di Gesù Cristo”.
Presbitero del XIX° secolo
Fondatore dell’Opera della provvidenza del Prado
Per approfondire il LIBRO “Il vero discepolo di Gesù Cristo” premi QUI
03 – BEATO ADALGOTTO DI COIRA

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Originario della diocesi di Coira, abbracciò la vita religiosa tra i monaci di Cîteaux e fu discepolo di San Bernardo di Chiaravalle (ricordato il 20 agosto).
Nel 1151 fu eletto vescovo di Coira e ricevette la consacrazione episcopale dall’arcivescovo di Magonza, fondò un ospedale per i poveri e non solo: riformò il clero, ricondusse i monasteri posti sotto la sua giurisdizione ad una più rigida osservanza della regola, sorvegliò i buoni costumi della popolazione.
Mantenne rapporti con il papa e con l’imperatore Federico Barbarossa, ma non scese mai a compromessi su quanto riguardava i diritti della Chiesa.
Monaco cistercense del XII° secolo
04 – SAN FRANCESCO DI ASSISI

“Predicate il Vangelo, e se è proprio necessario usate anche le parole”
“Fai attenzione a come pensi e a come parli, perché può trasformarsi nella profezia della tua vita”
“Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile”
“Tutta l’umanità trepidi, l’universo intero tremi e il cielo esulti, quando sull’altare, nella mano del sacerdote, si rende presente Cristo, il Figlio del Dio vivo”
“Non appoggiarti all’uomo: deve morire. Non appoggiarti all’albero: deve seccare. Non appoggiarti al muro: deve crollare. Appoggiati a Dio, a Dio soltanto. Lui rimane sempre”
Si può dire che sia il santo della povertà per eccellenza, eppure voleva che nelle chiese vi fossero oggetti preziosi. Nella Prima Lettera ai custodi scrisse: «Vi prego, più che se riguardasse me stesso, che, quando vi sembrerà conveniente e utile, supplichiate umilmente i chierici di venerare sopra ogni cosa il santissimo corpo e sangue del Signore nostro Signore Gesù Cristo e i santi nomi e le parole di lui scritte che consacrano il corpo. I calici, i corporali, gli ornamenti dell’altare e tutto ciò che serve al sacrificio, devono essere preziosi. E se in qualche luogo trovassero il santissimo corpo del Signore collocato in modo miserevole, venga da essi posto e custodito in un luogo prezioso, secondo le disposizioni della Chiesa, e sia portato con grande venerazione e amministrato agli altri con discrezione»
Perché c’è questo contrasto? San Francesco, pur non essendo sacerdote e ne teologo, sapeva bene cosa accade (ancora oggi!) nella Messa e quindi anche la straordinarietà e la portata misterica della Messa stessa: ogni volta che viene celebrata, si verifica la ri-attualizzazione vera (anche se incruenta) del Sacrificio di Cristo sulla Croce. Quindi non sottolineare il Mistero con la giusta forma è impoverire il Mistero stesso.
IL CANTICO DELLE CREATURE: composto intorno al 1224. È il testo poetico più antico della letteratura italiana di cui si conosca l’autore. è una lode a Dio e alle sue creature che si snoda con intensità e vigore attraverso le sue opere, divenendo così anche un inno alla vita; è una preghiera permeata da una visione positiva della natura, poiché nel creato è riflessa l’immagine del Creatore: da ciò deriva il senso di fratellanza fra l’uomo e tutto il creato, che molto si distanzia dal contemptus mundi, dal distacco e disprezzo per il mondo terreno, segnato dal peccato e dalla sofferenza.
Frate del XIII° secolo
Fondatore dell’ordine dei frati francescani
Patrono dell’Italia, dell’Umbria, degli animali, dei poeti, dei commercianti, e dell’Ordine dei francescani
05 – BEATO BARTOLO LONGO

“Il mio unico desiderio è quello di vedere Maria, che mi ha salvato e mi salverà dalle grinfie di satana”
“Ecco, anima mia, il modello della penitenza, da cui hanno appreso tutti i Santi a trattare il loro corpo e assoggettarlo allo spirito. Poiché mentre siamo in questa vita, l’anima nostra non ha nemico più grande della nostra carne” (meditazione sul 2° mistero doloroso: la flagellazione di Gesù alla colonna)
“Solo i due Cuori della Madre e del Figlio possono concepire ciò che hanno sofferto; perché, essendo la misura del loro dolore quella del loro amore, per sapere quanto hanno patito, bisognerebbe conoscere quanto hanno amato” (meditazione sul 5° mistero doloroso: la morte di Gesù)
“Maddalena previene il giorno, poiché per lei le ore scorrono troppo lentamente. Ohimè, quando io vado a Gesù Cristo per ricevere il vivo suo Corpo, perché non ho i medesimi desideri, la santa impazienza e la devota premura di Maddalena per il Corpo di Gesù sepolto? Io ne sono così lontano perché non ho il suo amore! Imitane, anima mia, il fervore col visitare spesso il tuo Gesù in sacramento […]” (meditazione sul 1° mistero glorioso: la Resurrezione di Gesù)
Per conseguire la laurea in giurisprudenza, si trasferì a Napoli quando aveva 20 anni. Fu in quel periodo che la sua fede iniziò a vacillare: messo in crisi dalle idee atee e materialistiche, si lasciò coinvolgere nelle pratiche dello spiritismo e satanismo. Avendo confidato ad un amico la sua continua inquietudine, una rete di amici iniziò a pregare per la sua conversione. Il 23 giugno 1865, data in cui cadeva quell’anno la festa del Sacro Cuore, Bartolo si riaccostò all’Eucaristia dopo che il suo confessore gli aveva concesso l’assoluzione.
Inviato dalla contessa Marianna Farnararo (vedova De Fusco) a diventare amministratore dei suoi beni fondiari nella cittadina di Valle di Pompei, si diede alla diffusione della preghiera del Santo Rosario tra i contadini, bisognosi di riscatto morale e spirituale. Convinto che «chi propaga il Rosario è salvo», costruì non solo una chiesa più grande di quella preesistente, ma un vero e proprio Santuario, con opere caritative annesse.
05 – SANTA FAUSTINA KOWALSKA
“Dio non dà prove al di sopra di quello che possiamo”
“Con la preghiera si può affrontare qualsiasi genere di lotta. L’anima dovrà pregare in qualunque stato essa si trovi”
“Il nemico deve aver paura di noi, non noi del nemico. Satana vince solo i superbi e i vili, poiché gli umili posseggono la forza. Nulla confonde nè spaventa un’anima umile”
“Che nessuna anima tema di avvicinarsi a me – dice Gesù – anche se i suoi peccati fossero come porpora. Questa causa è mia ed è scaturita dal seno della Santissima Trinità, che attraverso il Verbo vi fa conoscere l’abisso della Divina Misericordia”
“Tu devi parlare al mondo della Sua grande Misericordia e preparare il mondo alla Sua seconda venuta. Egli verrà non come Salvatore misericordioso, ma come Giudice Giusto. Oh, quel giorno sarà tremendo! È stato stabilito il giorno della giustizia, il giorno dell’ira di Dio davanti al quale tremano gli angeli. Parla alle anime di questa grande Misericordia, fino a quando dura il tempo della pietà”
Nella famiglia Kowalski la fede costituiva l’elemento essenziale della vita: Dio era sempre al primo posto e ogni giorno la preghiera si univa armoniosamente al lavoro. A 16 anni Helena manifestò apertamente la decisione di entrare in convento. I genitori, pur essendo persone molto religiose, non volevano perdere la figlia migliore e giustificarono il rifiuto del permesso con la mancanza di denaro per la dote. Mancandole il consenso, Helena cercava di soffocare la voce della chiamata di Dio che – come scrive nel Diario – sentiva nella sua anima fin dall’età di 7 anni.
Un giorno andò con la sorella maggiore e con un’amica a una festa e durante il ballo vide Cristo martoriato, il quale le diceva con rimprovero: «Quanto tempo ancora ti dovrò sopportare? Fino a quando mi ingannerai?». Sconvolta da questa visione lasciò la compagnia ed entrò nella chiesa più vicina, la cattedrale di Lódz. Prostrata davanti al Santissimo Sacramento chiese a Gesù cosa dovesse fare e Gesù le disse: «Parti immediatamente per Varsavia; là entrerai in convento».
Il 1° agosto 1925 Helena varcava la soglia della clausura. Il Signore premiò generosamente il suo impegno spirituale concedendole il dono della contemplazione e della profonda conoscenza del mistero della Misericordia Divina. La onorava con grazie straordinarie come le visioni, le rivelazioni, le stimmate nascoste, l’unione mistica con Dio, il dono del discernimento dei cuori e della profezia.
Religiosa appartenente alla congregazione delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia del XX° secolo
Per approfondire il DIARIO di suor Faustina K. premi QUI
06 – SANTA MARIA FRANCESCA DELLE CINQUE PIAGHE

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Dopo aver vinto le resistenze del padre, nel 1731, Anna Maria pronunciò i voti assumendo il nome di Maria Francesca delle Cinque Piaghe, per la particolare devozione che aveva verso la Passione di Cristo, San Francesco (ricordato il 4 ottobre) e la Madonna. Vestì l’abito religioso e continuò a vivere nella casa paterna, continuando a essere maltrattata.
Ebbe il privilegio di soffrire nel suo corpo, dopo la comunione, i dolori di Cristo negli ultimi cinque venerdì di quaresima. Padre Salvatore, che la confessò per 37 anni, talora le abbreviò le pene dicendole: “Per santa ubbidienza scendete dalla croce e cessate di patire”. Fu molto perseguitata dal demonio che ella chiamava col nome di “perrucchella” e che la spingeva alla bestemmia e la costringeva a pensare addirittura al suicidio, ma la santa era sollecita nell’offrire quei patimenti a Dio per la salvezza propria e il bene della Chiesa. Quando le persecuzioni del demonio assumevano forme fisiche di estrema violenza, l’Arcangelo San Michele accorreva in suo aiuto. In più, siccome abitualmente era ammalata, piacque al Signore di affidarla in modo speciale all’Arcangelo San Raffaele (la Chiesa ricorda i santi arcangeli il 29 settembre).
Negli ultimi 14 anni di vita strinse una santa amicizia con il barnabita san Francesco Saverio Bianchi (ricordato il 31 gennaio), ma già da bambina aveva conosciuto un altro futuro santo: San Giovan Giuseppe della Croce (ricordato il 5 marzo), suo direttore spirituale.
Religiosa del terz’ordine regolare di San Francesco del XVIII° secolo
Patrona delle donne sterili e in gravidanza. Patrona di Napoli
07 – SANT’AUGUSTO DI SAN SINFORIANO

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Fu contemporaneo di San Gregorio di Tours e la biografia che scrisse narra come il santo monaco avesse gli arti anchilosati (era paralitico sin dalla nascita), tanto che si muoveva penosamente aiutandosi con i gomiti e le ginocchia.
Nonostante questa menomazione Augusto intraprese un’opera che sembrava al di là delle sue possibilità e cioè la costruzione a Bourges di una chiesa in onore di S. Martino del quale era molto devoto. A dispetto delle previsioni contrarie e grazie alle elemosine che poté raccogliere, riuscì a portare a termine la sua impresa e si procurò delle reliquie di San Martino (ricordato l’11 novembre) per dedicare alla chiesa e si racconta che la virtù del santo gli donò la salute.
Abate del VI° secolo
08 –
N
x
M
M
Laico del XVI° secolo
09 – SANT’ABRAMO

“Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo. Si vada a prendere un pò di acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l’albero. Permettete che vada a prendere un boccone di pane e rinfrancatevi il cuore; dopo, potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo” (Gn 18,3-5)
Con la vicenda di Abramo, inizia la storia dei Patriarchi d’Israele, che va dal XIX al XVII secolo a.C., raccontata dal capitolo 12 al capitolo 50 nel primo libro della Bibbia, la Genesi.
Abramo viveva a Canaan quando avvenne un fatto umanamente inspiegabile: Dio irruppe nella sua vita ordinaria e lo chiamò ad una missione tanto grande quanto misteriosa: “Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che ti indicherò. Farò di te un grande popolo e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e diventerai una benedizione. Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno, maledirò e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra”. (Gen 12, 1-3)
10 – SAN DANIELE COMBONI

“[…] tener sempre gli occhi fissi in Gesù Cristo, amandolo teneramente, e procurando di intendere ognora meglio cosa vuol dire un Dio morto in croce per la salvezza delle anime”
“Il Sacro Cuore di Gesù ha palpitato anche per i popoli neri dell’Africa Centrale e Gesù Cristo è morto anche per gli Africani. Anche l’Africa Centrale verrà accolta da Gesù Cristo, il Buon Pastore, nell’ovile, e il missionario apostolico non può percorrere che la via della Croce del divin Maestro, cosparsa di spine e di fatiche di ogni genere.”
“Ho finito gli Esercizi, e dopo essermi consigliato con Dio e con gli uomini mi sono convinto che l’idea delle Missioni è la mia vera vocazione. Anzi, il Padre Marani, successore del grande Servo di Dio Gaspare Bertoni, fondatore degli Stimmatini, mi ha assicurato che la mia vocazione alle Missioni dell’Africa è una delle più chiare e potenti”
Durante gli studi a Verona, scoprì la sua vocazione al sacerdozio. Nel 1854 venne ordinato sacerdote e tre anni dopo partì per l’Africa assieme ad altri 5 missionari mazziani; aveva 26 anni. L’impatto con la realtà africana fu enorme: si rese subito conto delle difficoltà che la sua nuova missione comportava. Fatiche, clima insopportabile, povertà, malattie, morte di numerosi e giovani compagni missionari ma scrisse ai genitori: “Il pensiero che si suda e si muore per amore di Gesù Cristo e della salute delle anime più abbandonate del mondo è troppo dolce per farci desistere dalla grande impresa”.
Nel 1864, raccolto in preghiera sulla tomba di San Pietro a Roma, Daniele ebbe una folgorante illuminazione che lo portò ad elaborare il suo famoso piano per la rigenerazione dell’Africa, sintetizzabile nella frase “Salvare l’Africa con l’Africa”. Si dedicò ad un’instancabile animazione missionaria in ogni angolo d’Europa, chiedendo aiuti spirituali e materiali per le missioni africane; scrisse numerose operette e fondò la rivista Nigrizia che è attiva ancora oggi.
Vescovo del XIX° secolo
Fondatore degli istituti dei Missionari Comboniani del Cuore di Gesù e delle Pie Madri della Nigrizia
La rivista fondata dal santo oggi ha anche un sito internet. Per esplorarlo premi QUI
11 – SAN GIOVANNI XXIII

“Capo della Chiesa è Cristo, non il papa”
“Il superfluo si misura dal bisogno degli altri”
“É più facile per un padre avere dei figli, che per dei figli avere un vero padre”
Papa Giovanni XXIII° del (XX° secolo) si guadagnò il soprannome di “Papa Buono” grazie alle sue qualità umane: aveva un grande senso dell’umorismo, un aspetto bonario e un sorriso quasi perenne. Mentre alcuni leader mondiali invocavano lo scontro e la guerra, Giovanni XXIII° comunicava un messaggio totalmente opposto: la gente vedeva in lui il pastore umile, attento, determinato, coraggioso, semplice e attivo. Il papa invocava il cambiamento, ma senza trascurare la ricchezza dell’umano, condensata nella tradizione cristiana.
UN PAPA… CHE NON ERA PAPA
Un papa che si chiamava Giovanni XXIII come Roncalli, è esistito molti secoli prima di lui. Per una damnatio memoriae, la Chiesa non lo considera un papa ma un anti-papa perché si ritiene sia stato eletto dalla Chiesa secondo procedure non previste dal diritto canonico anche se per circa cinque secoli ufficialmente continuò a figurare come un papa legittimo. Durante il periodo del suo pontificato vissero altri due papi in sedi differenti: Papa Gregorio XII (deposto dal concilio non riconosciuto di Pisa del 1409) a Roma e l’antipapa Benedetto XIII ad Avignone.
Papa del XX° secolo
12 – SAN CARLO ACUTIS

“Non io ma Dio”
“Trova Dio e troverai il senso della tua vita”
“L’Eucarestia è la mia autostrada per il Cielo”
“Il Rosario è la scala più corta per salire in Cielo”
“Essere sempre unito a Gesù. Ecco il mio programma di vita”
“Tutti nascono come originali, ma molti muoiono come fotocopie”
“La tristezza è lo sguardo rivolto verso se stessi. La felicità è lo sguardo rivolto verso Dio”
“Chiedi continuamente aiuto al tuo Angelo Custode che deve diventare il tuo migliore amico”
“La nostra Meta deve essere l’Infinito non il finito. L’Infinito è la nostra patria. Da sempre siamo attesi in Cielo”
“Perché gli uomini si preoccupano tanto della bellezza del proprio corpo e poi non si preoccupano della bellezza della propria anima?”
“La mongolfiera, per salire in alto ha bisogno di scaricare peso, così come l’anima per elevarsi al Cielo, ha bisogno di togliere quei piccoli spesi che sono i peccati veniali. Bisogna confessarsi spesso”
“Siamo più fortunati noi delle folle di duemila anni fa, perché loro per incontrare Gesù dovevano andarlo a cercare nei villaggi mentre noi possiamo scendere nella Chiesa sotto casa e trovarlo realmente presente nell’Eucaristia”
Nonostante i genitori non praticassero la religione cattolica (la stessa madre dichiara che fino alla nascita di Carlo “ero stata in chiesa solo tre volte: prima comunione, cresima, matrimonio”), a soli 3 anni e mezzo Carlo chiedeva di entrare nelle chiese per salutare Gesù. Crescendo in età crebbe anche il suo amore per Gesù e Maria: nei parchi di Milano raccoglieva fiori da portare alla Madonna. Volle accostarsi all’eucaristia a 7 anni, anziché a 10.
Aveva tanti hobby, andava alla Santa Messa tutti i giorni, recitava il Rosario, era catechista e aiutava i compagni in difficoltà, ma, soprattutto, passava lunghe ore in adorazione Eucaristica. “Forse tutto questo sarebbe sfociato nel sacerdozio”, racconta la madre che ricorda: “Da catechista comincia a riflettere sull’Eucaristia, la chiamava la sua autostrada verso il cielo. E gli venne l’idea di realizzare una mostra sui miracoli eucaristici, che dopo la sua morte ha girato il mondo facendo tappa nei più grandi santuari, da Guadalupe a Lourdes e Fatima. Solo negli Stati Uniti ha girato diecimila parrocchie con un successo di pubblico straordinario”.
Morì nel 2006 a soli 15 anni, ucciso da una leucemia fulminante: una sofferenza che fin dall’inizio offrì al Signore “per il Papa, per la Chiesa e per andare dritto in paradiso senza passare dal purgatorio”.
13 – BEATA ALEXANDRINA MARIA DA COSTA

“Gesù, tu sei prigioniero nel Tabernacolo ed io nel mio letto per la tua volontà. Ci faremo compagnia”
“Il tempo è prezioso: è uno scrigno di immensi tesori. Se ne approfittiamo bene, quanta gloria per Gesù! Quanta consolazione Gli possiamo dare e quante ricchezze con cui arricchire e abbellire la nostra anima!”
“Il dolore è figlio dell’amore. Chi ama Gesù soffre per Lui, non gli nega nessun sacrificio. Oh, come è bella e incantevole la sposa di Gesù! Sposa che è continuamente immolata e sacrificata. Come è bella e incantevole agli occhi divini l’anima sua”
Nacque a Balasar (Portogallo) nel 1904 e venne educata cristianamente dalla mamma, insieme alla sorella Deolinda.
Cominciò a lavorare nei campi verso i 10 anni, avendo una costituzione robusta: teneva fronte agli uomini e guadagnava quanto loro. La sua fu una fanciullezza molto vivace, ma all’età di 14 anni avvenne un fatto decisivo per la sua vita: mentre era intenta nel cucito assieme alla sorella e una ragazza apprendista, si accorsero che tre uomini stavano tentando di entrare nella loro stanza. Nonostante le porte fossero chiuse, i tre riuscirono a forzare le porte. Alexandrina riuscì a far fuggire la sorella e l’amica lottando contro i tre personaggi e, rimasta sola, per salvare la sua purezza minacciata, come similmente era accaduto nel 1902 a Santa Maria Goretti, (ricordata il 6 luglio) non esitò a gettarsi dalla finestra, da un’altezza di quattro metri.
Le varie visite mediche mostrarono danni irreversibili alla colonna vertebrale: infatti, dal 1925 rimase completamente paralizzata a letto. Fino al 1928 non smise di chiedere al Signore, mediante l’intercessione della Madonna, la grazia della guarigione, promettendo che se fosse guarita sarebbe andata missionaria. Appena capì che la sofferenza era la sua vocazione, l’abbracciò con prontezza. Diceva: “Nostra Signora mi ha fatto una grazia ancora maggiore. Prima la rassegnazione, poi la conformità completa alla volontà di Dio, ed infine il desiderio di soffrire”.
Paralizzata a letto per oltre trent’anni, senza poter ingerire quasi nulla, si nutrì per gli ultimi tredici della sola eucaristia quotidiana.
14 – SAN DOMENICO LORICATO

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Nato nell’XI° secolo, sappiamo che era un ecclesiastico anche se ebbe il sospetto di aver ricevuto l’incarico per simonia da parte dei genitori (acquisto di un bene spirituale dietro compenso di denaro n.d.r.). A causa di questa colpa, preferì lasciare la vita ecclesiastica e volle espiare ogni suo possibile peccato come anacoreta, seguendo la regola della riforma di san Romualdo, entrando nel monastero avellanita di Castrum Luceoli: divenne celebre in tutta la regione per le penitenze a cui si sottoponeva per chiedere il perdono dei peccati propri e dell’umanità, rendendo ancora più dura la disciplina ferrea che già era applicata dai confratelli.
Nel 1043, per qualche anno, visse anche nel monastero di Santa Croce di Fonte Avellana, dove era divenuto priore San Pier Damiani (ricordato il 21 febbraio) e divenne suo allievo. Venne chiamato “loricato” perché per penitenza per anni indossò sulla pelle una ruvida pelliccia di ferro.
Eremita camaldolese (Congregazione camaldolese dell’Ordine di San Benedetto) del XI° secolo
15 – SANTA TERESA DI GESÙ (D’AVILA)

“Se vuoi essere tutto non cercare di voler essere qualcosa”
“Ho trovato Dio il giorno in cui ho perduto di vista me stessa”
“Pretendere di entrare nel cielo senza prima entrare in noi stessi per meglio conoscerci e considerare la nostra miseria, per vedere il molto che dobbiamo a Dio e il bisogno che abbiamo della sua misericordia, è una vera follia”
“Non stanchiamoci mai di lodare un Re e Signore di tanta maestà, il quale ci ha preparato un regno che mai finirà, in cambio di qualche piccola sofferenza avvolta in mille gioie e che domani avrà termine. Sia egli benedetto sempre! Amen, amen!”
“Nulla ti turbi, nulla ti spaventi. Tutto passa, solo Dio non cambia. La pazienza ottiene tutto. Chi ha Dio non manca di nulla: solo Dio basta! Il tuo desiderio sia vedere Dio, il tuo timore, perderlo, il tuo dolore, non possederlo, la tua gioia sia ciò che può portarti verso di lui e vivrai in una grande pace”
Quando Teresa era ancora adolescente, sua madre morì. Il dolore fu tale da non trovare conforto sulla terra, ma solo nelle cose del Cielo: pensò che le restava comunque una madre ben più amorosa e potente a cui affidarsi ovvero la Madonna.
Nello stesso periodo si legò a una cugina la quale conduceva una vita piuttosto frivola. Influenzata anche dalla lettura di romanzi di cavalleria, s’inclinò alla vanità. Suo padre, per riportarla sulla retta via, decise di affidare la sua educazione alle Agostiniane di Ávila ed il frequente contatto con una religiosa in particolare riuscì ad allontanarla dalle cattive compagnie e a porre nel suo cuore il germe di una vera vocazione. A 21 anni infatti, dopo l’opposizione paterna alla sua chiamata, fuggì di casa per entrare nel monastero carmelitano dell’Incarnazione di Ávila, consacrandosi per sempre al servizio di Dio. Era il 1536.
In monastero, attraverso le grate, Teresa incontrava tante persone e conversava anche su questioni superficiali e mondane: era caduta nella trappola del demonio. Accortasi dell’inganno, cercò di estirpare la radice del male iniziando a pensare ad una riforma dell’ordine dei Carmelitani in quanto si era accorta che aveva perso l’antica austerità. Condivise questi pensieri con molte consorelle e sacerdoti e così, il 24 agosto 1562, fondò il primo monastero femminile riformato; ne seguiranno altri sedici.
Santa Teresa, donna dalle grandi vedute e dai desideri infiniti, volle estendere la riforma anche al ramo maschile e vi riuscì con il supporto di San Giovanni della Croce (ricordato il 14 dicembre) nel 1568. Durante la sua vita conobbe altri santi: San Giovanni d’Ávila (ricordato il 10 maggio) e San Pietro D’Alcantara (ricordato il 18 ottobre – consigliere nella riforma dell’Ordine Carmelitano), Beata Anna di Bartolomeo (sua discepola e scrivana, ricordata il 7 giugno).
Monaca carmelitana scalza del XVI° secolo
Patrona degli scrittori, dei gallonieri, delle persone malate nel corpo, dei cordai, degli scacchisti, degli orfani, delle persone in cerca di grazia, delle persone degli ordini religiosi, delle persone ridicolizzate per la loro pietà
16 – SANTA MARGHERITA MARIA ALACOQUE

“Voler amare Dio senza soffrire è un inganno”
“Senza questo Sacro Cuore la vita mi apparirebbe un tormento insopportabile”
“Voi solleverete assai quelle povere anime afflitte, offrendo per esse delle comunioni spirituali, per riparare al cattivo uso da esse fatto delle comunioni sacramentali” così la santa raccomandava la comunione spirituale in suffragio delle anime del Purgatorio
“Che debolezza amare Gesù Cristo solo quando ci accarezza, ed essere freddi subito quando ci affligge. Questo non è vero amore. Chi ama così ama se stesso troppo per amare Dio con tutto il cuore”
Nata in Borgogna nel 1647, Margherita ebbe una giovinezza difficile, soprattutto perché non le fu facile sottrarsi all’affetto dei genitori e alle loro ambizioni mondane per lei. Entrò a far parte della fondazione intitolata alla “Visitazione” (fondata da Santa Giovanna Francesca Frémiot de Chantal e San Francesco di Sales, ricordati dalla chiesa rispettivamente il 12 agosto e 24 gennaio) e destinata all’assistenza dei malati. Come fuor dell’ordinario furono le sue continue penitenze e mortificazioni sopportate con dolorosa gioia; in cambio ricevette grazie straordinarie.
Dopo alcuni anni di permanenza nel monastero della Visitazione di Paray-le-Monial, nel 1673 suor Margherita Maria riferì di aver avuto un’apparizione di Gesù che le domandava una particolare devozione al suo Sacro Cuore. Avrebbe avuto tali apparizioni per 17 anni, sino alla morte. “Ecco quel cuore che ha tanto amato gli uomini”, le venne detto un giorno, nel rapimento di una visione: una frase restata quale luminoso motto della devozione al Sacro Cuore.
Nel 1675, il Signore le mostrò ancora il suo Divin Cuore e le chiese l’istituzione di una festa particolare il venerdì dopo l’ottava del Corpus Domini, per onorare il suo Cuore attraverso la Comunione riparatrice. Suor Margherita Maria non nascose le sue difficoltà per il delicato compito affidatole da Gesù, il quale si affrettò a confortarla: “Rivolgiti al mio servo [cioè il padre La Colombière] e digli da parte mia che faccia quanto è in lui per stabilire questa devozione e realizzare i desideri del mio Cuore. Non si abbatta per le difficoltà che sorgeranno: sappia che è onnipotente colui che diffida totalmente di sé e ripone la sua fiducia in me”.
17 – SANT’IGNAZIO DI ANTIOCHIA

“Faticate gli uni insieme con gli altri, insieme combattete, correte insieme, soffrite insieme, insieme riposate e insieme alzatevi, come amministratori, assistenti e servitori di Dio.” Dalla «Lettera a Policarpo» proposta nell’ufficio delle letture. Versione integrale QUI
“È meglio per me morire per Gesù Cristo che estendere il mio impero fino ai confini della terra. Io cerco colui che è morto per noi, voglio colui che per noi è risorto.” Dalla «Lettera ai Romani» proposta nell’ufficio delle letture del 17.010.23. Versione integrale QUI
Crebbe in un ambiente pagano e si convertì in età adulta grazie a San Giovanni evangelista (ricordato il 27 dicembre). Condannato ad bestias durante il regno dell’imperatore Traiano (98-117), fu imprigionato e condotto da Antiochia a Roma sotto la scorta di una pattuglia di soldati per esservi divorato dalle fiere.
Nel corso del viaggio scrisse sette lettere alle chiese che incontrava sul suo cammino o vicino ad esso. Esse sono una finestra aperta per conoscere le condizioni e la vita della chiesa del suo tempo; inoltre, esprimono calde parole d’amore a Cristo e alla Chiesa.
Vescovo del I° secolo
18 – SAN LUCA EVANGELISTA

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E’ l’autore del terzo Evangelo e degli Atti degli Apostoli.
Originario di Antiochia in Siria, Luca scrisse i suoi testi per i cristiani provenienti dal paganesimo e presenta Gesù Cristo come Salvatore sia dei Giudei che dei Gentili (non cristiani). Il suo libro è indirizzato in modo specifico a “Teofilo” (Luca 1:3), che in greco significa “amico di Dio” o “caro a Dio”. È evidente che Teofilo fosse già stato istruito sulla vita e sugli insegnamenti di Gesù Cristo (vedi Luca 1:4). Luca sperava di fornirgli ulteriori istruzioni proponendo un racconto sistematico della missione e del ministero del Salvatore. Voleva che coloro che leggessero la sua testimonianza venissero a conoscenza della “certezza” (Luca 1:4) del Figlio di Dio: la Sua compassione, la Sua Espiazione e la Sua Risurrezione.
Discepolo e compagno di Paolo nei suoi viaggi missionari, rimase con lui durante le due prigionie romane, quando tutti gli altri lo abbandonarono (II Tim. 4,9-11). Pare fosse medico di professione; era comunque una persona di notevole sensibilità e cultura che sapeva usare con raffinatezza i mezzi espressivi che possedeva. Negli Atti degli Apostoli, Luca racconta il primo espandersi della Chiesa cristiana fuori dalla Palestina con tutti i problemi di questa universalizzazione, nonché la prodigiosa attività apostolica e missionaria di Paolo.
Evangelista
19 – SAN PIETRO DI ALCANTARA

“Abbracciami Signore, trafiggimi, consumami col fuoco della carità, perché io sia in te e tu in me!”
“Contro il sonno eccessivo, il rimedio consiste nel tenere presente che esso può dipendere da necessità fisica e allora il rimedio è molto semplice: non negare al corpo ciò che gli spetta perché esso non ostacoli ciò che spetta a noi”
“Tutte le volte che si persevera nella preghiera eseguendo nel modo migliore ciò che si può, alla fine se ne esce consolati e lieti, constatando che si è fatto tutto quanto si poteva. Fa molto agli occhi di Dio chi fa tutto ciò che può, anche se può poco”
Al termine della formazione teologica nel 1524, venne ordinato sacerdote a 25 anni. La sua vita si distinse subito per austerità e mortificazioni: mangiava due o tre volte alla settimana e dormiva pochissimo e in modo abbastanza inconsueto, seduto su una pietra con la testa appoggiata a una trave. Già qualche anno prima entrò nel convento dei francescani scalzi dell’Osservanza dove vigeva non solo una rigorosa osservanza della regola di San Francesco d’Assisi (ricordato il 04 ottobre), ma anche un ardente spirito di penitenza
Rinnovò la disciplina dell’osservanza nei conventi dell’Ordine in Spagna e fu consigliere di Santa Teresa di Gesù (ricardata il 15 ottobre) nella riforma dell’Ordine Carmelitano che incontrò per la prima volta nel 1560 quando fu di passaggio ad Ávila. Proprio in quel periodo Suor Teresa stava vivendo una profonda crisi spirituale di oscurità e di scrupoli e si confidò con il santo il quale la tranquillizzò, dandole anche dei consigli per il futuro. Tra i due nacque una santa amicizia.
Tra i vari conventi, fondò quello della Madonna di Loreto che, negli anni successivi, attirò San Pasquale Baylon (ricordato il 17 maggio).
Religioso dell’Ordine dei Frati Minori: da una sua riforma introdotta nella famiglia francescana ebbe origine il ramo degli scalzi del XVI° secolo
Per leggere il LIBRO “Trattato della preghiera e della meditazione” premi QUI
19 – SAN PAOLO DELLA CROCE

“Guardate il prossimo nel Costato di Gesù: così l’amerete con amor puro e santo”
“Fate che non solo all’interno, ma anche all’esterno si veda che portate l’immagine di Gesù Cristo”
“Circa alle avversioni, le scacci dolcemente, con mostrarsi tutta cordiale verso quelle persone, e faccia nel medesimo tempo qualche atto interno di· carità” (Lettere, vol I, pag.107)
“Gli avvisi dati con dolcezza guariscono ogni piaga; quelli dati con asprezza in cambio di guarirne una ne fanno dieci”
Rifiutando un futuro promettente che gli veniva prospettato dalla famiglia, nel 1720 (a 26 anni) ebbe una visione di lui vestito di nero sino a terra. Lo stesso anno, difatti, il vescovo di Alessandria lo vestì di una tunica nera da eremita. Iniziò quindi a scrivere la regola per la congregazione dei Passionisti per poi spostarsi a Roma per chiedere l’approvazione del papa. Ordinato sacerdote nel 1727 ed ottenuta solo allora dal papa la facoltà di formare la nuova congregazione, coi primi figli si ritirò sul Monte Argentario (Grosseto – Toscana). Sempre nel 1720 la Madonna gli aveva detto: “Paolo, vieni all’Argentario dove sono sola”.
Fu favorito di molti doni celesti: rivelazioni, colloqui divini, profezie, il dono delle lingue. Negli anni a seguire fondò la congregazione anche per il ramo femminile.
La regola dell’istituto obbliga i passionisti a rispettare quattro voti: povertà, obbedienza, castità e propagazione della devozione alla Passione di Gesù per mezzo di missioni e altri sacri ministeri.
Religioso del XVIII° secolo
Fondatore della Congregazione Passionista
20 – SANTA MARIA BERTILLA BOSCARDIN

“Facciamoci sante anche noi, ma da Paradiso, non da altare”
“Dica alle sorelle che lavorino solo per il Signore, che tutto è niente, che tutto è niente!”
Nacque a Brendola, nel Vicentino, nel 1888. Da bambina frequentò saltuariamente la scuola poiché doveva aiutare in casa e nei campi; non mostrava particolari doti, difatti molti la reputavano non particolarmente intelligente ed era spesso bersaglio di scherzi offensivi. Dopo essere stata respinta per l’ammissione ad un ordine religioso a causa della sua lentezza, nel 1904 fu accettata dalle Suore Maestre di Santa Dorotea. Lei stessa interiorizzò alcune delle sue precedenti critiche, dicendo alla novizia-maestra dell’ordine: “Non posso fare nulla. Sono una povera cosa, un’oca. Insegnami. Voglio essere una santa”.
Tre anni dopo fu mandata a Treviso per studiare infermieristica presso l’ospedale comunale, che era sotto la direzione del suo ordine. Le incursioni aeree, però, durante la prima guerra mondiale portarono il terrore e lo scompiglio nella città e anche nell’ospedale dove era Suor Bertilla. In quei momenti difficili e tristi ella si inginocchiava in mezzo al reparto a recitare il Rosario fino a che il pericolo fosse cessato.
Suor Bertilla era nota per la sua instancabile cura dei suoi pazienti, in particolare di quelli che erano troppo malati per essere portati in salvo. Questa dedizione al dovere attirò l’attenzione delle autorità di un ospedale militare locale. La sua superiora, però, non apprezzava il suo lavoro e la riassegnò al lavoro di lavanderia, incarico che svolse per quattro mesi fino a quando non fu messa a capo del reparto di isolamento dei bambini dell’ospedale da un’altra superiora. Nel 1922 la sua salute, già precaria, peggiorò. Verso la fine dell’agonia rese l’anima a Dio con un lieve sorriso, dopo aver pronunciato per tre volte: “Solo Gesù!”.
Religiosa appartenente alla congregazione delle Suore Dorotee di Vicenza Figlie del Sacro Cuore del XX° secolo
21 – BEATO DON GIUSEPPE PUGLISI

“E se ognuno fa qualcosa insieme agli altri?”
“Olocausto vuol dire bruciare tutta la propria esistenza sull’altare della croce”
“A questo può servire parlare di mafia, parlarne spesso, in modo capillare, a scuola: è una battaglia contro la mentalità mafiosa, che è poi qualunque ideologia disposta a svendere la dignità dell’uomo per soldi”
“Ognuno di noi sente dentro di sè un’inclinazione, un carisma. Un progetto che rende ogni uomo unico e irripetibile. Questa chiamata, questa vocazione, è il segno dello Spirito Santo in noi. Solo ascoltare questa voce può dare senso alla nostra vita”
Diventato sacerdote a Palermo nel 1960, nel 1969 partecipò ad una missione nel paese di Montevago (Sicilia), colpito dal terremoto. Sin da questi primi anni seguì in particolare modo i giovani e si interessò delle problematiche sociali dei quartieri più emarginati della città. Il suo costante impegno evangelico e sociale (aderì al movimento Crociata del Vangelo, fu pro-rettore del seminario minore di Palermo, realizzò percorsi formativi per studenti e giovani del Centro diocesano delle vocazioni) gli costò la vita: venne assassinato da un gruppo mafioso nel giorno del suo 56º compleanno.
Presbitero del XX° secolo
22 – SAN GIOVANNI PAOLO II

“Totus tuus”
“Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro”
“Non passate dalla schiavitù del regime comunista alla schiavitù del consumismo”
“É meglio piangere piuttosto che essere arrabbiati perchè la rabbia ferisce le persone, mentre le lacrime scorrono in silenzio attraverso l’anima e purificano il cuore”
“Nella Santa Eucarestia, siamo in comunione con Cristo stesso, unico sacerdote ed unica ostia, che ci coinvolge nel movimento della sua offerta e della sua adorazione, Lui che è fonte di ogni grazia”
“Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa cosa è dentro l’uomo. Solo lui lo sa!”
“Se desiderate veramente seguire Cristo, se volete che il vostro amore per Lui si accresca e duri, dovete essere assidui nella preghiera. Essa è la chiave della vitalità della vostra vita in Cristo. Senza la preghiera, la vostra fede e il vostro amore moriranno. Se siete costanti nella preghiera quotidiana e nella partecipazione domenicale alla Messa, il vostro amore per Gesù crescerà. E il vostro cuore conoscerà la gioia e la pace profonda, quali il mondo non sarà in grado di dare. Dedicate, dunque, tutti i giorni un po’ di tempo della vostra giornata a conversare con Dio, come prova sincera del fatto che lo amate, poiché l’amore cerca sempre la vicinanza di Colui che si ama”
Si narra che San Giovanni Paolo II, durante la sua ultima celebrazione del Corpus Domini – presieduta nel 2004 – non fosse più in grado di camminare. Il Santo Padre si rivolse dunque ad un cerimoniere e gli domandò se poteva inginocchiarsi. Questi gli spiegò, con delicatezza, che era troppo rischioso. Trascorsi alcuni minuti, San Giovanni Paolo II ripeté: – “𝑽𝒐𝒓𝒓𝒆𝒊 𝒊𝒏𝒈𝒊𝒏𝒐𝒄𝒄𝒉𝒊𝒂𝒓𝒎𝒊. 𝑳𝒊̀ 𝒄’𝒆̀ 𝑮𝒆𝒔𝒖̀… 𝒑𝒆𝒓 𝒇𝒂𝒗𝒐𝒓𝒆!” I due maestri delle cerimonie quindi lo aiutarono.
Papa del XX°/XXI secolo
Patrono Giornate mondiali della gioventù, delle famiglie
23 – SAN GIOVANNI DA CAPESTRANO

“Coloro che sono chiamati alla mensa del Signore devono brillare di purezza con l’esemplare condotta di una vita moralmente lodevole, e rimuovere ogni sozzura o immondezza di vizi”
“Come la luce non è fatta per illuminare se stessa, ma diffonde i suoi raggi tutt’intorno e fa risplendere le cose visibili, così la vita santa degli ecclesiastici giusti e onesti illumina e rasserena coloro che li vedono fedeli al loro ideale di santità”
Diventato giurista e governatore della città di Perugia, con l’occupazione di questa da parte di una potente famiglia venne imprigionato. Proprio in carcere scoprì che il Signore lo chiamava alla vita consacrata; così, una volta uscito, divenne sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori.
In questo periodo conobbe San Bernardino da Siena (ricordato il 20 maggio), anche lui frate francescano, e ne divenne amico. Bernardino gli spiegò la sua particolare devozione al Nome di Gesù, condensato nell’acronimo IHS che sono le prime tre del nome Gesù in greco (ma si sono date anche altre spiegazioni, come l’abbreviazione di “In Hoc Signo (vinces)”, il motto costantiniano, oppure di “Iesus Hominum Salvator”). Negli anni seguenti Giovanni divenne difensore di Bernardino per le accuse di eresia che ricevette.
Nel 1453 cadde la capitale dell’Impero romano d’Oriente, Costantinopoli, e il senso di minaccia alla cristianità divenne incombente a causa dell’inarrestabile avanzata dell’Islam e dei Turchi. Giovanni iniziò a viaggiare per l’Europa centrale nel tentativo di reclutare uomini e ricevette grande risposta dalle popolazioni ungheresi, le più esposte alle minacce dei Turchi. A capo di un esercito di cinquemila uomini si mise quindi in cammino verso Belgrado: lo scopo era rompere l’assedio della città. Una settimana dopo arrivò la vittoria!
Religioso dell’Ordine dei Frati Minori del XV° secolo
24 – SANT’ANTONIO MARIA CLARET

“Mai mi dimenticavo di invocare il glorioso San Michele, e gli Angeli Custodi, singolarmente il mio, quello del Regno, della Provincia, del luogo in cui predicavo, e quello di ciascuna persona in particolare”
Come racconterà nell’Autobiografia, scritta in obbedienza al suo superiore (padre Giuseppe Xifré), fu lui stesso ad aggiungere “il dolcissimo nome di Maria, perché Maria Santissima è mia Madre, mia Madrina, mia Maestra, mia Direttrice e mio tutto, dopo Gesù” (Aut. 5)
“Un figlio del Cuore Immacolato di Maria è una persona che arde di carità e dovunque passa brucia. Desidera effettivamente e si dà da fare con tutte le forze per infiammare gli uomini con il fuoco dell’amore divino. Non si lascia distogliere da nulla, gode delle privazioni, affronta le fatiche, abbraccia i travagli, si rallegra delle calunnie, è felice nei tormenti e nelle sofferenze che gli tocca patire e si gloria della croce di Gesù Cristo. A null’altro pensa se non come seguire Gesù e imitarlo nella preghiera, nella fatica, nella sopportazione e nel cercare sempre e solo la gloria di Dio e la salvezza delle anime”
Lungo la sua vita fu scrittore fecondo e devotissimo dell’Eucaristia e apostolo del Cuore di Maria.
Mistico e missionario spagnolo, fondatore dei Clarettiani (chiamati anche i Missionari Figli del Cuore Immacolato di Maria), difese i diritti e la dottrina della Chiesa di fronte alle persecuzioni liberal-massoniche. Per accrescere i frutti della predicazione, e consapevole della necessità di una buona stampa cattolica, fondò la Libreria Religiosa. Il Signore, nel 1861, gli indicò la scristianizzazione e il comunismo come grandi mali da combattere con tre devozioni (il Trisagio, il Santissimo Sacramento e il Rosario). E riguardo al Rosario, la Madonna più volte gli disse che lui doveva essere “il Domenico di questi tempi” nel propagarlo.
Nel 1857 divenne direttore spirituale della futura Santa Michela del Santissimo Sacramento (ricordata il 24 agosto), fondatrice dell’Istituto delle Adoratrici Ancelle del SS. Sacramento e della Carità. Più tardi aiutò anche la futura Santa Maria Giuseppina del Cuore di Gesù (ricordata il 20 marzo) nel suo discernimento vocazione.
UNA CONVERSAZIONE CON IL SIGNOR PORTELLAS
Mentre era ancora un giovane laico, dovette compiere un viaggio in compagnia di un buon gentiluomo, che notò immediatamente la devozione che il giovane Claret mostrava nelle sue conversazioni e nella sua condotta. Il signor Portellas gli parlava così: “Sei molto devoto alla Vergine“. La risposta fu schietta: “Come no, se tutto ciò che le chiedo me lo dà?”, “Davvero? Spiegami come fare a chiedere.”, il santo quindi rispose: “Chiedo quello che voglio con amore e fiducia. E se vedo che non mi ascolta, mi avvicino a Lei, la tiro dal mantello e Le dico: se non me lo concedete, a forza di tirare, vi strapperò il manto. E allora mi ascolta.”.
Vescovo del XIX° secolo
Fondatore delle congregazioni dei Missionari Figli del Cuore Immacolato di Maria (Clarettiani) e delle Religiose di Maria Immacolata
Per leggere il LIBRO “15 minuti con Gesù” premi QUI
25 – BEATO DON CARLO GNOCCHI

“L’insegnamento religioso è una delle parti più importanti del compito educativo. Ma per assolverlo convenientemente, richiede un lungo studio e grande amore”
“Mai come oggi si è acutizzata la crisi del carattere. C’è attorno, nella gioventù moderna, un’aria di conformismo livellatore e di incoscienza festaiola da asfissiare. Bisogna formare uomini di carattere”
“Dopo tante antiche e recenti disillusioni, qualcuno può essere tentato di raccogliersi nella propria solitudine e rifiutare l’offerta di nuove amicizie; ma io dico che deve battersi contro questa amara e pericolosa tentazione”
“Buona parte dei cristiani in generale si accontentano della brodaglia insipida di poche nozioni religiose condite con qualche pizzico di sentimentalismo, e hanno perduto completamente il gusto del cibo solido e sostanzioso, di alcune verità vitali che pure stanno alla base di tutta la costruzione dogmatica cristiana”
Il primo impegno apostolico (ordinato nel 1925) fu quello di assistente d’oratorio: prima a Cernusco sul Naviglio e poi, dopo solo un anno, nella popolosa parrocchia di San Pietro in Sala, a Milano. Presto la fama delle sue doti di ottimo educatore giunse fino in Arcivescovado: nel 1936 il cardinale Ildefonso Schuster l(ricordato il 30 agosto) nominò direttore spirituale di una delle scuole più prestigiose di Milano: l’Istituto Gonzaga dei Fratelli delle Scuole Cristiane.
Nel 1940 l’Italia entrò in guerra e molti giovani studenti vennero chiamati al fronte. Don Carlo non li abbandonò: si arruolò come cappellano volontario. Fu proprio in questa tragica esperienza che, assistendo gli alpini feriti e morenti e raccogliendone le ultime volontà, maturò l’idea di realizzare una grande opera di carità che trovò compimento, dopo la guerra, nella Fondazione Pro Juventute.
Ritornato in Italia nel 1943, iniziò il suo pietoso pellegrinaggio attraverso le vallate alpine, alla ricerca dei familiari dei caduti per dare loro un conforto morale e materiale. A partire dal 1945 venne nominato direttore dell’Istituto Grandi Invalidi di Arosio (Co), dove accoglieva i primi orfani di guerra e bambini mutilati.
L’ULTIMO DONO…
L’ultimo gesto profetico fu la donazione delle cornee a due ragazzi non vedenti quando in Italia il trapianto di organi non era ancora disciplinato dalla legge. Il doppio intervento, eseguito dal professor Cesare Galeazzi, riuscì perfettamente, sollevando grande clamore non solo tra l’opinione pubblica, ma anche nel mondo dei giuristi e dei teologi: fu grazie a don Gnocchi che il Parlamento italiano varò le prime norme sui trapianti d’organo.
Presbitero del XX° secolo
Patrono degli alpini
26 – BEATO DAMIANO DA FINALE
“Rinunzia a te stesso e segui il tuo Redentore”
Nacque dalla nobile famiglia dei Furcheri a Finale, in Liguria. Ancora bambino fu miracolosamente liberato dalle mani di un folle che lo aveva rapito. Appena adolescente, vincendo la resistenza dei parenti che non potevano rassegnarsi a perderlo. Vestì l’Abito Gusmano e studiò con assiduità ed amore le divine Scritture.
Evangelizzò infaticabile la Liguria e la Lombardia, tutto acceso dal desiderio di rischiarare le anime con la luce della verità. È ricordato quale uomo affabile con tutti e predicatore zelante per l’onore di Dio. Come predicatore percosse gran parte dell’Italia settentrionale del XV° secolo; ne fanno fede alcuni suoi scritti.
Domenicano del XV° secolo
27 – BEATO SALVATORE MOLLAR VENTURA
Sua madre diceva di lui: “Io ho una lampada sempre accesa davanti al Santissimo Sacramento: è mio figlio”.
Nacque nel 1896 a Manises, Valencia, figlio di una famiglia molto povera ma con grandi devozioni al Signore. Da bambino e da giovane si distinse per la sua pietà: organizzò l’Associazione Rosario nel suo quartiere (era grande devoto alla Beata Vergine), insegnò catechismo ai bambini; partecipava all’Adorazione notturna e alla Conferenza di San Vincenzo de ‘Paoli (ricordato il 27 settembre
Fatta la professione solenne nei Frati Minori Francescani nel 1925 in un’altra città, quando scoppiò la guerra civile nel 1936 dovette fuggire. Si rifugiò prima presso alcuni benefattori, poi, per non comprometterli, ritornò a Manises.
Il 13 ottobre 1936, venne catturato e fu rinchiuso fino al 27. Quella stessa notte venne fucilato nel famigerato “Picadero de Paterna”. Si era sempre distinto per la sua semplicità, onestà e dedizione al lavoro, senza alcuna manifestazione o coinvolgimento nel campo sociale o politico. Non poteva esserci altro motivo per il suo assassinio se non il suo status religioso.
Religioso dell’Ordine dei Frati Minori del XX° secolo
28 – SAN GIUDA (TADDEO)

“Ma voi, o carissimi, ricordatevi delle cose che furono predette dagli apostoli del Signore nostro Gesù Cristo. Essi vi dicevano: «Alla fine dei tempi vi saranno impostori, che si comporteranno secondo le loro empie passioni». Tali sono quelli che provocano divisioni, gente materiale, privi dello Spirito. Ma voi, carissimi, costruite il vostro edificio spirituale sopra la vostra santissima fede, pregate mediante lo Spirito Santo, conservatevi nell’amore di Dio, attendendo la misericordia del Signore nostro Gesù Cristo per la vita eterna. Convincete quelli che sono vacillanti, altri salvateli strappandoli dal fuoco, di altri infine abbiate compassione con timore, guardandovi perfino dalla veste contaminata dalla loro carne.“
Estratto dalle lettere di San Giuda 1, 17-23
Soprannominato Taddeo per non confonderlo col traditore del Signore, era figlio di Cleofa e di Maria, cugina della Beatissima Vergine; è considerato il Santo Patrono delle cause impossibili perché, nei suoi scritti, esortava i cristiani a perseverare nei momenti difficili.
Viene comunemente raffigurato impugnando l’ascia o la lancia, simbolo del suo martirio. Tuttavia, è nota anche l’iconografia che lo vede rappresentato con una fiamma attorno alla testa che simboleggia la presenza di San Giuda nella Pentecoste, quando ha ricevuto lo Spirito Santo con gli altri apostoli. Ed ancora un altra simbologia comune è quella di San Giuda con un’immagine di Gesù Cristo all’interno di un medaglione.
Apostolo di Gesù
Patrono degli Ospedali. Invocato per i casi casi impossibili, disperati e le cause perse
Per ascoltare un’omelia che parla del Santo premi QUI
29 – BEATA CHIARA LUCE BADANO

“Per te Gesù: se lo vuoi tu Gesù, lo voglio anch’io”
“Non ho più niente, ma ho ancora il cuore e con quello posso sempre amare”
“Ho riscoperto il Vangelo sotto una nuova luce. Ho scoperto che non ero una cristiana autentica perché non lo vivevo sino in fondo. Ora voglio fare di questo magnifico libro il mio unico scopo. Non voglio e non posso rimanere analfabeta di un così straordinario messaggio. Come per me è facile imparare l’alfabeto, così deve essere anche vivere il Vangelo”
Desiderata a lungo dai propri genitori, nacque nel 1971 dopo undici anni di attesa.
A 9 anni aderì al Movimento dei focolari fondato da Chiara Lubich: lì scoprì Dio come Amore e ne fece l’ideale della vita. A Sassello aveva tanti amici con cui spesso si incontrava e molti le confidavano dubbi e difficoltà trovando in lei una straordinaria capacità di ascolto, sensibilità e profondità insolita. “Io non devo parlare di Gesù, glielo devo dare” spiegava alla mamma che le chiedeva se ogni tanto parlava di Dio con i suoi amici.
A 17 anni venne colpita da un tumore: sarcoma osteogenico con metastasi. L’affrontò affidandosi completamente a Dio, in ogni istante, ma dal quale non guarì. Poco prima di morire disse alla madre: “Sii felice, perché io lo sono!”.
30 – BEATA BENVENUTA BOIANI
“Maria, Maria!”
Dopo sei femmine, il padre aspettava la nascita di un figlio maschio. Quando vide la neonata esclamò: “Sia anch’essa la benvenuta!” decidendo che si chiamasse così. Sin dalla più tenera età fu attratta dalla preghiera e dalla solitudine tanto che iniziò una vita ascetica: si consacrò alla Beata Vergine Maria e le manifestò il suo profondo amore ripetendo instancabilmente l’Ave Maria. Nessuna cosa passeggera l’attraeva e le sorelle non riuscirono mai a piegarla alle vanità mondane.
Guidata solo dal suo fervore e dall’inesperienza della sua giovinezza, praticò dure penitenze tanto che, dopo una in particolare che non aveva condiviso con il confessore, le apparve San Domenico (ricordato l’8 agosto) per rimproverarla di sì indiscreti rigori e gli ordinò di mettersi per la via regale della santa ubbidienza. Decise di vestire l’Abito del Terz’Ordine di San Domenico.
Fu inoltre tormentata dagli assalti dei demoni che la vessavano con continue tentazioni per farla cadere nella disperazione, le turbavano la preghiera con bestemmie e canti osceni, la colpivano con battiture nel corpo: sempre ne uscì vittoriosa invocando la Beata Vergine Maria con estrema fiducia. Da Lei ricevette anche la promessa che sarebbe uscita vittoriosa nella lotta terribile che i demoni avrebbero scatenato contro di lei nell’imminenza della sua morte: infatti, ammalatasi gravemente e giunta in fin di vita, l’astuto nemico la turbò profondamente insinuando in lei il pensiero che tutte le sue penitenze e preghiere erano state ispirate da intimo orgoglio e che perciò era abbandonata da Dio e condannata all’inferno. I presenti capirono, dal cambiamento del suo viso, che qualcosa di tremendamente angoscioso lacerava la sua anima perché dalle sue labbra usciva ininterrottamente una sola invocazione: “Maria, Maria!”.
Religiosa del Terz’ordine domenicano del XIII° secolo
31 – SANT’ALFONSO RODRIGUEZ
“Non valgono anche quelle anime la vita di un Dio? Perché non raccogli tu il Sangue di Gesù Cristo?”
La sua testimonianza fu determinante per San Pietro Claver (ricordato il 9 settembre): lo infiammò d’amore per la missione. “Che cosa devo fare per amare veramente Gesù?” chiedeva San Pietro Claver ancora studente. E Sant’Alfonso gli svelò gli illimitati orizzonti della generosità e del sacrificio: “Quanti vivono oziosamente in Europa, quando potrebbero essere apostoli in America! Non potrà l’amore di Dio solcare questi mari che la cupidigia umana è stata capace di incrociare? Non valgono anche quelle anime la vita di un Dio? Perché non raccogli tu il Sangue di Gesù Cristo?”
Alfonso era divenuto gesuita come fratello coadiutore dopo aver perso precocemente la moglie e i tre figli. Nel Collegio di Monte Sion di Palma di Maiorca svolse, per oltre trent’anni, il compito di portinaio trovando in questa professione la pace dell’anima e anche la via per giungere alle vette della santità: trovò nel suo ufficio quotidiano l’occasione opportuna per esercitare un apostolato continuo ed efficace. A renderlo più efficace contribuivano anche i numerosi carismi dei quali il Signore lo aveva dotato, primo fra tutti quello delle visioni e poi della preveggenza e dei miracoli.
Gesuita del XVI° secolo
Novembre
01 – RICORRENZA DI TUTTI I SANTI
I santi sono coloro che “riflettono la Luce”: premi QUI per vedere un video di Giovanni Scifoni.
La scelta di ricordare tutte le personalità che si guadagnarono la beatificazione fu di Papa Gregorio IV , il quale nell’ 835 scelse il 1º novembre come data per ricordare i santi apostoli e tutti i santi, martiri (ossia coloro che in passato morirono a causa della loro Fede cristiana) e confessori.
Nel 1475 la ricorrenza divenne obbligatoria per tutta la cristianità per volere di Sisto IV.
02 – COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI
“Il ricordo dei mortali è anch’esso mortale”: premi QUI per vedere un video di Giovanni Scifoni.
Possiamo acquistare a favore delle anime del Purgatorio l’indulgenza plenaria (una sola volta) dal mezzogiorno del 1° novembre fino a tutto il 2 novembre vistando una chiesa (non necessariamente una parrocchia) e ivi recitando il Credo e il Padre Nostro. Sono inoltre da adempiere le tre condizioni che occorrono per qualsiasi indulgenza plenaria:
– confessione sacramentale Questa condizione può essere adempiuta parecchi giorni prima o dopo. Con una confessione si possono acquistare più indulgenze plenarie, purché permanga in noi l’esclusione di qualsiasi affetto al peccato, anche veniale;
– comunione eucaristica;
– preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice recitando Padre Nostro, Ave Maria e Gloria al Padre;
– distacco da ogni affetto al peccato, anche veniale.
La stessa facoltà è concessa nei giorni dal 1° all’ 8 novembre al fedele che devotamente visita il cimitero e anche soltanto mentalmente prega per i fedeli defunti, sempre rispettando le medesime condizioni generali (confessione, comunione, preghiera secondo le intenzioni del Papa e distacco dal peccato) .
La ricorrenza della Commemorazione dei Fedeli Defunti, suscita in tutti noi il ricordo di chi ci ha lasciato e il desiderio di rinnovare nella preghiera quegli affetti che con i nostri cari ci hanno tenuto uniti durante la loro vita terrena. E’ ciò che esprimiamo con il termine suffragio, parola che deriva dal verbo latino suffragari che significa: soccorrere, sostenere aiutare. In vari modi la Chiesa ci insegna che possiamo suffragare le anime dei nostri cari defunti: con la celebrazione di Sante Messe, con i meriti che acquistiamo compiendo le opere di carità, con l’applicazione delle indulgenze.
Fonte: Sito Veritatem in Caritate
03 – SAN MARTINO PORRES

“Non lamentatevi, questo dimostra insoddisfazione della volontà di Dio nel momento presente”
“Allora andrò a servire il mio migliore Amico” disse dopo aver ricevuto una lettera del Padre di Martino, nella quale egli comunicava di esser stato premiato dal Re (dopo aver tolto un dente del giudizio senza far sentire al cliente alcun dolore) e che quindi nulla sarebbe più mancato alla famiglia. A partire da questo momento pensò di servire il Signore in un convento.
Durante la sua vita ebbe intensi rapporti con gli angeli: era devotissimo soprattutto al suo angelo custode. Si considera patrono dei barbiere perché, durante la sua vita, per guadagnarsi da vivere iniziò a studiare da barbiere e chirurgo (due attività all’epoca spesso abbinate) legando il proprio nome anche alla diffusione del chinino, da lui prescritto per combattere la febbre e la malaria.
ETRATTO DA: “The Life of Blessed Martin de Porres: Saintly American Negro and Patron of Social Justice” – J.C. Kearns
Questi (gli angeli) gli si presentavano sempre sotto l’aspetto di giovani ragazzi con in mano delle candele accese per accompagnarlo dal dormitorio al coro e poi sparivano. Questo privilegio fu visto e testimoniato da molti confratelli del Santo. In un’altra occasione i preti e i fratelli della sua comunità domenicana videro un giorno San Martino in compagnia di due Angeli che lo assistevano durante la recita dell’Officio della Vergine. Un’altra volta il Santo fu visto camminare nel chiostro del convento in compagnia di quattro Angeli che portavano delle torce illuminate nelle loro mani. Martino subì però anche assalti del demonio. Una volta il diavolo gli incendiò la cella. Un fitto fumo nero cominciò a fuoriuscire dalla sua camera. Due suoi confratelli che si trovavano a passare nel corridoio, si precipitarono subito nella cella per aiutarlo. Appena aprirono la porta si trovarono di fronte a delle fiamme spaventose e tutto sembrava ormai perso quando improvvisamente scorsero S. Martino che pregava in ginocchio completamente illeso. Il santo allora con calma rassicurò i suoi confratelli facendo loro notare che nonostante le fiamme danzassero intorno ai mobili, non era stato distrutto niente. Spiegò loro che era un’illusione creata dal demonio per terrorizzarlo e fargli perdere la fiducia in Dio.
Domenicano del XVI° secolo
Patrono del Perù, dei barbieri e parrucchieri
04 – SAN CARLO BORROMEO

“La candela per dar luce si deve consumare”
“Se i sacerdoti saranno santi, similmente sarà santo il popolo”
“Mettete pur insieme non un sole ed un mondo, ma mille soli e mille mondi, l’anima tua, o cristiano, è ben maggiore, anzi è ben lontana dal soffrirne paragone”
“Le ricchezze sono come la manna, di cui era solo permesso raccoglierne quanto n’esigesse il bisogno; che se alcun poco ne fosse stata raccolta di sovrappiù, essa si corrompeva”
“Tu, Cristo Gesù, che sei il Pane degli angeli, non hai sdegnato di divenire il cibo degli uomini ribelli, peccatori, ingrati. Oh grandezza della dignità umana!… Dio ci ha fatto un favore singolare! Il suo amore per noi è inesplicabile! Solo questa carità poté spingere Dio a fare tanto per noi. Perciò come è ingrato chi nel suo cuore non medita e non pensa sovente a questi misteri!”
Essendo nato come secondo figlio, secondo l’uso delle famiglie nobiliari, fu tonsurato a 12 anni. Studente brillante a Pavia, venne fatto cardinale a 22 anni.
L’improvvisa morte del fratello Federico (1562) gli fece cambiare radicalmente vita (prima organizzava fastosi e festosi ricevimenti non per vanità ma perché lo riteneva opportuno vista la carica che ricopriva e per la fama e decoro della famiglia da cui proveniva). La interpretò come un segno da parte di Dio per riformare la propria vita ancor più in senso evangelico: ridusse il proprio tenore di vita, intensificando la penitenza, i digiuni e le rinunce. L’anno successivo venne nominato Vescovo di Milano.
inoltre si batté per riaprire il Concilio di Trento (temporaneamente sospeso) e nel 1562 i lavori conciliari ripartirono. Venne affrontata la questione del sacrificio della Messa, considerato memoriale e “ripresentazione” in maniera reale dell’unico sacrificio di Gesù sulla croce, sacerdote e vittima perfetta, condannando con ciò le idee luterane e calviniste della Messa come semplice “ricordo” dell’ultima cena e del sacrificio di Cristo.
Era evidente la devozione del Santo verso la Santissima Eucaristia (cresciuta anche grazie all’amicizia con San Filippo Neri, ricordato il 26 maggio). Infatti, una volta, mentre distribuiva la Comunione gli cadde inavvertitamente dalla mano una sacra particola per terra. Il Santo si ritenne colpevole di gravi irriverenze a Gesù e ne soffrì tanto che per quattro giorni non ebbe il coraggio di celebrare la Messa e si impose per penitenza 8 giorni di digiuno totale.
Cardinale del XVI° secolo
Patrono dei catechisti, dei vescovi e dei fabbricanti d’amido
San Carlo Borromeo e le corrette disposizioni per accostarsi all’Eucarestia. Per ascoltare un OMELIA premi QUI
05 – SAN GUIDO MARIA CONFORTI

“Il crocefisso è il grande libro sul quale si sono formati i Santi e sul quale noi pure dobbiamo formarci”
“Il suo Cuore dolcissimo ha voluto provare tutti gli affetti e i sentimenti del cuore umano, ha voluto come sperimentare tutte le nostre miserie e tutti i nostri bisogni, ha voluto sentire nel tempo della sua mortale carriera l’eco pietosa di tutti i gemiti umani”
Nacque nel 1865 a Parma e a soli 11 anni entrò in seminario ma divenne sacerdote a 23 anni a causa di problemi di salute. Questi gli impedirono di adempiere alla sua vocazione missionaria ma Guido non si scoraggiò: nel 1895 fondò la Pia Società di S. Francesco Saverio per le Missioni Estere (Missionari Saveriani) con lo scopo unico ed esclusivo della evangelizzazione dei non cristiani. L’anno successivo inviò i primi due missionari in Cina.
Più volte i problemi di salute compromisero le cariche affidategli da Papa Leone XIII fino a quando, nel 1907, ricevette l’incarico di reggere la Diocesi di Parma che durò ben 24 anni: istituì scuole di dottrina cristiana in tutte le parrocchie; preparò i catechisti con appositi corsi di cultura religiosa e di pedagogia dell’insegnamento e, primo in Italia, celebrò una settimana catechetica. In più istituì e promosse le associazioni cattoliche, la buona stampa, le missioni al popolo, i Congressi Eucaristici, Mariani e Missionari e i Convegni di Azione Cattolica.
Arcivescovo del XX° secolo
Fondatore della Pia Società di San Francesco Saverio per le Missioni Estere
06 – SAN LEONARDO DI LIMOGES

“Ricordatevi che è scritto che val meglio il poco del giusto che le ricchezze di tutti gli empi, e che un sbocconcello di duro pane, mangiato nella gioia di una coscienza pura, è da preferirsi alle abbondanti e svariate provviste di quelle case ove regna la discordia”
Di questo santo si hanno poche notizie: nato probabilmente nel VI° secolo, sarebbe stato educato da san Remigio, arcivescovo di Reims, che lo avviò all’apostolato. Il re dei Franchi Salii, Clodoveo, gli concesse il privilegio, concesso già a Remigio, di liberare i prigionieri che avesse incontrato e ritenuto innocenti e il santo sfruttò questa opportunità liberando un gran numero di persone ridotte in condizioni miserevoli e prive di libertà.
Sentendosi chiamato da Dio a vita monastica, eresse un monastero di cui fu abate fino alla morte. Aquitania, Inghilterra e Germania furono pervase dalla fama di Leonardo e i prigionieri, dovunque lo invocassero, vedevano miracolosamente spezzarsi le loro catene e si recavano da lui per ringraziarlo.
Eremita del VI° secolo
Patrono delle persone incarcerate ingiustamente
07 – SAN VINCENZO GROSSI

“Come fanno gli altri a capire che dentro di noi c’è tanta gioia nel servire il Signore? Dobbiamo dimostrarlo con la nostra vita!”
Il primo mandato effettivo come parroco fu dal 1873, a Regona, piccola frazione di Pizzighettone per cercare di rimediare ai danni compiuti (secondo la testuale definizione del vescovo) da un “disgraziato antecessore” che aveva desertificato la parrocchia. Difatti, la popolazione del luogo era da tempo lontana dalla pratica religiosa, ma don Vincenzo vi si dedicò con tanta cura che dopo pochi anni trasformò il piccolo borgo in un “conventino”, come appunto venne definito dai suoi confratelli un po’ invidiosi.
Ma il segreto di don Vincenzo è a disposizione di tutti: tante ore al giorno in confessionale, colloqui prolungati davanti al Tabernacolo e la passione per i giovani (concedeva loro non solo di frequentare assiduamente la sua casa ma perfino di svuotargli la dispensa purché stessero lontani dai luoghi e dalle compagnie pericolose).
Presbitero del XIX° secolo
Fondatore della congregazione delle Figlie dell’Oratorio e ora loro patrono
08 – BEATA MARIA CROCEFISSO SATELLICO

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Nacque nel 1706 e fin da giovanissima ebbe la vocazione religiosa: a 14 anni entrò come educanda nel monastero delle clarisse della diocesi di Senigallia. A 19 anni vestì l’abito religioso prendendo il nome di Maria Crocifissa. Concentrò tutti i suoi sforzi nella realizzazione del suo costante desiderio: rendersi sempre più conforme a Gesù Crocifisso, con la pratica dei consigli evangelici e la devozione filiale alla Vergine Immacolata, secondo lo spirito di santa Chiara di Assisi (ricordata l’11 agosto).
Provata da afflizioni spirituali e corporali, fu tormentata per tutta la vita anche da assalti demoniaci che poté superare e sopportare con l’aiuto di esperti e santi direttori spirituali. Protagonista di prodigi soprannaturali e fenomeni mistici, fu prima eletta badessa del monastero e poi vicaria fino alla morte avvenuta a 39 anni a causa della tisi.
Clarissa del XVIII° secolo
08 – BEATO DUNS SCOTO

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A soli 15 anni vestì l’abito francescano e pochi anni più tardi, durante la preparazione alla Professione religiosa (1281) ricevette l’apparizione del Bambino Gesù tra le braccia, come dono della sua semplicità e della sua devozione al mistero dell’Incarnazione.
La sua vita fu caratterizzata da un’intesa attività accademica svolta in Francia (era originario della Scozia) ma non furono anni tranquilli: nel 1303, infatti, a causa della crisi tra il re di Francia, Filippo IV il Bello, e il papa Bonifacio VIII, dovette prendere la via dell’esilio per la sua fedeltà al Papa. Dopo pochi mesi il papa morì e il beato poté ritornare a Parigi per ricevere il titolo di Magister regens, dando vita alla sua intensa e attività scientifica.
All’inizio del 1307 ci fu una importante “disputa” sul tema dell’Immacolata Concezione per il quale il beato prese una ferma posizione: basti sapere che Papa Giovanni Paolo II, nella catechesi del 5 giugno 1996, lo definì «Dottore dell’Immacolata» perché con la sua dottrina aveva offerto alla Chiesa la chiave per superare le obiezioni sorte in merito. Si ricorda che “l’Immacolata Concezione” è un dogma cattolico, proclamato da papa Pio IX l’8 dicembre 1854 con la bolla Ineffabilis Deus, che sancisce come la Vergine Maria sia stata preservata dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento
Frate francescano del XIV° secolo
Per vedere un VIDEO che tratta una riflessione sull’Eucarestia. Premi QUI
09 – SANTA ELISABETTA DELLA TRINITÀ

“Dopo la Comunione, possediamo tutto il cielo nella nostra anima, eccetto la visione”
“Troveremo la sorgente della pietà nella santa Comunione, da cui attingeremo luce e forza”
“Che bella cosa pregare l’uno per l’altro, darsi appuntamento presso il buon Dio, dove non esiste più né distanza né separazione”
“Chiediamo a Dio che ci renda veri nel nostro amore, che ci renda esseri sacrificali, perché mi sembra che il sacrificio sia solo amore messo in atto”
“Il cuore della Vergine è un cuore che ha conosciuto tutti i tormenti e tutti gli strazi, eppure seppe conservarsi sempre calmo e forte, perché appoggiato a quello di Cristo”
La sua prima infanzia, fino ai 7 anni, fu attraversata da scoppi di collera indomabili: infatti era una bambina piuttosto vivace, volitiva, esuberante, estroversa, dal carattere forte e aggressivo. Tutto cambiò quando, nel 1887, la famiglia si trasferì a Digione in una modesta abitazione accanto alla quale si poteva contemplare il monastero del Carmelo. Quello stesso anno il padre morì e la vita di Elisabetta, pian piano, si trasformò.
Il giorno della sua Prima Comunione, la Priora del Carmelo le diede un santino di Santa Elisabetta e le spiegò il significato in ebraico del suo nome: “abitazione di Dio”. Dio abitava in lei fin dal battesimo: questa circostanza la colpì e con fervore cercò di accostarsi all’Eucaristia il più possibile (a quei tempi non si poteva ricevere tanto spesso). Entrò nel Carmelo di Diogione nell’estate del 1901, a 21 anni.
Monaca carmelitana del XIX° secolo
Patrona dei malati e degli orfani
10 – SANT’ANDREA AVELLINO

Si rimanda al libro riportato nella sezione “Altro”
Ordinato sacerdote nel 1545, nell’ottobre 1547 si trasferì a Napoli per frequentare la facoltà di diritto di quella Università, dove si laureò in diritto civile e in diritto canonico. Un giorno gli accadde che, mentre stava risolvendo una questione, si lasciò sfuggire inavvertitamente una bugia; fu tanto l’orrore che ne concepì che decise di lasciar per sempre l’avvocatura e dedicarsi unicamente al ministero ecclesiastico.
L’Arcivescovo di Napoli gli affidò allora la cura di alcuni monasteri di religiose ed egli si adoperò con tanto zelo per estirpare gli abusi e ad allontanare le persone senza vocazione, che incorse nell’odio di alcuni malvagi i quali lo perseguitarono fino ad attentare più volte alla sua vita.
Entrò nell’ordine dei Teatini (fondato da San Gaetano Thiene – ricordato il 7 agosto – e papa Paolo IV) e nutrì in tutta la sua vita una tenerissima devozione verso la SS. Vergine, ricevendone in cambio visibile protezione. Ebbe anche il dono della profezia, vedeva i segreti dei cuori e godette più volte il colloquio degli Angeli.
Religioso dell’Ordine dei Chierici regolari teatini del XVI° secolo
Per leggere il LIBRO “Opere Varie del glorioso Sant’Andrea da Avellino”. Per approfondire premi QUI
11 – SAN MARTINO DI TOURS

Non sono state trovate citazioni
Ad Amiens, nell’inverno del 338/339 avvenne l’episodio più famoso e più narrato della sua vita, il più decisivo e importante della sua futura vocazione. In quell’anno l’inverno era particolarmente rigido tanto che morirono parecchie persone. Una notte Martino era di guardia alle porte della città, insieme ad altri soldati, quando passò un mendicante seminudo e infreddolito che gli chiese l’elemosina. Il giovane non aveva con sé denaro da dargli, in quanto ciò che aveva lo aveva dato in precedenza. Tuttavia, memore delle parole di Gesù: “Perché … ero… nudo e mi avete vestito…”» (Mt 25, 36), d’impulso con la sua spada tagliò in due il suo mantello militare e lo condivise con il mendicante.
Quella stessa notte Martino vide in sogno Gesù che, rivestito del suo mantello, diceva ai suoi angeli: “Ecco qui Martino, il soldato romano che non è battezzato: egli mi ha vestito!”. Quando Martino si risvegliò, trovò il suo mantello integro.
Vescovo del IV° secolo
Patrono delle Guardia svizzera pontificia, albergatori, cavalieri, fabbricanti di maioliche, fanteria, forestieri, mendicanti, militari, sarti, sinistrati, vendemmiatori, viticoltori
Per leggere una LETTERA di Sulpicio Severo premi QUI
12 –
N
x
M
M
Laico del XVI° secolo
13 – SANT’OMOBONO TUCENGHI

Non sono state trovate citazioni
Non lasciò scritti e nemmeno discorsi, ma attraverso la tradizione orale ci giunge la sua chiara disposizione nei confronti del denaro guadagnato: su di esso avevano precisi diritti i poveri. I soldi erano mezzi d’intervento per soccorrere la miseria. La sua generosità divenne proverbiale, tanto che a Cremona è rimasto il detto “Non ho mica la borsa di sant’Omobono”.
Morì un giorno d’autunno del XII° secolo, durante la Messa, nella chiesa intitolata a sant’Egidio (oggi a lui intitolata), mentre recitava il Gloria.
Laico del XII° secolo
Patrono di Cremona, mercanti, sarti
14 – BEATO GIOVANNI LICCIO

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Nacque a Caccamo (Sicilia) nella prima metà del XV° secolo; purtroppo la madre morì durante il parto. A 15 anni, essendosi recato a Palermo, entrò nella Chiesa di Santa Zita per confessarsi e ai tempi era gestita dai Domenicani. Qui incontrò beato padre Geremia, il quale, scorgendo in quel giovane la divina chiamata, lo invitò ad entrare nell’Ordine.
Si fece molto onore nello studio e Dio gli fece il dono di saper predicare con parole che infiammavano i cuori: i cattivi si pentivano e cambiavano condotta, gli indifferenti decidevano di praticare la carità, chi non credeva in Dio ritrovava la fede. Devotissimo alla Madonna e divulgatore del Rosario, visitava ogni villaggio, sempre a piedi, in compagnia di un confratello.
CONFIDARE NELLA DIVINA PROVVIDENZA
Giovanni era anziano quando gli apparve la Madonna che gli affidò una missione: costruire una chiesa e un convento con l’aiuto del Cielo, a Caccamo. Giovanni, fiducioso, si incamminò verso il suo paese natale dove non aveva più fatto ritorno. Non sapeva dove costruirli né come fare ad acquistare il terreno. Un angelo gli disse di stare tranquillo perché era già pronto il terreno con le fondamenta. Alcuni contadini, infatti, si accorsero che in mezzo a un bosco sorgevano delle fondamenta che nessuno aveva mai visto prima. Il primo magistrato della città rimase così stupito da decidere di regalare, con atto pubblico, quel pezzo di terra al frate. I lavori iniziarono grazie alle offerte dei ricchi del paese e alla manodopera gratuita dei suoi concittadini.
Domenicano del XV° secolo
Lo si invoca contro il mal di testa
15 – BEATA LUCIA BROCCADELLI DA NARNI

“Pazzo è chi non te ama“
“Amore, amore che accende tutto il mondo“
“Non me fare secondo la tua iustitia, ma secondo la tua misericordia”
Nata a Narni nel 1476, sin da bambina decise di consacrare la vita a Dio, ma i suoi tutori (il padre morì mentre lei era piccola) avevano in progetto di farla sposare. A 14 anni la costrinsero a fidanzarsi e pare che, in occasione del fidanzamento, Lucia gettò per terra l’anello, schiaffeggiò il pretendente e fuggì via dalla stanza. L’anno successivo cedette alle resistenze e sposò un giovane di nome Pietro di Alessio; sembra che accettò il matrimonio grazie ai consigli del suo confessore e ad una visione della Madonna.
Dopo soli tre anni, Pietro le disse che era libera di andare e fare ciò che desiderava, quindi, Lucia entrò nella congregazione di terziarie regolari (terz’ordine domenicano), prima a Roma e poi a Viterbo dove rimase per tre anni condividendo anche fisicamente la passione di Cristo attraverso le stigmate.
Terziaria domenicana del XV° secolo
16 – SANTA GERTRUDE LA GRANDE (DI HELFTA)
“Ogni volta che guardiamo il Santissimo Sacramento, il nostro posto in cielo è elevato per sempre”
“Gesù, tu che mi sei immensamente caro, sii sempre con me perché il mio cuore rimanga con te e il tuo amore perseveri con me senza possibilità di divisioni e il mio transito sia benedetto da Te”
All’età di 5 anni (era il 1261) fu posta nel monastero di Helfta, appartenente all’ordine delle Cistercensi, allora diretto dalla badessa Gertrude di Hackeborn.
Gertrude di Helfta venne affidata a Santa Matilde di Hackeborn (ricordata il 19 novembre) la quale trovò in lei un’allieva esemplare. Ebbe una “violenta crisi spirituale”, come la chiamò lei stessa, a 25/26 anni che determinò la sua conversione e che la spinse a consacrarsi a Dio. Estasi, visioni e fenomeni soprannaturali accompagnarono questa decisione, oltre al sopraggiungere di malattie fisiche.
Si dice che ella fu una delle prime propagatrici della devozione al Sacro Cuore di Gesù. “Preparò il terreno” per la futura Santa Margherita Alacoque (ricordata il 16 ottobre), che visse 400 anni dopo
Religiosa cistercense del XIII° secolo
Per leggere il LIBRO “Le rivelazioni di Santa Gertrude”. Premi QUI
17 – SANTA ELISABETTA D’UNGHERIA

[Nel giorno del suo matrimonio] “Come posso osare di portare una corona così splendida davanti a un Re con in capo una corona di spine?”
Nacque in Presburgo, allora regno d’Ungheria, l’anno 1207. A 4 anni, secondo l’uso dei tempi, fu promessa in sposa al principino Ludovico e, appena 15enne, venne organizzato il matrimonio. Il marito le regalò uno specchio riflettente l’immagine del Salvatore come primo dono di nozze. D’allora visse in un triplice amore: verso la famiglia, verso Dio e verso il prossimo tanto da essere chiamata la “madre dei poveri”.
Dopo che il marito morì durante una crociata, il cognato spogliò Elisabetta di tutte le sue possessioni e barbaramente la scacciò di corte con i suoi bambini. Un bando vietava ai sudditi di accoglierla, e la regina non trovò rifugio che in una stalla. Per opera di suo padre fu reintegrata nei suoi diritti e in quelli dei figli: restituiti i beni, le fu restituita la corona e le venne proposta la mano di un principe ma essa preferì vestire l’abito francescano, riconoscente a Dio dei dolori e di tutte le ingratitudini sofferte.
Terziaria francescana del XIII° secolo
Patrona dell’Ordine Francescano Secolare, degli infermieri, delle società caritatevoli e dei fornai
18 – SANTA ROSE-PHILIPPINE DUCHESNE

“Non guardare al passato e non guardare al futuro. Tieni lo sguardo solo al presente perché contiene la Volontà di Dio”
“Gesù, vivo per Te, lavoro per Te, desidero solo Te… Tu in me e io in Te: Tu con me e io con Te; Tu tutto mio e io tutta Tua”
“Coltiviamo un piccolissimo campo per Cristo, ma lo amiamo, sapendo che Dio non richiede grandi conquiste ma un cuore che non trattiene nulla per sé”
Fu educata dalle Visitandine nel Monastero di Ste Marie d’en Haut e, attirata dalla loro vita contemplativa, a 18 anni infatti vi ritornò come novizia.
Allo scoppiare della Rivoluzione Francese la comunità fu dispersa e Filippina tornò in famiglia. Consacrò quindi il suo tempo ad alleviare le sofferenze di molti, visitando i prigionieri politici e soccorrendo i malati, i poveri e i bambini. Dopo il Concordato del 1801 tentò con alcune compagne di ridar vita al Monastero di Ste Marie d’en Haut, dove accolse delle alunne interne.
Nel 1804, avendo appreso l’esistenza di una nuova congregazione, la Società del Sacro Cuore, decise di offrire se stessa e il Monastero alla fondatrice Santa Maddalena Sofia Barat (ricordata il 25 maggio). Dopo la professione religiosa, insieme al desiderio di vita contemplativa, si fece più viva in lei la chiamata alle missioni, nutrita fin dall’adolescenza e nel 1818 il suo sogno si realizzò. Fu inviata nel territorio della Louisiana per rispondere all’appello del vescovo che cercava una Congregazione di educatrici per aiutarlo ad annunciare il Vangelo agli Indiani e ai giovani francesi della sua diocesi.
Religiosa appartenuta prima all’Ordine della Visitazione di Santa Maria e poi, dal 1804, alla Società del Sacro Cuore di Gesù del XIX° secolo
19 – SANTA MATILDE DI HACKEBORN

“Mio Signore, per lo splendore del vostro volto, illuminate la faccia dell’anima mia”
Una notte, non potendo pigliar sonno, quella pia vergine disse al Signore: “Oh! quanto sarebbe buono e adatto per conversare con Voi, questo tempo di silenzio!”
Metilde, un giorno, vide l’anima sua nel seno del Signore sotto la forma d’una piccola lepre addormentata con gli occhi aperti e disse: “Signore mio Dio, datemi l’istinto di questo animale, affinché quando il mio corpo si addormenta, il mio spirito vegli per Voi”
Nacque nel 1241 da una nobile famiglia tedesca e già in tenera età volle entrare in monastero, seguendo le orme della sorella maggiore Gertrude di Hackeborn.
In monastero, le suore si riunivano intorno a lei: era il rifugio e la consolatrice di tutti e aveva, per dono singolare di Dio, la grazia di rivelare i segreti del cuore di ciascuno.
Si dice fosse dotata di una meravigliosa e soave voce. Compose e insegnò tante orazioni, ma più importanti furono le sue intense esperienze mistiche che confidò a due consorelle (una di queste Santa Gertrude la Grande – ricordata il 16 novembre) che le raccolsero in “il libro della grazia speciale”.
Monaca cistercense del XIII° secolo
Per leggere il LIBRO “Il libro della grazia speciale”. Premi QUI
20 – SAN JOSÉ SÁNCHEZ DEL RÍO

“Viva Cristo Re!”
“Muoio contento perché sto morendo al fianco di Nostro Signore”
Durante la guerra cristera, Josè si unì alle forze ribelli per combattere contro il governo comunista che perseguitava la Chiesa di Cristo in Messico. Catturato dai rossi, venne tenuto prigioniero e torturato per fargli abiurare la Fede, ma fu vana impresa. Alla madre così scrisse durante la prigionia: “Muoio contento perché sto morendo al fianco di Nostro Signore”.
Venne torturato fino all’ultimo, ma non abiurò mai la Fede, neppure quando gli furono spellati i piedi e venne costretto a raggiungere a piedi il luogo della sua esecuzione! Fu accoltellato, perfino, ma non cedette mai e ad ogni supplizio ripeteva “Viva Cristo Re!”. Esasperati dall’eroico atteggiamento del ragazzo, i rossi infine gli spararono, ma nell’agonia, Josè riuscì perfino a tracciare una croce sul terreno col proprio sangue. Tutto questo a neppure quindici anni
Grazie a @reazione_cattolica
Laico del XX° secolo
21 – BEATA MARIA DI GESÙ BUON PASTORE (FRANCESCA DE SIEDLISKA)
“Egli è l’unico scopo, l’unico oggetto di tutto il nostro amore”
Quando aveva 16 anni (nel 1854) incontrò il padre cappuccino Leandro Lendzian con cui si instaurò un’intesa spirituale che lei stessa considerò il “momento della mia conversione; mi recai dal padre come una pagana, vuota di Dio e del Suo amore, tornai illuminata nell’amore”. Nel crescere prese sempre più coscienza della vocazione religiosa però non appoggiata dal padre. Nel 1860 seguì i suoi genitori che dovettero recarsi in Svizzera, nel Tirolo, in Germania e poi in Francia; ma la salute cominciò a declinare tanto da far temere una tubercolosi, male che imperversava in quell’epoca.
A 31 anni, padre Leandro le disse chiaramente che era volontà di Dio che iniziasse la fondazione di una nuova famiglia religiosa che divenne poi “Suore della Sacra Famiglia di Nazareth”. La nuova comunità doveva essere dedita all’adorazione del Ss. Sacramento, all’imitazione della vita di Maria Vergine a Nazareth e all’educazione catechistica dei fanciulli.
La prima casa venne fondata a Roma: iniziarono immediatamente a prendersi cura dei bambini trascurati e abbandonati, a insegnare religione ai giovani, a preparare le giovani coppie al matrimonio e a organizzare gruppi di incontro per le giovani. Il primo convento fuori Roma fu fondato a Cracovia nel 1881 e nel 1894 ne esistevano già quattro in Polonia.
Religiosa del XIX° secolo
Fondatrice della congregazione delle Suore della Sacra Famiglia di Nazareth
22 – BEATA ANNA KOLESÁROVÁ

Non sono state trovate citazioni
Nacque nel 1928 nella Slovacchia orientale, non lontano dal confine ucraino. Venne l’anno della seconda guerra mondiale (1944) e il 22 novembre, a seguito dell’invasione dei soldati nel suo villagio, si nascose nel seminterrato di casa sotto la cucina assieme alla famiglia.
Un soldato sovietico fece irruzione nella loro casa e iniziò la perquisizione e mentre stava per uscire scoprì il nascondiglio. Il padre di Anna, credendo che il giovane avesse bisogno di aiuto, le chiese di andare a dargli qualcosa da mangiare. Anna obbediente, seppur timorosa, uscì allo scoperto. La passione brutale del soldato si accese e la minacciò di morte se non fosse stata disposta a cedere ai suoi desideri impuri. Anna non aveva dubbi: preferiva morire piuttosto che tradire il Vero Amore perciò non ebbe paura di dare la vita a Gesù per difendere il dono prezioso della castità.
Viene anche definita la “Maria Goretti della Slovacchia” (santa Maria Goretti è ricordata il 6 luglio). Sulla sua lapide nel cimitero del villaggio, oltre ai dati usuali, c’è il motto di San Domenico Savio (ricordato il 9 marzo) “La morte ma non peccati”.
Laica del XX° secolo
23 – BEATA MARGHERITA DI SAVOIA
“…con tutte e tre”
Dopo una predicazione di San Vincenzo Ferrer (ricordato il 5 aprile) volle diventare domenicana ma, essendo figlia del principe di Savoia, si dovette sposare. Nel 1418 il marito morì. Margherita aveva 28 anni e dopo aver risolto le questioni familiari, con un gruppo di dame di corte visse una vita monastica in un palazzo ad Alba (Piemonte) dove vi fondò il convento. Per evitare un matrimonio con il Duca di Milano, divenne monaca di clausura del Secondo Ordine Domenicano.
Come religiosa, subì umiliazioni, punizioni e privazioni. Si narra che un giorno le apparve Cristo con tre frecce in mano (che rappresentavano malattia, calunnia e persecuzione) chiedendole con quale delle tre voleva essere ferita e lei gli disse: “con tutte e tre”. Per 20 anni visse una vita di pazienza e rassegnazione. Morì consolata da una visione della stessa Santa Caterina da Siena (ricordata il 29 aprile), testimoniata da altri religiosi oltre alla morente.
M
Terziaria domenicana del XV° secolo
24 – BEATA MARIA ANNA SALA

“Poi, se il Signore visita con la tribolazione coloro ché Egli ama, allarghiamo un po’ il cuore, e confidiamo che Egli volgerà in nostro bene anche le croci”
“Io sono contentissima di fare i Santi Esercizi dove, quando e come Ella crede. La è pure una grande benedizione il trovarsi sotto obbedienza in ogni cosa; ed io sono ben felice di farne la dolce esperienza”
Fu una delle prime allieve delle Suore Marcelline a Vimercate; vi entrò a 11 anni e, ai tempi, era un istituto di recente fondazione. Quando sentì la chiamata di Dio a una vita più consacrata e dedita alla scuola, scelse proprio le Marcelline, rivolgendosi per essere accolta come postulante nel 1848.
Suor Maria Anna fu semplicemente e totalmente fedele al carisma fondamentale della sua Congregazione. Tre grandi insegnamenti sgorgano dalla sua vita e dal suo esempio: la necessità della formazione e del possesso di un buon carattere fermo, sensibile, equilibrato; il valore santificante dell’impegno nel dovere assegnato dall’obbedienza e l’importanza essenziale dell’opera pedagogica.
La sua vita fu dedicata interamente all’insegnamento in vari collegi della congregazione: a Cernusco sul Naviglio, Genova e Milano, prima nelle scuole elementari e poi in quelle superiori, insegnando anche musica. L’unica interruzione rilevante in questa sua attività fu causata dalla II° Guerra d’Indipendenza, in occasione della quale si dedicò all’assistenza dei feriti (1859).
Religiosa delle Suore di Santa Marcellina del XIX° secolo
Per leggere le LETTERE della beata ed approfondire la sua figura premi QUI
25 – BEATA ELISABETTA ACHLE DI REUTE
“Grazie, Signore, perché mi fai sentire i dolori della tua Passione!”
Il suo confessore (nonché direttore spirituale e biografo), gli consigliò di abbandonare la sua vita di tessitrice per seguire l’abitudine di San Francesco nel Terzo Ordine. Così fece; Elisabetta aveva allora 14 anni, era il 1400. Il demonio, invidioso dei suoi progressi sulla via della perfezione, la perseguitava spesso ad esempio sotto forma di sospetti da parte delle compagne, con situazioni di abbattimento e con la comparsa di malattie come la lebbra. Ma Elisabetta sopportò tutto: il segreto della sua forza era nella meditazione della Passione di Cristo, oggetto del suo amore e regola della sua vita.
Il Signore la favoriva segnando a volte il suo corpo con i segni della sua Passione: ferite come spine sulla testa, segni di frustate e persino stimmate. Sebbene apparissero solo occasionalmente, il loro dolore era continuo ma lei, nel mezzo della sofferenza, continuava a dire: “Grazie, Signore, perché mi fai sentire i dolori della tua Passione!”
Terziaria francescana del XV° secolo
Invocata contro i temporali, gl’incendi e la guerra
25 – BEATI LUIGI BELTRAME QUATTROCCHI E MARIA CORSINI

Non sono state trovate citazioni
Convolati a nozze nel 1905, andavano a Messa tutte le mattine e la loro giornata era contrassegnata da momenti di preghiera in comune, come il Rosario serale. Diventarono inoltre terziari francescani. Lui, amico di Don Sturzo e di De Gasperi, testimoniò la sua fede nel laico ambiente di lavoro; lei, scrittrice di libri educativi, fu crocerossina durante la guerra e realizzava, come catechista, corsi per fidanzati (una novità per l’epoca).
I primi tre figli, Filippo, Stefania, Cesare, abbracciarono tutti la vita consacrata; la nascita dell’ultimogenita Enrichetta invece fu preceduta da una gravidanza drammatica. I medici invitarono la madre ad abortire per sfuggire alla morte, ma i coniugi rifiutarono con fermezza. ll lunedì Santo del 1914 Maria diede alla luce il quarto figlio e i medici constatarono stupiti le buone condizioni di entrambe.
Il 13 agosto 1940 la madre affidò i figli alla protezione di Maria presso il santuario della Madonna del Divino Amore e la protezione non tardò ad arrivare: durante la guerra, il primo figlio, Filippo, divenuto Don Tarcisio, scampò il 13 agosto del 1942 al siluramento della nave dove era imbarcato; il 13 agosto dell’anno successivo Cesare, cappellano militare con il nome di Padre Paolino, sfuggì ai colpi di un cecchino mentre raccoglieva le spoglie di un soldato caduto; nello stesso giorno Stefania, che aveva preso il nome di Madre Cecilia, uscì dal monastero delle benedettine di Milano poco prima che questo venisse colpito da un bombardamento.
L’ultimogenita Enrichetta, laica consacrata e ora adornata del titolo di “Venerabile”, trascorse la sua vita sempre al fianco dei genitori in perseverante preghiera, consacrandosi al Signore nel servizio al prossimo.
Laici (coniugi) del XX° secolo
26 – SAN LEONARDO DA PORTOMAURIZIO
“Se voi praticate parecchie volte al giorno, il santo esercizio della Comunione Spirituale, vi dò un mese di tempo per vedere il vostro cuore tutto cambiato”
“lo credo che, se non ci fosse la Messa, a quest’ora il mondo sarebbe già sprofondato sotto il peso delle sue iniquità. È la Messa il poderoso sostegno che lo regge”
Una delle particolarità per cui fu famoso san Leonardo, vissuto nel XVII° secolo, è stato il suo impegno per la diffusione della Via Crucis. Attraverso questa modalità di preghiera, cercava di rendere partecipi tutti del dono della contemplazione. Attenzione: non fu lui ad inventarla, già esisteva dal XIII° secolo, ma il Santo ligure la diffuse con immenso amore e ardente pietà proprio perché si contempla la vittoria del bene sul male!
San Leonardo attribuiva molta importanza al “guardare” i vari momenti della via dolorosa contemplandoli per fissare nella mente e nel cuore la Passione stessa del Salvatore e attingere la forza di prenderne parte. Egli le chiamava “stazioni” per indicare proprio il fermarsi a prendere quasi parte della lotta.
Frate minore riformato francescano del XVII° secolo
Per un approfondimento la pratica della COMUNIONE SPIRITUALE premi QUI
26 – BEATO DON GIACOMO ALBERIONE

“La santità è la testardaggine nel compiere la volontà di Dio sempre, nonostante qualsiasi difficoltà”
“Dio non spreca la luce: accende le lampadine nel momento del bisogno, ma sempre nel tempo opportuno”
“L’apostolo, il predicatore, il missionario, il confessore, l’uomo d’azione, corrono grave rischio di costruire sulla sabbia, se la loro attività non poggia sopra un’intensa devozione e fiducia in Maria”
“La stampa, il cinema, la radio, la televisione costituiscono oggi le più urgenti, le più rapide e le più efficaci opere dell’apostolato cattolico, per dare con i mezzi moderni, più celeri e più efficaci, tutto ciò che è buono, vero, utile”
“La visita eucaristica è un incontro dell’anima e di tutto il nostro essere con Gesù: È la creatura che si incontra con il Creatore. È il discepolo presso il divino Maestro. È l’infermo con il Medico delle anime. È il povero che ricorre al Ricco. È l’assetato che beve alla Fonte. È il debole che si presenta all’Onnipotente. È il cieco che cerca la Luce. È l’amico che va dal vero Amico. È la pecorella smarrita cercata dal Pastore. È il cuore disorientato che trova la Via. È lo stolto che trova la saggezza. E l’afflitto che trova il Consolatore. È il nulla che trova il Tutto”
Nella notte che segnava il passaggio al nuovo secolo (XX°), durante la veglia di adorazione eucaristica solenne nel Duomo, mentre era inginocchiato a pregare, visse un’intensa esperienza spirituale. In essa percepì con chiarezza la sua futura missione: vivere e dare al mondo Gesù Cristo via, verità e vita, utilizzando a tal fine tutti i mezzi più celeri ed efficaci che il progresso umano offriva per la comunicazione tra le persone.
Nel 1914, mentre a Roma stava morendo il santo pontefice Pio X (ricordato il 21 agosto), ad Alba don Alberione diede inizio alla “Famiglia Paolina” con la fondazione della Pia Società San Paolo. Bruciato dallo “zelo” per le anime, cercò di individuare le forme più rapide per raggiungere, con il messaggio evangelico, ogni uomo. Intuì che, accanto ai libri, un mezzo molto efficace poteva risultare la pubblicazione di periodici; tra le varie iniziative si segnala la fondazione della rivista “Famiglia Cristiana” nel 1931.
Presbitero del XX° secolo
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27 – LA MEDAGLIA MIRACOLOSA

“Tutte le persone che la porteranno riceveranno grandi grazie, specialmente portandola al collo; le grazie saranno abbondanti per le persone che la porteranno con fiducia”
LA PRIMA APPARIZIONE
Scrive Santa Caterina Labouré: […] Alle undici e mezzo mi sento chiamare per nome: «Suor Labouré! Suor Labouré!» Svegliatami, guardo dalla parte donde veniva la voce, che era dal lato del passaggio del letto. Tiro la cortina e vedo un fanciullino vestito di bianco, dai quattro ai cinque anni, il quale mi dice: «Venite in cappella; la Madonna vi aspetta». […] Il fanciullo mi condusse nel presbiterio accanto alla poltrona del Signor Direttore, dove io mi posi in ginocchio, mentre il fanciullino rimase tutto il tempo in piedi. […] Finalmente giunse il sospirato momento. Il fanciullino mi avvertì, dicendomi: «Ecco la Madonna, eccola!». […]
TERZA APPARIZIONE – 27 novembre 1830
[…] «Tutto ad un tratto le sue dita si ricoprirono di anelli, ornati di pietre preziose, le une più belle delle altre, le une più grosse e le altre più piccole, le quali gettavano dei raggi gli uni più belli degli altri, […] Alcune pietre preziose non mandavano raggi…». Queste pietre che restano in ombra rappresentano le grazie che ci si dimentica di chiedermi” mi disse la Vergine» […] Allora si fece sentire una voce che mi disse: «Fate coniare una medaglia su questo modello. Tutte le persone che la porteranno riceveranno grandi grazie, specialmente portandola al collo; le grazie saranno abbondanti per le persone che la porteranno con fiducia».
LA QUARTA APPARIZIONE
Nel dicembre 1830 ha luogo la quarta e ultima apparizione. […] «Questi raggi sono il simbolo delle grazie che la Santa Vergine ottiene per le persone che gliele chiedono… Non mi vedrai più». […]
Soltanto due anni dopo, grazie all’autorizzazione dell’arcivescovo di Parigi, mons. De Quelen, si iniziò a coniare i primi 1.500 esemplari della medaglia. Era il 30 giugno 1832. Le grazie ottenute sono furono fin da subito così numerose – soprattutto tra i malati di colera in seguito all’epidemia che ha colpito Parigi dal febbraio 1832 – che immediatamente si indicò la Medaglia come “Miracolosa” e come tale la conosciamo ancora noi oggi. Per la storia completa premi QUI.
Giaculatoria: “O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te”.
Questa scritta ha il valore di una profezia, poiché alcuni anni dopo, l’8 dicembre 1854, Pio IX proclamerà il dogma della Immacolata Concezione. Dopo quattro anni dalla proclamazione del dogma, nel 1858, la Madonna si presenterà a Bernadette proprio come “Immacolata Concezione”.
Perché Maria è in piedi sul mondo?
Perché Lei è la Regina, chiamata a vincere, nel nome di Suo Figlio Gesù, le potenze delle Tenebre, divenendo così Corredentrice.
Braccia aperte della Vergine e i raggi che fuoriescono dalle mani della Madonna
Dicono che la Madonna vince il demonio elargendo le grazie che Ella ottiene da Dio, intercedendo presso il Padre in favore di quanti a Lei ricorrono con fiducia e devozione.
Sul retro della medaglia sta una Croce, appoggiata sulla “I” di “Iesus” che sormonta la “M” di “Maria”.
La Croce è il simbolo della vittoria di Cristo sul peccato, sulla morte e quindi sul demonio, a causa del quale la morte è entrata nel mondo, come ricorda la Sacra Scrittura. La Croce è la via per vincere il diavolo, il peccato e la morte e questa Croce “poggia” su Gesù perché sulla sua morte e resurrezione si fonda la possibilità, per ognuno di noi, di partecipare della sua vittoria e guadagnare la Gloria del Cielo. Ma questa vittoria di Gesù nella croce a sua volta “poggia” sulla “M” di Maria, come a dire che la Madonna è lo strumento di cui Gesù si serve per realizzare la sua vittoria.
Attenzione alla medaglia miracolosa falsa. Per maggiori informazioni premi QUI.
28 – SAN GIACOMO DELLA MARCA

[Ultime parole] “Gesù, Maria. Benedetta la Passione di Gesù”
“Amo Te, mio Dio, che sei sempre pronto a perdonare tutti i miei peccati”
Nacque a Monteprandone (Ascoli Piceno) nel 1394: fu discepolo di San Bernardino da Siena (ricordato il 20 maggio) dal quale ricevette a 22 anni il saio francescano. Come il maestro, anch’egli si diede alla predicazione prima in Italia e poi in Polonia, Boemia, Bosnia e Ungheria perché ordinato dal Papa. Oratore ardente, si scagliò soprattutto contro i vizi dell’avarizia e dell’usura senza dimenticare di promuovere attivamente il nome di Gesù, proprio come il suo maestro.
La sua vita fu di estrema penitenza tanto che si sottoponeva a sette quaresime durante l’anno e negli altri giorni i suoi pasti consistevano in una scodella di fave cotte nell’acqua. Spesso malato, ricevette sei volte l’Estrema Unzione eppure resistette nella faticosa vita dei predicatori itineranti. Una cosa sola temette nella sua esistenza: che il dolore fisico lo distraesse dalla preghiera.
Frate francescano del XIV° secolo
Per leggere il LIBRO “La Regola per ben confessarsi” premi QUI
29 – BEATA MARIA MADDALENA DELL’INCARNAZIONE

“Amato mio Bene, questo mio cuore brama viver languendo e poi morire amando”
“Gesù diletto vieni dalla tua Sposa che nulla altro brama che i suoi occhi ti vedan presto. O Gesù mio, il tuo bel nome mi riscalda e mi accende questo povero e freddo mio cuore. Amato mio Bene, cerco in petto il mio cuore. E l’trovo prigioniero fra tue catene…”
Nel 1787, poco più che 16enne, Caterina frequentava un facoltoso padrone di bastimenti, che le prometteva una vita serena e avventurosa. Prima di partire per un viaggio a Costantinopoli, le fece anche dono di un cofanetto di gioielli, quasi una promessa di matrimonio. La ragazza fu ben contenta di farne sfoggio ad una messa domenicale; il padre fu il primo a notarli e la rimandò a casa con l’ordine di toglierseli di dosso. Il padre, che sapeva fare buon uso delle sue ricchezze destinandole parte alla beneficienza, la voleva far crescere nella fede affinché fosse salda, senza bigottismi e senza smancerie. Arrivata a casa Caterina si specchiò un’ultima volta per vedersi con tutti i gioielli di cui era agghindata ma, invece della sua immagine, vide riflessa quella di Cristo nello strazio della passione.
Nello stesso anno Caterina entrò nel monastero dei Santi Filippo e Giacomo in Ischia di Castro (Viterbo) delle terziarie francescane. A 19 anni emise i voti ed assunse il nome di Maria Maddalena dell’Incarnazione. A soli 32 anni venne eletta badessa del convento e dedicò le sue forze a rafforzare la vita di povertà e di penitenza del convento. Nel frattempo, sotto la guida spirituale di padre Giovanni Baldeschi, andò maturando la fondazione di una comunità religiosa monastica che si dedicasse unicamente all’adorazione del santissimo Sacramento e che venne ufficialmente fondato nel 1807.
Religiosa del XIX° secolo
Fondatrice delle monache adoratrici perpetue del Santissimo Sacramento
30 – SANT’ANDREA

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LA CHIAMATA AD ESSERE APOSTOLO (Gv 1, 35-40)
Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: “Ecco l’agnello di Dio!”. E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: “Che cercate?”. Gli risposero: “Rabbì (che significa maestro), dove abiti?”. Disse loro: “Venite e vedrete”. Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro.
LO SAPEVI CHE…
Perché è patrono delle donne che cercano marito? Poiché Sant’Andrea è associato all’atto di “pescare”, la sua figura è diventata un simbolo per la ricerca di un marito, considerata una forma di “pesca” di un compagno di vita, come per cercare un buon “pesce”
Apostolo
Patrono di Fabbricanti di corde, Paralitici, Pescatori, Pescivendoli, giovani donne che cercano marito.
Invocato contro i crampi, dissenteria, gotta, paralisi, erisipela, torcicollo.
Dicembre
01 – SAN CHARLES DE FOUCAULD

“Dio si serve dei venti contrari per condurci in porto”
“Adorare l’Ostia Santa, dovrebbe essere il centro della vita di ogni uomo”
“Non appena ho creduto che Dio esisteva, ho capito che non potevo vivere se non per Lui”
“Il prete è un ostensorio, suo compito è di mostrare Gesù. Egli deve sparire e lasciare che si veda solo Gesù…”
Da giovane si lasciò vincere dallo scetticismo religioso e dal positivismo che segnavano la sua epoca. Ciò lo portò a perdere la fede e ad immergersi in una vita mondana la quale lo lasciava comunque insoddisfatto. Militare, a 20 anni venne mandato in Algeria dove maturò l’idea di abbandonare la carriera ed intraprendere un viaggio a carattere scientifico in Marocco.
Sorpreso dal modo di pregare dei musulmani, la ricerca interiore della verità e l’amicizia discreta della cugina Marie de Bondy, lo condussero a riconoscere che la religione cattolica poteva contribuire all’elevazione spirituale che stava cercando. Cominciò dunque ad andare in chiesa, trascorrendo ore intere a ripetere: “Mio Dio, se esisti, fa’ che Ti conosca“. Con l’aiuto dell’abbé Huvelin si convertì definitivamente.
Dopo una lunga esperienza in Terra Santa, nel 1905 andò ad abitare nel cuore del Sahara per fedeltà alla sua vocazione di imitare la vita nascosta di Gesù a Nazareth che si era fatto piccolo per dare un volto umano a Dio.
Religioso del XIX° secolo
02 – SANT’ABACUC

“Ma io gioirò nel Signore,
esulterò in Dio mio salvatore.
Il Signore Dio è la mia forza,
egli rende i miei piedi come quelli delle cerve
e sulle alture mi fa camminare.”
Ab 3, 18-19
Il Libro di Abacuc (profeta) è composto da 3 capitoli e contiene vari oracoli, in particolare l’esortazione alla fedeltà a Dio nonostante le avversità. Il primo capitolo è una discussione tra il Signore e il profeta che è turbato dal veder apparentemente prosperare i cattivi. Nel secondo capitolo il Signore gli raccomanda di essere paziente; infatti i giusti devono imparare a vivere conformemente alla fede. Il capitolo terzo contiene la preghiera di Abacuc nella quale egli riconosce la giustizia di Dio.
Profeta dell’antico testamento
03 – SAN FRANCESCO SAVERIO

“Guai a me se non predicherò il Vangelo”
“Ti amo, non perché puoi donarmi il paradiso o l’inferno, ma semplicemente perché sei quello che sei – mio re e mio Dio”
“[…] I fanciulli poi non mi lasciano né dire l’Ufficio divino, né prendere cibo, né riposare fino a che non ho loro insegnato qualche preghiera; allora ho cominciato a capire che a loro appartiene il regno dei cieli”
“Saverio, che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la sua anima?” (Mt 16,26) Questo avvertimento di Gesù fu rivolto a Francesco da Ignazio di Loyola che lo commentò così: “Pensaci bene, il mondo è un padrone che promette e che non mantiene la parola. E anche se mantenesse le sue promesse nei tuoi confronti, non potrà mai appagare il tuo cuore. Ma supponiamo che lo appagasse, quanto tempo durerà la tua felicità? In ogni caso, potrà forse durare più della tua vita? E alla morte, che cosa porterai con te nell’eternità? Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la sua anima?”
Poco per volta, questa massima entrò nel cuore di Francesco Saverio e si impresse profondamente.
Quando Francesco raggiunse la maggiore età, la sua famiglia si ritrovò rovinata economicamente a seguito della guerra contro la corona di Castiglia avvenuta negli anni precedenti. Non attirato dalla vita militare, a 19 anni (1525) lasciò la famiglia e si recò all’Università di Parigi. Nell’alloggio, dove c’erano alcuni compagni dediti ad una vita poco edificante, incontrò San Pietro Favre e Sant’Ignazio di Loyola (ricordato il 31 luglio). Inizialmente affascinato dalla vita mondana, solo con l’aiuto di Sant’Ignazio fu toccato dalla grazia di Dio: partecipando ai suoi Esercizi Spirituali chiese “la conoscenza intima del Signore che per me si è fatto uomo, per amarlo con maggiore ardore e seguirlo con più fedeltà” (Es. Sp. 104).
La vocazione missionaria arrivò con il tempo: tutto iniziò con l’impossibilità di fare un viaggio in Terra Santa dopo esser entrato a far parte della Compagnia dei Gesuiti, poi il pellegrinaggio a Roma, le missioni a Bologna e infine l’evangelizzazione delle Indie (richiesta dal re del Portogallo nel 1538). Francesco portò il Vangelo a contatto con le grandi culture orientali, adattandolo con sapiente senso apostolico all’indole delle varie popolazioni. Nei suoi viaggi toccò l’India e il Giappone; morì mentre si accingeva a diffondere il messaggio di Cristo in Cina aprendo la strada ad un altro missionario gesuita: il servo di Dio Matteo Ricci.
Gesuita del XVI° secolo
Patrono dei missioni, missionari, marinai.
Invocato nelle cause di difficile risoluzione.
04 – SAN GIOVANNI DAMASCENO

“La preghiera è il respiro dell’anima”
“La fede è come una luce che illumina il cammino dell’anima verso Dio”
“La verità è come un raggio di luce che penetra nelle profondità dell’anima”
Ai suoi tempi l’imperatore Leone Isaurico aveva mosso guerra spietata al culto delle sacri immagini, e Giovanni, dietro esortazione del Pontefice Gregorio III, ne prese le difese scrivendo delle opere. L’imperatore lo accusò di tradimento e gli venne recisa la mano destra al fine di impedirgli di continuare a scrivere opere. La Vergine Maria, di cui era devotissimo, volle manifestare l’innocenza del suo fedele servo facendolo trionfare e gli restituì la mano non lasciando il minimo segno nel luogo del taglio.
Giovanni combatté tutti gli eretici del suo tempo: le sue tesi prevalgono, insieme a quelle di San Germano di Costantinopoli, nel Secondo concilio di Nicea (787, dopo la sua morte).
Presbitero del VII° secolo
Patrono di pittori, menomati e farmacisti
05 – BEATO BARTOLOMEO FANTI

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La vita del beato, che va dal 1443 al 1480, coincide col periodo di massima vitalità ed espansione della Congregazione carmelitana mantovana; anzi, egli ne fu, seppure in forma nascosta, uno dei più validi promotori.
Nato nel 1443, s’unì all’ordine all’età di 17 anni e dopo l’ordinazione sacerdotale divenne un efficace predicatore. Aveva tanta fede nella presenza di Dio nell’Ostia consacrata che si sentiva di ungere con l’olio della lampada del Santissimo gli ammalati che ricorrevano a lui. Si ebbero parecchi casi di guarigioni giudicate miracolose dai testimoni.
Umile e mansueto, fu per tutti un esempio di preghiera, generosità e fedeltà nel servizio del Signore. La sua vita spirituale si imperniò sulla contemplazione della Passione, sull’Eucaristia e sulla devozione alla Beata Vergine.
Monaco carmelitano del XV° secolo
06 – SAN NICOLA DI BARI

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Nacque intorno all’anno 260 dopo Cristo a Patara, importante città marittima della Licia, penisola della costa meridionale dell’Asia Minore (oggi Turchia). Nel porto di questa città aveva fatto scalo anche S. Paolo in uno dei suoi viaggi.
Nell’iconografia è spesso raffigurato con in mano o ai piedi tre palle d’oro le quali sono una rappresentazione artistica dei sacchetti pieni di monete d’oro che donò ad una povera famiglia (sin da piccolo aveva la virtù della carità). La vicenda è la seguente: c’era un signore della sua città che, essendo caduto in grave miseria, non poteva offrire un decoroso matrimonio alle tre figlie ed era stato costretto ad insinuare in loro l’idea di prostituirsi per raccogliere il denaro sufficiente per sposarsi. Nicola decise di intervenire: operando nel nascondimento, per tre notti raggiunse la dimora e, avvicinandosi alla finestra, lasciò cadere un sacchetto attraverso l’inferriata.
Eletto Vescovo, si impegnò nella diffusione della verità evangelica, andava incontro alle necessità dei poveri e dei bisognosi e sosteneva il popolo durante la prigionia a causa delle persecuzioni del IV° secolo: li sosteneva ed incoraggiava a resistere nella fede e a non incensare gli dèi. Lungo la storia molte famiglie si sono affidate al santo per chiedere la grazia di un figlio; tra questi ricordiamo i genitori di San Nicola da Tolentino, ricordato il 10 settembre.
Vescovo del III° secolo
Patrono di Bari. Patrono di marinai, pescatori, farmacisti, profumieri, bottai, arcieri, bambini, ragazze da marito, scolari, avvocati, prostitute, prigionieri, vittime di errori giudiziari, mercanti e commercianti.
07 – SANT’AMBROGIO

“Voi pensate: i tempi sono cattivi, i tempi sono pesanti, i tempi sono difficili. Vivete bene e muterete i tempi”
“Quando domandi perdono per te, allora è proprio quello il momento di ricordarti che devi concederlo agli altri”
“La preghiera troppo prolissa spesso diventa meccanica e d’altra parte l’eccessivo distanziamento porta alla negligenza”
“Prima si deve morire al peccato e solamente dopo si può stabilire in questo corpo la varietà delle diverse opere di virtù con le quali rendere al Signore l’omaggio della nostra devozione”
“Non incoraggiate ingenue fantasie di grandezza nei vostri figli, ma se Dio li chiama a qualcosa di bello e di grande, non siate voi la zavorra che impedisce di volare. Non arrogatevi il diritto di prendere decisioni al loro posto, ma aiutateli a capire che decidere bisogna, e non si spaventino se ciò che amano richiede fatica e fa qualche volta soffrire”
Nacque nel IV° secolo in Germania da una nobile famiglia romana la quale, dopo la morte del padre, si trasferì a Roma. Nel 370 l’imperatore Valentiniano lo nominò governatore con residenza a Milano. Era un uomo al di sopra delle parti e dei partiti, aveva costantemente l’occhio rivolto al bene di tutta la popolazione, non escludendo nessuno specialmente i poveri. Ricoprì l’incarico per soli quattro anni in quanto il popolo decise di nominarlo vescovo.
Ricevuta la nomina (inizialmente rifiutata), Ambrogio decise di rompere ogni legame con la vita precedente: donò le sue ricchezze ai poveri, le sue terre e altre proprietà alla Chiesa (ad eccezione di una piccola parte destinata alla sorella Marcellina che anni prima si era consacrata).
Studiava giornalmente, poi faceva sostanza di quanto appreso nella preghiera, scriveva e infine predicava. Questo era il suo modo di porgere la Parola di Dio al popolo. Lo stesso Sant’Agostino d’Ippona (ricordato il 28 agosto) ne rimase affascinato tanto da sceglierlo come maestro nella fede, proprio perché con il suo modo di fare e di predicare aveva contribuito alla sua conversione. Altro grande riconoscimento al vescovo fu quello di difendere la Chiesa dalle eresie dell’arianesimo.
Vescovo del IV° secolo
Patrono di Milano
08 –
N
x
M
M
Laico del XVI° secolo
09 – SAN PIETRO FOURIER
Non sono state trovate citazioni
Eletto parroco di Mattaincourt, conobbe la beata Maria Teresa di Gesù Le Clerc (ricordata il 9 gennaio) che divenne sua figlia spirituale e con la quale diede vita alle Canonichesse di Sant’Agostino della Congregazione di Nostra Signora, un istituto dedito all’istruzione della gioventù che conobbe una rapida diffusione anche fuori dalla Lorena.
La nascita della congregazione risale alle notte di Natale del 1597 quando Pietro raccolse il voto di cinque ragazze (tra cui Le Clerc) di fare apostolato offrendo la possibilità di frequentare una scuola a fanciulle povere.
Nel 1598 poté aprire la prima scuola a Poussay, mentre il vescovo di Toul approvava una prima stesura della Regola della nuova congregazione.
Presbitero del XVI° secolo
Fondatore delle Canonichesse della Congregazione di Nostra Signora
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Laico del XVI° secolo
11 – SANTA MARIA MARAVILLAS DE JESUS

“Questa vita passa come un volo, e l’unica cosa che vale è ciò che facciamo per l’altra”
“In conseguenza di ciò non ho altro desiderio che quello di unire del tutto la mia volontà con quella di Dio, né maggior pena che quella di averlo offeso e di aver perso così il tempo che egli mi ha dato per amarlo e servirlo”
Fin dall’infanzia desiderò consacrarsi a Dio e dedicò la sua gioventù all’aiuto dei bisognosi. Attratta dalla spiritualità di Santa Teresa di Gesù e di San Giovanni della Croce (ricordato il 14 dicembre) e mossa dal suo amore per la Vergine Maria, entrò nel Carmelo dell’Escorial nel 1919.
ESTRATTO DI UNA LETTERA SCRITTA NELL’ANNO 1931-1932 A PADRE ALFONSO TORRES:
“Mi trovo così un niente, così incapace per ogni virtù! Ma ho la sensazione come se il Signore volesse che lasciassi perdere tutto questo nulla in Lui, ed essere Lui che vive in me. E da tempo che sento come un’attrattiva di starmene ad amare e adorare il Signore, lo sento forte, anche se così in oscurità e così di nascosto nel più intimo dell’anima. E’ una cosa che sembra manifesta per se stessa . E’ questa la differenza delle mansioni dell’anima di cui parla la Nostra Madre. Padre, sarà vero ciò che chiede il Signore da me, ciò questo restar così, amando e adorando con maggiore e minore vuoto, nel dolore e nel godimento, non soffermandosi in altro che in ciò che Lui può fare in questo tempio dell’anima mia quanto vuole, lasciandolo operare?”. Per la versione integrale premi QUI
Monaca carmelitana del XX° secolo
12 – BEATO CORRIDA DA ORFIDA

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Aveva solo 14 anni quando, nel 1251, fu accolto nell’Ordine francescano. Aspirando a una vita di povertà, penitenza e preghiera, secondo la Regola di San Francesco d’Assisi, sebbene fosse dotato di particolari doti intellettuali e avesse già dato buona prova di sé, preferì per umiltà interrompere gli studi teologici, iniziati nel convento di Assisi per servire i suoi confratelli nei più umili compiti, quali cuciniere, questuante e portinaio.
Nel 1287 fu chiamato al convento di Forano (Appignano di Macerata) dove conobbe e strinse una fraterna amicizia con il Beato Pietro da Treia con il quale si confidava di ogni spirituale consolazione ricevuta in dono. Qui, nel 1289, avvenne l’apparizione della Vergine col Bambino.
Nella primavera del 1294 soggiornò in Offida nel Convento di S. Marco dove convertì un giovane frate dissoluto e disordinato che morto poco tempo dopo, gli apparve in visione supplicandolo di alleviargli le pene del purgatorio. Il Beato pregando sull’altare maggiore della stessa chiesa, con la recita di 100 padre nostro lo liberò da tali pene. Da qui la tradizione, mantenuta tutt’oggi dalle Monache Benedettine succedute ai Francescani nel Monastero di San Marco, di recitare 100 padre-nostro in suffragio dei defunti.
Frate minore del XIII° secolo
13 – SANTA LUCIA
“Sono la serva del Dio eterno, il quale ha detto: quando sarete trascinati dai giudici, non preoccupatevi di cosa dire, perché non sarete voi a parlare, ma parlerà in voi lo Spirito Santo”
Nacque a Siracusa da una nobile famiglia cristiana. Un giorno propose alla madre di andare insieme in pellegrinaggio nella vicina città di Catania, presso il sepolcro di Sant’Agata martire, per domandare a Dio la grazia della guarigione della madre. Sant’Agata apparve in visione a Lucia dicendole: “Sorella mia Lucia, vergine consacrata a Dio, perché chiedi a me ciò che tu stessa puoi ottenere per tua madre? Ecco che, per la tua fede, ella è già guarita! E come per me è beneficata la città di Catania, così per te sarà onorata la città di Siracusa”. E la madre guarì.
Dopo l’evento miracoloso Lucia rese pubblica la sua consacrazione totale a Dio fatta da fanciulla, ma colui che l’aveva pretesa come sposa si vendicò del rifiuto denunciandola al locale tribunale – era ancora il periodo delle persecuzioni cristiane. Arrestata, rifiutò con coraggiosa fermezza di sacrificarsi agli déi pagani; venne quindi processata.
Laica del III° secolo
Patrona dei ciechi, oculisti, elettricisti.
Invocata contro le malattie degli occhi e le carestie
14 – SAN GIOVANNI DELLA CROCE

“L’anima innamorata di Dio è un’anima gentile, umile e paziente”
“L’uomo non sa né godere né soffrire bene, non comprendendo la differenza fra il bene e il male”
“La contemplazione non è altro che un’infusione segreta, pacifica e amorevole di Dio che, se ammessa, incendia l’anima con lo Spirito d’Amore”
“Dio stima di più in te l’inclinazione all’aridità e alla sofferenza per amor suo, che tutte le meditazioni, le visioni e le consolazioni spirituali che tu possa avere”
“Colui che vuole restare solo senza il sostegno di un maestro e di una guida, è come un albero solo e senza padrone in un campo, i cui frutti, per quanto abbondanti, verranno colti dai passanti e non giungeranno quindi alla maturità”
Entrò nell’Ordine dei fratelli carmelitani “calzi” a 21 anni e a 26 incontrò Santa Teresa d’Avila (che ne aveva già 53 – ricordata il 15 ottobre) mentre celebrava la sua prima messa. Invece di passare all’Ordine certosino per vivere una vita di penitenza più austera e di contemplazione come aveva in mente, condivise con Teresa il sogno – poi realizzato – di riformare l’Ordine del Carmelo tra i religiosi uomini, proprio come lei aveva già iniziato a fare fra le donne.
Fu Teresa stessa a cucire per lui un umile abito di lana grezza, e ad aiutarlo nella prima organizzazione di un poverissimo conventino a Durvelo, sperduto nella campagna spagnola. Poi Teresa lo volle con sé ad Avila per farsi aiutare nella formazione delle monache di cui era priora, ma l’attività dei due santi riformatori non era ben vista dall’Ordine tanto da essere oggetto entrambi di calunnie (come l’accusa di ribellione e di disobbedienza ai Superiori dell’Ordine). Furono questi i motivi per cui San Giovanni della Croce fu “incarcerato” nel grande convento di Toledo e fu in questa occasione, in questa “notte oscura”, che nacque una delle opere più belle e profonde dell’intera “letteratura teologica cattolica”.
15 – SANTA VIRGINIA CENTURIONE BRACELLI
“Prego Dio che mi doni la grazia di prepararmi, per quanto posso, alla santissima Comunione continuamente, e che ogni mia azione che farò, sia preparazione per riceverla. Per la sua infinita bontà e misericordia e per i meriti infiniti della sua santissima Passione, che mi dia la grazia, quando andrò a confessarmi, di andarvi preparata, e si degni concedermi tutte le suddette grazie, e che anche, quando l’avrò ricevuto nel Santissimo Sacramento, non lo lasci mai più, ma gli tenga continuamente compagnia con desiderio continuo di arrivare a vederlo in Paradiso“
La madre morì presto e il padre, secondo l’usanza del tempo, la promise in sposa. La giovane divenne vedova a soli 20 anni.
Il padre stava già progettando un nuovo matrimonio per la figlia spinto anche dalla volontà di diventare doge, ma Virginia rifiutò facendo voto di castità. Dall’inverno del 1630 accolse fanciulle orfane e ragazze di strada, dapprima nel suo palazzo e successivamente, dato l’incremento del numero, in un ex convento francescano chiamato “Monte Calvario”. Nacque, così, il primo nucleo delle “sorelle”, che assunse una forma di vita associata femminile nuova per quei tempi e che, sull’esempio della “Madre”, si dedicò ad alleviare le necessità materiali e spirituali del prossimo.
Religiosa del XVI° secolo
Fondatrice della congregazione religiosa delle Suore di Nostra Signora del Rifugio in Monte Calvario (Brignoline), con sede a Genova, e di quella delle Figlie di Nostra Signora al Monte Calvario, con sede a Roma.
16 – SANTA ADELAIDE

“È dovere dei ricchi usare misericordia verso i poveri”
Imperatrice di alcuni regni di Francia, sin da giovane si dimostrò una donna di elevate doti intellettuali e non mancò di prendere parte attivamente agli affari di stato. Rimasta vedova a 19 anni, si risposò con il re tedesco Ottone I il grande: dal matrimonio nacquero cinque figli tra cui il successore del regno. Quando quest’ultimo salì al trono, Adelaide dovette affrontare un difficile conflitto con il figlio, testardo e contrario alle idee della madre. Adelaide cercò aiuto presso San Maiolo, abate di Cluny, il quale riuscì a ristabilire la pace familiare. Era il 973.
Dieci anni più tardi, a seguito della morte del figlio Ottone II, si riaccesero i conflitti ma Adelaide riuscì, ancora una volta, a spegnerli con i consigli sapienti di alcuni santi a cui chiedeva aiuto. Nutrì sempre un gran desiderio di pace, difatti aveva una grande capacità di perdonare i nemici. Fu piena di carità verso gli indigenti, ai cui bisogni era solita venire incontro con larghe sovvenzioni. Fondò e restaurò parecchi monasteri maschili e femminili presso uno dei quali si ritirò negli ultimi anni di vita.
Laica del X° secolo
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Laico del XVI° secolo
18 – SAN MALACHIA

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San Malachia è l’ultimo dei profeti minori della Bibbia, che gli ebrei chiamano per questo “Sigillo dei profeti”. Poco o nulla si sa della sua vita, era della tribù di Zabulon e nacque a Sofa; visse certamente dopo l’esilio babilonese (538 a.C.), durante la dominazione persiana.
Il libro di Malachia tratta dei problemi morali relativi alla comunità ebraica, reduce dalla prigionia babilonese e a cui rimprovera le lamentele contro la Provvidenza di Dio, stimolandola a pentirsi. Egli mette in evidenza “l’elezione” d’Israele, che non è solo un privilegio onorifico di Dio, ma comporta degli obblighi, come ogni dono divino; rimprovera i sacerdoti che trascurano e offendono la dignità di Iahweh e del culto a Lui dovuto.
I Padri sono concordi nel vedere in Malachia il preannunzio profetico del sacrificio della Messa, con Gerusalemme che perde il titolo di “luogo dove bisogna adorare”, e Gesù che istituisce il rito eucaristico per tutta l’umanità.
Profeta
19 – SANT’ANASTASIO I

“Come chi vuoi vedere la luce del sole dee nettarsi l’occhio, così chi vuol come prendere il senso de’ sapienti di Dio dee purificar l’anima”
“Era davvero necessario che Cristo soffrisse, e non poteva non farlo, come egli stesso affermò. […] Egli venne per la salvezza del suo popolo. Per lui si privò, in un certo senso, di quella gloria che possedeva presso il Padre prima che il mondo fosse”
La sua opera viene ricordata soprattutto per la condanna degli scritti del teologo Alessandrino Origene Adamantio, poco dopo la loro traduzione in latino. Da questo teologo nacque l’Origenismo, un movimento di pensiero che venne definitivamente condannato Concilio di Costantinopoli II del 553.
Combatté anche il donatismo nelle provincie settentrionali dell’Africa, ratificando le decisioni del Concilio di Toledo del 400.
Tra i suoi amici ci furono sant’Agostino d’Ippona (ricordato il 28 agosto), san Girolamo (ricordato il 30 settembre) e san Paolino di Nola. Girolamo ne parlava come di un uomo di grande santità, che era ricco nella sua povertà.
Papa del V° secolo
20 – SAN VINCENZO ROMANO

“Dobbiamo fare bene il bene” (Il suo motto)
“Signore, niente io posso, niente io sono, niente io so, la Cura è vostra, nella vostra parola, come San Pietro, io mi getto in questo mare… O Gesù, io sono l’asinello sotto di voi, voi guidatemi, voi tiratemi, voi regolatemi”
Entrato in seminario a 14 anni, divenne sacerdote dieci anni più tardi, nel 1775. Era pieno di buona volontà e ricco di virtù; ebbe anche la grazia di avvalersi degli insegnamenti di sant’Alfonso Maria de’ Liguori (ricordato il 1° agosto).
Nei giorni feriali dava lezioni ai ragazzi del popolo nella propria casa, mentre nei giorni festivi si recava nelle campagne per celebrare la messa e catechizzare la popolazione rurale. Sacrificava spesso il riposo per dedicarsi allo studio: preparava di notte le edificati prediche. Attento alla realtà sociale del suo tempo, dedicò cure speciali ai pescatori di corallo (attività tipica del suo paese in provincia di Napoli).
Quando i pescatori partivano, stando via anche per mesi, don Vincenzo si preoccupava per le loro famiglie provvedendo come un padre. Nel giugno 1794 la cittadina venne travolta e distrutta dalla lava, fuoriuscita dal cratere del Vesuvio. Tutte le case, con la chiesa parrocchiale, vennero distrutte ma la città seppe riprendersi grazie anche alla tenacia del suo parroco.
Presbitero del XVIII° secolo
Patrono del Clero di Napoli e malati di tumore alla gola
21 – SAN PIETRO CANISIO

“Desidero risvegliare negli altri e in me stesso un fervore più grande affinché il deposito cattolico della fede, che l’Apostolo non ci ha affidato senza motivo e che è preferibile a tutti i tesori di questo mondo, venga custodito preziosamente intatto e autentico, poiché da esso dipendono la saggezza cristiana, la pace generale e la santità dell’uomo”
Nacque nell’attuale Olanda nel 1521, da una famiglia tenacemente fedele alla Chiesa di Roma. Attese agli studi sacri nell’università di Colonia (Germania) dove subì l’influenza del compagno Ignazio di Loyola (santo, ricordato il 31 luglio) e Pierre Favre. Nel 1543 seguì un corso di esercizi spirituali e prese la decisione di entrare a far parte della Compagnia di Gesù, approvata appena tre anni prima: diventò così il primo gesuita tedesco.
Nel 1546 fu ordinato sacerdote e venne chiamato a combattere l’eresia che in quegli anni imperversava in Germania.
Gesuita del XVI° secolo
Patrono della Germania
22 – SANTA FRANCESCA SAVERIO CABRINI

“Oggi è tempo che l’amore non sia nascosto, ma diventi operoso, vivo e vero”
“In Cina non vi sono dolci”, pensava nella sua mente di bambina “e io che tanto desidero di andare là a far conoscere e amare Gesù, dovrei farne senza: cominciamo dunque”
“La fiducia in Gesù è la nostra vita; e perciò bisogna sperare in Gesù e nella bontà del suo Cuore contro ogni nostra speranza. Parrà che Egli dorma tante volte sopra i mali che soffriamo, ma no, Egli è desto, e vigila su di noi. Dio che veste di gigli le valli e di fiori i campi, tanto più si prende pensiero di noi che siamo la porzione eletta del suo Divin Cuore”
Nata nel 1850 a Sant’Angelo Lodigiano, dopo che rimase orfana di padre e di madre avrebbe voluto chiudersi in convento, ma non fu accettata a causa della sua malferma salute. Prese allora l’incarico di accudire i bambini in un orfanotrofio, affidatole dal parroco di Codogno.
Una volta ottenuto il diploma di maestra invogliò alcune compagne a unirsi a lei, costituendo il primo nucleo delle Suore missionarie del Sacro Cuore, poste sotto la protezione di un intrepido missionario, san Francesco Saverio (ricordato il 3 dicembre), di cui ella stessa, pronunciando i voti religiosi, assunse il nome.
Proprio ispirandosi al grande San Francesco Saverio, sognava di salpare per la Cina, ma il Papa le indicò quale luogo di missione l’America, dove migliaia e migliaia di emigranti italiani vivevano in drammatiche e disumane condizioni. Con straordinario coraggio affrontò la metropoli di New York, badando agli orfani e agli ammalati, costruendo case, scuole e un grande ospedale. Passò poi a Chicago, quindi in California, onde allargare ancora la sua opera in tutta l’America, sino all’Argentina.
Religiosa del XIX° secolo
Fondatrice della congregazione delle Missionarie del Sacro Cuore di Gesù
Patrona degli emigranti
Per leggere l‘ARTICOLO “L’affetto di santa Francesca Cabrini per le anime del Purgatorio” premi QUI
23 – SAN GIOVANNI DA KETY

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Inizialmente studioso e docente, a 34 anni venne ordinato sacerdote. Dopo aver compiuto una breve esperienza parrocchiale in provincia, tornò a stabilirsi nuovamente in Cracovia dove riprese l’attività di docente universitario.
Il santo dedicava anche del tempo ai poveri della strada: i poveri di Cracovia lo incontravano spesso perché lo vedono entrare nei loro miseri rifugi, portando loro quello che spesso è necessario a lui. Portava loro del cibo che acquistava con la sua paga di insegnante e con i suoi digiuni.
Lo commoveva il ricordo della passione di Nostro Signore e talvolta passava la notte nella contemplazione di questo mistero. Per scolpirla maggiormente nel suo cuore, intraprese un pellegrinaggio in Terra Santa.
Presbitero del XIV° secolo
Patrono della Lituania, della Polonia, degli studenti
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Laico del XVI° secolo
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Laico del XVI° secolo
26 – SANTO STEFANO

“Signore Gesù, accogli il mio spirito” (At 7, 59)
“Signore, non imputar loro questo peccato” (At 7, 60)
“Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio” (At 7, 56)
DAGLI ATTI DEGLI APOSTOLI (At 6,8-12;7,54-60)
Stefano intanto, pieno di grazia e di fortezza, faceva grandi prodigi e miracoli tra il popolo. Sorsero allora alcuni della sinagoga detta dei «liberti» comprendente anche i Cirenei, gli Alessandrini e altri della Cilicia e dell’Asia, a disputare con Stefano, ma non riuscivano a resistere alla sapienza ispirata con cui egli parlava. Perciò sobillarono alcuni che dissero: «Lo abbiamo udito pronunziare espressioni blasfeme contro Mosè e contro Dio». E così sollevarono il popolo, gli anziani e gli scribi, gli piombarono addosso, lo catturarono e lo trascinarono davanti al sinedrio […]. All’udire queste cose, fremevano in cuor loro e digrignavano i denti contro di lui. Ma Stefano, pieno di Spirito Santo, fissando gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla sua destra e disse: «Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio». Proruppero allora in grida altissime turandosi gli orecchi; poi si scagliarono tutti insieme contro di lui, lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo. E i testimoni deposero il loro mantello ai piedi di un giovane, chiamato Saulo. E così lapidavano Stefano mentre pregava e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito». Poi piegò le ginocchia e gridò forte: «Signore, non imputar loro questo peccato». Detto questo, morì.
Discepolo
Patrono di diaconi, muratori, scalpellini, selciatori, tagliapietre
27 – SAN GIOVANNI EVANGELISTA

“In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.” (GV 1, 1-3)
Autore del quarto Vangelo e dell’Apocalisse, figlio di Zebedeo e fratello di Giacomo maggiore, è conosciuto anche come «il discepolo che Gesù amava».
Nei secoli è stato raffigurato con il simbolo dell’aquila proprio perché egli, che nell’Ultima Cena aveva posato il capo sul petto del Signore per consolarlo e sapere chi lo avrebbe tradito, contemplò l’immensità del Verbo divino e la tratteggiò nei suoi scritti come nessun altro prima.
Si noti inoltre che l’aquila è l’unico animale che può guardare il sole in faccia senza che i suoi occhi ne vengano accecati e il suo volo ad altezze insondabili sembra sconfinare al di là del cielo.
Apostolo ed evangelista, con amore verginale ha seguito Cristo, che lo ha scelto e prediletto. (Antifona Lodi)
Patrono degli Artisti, Buone amicizie, Cartolai, Fabbricanti di armi, Fabbricanti di candele, Fabbricanti di carta, Incisori in rame, Librai, Mulini ad olio, Rilegatori di libri, Scrittori cattolici, Teologi, Tipografi, Vedove.
Invocato contro le scottature e il veleno
28 – SANTA CATERINA VOLPICELLI

“Essere di Cristo, per portare a Cristo”
Nel 1864, beato Bartolo Longo (ricordato il 5 ottobre) era andato a trovare un amico, il marchese Francesco Imperiali, quando s’imbatté in una giovane donna dal portamento nobile ma vestita in maniera dimessa, ovvero non secondo la moda del tempo. Era Caterina Volpicelli, che da tempo aveva iniziato a ospitare in casa propria riunioni ben diverse da quelle alle quali lui era abituato: avevano, infatti, lo scopo di diffondere la devozione al Sacro Cuore di Gesù e di formare i laici attraverso letture e conferenze spirituali. Informata dal marchese (suo cognato), Caterina decise di pregare e far pregare i suoi amici per la conversione del giovane che a quei tempi partecipava a sedute spiritiche.
Caterina organizzava e guidava cenacoli di preghiera e fondò le Ancelle del Sacro Cuore che propongono di incarnare Cristo amore con le specifiche caratteristiche della spiritualità del Sacro Cuore: immolazione, riparazione e sacrificio.
Religiosa del XIX° secolo
Fondatrice della congregazione delle Ancelle del Sacro Cuore di Santa Caterina Volpicelli
28 – SAN GASPARE DEL BUFALO
“Oh monte santo di Redenzione e di pace! Oh terra imporporata del Sangue del mio Signore, deh che io ascenda questo monte con venerazione”
“Gesù mio Redentore, Padre, e Consolatore nostro, deh ricordatevi che le Anime costano il prezzo inestimabile del Vostro Preziosissimo Sangue”
“Il sangue di Cristo è un formidabile scudo che ci libera dagli assalti del nemico, dalle tentazioni, dai rimorsi, dalle colpe, dal peccato, dal mondo, dalla morte, dall’inferno”
Fin dai primi anni si fece notare per una vita dedita alla preghiera e alla penitenza. Scelse la vita consacrata e nel 1808 divenne sacerdote; aveva 22 anni.
Per la Chiesa, intanto, correvano tempi duri: nel 1809 Papa Pio VII fu fatto prigioniero e deportato. L’anno successivo Gaspare rifiutò il giuramento di fedeltà a Napoleone e venne condannato all’esilio e poi al carcere che durò per quattro anni. Tornato a Roma nei primi mesi del 1814, dopo la caduta di Napoleone, si mise al servizio del papa il quale gli diede l’ordine di dedicarsi alle missioni popolari per la restaurazione religiosa e morale: scelse la devozione al Sangue Preziosissimo di Gesù e ne divenne ardentissimo apostolo.
Affermava che la devozione al Divin Sangue avrebbe salvato gli uomini dagli imminenti castighi di Dio, meritati per i peccati commessi. Il Divin Sangue è il prezzo della nostra salvezza! Spesso diceva che tale devozione è l’arma più potente per vincere le tentazioni del diavolo. Per diffonderla, fondò nel 1815 la Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue e, nel 1834, coadiuvato da Santa Maria De Mattias, fondò l’Istituto delle Suore Adoratrici del Preziosissimo Sangue.
Religioso del XIX° secolo
Fondatore della congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue
29 – SAN TOMMASO BECKET

Morendo disse: “Accetto la morte in nome di Gesù e della Chiesa”
Nacque a Londra nel 1118. Fu cancelliere e amico del Re d’Inghilterra, Enrico II, e quando nel 1611 morì l’Arcivescovo di Canterbury, il re elesse Tommaso perché tra loro c’era una grande intesa. Però Tommaso prese seriamente il suo ruolo e antepose gli interessi spirituali dei fedeli a quelli del re. Quest’ultimo, non contento del modo di agire dell’amico, cercò di farlo imprigionare.
Tommaso scappò in Francia ma, una volta tornato in patria, venne ucciso da quattro cavalieri proprio nella sua Cattedrale, davanti all’altare.
Arcivescovo del XII° secolo
Patrono dei bottai, fabbricanti di spazzole
Per vedere il VIDEO “Becket e il suo re – La morte di Thomas Becket” premi QUI
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Laico del XVI° secolo
31 – SANTA CATERINA LABOURÉ
“Quando vado alla Cappella, mi metto lì davanti al buon Dio, e Gli dico: “Signore, eccomi, datemi ciò che volete”. Se Egli mi dà qualcosa, sono molto contenta e Lo ringrazio. Se Egli non mi dà niente, Lo ringrazio ugualmente, perché non merito nulla di più. E poi Gli dico, allora, tutto quello che mi viene in mente; Gli racconto le mie pene e le mie gioie, e ascolto. Se voi Lo ascoltate, vi parlerà anche, perché con il buon Dio, bisogna dire e ascoltare, parla sempre quando si va sinceramente e semplicemente.”
Giunta all’adolescenza, San Vincenzo de’ Paoli (ricordato il 27 settembre) le sarebbe apparso in sogno per invitarla a entrare nella comunità delle sue suore, cosicché ella chiese di entrare in una casa delle Figlie della Carità. Caterina, però, trovò opposizione nel padre, che aveva già dato una figlia a tale Istituto e non voleva privarsi dell’aiuto di Caterina. La mandò in casa di un altro figlio a Parigi ma la moglie di costui, diventata avvocato, le permise di seguire la sua vocazione.
Durante il noviziato avrebbe avuto delle apparizioni, come quelle di Gesù Eucaristico e di Cristo Re (giugno 1830), ma quelle che hanno avuto nel corso del tempo la maggiore risonanza sono state quelle dell’Immacolata della “Medaglia miracolosa”. La medaglia è un richiamo alla coscienza di ciascuno perché scelga, come Cristo e Maria, la via dell’amore, fino al dono totale di sé.
31 – SAN GIOVANNI FRANCESCO REGIS

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Nacque in Francia nel 1597 da una famiglia cattolica. Ancora adolescente, si sentiva portato per la vita religiosa e per lo studio; così nel 1616 entrò nel Collegio dei Gesuiti di Bezieres.
Nel 1630, dopo aver ricevuto l’ordinazione sacerdotale, si dedicò alla predicazione e, scoppiata un’epidemia di peste, all’assistenza dei colpiti dal morbo. Terminata l’epidemia, iniziò le missioni fra i poveri delle campagne andando incontro ai loro bisogni: povertà, ignoranza religiosa e miseria endemica. Trascorse giornate intere in confessionale, dimenticandosi perfino di mangiare! Grazie alla sua mansuetudine riuscì anche a convertire molti eretici ed a sottrarre dalla disonestà molte persone.
Nel corso della sua vita nutrì una grande devozione nei confronti degli Angeli e, soprattutto, del suo Angelo custode al quale affidò tutte le sue buone opere perché le presentasse a Dio. Quando passava davanti a una chiesa invocava l’Angelo custode della chiesa stessa o della parrocchia e gli angeli dei suoi abitanti. Anche quando passava davanti a un cimitero, chiedeva l’aiuto a tutti i morti lì sepolti e pregava per loro, benedicendo il luogo.
Gesuita del XVII° secolo
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